Dove finiscono questi cani? Distribuiti a gruppetti nelle case private di persone che, per accudirli – se non lo fanno per passione e buon cuore, con sacrifici anche economici inenarrabili poichè arrivano ad ospitarne anche decine –  ricevono un compenso, e a volte anche un rimborso per il cibo. Capita pure che i cani finiscano abusivamente in recinti isolati, i cosiddetti “stalli”, a decine insieme e senza alcun controllo veterinario, e campino così in qualche modo finchè possono. Se muoiono finiscono in fretta sottoterra, inclusi i microchip (se li hanno) che nessuno si darà mai la pena di controllare, perchè non tutte le Asl e gli altri enti funzionano sempre bene. Quanto dura il pagamento per il mantenimento? Finchè chi li ospita può provare, inviando fotografie di ogni cane ricevuto, che è ancora vivo. Insomma, queste adozioni sono una menzogna.

San Ferdinando di Puglia, scoperta di un canile lager durante una perlustrazione territorio.

Si stima, attraverso la notorietà e la pubblicità raggiunta su siti Internet e pagine Facebook, che una trentina di trasportatori abusivi ogni settimana percorrano le autostrade dal Sud al Nord, con un numero di cani trasferiti nell’ordine di 1.000-1.200 e che stanno nei furgoni anche 45 ore. In soldoni, fanno dai 30.000 ai 120.000 euro a settimana! Al mese, tra i 120.000 e i 500.000 euro. Insomma, un giro di affari illegale di milioni di euro l’anno e in crescita esponenziale, e si badi bene che qui non ci riferiamo al traffico di cuccioli dall’Est Europa in Italia. La maggior parte dei mezzi abusivi che trasportano cani non ha a bordo persone con competenze cinofile base nè con necessaria preparazione come trasportatore, visto che i mezzi a pieno carico pesano oltre tre tonnellate e mezza.

Dietro a tali trasporti vi sono sovente anche associazioni di volontariato di protezione animale e animaliste che di fatto esercitano una vera e propria attività commerciale continuativa (Trasporto beni in Conto Terzi ), senza possedere le licenze di legge, senza dare garanzie e naturalmente senza pagare le tasse che invece i trasportatori autorizzati assolvono.

Per chiarire sulle associazioni cinofile – e ne abbiamo trovate alcune che definire irregolari sarebbe solo un eufemismo buonista, così come associazioni animaliste evidentemente truffaldine – diciamo subito che un’associazione, di base, è sempre un ente non commerciale e la sua attività istituzionale, svolta a favore degli associati, non è tassata. Quando alcune associazioni trasportano i cani, fanno pagare a chi li riceve un rimborso, che però se si legge bene sul documento rilasciato (cosa che pochi fanno) e che a volte è un semplice foglio bianco scritto a mano con alcuni dati (è legittimo), è una iscrizione. Quindi niente tasse per l’associazione. Il novello associato, contrariamente a quel che dovrebbe avere di diritto, però non riceverà mai tessera o convocazione di assemblee e nomine e così via. Questa attività può essere svolta nei confronti degli associati anche a pagamento. Su tali introiti l’associazione non deve pagare alcuna tassa ed emette una semplice ricevuta non fiscale, tramite il proprio codice fiscale. Questo vale anche per le quote associative annuali pagate dagli associati. Diversamente, corrisponde ad attività commerciale l’attività a pagamento svolta verso terzi non soci, che però come vediamo semplicemente non si fa, divenendo tutti soci anche non sapendolo.

Del resto, se l’associazione non facesse ciò e quindi svolgesse tale attività di trasporto cani (con furgoni di terzi regolari) in maniera non occasionale dovrebbe aprire una partita Iva e – orrore! –  al ricevimento degli introiti, emettere fattura, oltre a presentare un’apposita dichiarazione dei redditi. Del resto, l’attività commerciale di un’associazione non deve mai essere prevalente rispetto all’attività non commerciale svolta a favore degli associati. Ergo, una pseudo associazione cinofila o animalista che trasporta cani in continuazione semplicemente non potrebbe farlo, a meno che non paghi le tasse così come deve ottemperare un trasportatore professionale in regola con le norme.

C’è un altro modo per liberarsi dei cani, ma non prevede nessuno spostamento in altra sede fissa, comunque non autorizzata. Il modo è semplice: il trasportatore arriva in un comune del Nord di notte, apre le gabbie e libera i cani. Non è affatto raro, anzi è un fenomeno in forte aumento e con un grande giro d’affari, come dichiarato dal dr. Romano Genovesi, dell’Ordine dei veterinari di Milano. Zone fino al giorno prima prive di randagi, il giorno dopo ne sono piene. A Modena nel solo 2017 sono stati 88 i cani ritrovati, per lo più nei pressi di due svincoli autostradali cittadini, e sprovvisti di microchip d’identificazione. Naturalmente sono stati accolti dal Canile intercomunale di Modena. Spesso però si tratta di animali non vaccinati né iscritti all’anagrafe canina, ammalati e che a volte presentano problemi comportamentali. Senza contare che  questi cani hanno dovuto affrontare un lungo viaggio, spesso con mezzi e in condizioni non idonee.

Attenzione, questi trasporti al Nord a volte hanno come complici anche chi gestisce i canili. Il perchè è presto detto: nell’Italia settentrionale il randagismo è quasi scomparso e allora i canili sono quasi vuoti e pertanto chi li gestisce percepisce un ridotto contributo comunale (sul quale ci si può ben guadagnare) in quanto il contributo viene versato solo per i cani catturati o ritrovati nel territorio di pertinenza. Quindi cosa c’è di meglio di una bella sfornata di cani randagi del Sud privi di microchip (e naturalmente pure di libretto sanitario) e “casualmente” e improvvisamente spuntati in zona?

Cani randagi, solo vittime.

Quanto sopra è frutto di scarsissimi controlli operati da alcune ASL e dal non sufficiente numero di pattuglie della Polizia Stradale, ma anche di un vuoto normativo fin troppo evidente. La Legge CE 1/2005 a cui si fa riferimento nella movimentazione animali è basata quasi esclusivamente su animali da reddito. Scorrendo tutti gli articoli, infatti, il cane viene menzionato pochissime volte e non si hanno indicazioni specifiche sul cane che ha, ovviamente, esigenze e necessità di trasporto diverse dagli animali da reddito, pur conservando entrambi gli stessi diritti di dignità e rispetto del benessere animale. La stessa normativa non fornisce quindi indicazioni precise su come deve essere allestito un mezzo specifico per trasporto cani, sulla densità di carico, sul tipo di gabbie, sul tipo di ventilazione, sulla necessità di utilizzare climatizzatori e registratori di temperatura, sul massimo numero di cani consentito, sulle ore di viaggio. Non vi sono chiare indicazioni sulla documentazione di viaggio, non esistono moduli di viaggio da scaricare e utilizzare, nè l’elenco di tutte le autorizzazioni necessarie nel caso di Conto Proprio e Conto Terzi.

In un simile scenario diventa imperativo agire, applicando le leggi esistenti sul contenimento del numero di cani randagi e, di pari passo, emanare disposizioni precise, stabilire regole severe anche sul trasporto dei cani che la legge vorrebbe tutelare. Altrimenti il futuro sarà quello di vedere un aumento del numero di cani trasportati e di conseguenza del numero di mezzi senza le necessarie autorizzazioni. Sarebbe importante anche stabilire che per trasportare cani sia necessaria una formazione specifica cinofila comprovata (diploma di educatore, operatore cinofilo) e formazione come trasportatore dal momeno che chi trasporta cani – nei lunghi viaggi così come nei brevi percorsi, anche cittadini – li dovrebbe manipolare in modo opportuno. E soprattutto amare i cani.