Elisa Pilarski, bernese di 29 anni, era appassionata di cani, così come il suo compagno Christophe Ellul, 45 anni. I due aspettavano un figlio, visto che la donna era incinta di sei mesi.

Partiamo da Ellul: precedentemente aveva un’altra compagna, la quale domenica 8 novembre scorso ha raccontato al programma televisivo d’informazione Sept à Huit qualcosa avvenuto anni prima: A quel tempo Christophe stava allevando un Rottweiler. Avevo preso un gattino. Eravamo a casa, nel mio soggiorno, sono andata in bagno, e ho sentito ringhiare il cane.  Aveva afferrato il gatto per il collo, ma non era ancora morto. Christophe mi ha detto ‘Aspetta, lo finisco’. Così è uscito con il gattino e quando gli ho chiesto dove l’avesse messo, perché volevo almeno seppellirlo, mi ha detto ‘l’ho buttato nella spazzatura’. Un giorno era andato a lavorare. Non so perché il suo cane ha iniziato a ringhiare come se volesse attaccarmi. Sono uscita dalla stanza, ma il cane mi ha seguito minacciosamente. Allora mi sono nascosta sotto le coperte. Il cane mi è salito sopra, sul letto, ringhiando. Ho fatto il morto tutta la mattina, finché non è arrivato Christophe.

Anni dopo, nel 2018, Christophe Ellul ed Elisa Pilarski si conoscono su Internet per via della loro comune passione per i cani e infine formano una coppia. Pure lui è sempre patito di cani molossoidi e infatti ora ha quattro Pitbull – Curtis, Chivas, Lady e Drago – più Ice di proprietà di Elisa dal 2013 e li tiene nella sua casa di Saint-Pierre-Aigle, un comune nel verde a un’ora d’auto a nordest di Parigi. Ellul lavora con un ruolo sconosciuto per Air France, all’aeroporto internazionale Charles de Gaul di Roissy, 18 miglia a nord di Parigi.

La coppia frequenta il mondo che ruota intorno a questi cani, in particolare dei Pitbull ADBA. I cani di Ellul partecipano e vincono in gare all’estero di Utilità e Difesa. Per esempio – secondo i post di Facebook – Elisa gestendo Curtis e Chivas, il 17 agosto 2019 ha vinto due medaglie per il primo e secondo posto in una gara dell’American Dog Breeders Association in Belgio. Ellul, gestendo Drago, ha vinto un’altra medaglia.

Elisa Pilarski con Curtis.

Da notare che Elisa e  Christophe agiscono illegalmente, perché non solo dove abitano, a Saint-Pierre-Aigle, ma in tutta la Francia è severamente vietato detenere l’American Pit Bull Terrier (detto genericamente Pitbull) che non è riconosciuto come razza dalla legge, a differenza dell’American Staffordshire Terrier (Amstaff) che è consentito. Tutti gli incroci simili a Pitbull e senza documenti sono classificati come appartenenti alla “Prima categoria” secondo la legge del 6 gennaio 1999, codificato negli articoli da L211-12 a L211-16 del Codice della pesca rurale e marittima, che riguarda i cani pericolosi definiti dal Decreto interministeriale del 27 aprile 1999. Gli Amstaff iscritti nel registro francese rientrano appunto nell’altra categoria, la Seconda.

Infatti in Francia i cani considerati potenzialmente pericolosi sono divisi in due categorie: Prima categoria, con i cani da attacco; Seconda categoria, con i cani da guardia e da difesa (incluso il Rottweiler e l’Amstaff), iscritti al Libro delle Origini Francesi (LOF) che prova l’appartenenza del cane a una razza catalogata, ed è riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura francese. Attenzione, non presentare i documenti del LOF implica per certi tipi di cane il passaggio del cane in Prima categoria. Quella dei cani da attacco comprende quelli non iscritti in un libro genealogico riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura e assimilabili per caratteristiche morfologiche ai cani di razza (quindi, gli incroci con sembianze delle seguenti razze): American Staffordshire Pit Bull Terrier (Pitbull), Boerboel e Tosa Inu.

Il regolamento in vigore per le razze o tipi ammessi stabilisce le seguenti infrazioni: Non avere dichiarato l’animale in Comune, sanzione di 750 euro; Non aver fatto vaccinare il cane contro la rabbia, sanzione di 450 euro; Non avere stipulato una polizza assicurativa di responsabilità civile per il cane, sanzione di  450 euro; Non avere presentato alla richiesta delle forze dell’ordine la ricevuta della dichiarazione consegnata in Comune, sanzione di 450 euro; Condurre il cane privo di museruola e guinzaglio (150 euro di sanzione); Fare condurre il cane da una persona minore di 18 anni (150 euro di sanzione). Inoltre, se il cane fugge i costi di cattura, trasporto e custodia sono a carico del proprietario. Nel caso le autorità decidessero di sopprimere (eutanasia) – cosa consentita dalla legge – il cane,  le relative spese sono a carico del proprietario. Non possono detenere questi cani (1°e 2° cat. ): le persone di meno di 18 anni, i maggiorenni in tutela, le persone condannate per crimini o violenze, le persone alle quali il sindaco ha revocato la proprietà o l’affido di un cane perché avrebbe rappresentato un pericolo per le persone o per gli animali domestici. Non rispettare una sola di queste disposizioni costituisce un delitto passibile di 3.750 euro di multa e tre mesi di carcere.

I cani della Prima categoria sono vietati, e nello specifico per quanto riguarda il nostro caso, il Pitbull ha questi divieti: L’acquisizione, la cessione (gratuita o a pagamento), l’importazione, l’introduzione sul territorio francese (con pene fino a sei mesi di carcere e 15.000 euro di sanzione);  L’accesso ai trasporti e ai luoghi pubblici, ai locali aperti al pubblico, lo stazionamento nelle parti comuni degli immobili collettivi (150 euro di sanzione) per gli esemplari già esistenti all’entrata in vigore della legge, che comunque dovevano essere immediatamente sterilizzati, maschi o femmine che fossero, con rilascio della relativa dichiarazione (ai contravventori pena di sei mesi di carcere e 15.000 euro di sanzione). Attenzione, dal 2017 non è più tollerata in Francia la presenza e persino il passaggio di cani di razze vietate, inclusi quelli introdotti da turisti per un periodo massimo di 30 giorni. Per legge i cani non in regola in Francia possono essere abbattuti. Quando l’animale importato illegalmente ferisce o uccide un altro animale o un essere umano, il suo detentore rischia falmeno cinque anni di carcere e una multa di 600.000 euro. Bene, adesso avrete capito cosa rischia Christophe Ellul, proprietario del Pitbull Curtis.

Christophe Ellul ed Elisa Pilarski.

Una strana ferita

Il 14 maggio 2019 Elisa viene morsa a una mano, ma è stata portata in ospedale solo 72 ore dopo, ossia il 17 (perché?) e ricoverata per due giorni visto che la ferita si è infettata. Il referto del medico, così come gli ha spiegato Christophe Ellul, è di “morso di gatto”. Tuttavia un amico di Christophe ha visto le fotografie della mano della donna, mostratagli dal cellulare dello stesso Ellul, e nota che lo spazio tra i due canini è di quasi 4 cm. Per capirci, un gatto per lasciare simili segni avrebbe dovuto essere grande quanto una lince… Comunque, strano che una persona conservi la fotografia della compagna morsa e che la faccia anche vedere in giro. Qual è il motivo?

Il referto medico del 17 maggio 2019.

Il settimanale Oise afferma che una delle sue fonti ha riferito che non sarebbe stato affatto un morso di gatto: E’ stato Curtis a farle questo, come aveva confidato Elisa a sua madre. Inoltre la foto della ferita è stata mostrata a medici e veterinari, e questi ultimi affermano che non poteva essere un morso di gatto ma quello di un cane. Infatti uno dei medici che visiona la fotografia dichiara: È impossibile per un gatto infliggere una tale ferita. Stessa storia per un veterinario: Data la distanza tra le due ferite (una sul palmo, l’altra su un dito, N.d.R), penso a un morso di cane, senza esitazione.

La mano di Elisa Pilarski.
Evidentemente la ferita non poteva essere stata causata dal morso di un gatto.

La disgrazia

La mattina del 16 novembre 2019 Elisa porta i cani, con l’automobile, nella foresta a fare una passeggiata facendoli poi scendere uno alla volta. Lei e Christophe portavano spesso i cani lì per allenarli, forse anche perché è un luogo isolato. https://actu.orange.fr/societe/videos/quand-christophe-ellul-et-elisa-pilarski-entrainaient-leurs-chiens-au-mordant-CNT000001tQuTy.html

Ricordiamoci che i Pitbull sono vietati in Francia, anche se pare strano che in zona nessuno, e manco la polizia, sapesse niente di quelli della coppia. La foresta di Retz è riserva di caccia dal 1214, sono circa 75 km² ed è ritenuta la più grande e antica del nord della Francia. Ci sono cervi, caprioli, moltissimi cinghiali e anche lupi. Sottolineiamo subito però che, dopo qualche sospetto iniziale, questi ultimi non c’entrano nulla con la vicenda. Il confine con il Belgio è a meno di un’ora, a nord; i confini del Lussemburgo e della Germania sono solo un poco più a nord.

Christophe e Ice nella foresta.

Come mai Elisa va nella foresta quando sta per iniziare una battuta di caccia con i cani, che avviene ogni sabato? Non lo sa, o ci va lo stesso, nonostante i rischi di un contatto tra i suoi cani e quelli da caccia? L’associazione Le Rallye La Passion, come altre, ha infatti accolto le esortazioni degli agricoltori e del governo francese di abbattere più cinghiali. Non che siano dei santi, sia chiaro, a caccia ci sarebbero andati lo stesso. Il fatto è che si teme che la peste suina possa diffondersi a sud del Belgio, dove nel 2019 sono stati abbattuti ben 827 cinghiali infetti vicino al confine francese.

Poco dopo le 12,00 Elisa pubblica un messaggio su Facebook indicando che un misterioso cane Pastore Belga Malinois non tenuto al guinzaglio si aggira lì intorno insieme al padrone. In quel momento ha con sè il cane Chivas. Le ricerche della polizia non hanno però trovato riscontri della presenza dell’uomo e del Malinois. Comunque non succede nulla ed Elisa lo riporta all’automobile e riparte con Curtis.

Ma alle 13,19 telefona spaventata a Christophe dicendo di essere minacciata da dei cani. Attenzione, chi lo dice è Christophe, non c’è alcuna registrazione del colloquio, nessun testimone. E lui che dice “cani” e non “cane”. Christophe comunque, che era al lavoro, si mette in automobile e corre da lei. Racconta lui stesso: Ha detto che era stata attaccata da diversi cani, che era stata morsa a un braccio e una gamba e non ha potuto tenere Curtis. Le ho detto di lasciar andare il cane. Mi è caduto il cellulare. Quando mi sono fermato per raccoglierlo, non c’era alcun suono. Ho richiamato 35, 36, 37 volte … Non ha mai risposto. Da notare che essendo distante 70 km, Christophe sa di dovere guidare per circa un’ora per arrivare lì. Supponiamo che chiunque altro avrebbe subito telefonato alla polizia per chiedere aiuto, a quella della zona di Saint-Pierre-Aigle o al centralino nazionale, ci avrebbero pensato loro ad avvertire quella di zona. Ma Christophe non lo fa, e neppure lei. Non vengono chiamati i servizi medici di emergenza, o il controllo degli animali o i guardiacaccia, certamente più vicini alla zona. Perché?

Una volta giunto nella foresta, intorno alle 14, e messosi alla ricerca, Christophe incontra un cacciatore, Jean-Michel Camus, che stava per partecipare a una battuta con una muta di cani, e gli chiede se ha incontrato una donna. Il cacciatore risponde di no, ma lo rassicura che i cani da caccia non sono aggressivi. Christophe gli risponde ironicamente che è del suo cane Curtis semmai che dovrebbero preoccuparsi, perché è molto pericoloso. Il cacciatore gli risponde che comunque è disposto a cessare la caccia per dargli una mano a cercare la donna. Christophe incontra poi altri cacciatori e gli fa le stesse domande. Niente. Intanto uno dei cacciatori incontra un cane, non da caccia, che si dimostra aggressivo verso il suo cavallo. Poi se ne va.

Ecco il racconto di Christophe: Ho cercato Elisa, ho camminato verso un burrone. Ho chiamato mia moglie e Curtis. Poi Curtis abbaiò. Era in un fosso. L’ho sentito e ho potuto seguire il suo abbaiare. È stato allora che ho visto un branco di cani. Erano forse trenta. Sono venuti da me, ma non sembravano cattivi. Mi sono allontanato. Mi hanno superato. Due si sono avvicinati, ma non mi hanno fatto niente. Sono andati a unirsi al branco. Ho scavalcato quello che pensavo fosse un tronco d’albero e ho capito che era la pancia di mia moglie quella che vedevo. Era stata divorata ovunque. Le avevano mangiato la testa, le braccia, le mani, le gambe. Per me sono stati i cani da caccia. Curtis ha ricevuto molti morsi alla testa.  Ellul ha detto che ha cercato di rianimare Elisa, ma il suo corpo era già freddo. Ha provato a telefonare per chiedere aiuto, ma poi torna a casa e chiede aiuto a un vicino, il quale chiama la polizia per lui. Strano particolare: Elisa da quel punto col cellulare è riuscita a fare un post su Facebook e inoltre gli ha telefonato, mentre Christophe dice di non essere riuscito a chiamare la polizia a causa della mancanza di rete. Avevano due diversi gestori telefonici e quello di Christophe aveva minore copertura?

L’intervento degli inquirenti.

Iniziano le indagini

Intenvengono le autorità e il magistrato, che ordinano subito di rinchiudere tutti i 62  cani dei cacciatori in un’area apposita per procedere poi all’esame del DNA. Lo stesso vale per i cinque Pitbull di Christophe Ellul, incluso Curtis. Saputo che alla battuta di caccia era presente anche il comandante del gruppo dipartimentale della gendarmeria dell’Aisne, il tenente colonnello Jean-Charles Métras – quindi competente per territorio – il procuratore capo di Soissons, Frédéric Trinh, immediatamente lo esonera dalle indagini e le affida alla gendarmeria di Amiens, che non è sotto la sua autorità. Inoltre Trinh apre un’indagine giudiziaria per stabilire se Elisa Pilarski sia morta a causa di “omicidio colposo per goffaggine, incoscienza, disattenzione, negligenza o violazione di un dovere di prudenza o sicurezza imposto dalla legge o dai regolamenti a seguito dell’aggressione commessa dai cani”. Insomma, al momento una indagine verso ignoti. Viene eseguita l’autopsia di Elisa presso l’Istituto forense di Saint Quentin, che stabilisce: La morte è avvenuta tra le 13,00 e le 13,30, ed è dovuta a molteplici emorragie in seguito di morsi di cane agli arti superiori e inferiori e alla testa, alcuni morsi ante mortem e altri post mortem.