(segue dalla prima parte) Nel 1826, trentunenne, sposò Penelope Incledon-Bury, ventiseienne terza figlia e co-erede del vice ammiraglio della Royal Navy Richard Incledon-Bury (1757-1825), nonché signore del maniero di Colleton, nel Devon, che risiedeva a Dennington, Swimbridge. La coppia si trasferì poi a Iddesleigh, villaggio a pochi chilometri da Hatherleigh e dal quale si vedeva la zona di Dartmoor. Iddesleigh era la parrocchia di suo padre, e in pratica per un po’ lì ci furono un sacerdote responsabile e il suo vice, ed entrambi si chiamavano John Russell ed erano accaniti preti-cacciatori. Pure Russell padre era noto per il fatto che preferiva andare a caccia di volpi invece di predicare, e quando lo faceva a volte indossava ancora gli stivali da caccia! Pure la moglie di Jack, Penelope, era appassionata di caccia, ma probabilmente non sapeva che il marito avesse costose abitudini, sia dentro che fuori dal campo di caccia, tanto da  causare gravi perdite finanziarie alle pur notevoli risorse della moglie.

Penelope Incledon-Bury con uno dei terrier del marito.

Nel 1827 ebbero un figlio, pure lui chiamato John, che morì subito, seguito l’anno dopo dalla nascita di Richard, il quale divenne colonnello di artiglieria e poi direttore della banca di  Swymbridge. Come il padre, ebbe problemi finanziari per gran parte della sua vita. Curiosamente morì cinquantacinquenne nello stesso anno della morte del padre, il 1883. Tornando al 1827, Russell ebbe un grave problema. Quale? Semplice, dov’erano le volpi che a lui piaceva cacciare? Scoprì infine che i colpevoli erano i contadini, i quali le eliminavano con le trappole e il veleno appena possibile, visto che razziavano il pollame. E allora Russell, insieme a un compare, si mise a catturarle vive, cuccioli inclusi, allevarle e lasciarle libere il giorno prima della caccia. Intanto continuava ad allevare terrier e Foxhound. Altri pensieri Jack non ne aveva, e meno che mai per i suoi parrocchiani, i quali però incredibilmente lo adoravano, così come i nobili, tutti cacciatori.

Volpi addomesticate e terrier. L’uomo è il cacciatore di ratti John Gaunt, Derbyshire, Inghilterra.
Foto originariamente apparsa nel libro La mia vita da soldato e sportivo, di J. Robson Scott.

Dopo sei anni dall’arrivo, nel 1832 altro trasferimento, a Tordown nei pressi di Barnstaple, con l’aggiunta poi del vicariato a Swymbridge, ossia dove c’era la famiglia della moglie. Vicario, quindi in sostituzione di un altro, che però non arrivò mai, tanto che Russell ci rimase per 51 anni. Per il suo arrivo a Swimbridge i Russell diedero una grande festa alla quale, secondo la testata locale North Devon Journal, solo le donne presenti erano circa duecento. Ricordiamo però che la moglie era cresciuta lì e quindi era ben conosciuta. Il reverendo aveva anche una intensa vita sociale, frequentando teatri, balli, riunioni scolastiche e altri luoghi “dove sono presenti le ragazze”, come riportarono le cronache. Era spesso lontano da casa e non di rado la moglie rimaneva altrove, tuttavia Penelope era tollerante e il loro matrimonio durò, si suppone felicemente, quasi 49 anni. Il problema ogni tanto era quello dei soldi, anche per continuare il suo costoso hobby. Non possedeva mai più di sei cavalli alla volta, ma si capirà che mantenere loro e tutti i cani fosse comunque un’impresa. Aveva anche come assistente un ragazzino di nome Sam, al quale insegnò come addestrare i cani e che rimase con lui finché Sam non morì nel 1839. Già due anni dopo il suo matrimonio, Russell aveva già speso una considerevole quantità di denaro della moglie e, dopo il 1850, fu costretto a vendere la grande casa di Colleton Barton, nel quartiere di Cumleigh.

Di tanto in tanto qualcuno si chiedeva se questo uomo di chiesa avesse ancora tempo per i suoi parrocchiani, come riportò un articolo del giornale locale che citava il futile Parson Jack Russell (parson significa “parroco”), ma ciò non danneggiava la sua popolarità.  Al contrario, la maggior parte dei parrocchiani lo adoravano e continuava a ricevere molti inviti per le feste di caccia. A dire il vero – nei ritagli di tempo – fece anche cose importanti grazie alla sua enorme influenza su ricchi e poveri, come fare costruire una nuova scuola, restaurare una chiesa e portare a quattro le funzioni religiose della domenica.

Il vescovo di Exeter, monsignor Henry Phillpotts, però non era un patito della caccia e cominciò a notare quanto fosse alto il numero di cacciatori nella diocesi di Russell. Era talmente alieno dalla caccia che durante una visita nella zona vide moltissima gente vestita di scuro e disse al cappellano: Ahimè, questo posto dev’essere stato colpito da qualche grave epidemia, non ho mai visto tanti uomini in lutto prima d’ora. Ma non erano in lutto, erano cacciatori, che si vestivano di nero o scuro (l’abbigliamento tipico con la giacca rossa era quello dei ricchi). Il cappellano, che li conosceva tutti, non rispose. Il vescovo però dopo lo venne a sapere e decise di intervenire soprattutto alla notizia che il reverendo Russell si sarebbe rifiutato di seppellire un bambino nel giorno del funerale in quanto doveva andare a caccia. Russell, una volta convocato, rispose che non era vero, con l’aiuto e testimonianza degli stessi genitori, tuttavia monsignor Phillpotts non si convinse e intimò a Russell di liberarsi dei suoi cani. Ma lui rifiutò nettamente e la cosa finì lì.

Il reverendo John “Jack” Russell, con i suoi Foxhound e un terrier, 1841, il quadro di J. Loder fu donato da F.W.B. Smythe alla Blundell’s School di Tiverton

Russell viveva per i cani, tutti i cani. Per fare comprendere la cosa, ecco un esempio: stette solo un paio d’ore, il giorno prima di una battuta di caccia, con Will Long, un dipendente del duca di Beaufort, e la muta di decine di esemplari. Ebbene, il giorno dopo, durante la caccia, Long stava per indicargli il nome di un cane – tutti Foxhound praticamente identici – ma Russell gli disse che non ce n’era bisogno. In due ore aveva imparato a riconoscere ogni cane, con tanto di nome.

Dal diario di Russell si capisce come si svolgevano le sue giornate: Martedì, ho ucciso una lontra nella palude sopra le fosse di calce di Allen (…) Giovedì: al mattino un funerale (…) Sabato, trovato un cervo a Head Wood (…) Giovedì, ucciso quattro lepri (…) Lunedì, trovata una volpe con mr. Fellowes nella piantagione di Irishcombe (…) Sabato, Trovata una volpe in Stone Wood, uccisa nel bosco di Nott. E così via, il diario continua identico, anno dopo anno.  Un funerale al mattino, la caccia alla volpe nel pomeriggio, quella alla lepre al mattino, un battesimo nel pomeriggio… Spesso, per arrivare all’alba nella zona di caccia – ed era capace di cavalcare anche per 50 chilometri  –, attraversava la contea a notte fonda, accompagnato dalla sua squadra di cani Foxhound e terrier. A proposito di questi ultimi era inflessibile; se dimostravano di non reggere il passo durante la caccia (quando non erano portati a cavallo durante il tragitto) venivano inflessibilmente eliminati o regalati.

Sebbene fosse uno dei fondatori del Kennel Club di Londra, Russell non era interessato alle mostre canine, ma ai buoni cani da lavoro e il loro aspetto non era molto importante per lui. Tanto che, pur rimanendo membro del Kennel Club fino alla morte, non espose né registrò mai i suoi cani (allora ormai pochi) agli show. Per lui i cani da lavoro dovevano essere giudicati esclusivamente in base alla funzionalità. Naturalmente teneva una registrazione dei suoi cani, con tutti i dettagli genealogici. Nelle battute di caccia – usava i suoi terrier solo per la volpe – impiegò anche esemplari poi famosi, capostipiti delle attuali razze Jack Russell Terrier, Parson Russell Terrier e Fox Terrier (e di altre), che non erano di sua proprietà, come Old Jock da lui definito:  Old Jock è un cane così perfetto, di altissima qualità, io non ho mai visto un animale così dolce, di carattere è così stupendo e così bello che noi comuni mortali lo possiamo solo sognare. Questo cane era di proprietà di Jack Morgan, il quale glielo prestava anche come stallone da monta per diverse sue femmine. Naturalmente prendeva i cuccioli che gli spettavano per diritto di monta, e li chiamava Jack Russell in onore del reverendo. Altro cane da lavoro usato, capostipite delle succitate razze, era Old Tartar, di circa 8 kg, quasi bianco e mostrato a Birmingham nel 1863.

Solo lavoro, niente mostre. Questo fu probabilmente uno dei motivi per cui non tagliò mai code e orecchie ai suoi cani, come invece solitamente si faceva all’epoca. In effetti i suoi Terrier già allora erano considerati un po’ “vecchio stile”, ma alcuni dei suoi cani venivano comunque ancora usati per gettare le basi di nuove linee.  L’anno 1873 segnò il suo lavoro quando fu invitato a giudicare i Fox Terrier al Crystal Palace di Londra. Sempre quell’anno, a casa del signor Henry Villebois,  conobbe il Principe di Galles (Edoardo VII) il quale lo invitò a un ricevimento nella sua residenza di campagna di Sandringham House. Russell ballò fino alle 4 del mattino e fu invitato a tornare per la settimana di Natale, rimanendovi anche a Capodanno e ballando pure con la principessa Alexandra.

Il reverendo John “Jack” Russell.

Nel 1875 inaspettatamente morì sua moglie Penelope. Russell era ormai vecchio, tuttavia aveva ancora la caccia nel sangue, tanto che quattro anni dopo partecipò a una caccia al cervo su invito del Principe di Galles, in una battuta con ben 2.000 cavalieri e 9.000 battitori. Uno svago opportuno per il reverendo, che come al solito aveva difficoltà finanziarie avendo un reddito di sole 220 sterline l’anno. Gli amici benestanti lo aiutarono e nel 1880 molti gli resero omaggio con una grande festa nella dimora del duca di Bedford, e il suo vecchio amico lord Poltimore gli offrì un piccolo lavoro non gravoso che raddoppiò la sua rendita, ma a Black Torrington, sempre nel Devon. Fu così che, all’età di 84 anni, lasciò Swymbridge per l’ultima volta.

Russell ormai alla fine, ma sempre affiancato ai cani.

Il 24 aprile 1883, all’età di 88 anni, John “Jack” Russell morì per cause naturali mentre era seduto sulla terrazza di casa a Black Torring. Davanti aveva il panorama delle dolci colline in cui tanto aveva cacciato, e a fianco i suoi vecchi compagni di avventure, i terrier Rags, Sly, Fuss e Tinker.  Più di mille persone parteciparono al suo funerale, mentre la notizia veniva pubblicata dai giornali, incluso quello del Kennel Club che lo citò come Il più vecchio allevatore di fox terrier del Regno Unito.

La tomba del reverendo John Russell.

Se vi troverete una notte a  Swymbridge e sentirete lo zoccolio di un cavallo e dei cani da caccia latrare, sappiate che si tratterà del fantasma – uno dei tanti delle leggende locali – di Jack mentre va a caccia. Almeno, così dicono al pub “The Jack Russell”, esistente ancora oggi.

Il pub The Jack Russell nel 1930.