Il figlio di Dobermann dichiarò che suo padre aveva un cane intelligente e senza paura di nome Schnupp, che in seguito si accoppiò con una cagna da macellaio molto valida quanto ad attenzione e coraggio chiamata Bismark. Pare che Schnupp, come riportato da un successivo articolo del 1898, fosse stato dato nel 1860 a Louis Dobermann da un certo Dietsch, proprietario di una cava di ghiaia ad Apolda. Si trattava di un meticcio fra un cane da pastore e un cane da macellaio, anche se dalla foto non appar certo grosso e potente.

Schnupp, in basso. Questa è l’unica fotografia certa di Louis Dobermann, a sinistra con in braccio un cane.

Poi Louis Dobermann decise di dare a Bismark un altro nome e cioè Bisart, si dice per rispetto (o timore della reazione) verso Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen (1815-98), Primo ministro della Prussia dal 1862 al 1890. Nel 1867 divenne il capo del governo della Confederazione Tedesca del Nord e nel 1871 artefice della nascita dell’Impero tedesco, divenendone il primo Cancelliere. Von Bismarck, dal bel caratterino tanto da essere soprannominato il “Cancelliere di Ferro”, era inoltre un patito del German Dogge o Alano Tedesco – che privatamente allevò per sessant’anni e che teneva a fianco anche negli incontri ufficiali internazionali, più volte con qualche rischio fisico per gli interlocutori – e forse Dobermann valutò che chiamando Bismark un cane di altro tipo avrebbe generato confusione. Bisart era nera con chiazze rosse, forse nero focata, e diede cuccioli con lo stesso manto, di cui uno aveva naturalmente la coda corta. Si chiamava Pinko e alcuni suoi cuccioli nacquero col manto grigio-blu.

Fermiamoci per fare una premessa. Louis Dobermann non era certo ricco e come abbiamo scritto per sbarcare il lunario faceva diversi lavori, a seconda della richiesta o della convenienza. Lavorò anche al mattatoio di Apolda dove si suppone non mancassero frattaglie di carne e scarti da dare ai suoi cani. Dobermann i cani li selezionava in base alla grinta ed efficacia e quindi chi voleva un buon cane da guardia e protezione si rivolgeva a lui. La gente li chiamava Dobermann’s Hunde, “i cani di Dobermann” con ciò alludendo a una, diciamo, produzione garantita concretamente, sul campo. E c’era chi li comprava. Dobermann, almeno inizialmente, probabilmente non voleva creare una razza ma perpetuare una fonte di reddito che, alta o bassa che fosse, contribuiva a fare campare la famiglia. Pertanto è probabile che manco si abbia idea di quanti tipi di cani abbia effettivamente accoppiato e venduto, anche partecipando al Mercato dei cani del 1863 ad Apolda, organizzato per la prima volta quell’anno. E neppure poteva mantenere numeri elevati di esemplari per fare una selezione scientifica, che del resto non crediamo affatto avesse la capacità di fare.

Foto storica, il Mercato dei cani ad Apolda nel 1863. Forse una delle persone fotografate in piazza fu Louis Dobermann, poiché lo visitava regolarmente.

Tornando ai cuccioli dal manto grigio-blu (ossia grigio-ardesia-argenteo), viene da domandarsi da dove venissero. Molto probabilmente Dobermann usò e incrociò anche il Weimaraner – dal fantastico manto grigio –, che in zona doveva esserci in numero sufficiente in quanto creato (da una base di cani francesi e forse uno nordafricano detto Cane Grigio di Saint Louis) proprio per usarlo a caccia  nella Foresta della Turingia intorno al XVIII secolo dal granduca Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach, detto “Il cacciatore tra i re e il re tra i cacciatori”. Questi cani, come del resto l’attuale Weimaraner, avevano un forte attaccamento al padrone e alla famiglia, un’ottima predisposizione alla guardia grazie alla forte territorialità e una naturale diffidenza verso gli estranei, in certi casi persino aggressiva. Possibilissimo che Louis Dobermann avesse notato queste caratteristiche per lui basilari. Fra l’altro, se si mettono a fianco un Weimaraner e un Dobermann si noteranno non poche somiglianze: sia il Weimaraner che il Dobermann di oggi mancano di sotto pelo e quindi sono meno protetti dal freddo di altre razze. Ovviamente il Weimaraner (ne nascono a pelo lungo pure oggi) e altri cani portarono a esemplari di Dobermann a pelo lungo, che vennero eliminati dalla selezione.

Cacciatori con Weimaraner.

Il pelo lungo poteva derivare anche dai cani da pastore tedeschi (non quello attuale, ma i suoi progenitori) che certamente furono incrociati da Dobermann, cosa confermata dal già citato allevatore Otto Göller che indicò fra i tipi di cani utilizzati anche il Weimaraner, il Deutsche Dogge o Alano e il Pinscher. In effetti nel 1901, Richard Strebel (autorità tedesca sulle questioni canine) scrisse che il Dobermann “probabilmente dovrebbe essere classificato più come un cane da pastore“. Alcuni allevatori di Dobermann citano che questi cani da pastore fossero i cosiddetti stoppelhopser, molto diffusi in quel periodo ma poi estintisi, e che avrebbero avuto la coda corta. L’ipotesi era sostenuta da Phillip Grüning e Otto Göller. Sarà, ma non convince, se si sa che stoppelhopser era un termine dispregiativo in uso nell’esercito tedesco, precisamente della fanteria, che letteralmente significa saltellatore dal pelo ispido e quindi uno che balza qua e là senza sapere cosa fare. Inesperto, pivello, inaffidabile, inconcludente. Ottima scelta per selezionare un cane da difesa enercico e risoluto… Nessuno poteva avere interesse a mantenere simili cani e pertanto magari saranno stati comuni ma certo non desiderati, tanto da essere disprezzati. Gli antichi cani da pastore tedeschi fra l’altro, a meno di esemplari particolari, non avevano la coda corta (brachiuria).

Cane pastore della Turingia.

Cane pastore del Württemberg.

Cane pastore del Württemberg a pelo duro.

Cane pastore della Svevia.

Un altro cane che rientrò nella miscela del Dobermann fu il Rottweiler, l’antico cane dei macellai, bovaro e valido difensore della persona e proprietà. Ovviamente non era certo come i tanti obbrobri bassi, tozzi, dal muso troppo corto e dalla testa tonda che non pochi allevatori spacciano per “veri Rottweiler”. Magari lo sono, ma solo per loro e i giudici che li premiano senza darsi la pena di guardare le fotografie di non molto tempo fa. Tuttavia Max Kuensler scrisse nel 1925 che di certo nessun Rottweiler o Terrier era conosciuto ad Apolda in quel momento. Come facesse a dire ciò a sessant’anni di distanza non lo sappiamo.

Magari il Rottweiler fu immesso nel Dobermann dopo la morte nel 1894 del creatore della razza, chissà, ma è  certo che in una delle prime mostre, nel 1899, c’erano dodici Dobermann tra cui il vincitore, Graf Belling, e si disse che quei cani erano così simili ai Rottweiler che non si poteva capire la differenza tra un cattivo Rottweiler o un buon Dobermann, a parte le orecchie tagliate!

Due esemplari della mostra del 1899.

Altri allevatori si cimentarono con il Dobermann, inserendo (Louis Dobermann era già morto) negli accoppiamenti anche il Manchester Terrier, com’era evidente in Lady von Ilm Athen, iscritta nel 1899. Un tale incrocio non era però gradito perché il carattere del terrier avrebbe cambiato quello originale del Dobermann e così nel 1905 alla riunione dell’Associazione tedesca Dobermann ad Apolda Otto Göller dell’allevamento von Thüringen sollecitò i giudici ad evitare di premiarli. Altri problemi si rivelarono nel 1908 con l’immissione di levriero Greyhound. L’esemplare, Stella, risultò

grande, con un buon petto profondo, ma con il muso e la testa stretti, difetti che si perpetuarono nei discendenti dell’allevamento Claus von der Spree. Secondo alcuni critici dell’epoca mancavano anche di aggressività e coraggio, pecca ritenuta inaudita nel Dobermann.

Ma di norma era proprio l’opposto: Goswin Tischler (1859-1939), dell’allevamento von Grönland di Apolda, era proprietario di Bosco e Cäsi, i primi a essere iscritti ufficialmente nel registro di razza, nel 1890. Uno dei loro figli fu Prinz Matzi von Grönland, in seguito venduto da Tischler (o da Gustav Krumpholz dell’allevamento von Ilm Athen, non si sa bene chi ne fosse il proprietario allora) all’allevatore Oscar Vorwerck di Amburgo, ma il cane appena sul treno attaccò e uccise un German Dogge.  Prinz Matzi era un cane ancora più ostico dei suoi simili, dal colore grigio e occhi gialli che intimorivano. Nonostante fosse risultato campione, era pericoloso e così Vorwerk si rivolse al suo amico Otto Göller scrivendogli: “Prima di sparargli, voglio che tu lo usi per l’allevamento”. Parrà strano, ma anni dopo, intorno al 1920, alcuni allevamenti berlinesi – von Simmenau, von Blankenburg, von Stolzenberg e von Sigalsburg – inserirono ancora sia il Manchester Terrier sia il Greyhound, rinnovando i problemi e aggiungendone di nuovi, come una limitazione della scioltezza nel movimento. Il pallino del levriere di certi allevatori continuò per decenni, tanto che ancora nel 1952 alla mostra di Utrecht il maschio Dirk von Klockenhof (fratello di Lump von Hagenstolz, figlio di Alex von Kleinwaldheim) ricordava tanto un levriero che il giudice non credeva al pedigree del cane, non ritenendolo un Dobermann. Comunque sia, decenni di selezione hanno forgiato il Dobermann in una razza generalmente splendida e funzionale, indubbiamente molto più bella oggi che allora.

Certo, Louis Dobermann creò un cane da lavoro, così come lo stesso intendimento era quello di Friedrich Emil Max von Stephanitz con il suo Pastore Tedesco. Cani da lavoro, funzionali. Purtroppo nel mondo della cinofilia da bellezza per entrambe queste razze – volendo limitarci a questo come esempio – si vedono linee ormai anacronistiche. Rimanendo ai Dobermann, esemplari vicini ai 60 kg, con tronchi corti e massicci da mastino e che operativamente potrebbero dare ben poco per le antiche funzioni, fanno pensare che anche oggi alcuni allevatori e gli stessi enti cinofili dovrebbero ripassarsi un po’ di storia.

La città di Apolda ha dedicato a Louis Dobermann e ai suoi cani una via e un monumento inaugurato l’11 settembre 1999.