(segue dalla prima parte) A proposito, ci sono allevatori che nei loro siti non solo dicono che gli American Bully sono perfetti cani da guardia, che è una fesseria totale, ma anche – rischiando persino conseguenze legali – di essere “riconosciuto dall’ENCI e dalla FCI per la selezione dell’American Bully Pocket”, che non è affatto vero in quanto questi due enti cinofili non riconoscono come razza gli American Bully, di qualsiasi varietà siano. Abbiamo comunicato a questo allevamento l’obbligatorietà di correggere in tempi brevissimi, per evitare prossime e sicure segnalazioni da parte di K9 Uomini e Cani.

Ricordiamo che l’ENCI (che piaccia il suo operato o no) opera su mandato e sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, e quindi dello Stato Italiano. Nel pedigree di un cane sono annotati i suoi dati anagrafici e identificativi, cioè la razza, nome, sesso, data di nascita, colore del mantello e il tatuaggio o numero di microchip. È presente inoltre il numero d’iscrizione del cane a uno dei Registri di cui si compone il Libro genealogico, ovvero il ROI o l’RSR, e poi è indicata la genealogia del cane (genitori, nonni, bisnonni e trisnonni), i premi e i riconoscimenti ottenuti dagli antenati nonché i dati anagrafici del proprietario e dell’allevatore e i diversi passaggi di proprietà avuti del cane. E ricordiamo infine che per la legge italiana vendere cani proposti come “di razza” senza fornire il regolare e valido pedigree è illegale: tale pratica è vietata dal Decreto Legislativo n° 529 del 30 dicembre 1992. La sua falsificazione è un reato punibile penalmente. Si possono invece, al prezzo che si crede opportuno, vendere meticci, ma dichiarando che tali sono.

Dave Wilson era, e si suppone sia tuttora, un grande appassionato di Pitbull, così come l’amico Carlos Barksdale, e frequentando l’ambiente dei cani con gameness (ossia la determinazione a combattere senza demordere) i due acquistarono esemplari famosi, come un nipote di “Plumbers Alligator” (pagato 3.500 dollari) delle linee di Mayfield. Ne seguirono poi altri, ma attenzione, erano appunto cani da combattimento e proprio questo rende difficile credere che in soli trent’anni, pur con sporadiche immissioni di altre razze, tutti ma proprio tutti gli American Bully abbiano ormai perso l’aggressività esistente da secoli nei cani originari.

Wilson e  Barksdale, e così i loro collaboratori, cercavano Pitbull e soprattutto Amstaff più grossi e robusti della media, con testa grande e massiccia. Da George Williams a Washington acquistarono un cane che chiamarono Diablo, del Wildside Kennels. Il padre di Diablo era un cane più grande, “Hollinsworth Bull”, e sua madre era una femmina dotata di gameness, “Wildsides Ms.Leaky”. Questo fu il momento in cui il loro allevamento Razors Edge cominciò a caratterizzarsi per la particolare struttura dei suoi esemplari, Amstaff ma anche Pitbull tipo ADBA, ma dovette presto trasferirsi a causa del bando dei Pitbull da parte delle autorità e pertanto la nuova sede fu la contea di Spotsylvania, in Virginia, dove Wilson iniziò a lavorare in un negozio di animali, continuando anche a fare l’addestratore di cani.

I suoi cani piacevano per il loro aspetto intimidatorio e furono soprannominati “Bully style pit bull”. Allo stesso tempo, apparvero altre due linee di sangue simili, ugualmente importanti per l’American Bully e cioè Gotti (o Gottiline) che era basato sul cane Notorious Juan Gotty, e Greyline, basato sulla femmina Tony’s Showtime. Nel 2003 fu fondato il The Bully Kennel Club (BKC) e nel 2004, come già scritto, l’American Bully Kennel Club (ABKC). Wilson lo nega per i suoi, ma anche secondo la UKC l’American Bully assunse le sue caratteristiche, nonché le diverse taglie, da accoppiamenti con Bulldog Inglese, Bulldog Francese, American Bulldog, Dogue de Bordeaux e anche altri tipi similari come l’Olde English Bulldogge, non riconosciuto dalla FCI, che si rifà all’antico Bulldog Inglese e ricostruito dall’allevatore David Leavitt negli anni Settanta accoppiando American Bulldog, American Pit Bull Terrier e Bullmastiff.

Così si presenta Dave Wilson: “Sono il fondatore della bloodline Razors Edge, co-fondatore dell’American Bully Kennel Club, dell’Atomic Dogg Magazine e della razza American Bully. Ho allevato ed esibito agli show American Staffordshire Terrier in standard AKC e American Pit Bull Terrier in standard UKC sin dalla fine degli anni ’80. Ho iniziato a lavorare sulla mia bloodline, Razors Edge, nel 1990. Verso la fine degli anni ’90 l’UKC aveva cambiato molto i suoi standard nei confronti dello stile del cane rispetto agli anni precedenti, e differiva molto anche dal mio stile di allevatore. Allora la mia linea aveva un aspetto diverso rispetto alla maggior parte delle altre linee di sangue di American Pit Bull Terrier, quindi decisi che avrei dovuto prendere un’altra direzione. Nel 2004 decidemmo di chiamare i nostri cani American Bully e iniziammo a collaborare con poche altre bloodline che avevano, già da diversi anni, lavorato per ottenere cani più tipo Bully. Oltre alle differenze di carattere strutturale tra le nostre linee di sangue e quelle di altri APBT, cercavamo anche un altro temperamento. Allevavamo per ottenere un cane con un comportamento più dolce, eliminando la maggior parte dell’aggressività. Dato che i nostri cani differivano così tanto per temperamento e struttura, e che erano stati allevati così per molti anni e generazioni, sentimmo che c’erano abbastanza differenze per dare alla razza un legittimo nome e un posto tra tutte le altre. Nell’ottobre del 2004 fu creato l’American Bully Kennel Club (ABKC) per cominciare a registrare e convalidare l’American Bully come una vera razza. L’ABKC scrisse gli standard e definì un criterio per cui un cane potesse essere usato ai fini della riproduzione per gli American Bully. Dal 2004 a oggi la razza degli American Bully e il suo seguito sono cresciuti notevolmente, al punto che viene riconosciuta e seguita in tutto il mondo. Sono orgoglioso di aver fatto la mia parte in questa nascita, e spero di poter continuare a farlo anche per il futuro”.

Dave Wilson.

Il problema però, come già detto, sono gli esemplari che alcuni definiscono American Bully, ma che sono talmente estremi da avere problematiche assolutamente gravi. Si tratta degli Exotic, Micro e così via. L’UKC difatti non li riconosce e descrivendo gli American Bully ribadisce più volte il concetto: “Qualsiasi deviazione da quanto segue deve essere considerata un errore e la gravità con cui deve essere considerato l’errore deve essere proporzionata esattamente al suo grado e ai suoi effetti sulla salute e sul benessere del cane e sulla capacità del cane di eseguire la sua tradizionale funzione”. Anche la varietà Standard, l’unica registrata dalla UKC, è sempre sotto costante attenzione: “L’UKC non è disposto a perdonare la validità dell’uso di esemplari esagerati di questa razza in un programma di allevamento e, per preservarne la salute e la vitalità, mette in guardia i giudici sulla concessione di vittorie a questi rappresentanti”.

Un Exotic.

Gli Exotic, Micro e altri sono del tutto lontani da quanto definito dalla UKC e dall’ABKC, non solo per via delle immissioni di Bulldog Inglese e Bulldog Francese – razze già con gravi problemi di salute a causa della innaturale selezione attuata in tempi relativamente recenti –, ma sovente anche per via di una marcata consanguineità al fine di arrivare a ipertipi sempre più esagerati. Cani tozzi e molto pesanti su zampe cortissime, col ventre rasoterra e quindi difficoltà di deambulazione, brachicefalia esasperata – con canne nasali quasi inesistenti e quindi enormi difficoltà di respirazione e di raffreddamento/riscaldamento dell’aria che arriva al cervello – e quindi mascelle gravemente compromesse con affollamento di denti di ridotte dimensioni e chiusure scorrette (a differenza dell’American Bully non esasperato), problemi alla schiena e alle articolazioni a causa della struttura troppo compatta e pesante, condrodisplasia (la crescita anormale della cartilagine derivante dal nanismo sproporzionato) e chi più ne ha ne metta. Eppure a certuni piacciono, e lo spiega perfettamente una barzelletta che gira negli Usa: Joe dice all’amico: “Ehi Steve, questo cane si è rivelato deforme, dovremmo portarlo da un veterinario?”. Steve risponde:  “Chiamalo Exotic e raddoppia il prezzo!”. https://www.youtube.com/watch?v=KXGHKY2FKM8

Cranio di un Exotic.

Ci sono due scuole di pensiero: la prima di chi alleva e seleziona questi cani. Chi li acquista lo fa perché tanto di moda o perché piacciono, e quindi va bene così; la seconda scuola di pensiero invece aborrisce questo tipo di selezione di quello che da decine di migliaia di anni è il migliore amico dell’uomo, ossia il cane, e cita il maltrattamento di animali, reato previsto in Italia dall’art. 544-ter del Codice Penale ai sensi del quale: 1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con la multa da 5.000 euro a 30.000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale. Sarebbe bene che chi di dovere intervenisse per stabilire quali delle due scuole di pensiero è nel giusto. Tra l’altro lo stesso si verifica in non poche razze canine riconosciute dall’ENCI e premiate nel mondo dello show proprio per la presenza di tali caratteristiche esasperate e innaturali.

Un Exotic. Sono evidentissimi e sconcertanti gli handicap di questo povero cane. Non è Photoshop.

La “selezione” degli Exotic continua. Non è Photoshop.

Da notare che questa selezione è del tutto innaturale, perché nessuna specie selvatica di mammifero terrestre del pianeta ha siffatte proporzioni, in quanto non potrebbe sopravvivere e riprodursi. Del resto, per fare partorire gli American Bully occorre quasi sempre praticare il parto cesareo (come nei Bulldog), il che è tutto dire. Poiché questi cani sono stati tanto modificati – anzi, lo sono in assoluto, e al solo scopo di venderli e in barba al benessere animale – pare persino incredibile che appartengano alla sottospecie Canis lupus familiaris e pertanto alla stessa specie del progenitore di tutti i cani, il Canis lupus, il lupo.

Gli Exotic sono purtroppo l’esempio di quanto poco siano riconoscenti alcune persone verso l’amico dell’uomo, il cane.

Il progenitore del cane, il lupo.