Strani comportamenti.

La stessa sera della morte di Elisa, Ellul viene condotto negli uffici della gendarmeria per il verbale. Mentre è lì con Curtis entra un cane, forse della polizia, e il Pitbull cerca immediatamente di attaccarlo. Ellul lo trattiene e allora Curtis gli si rivolta contro, mordendolo. I poliziotti notano subito questo fatto anomalo. Non solo, in seguito aggredisce una volontaria del rifugio Beauvais, dove doveva essere tenuto in custodia. Portato nella sala di esame del veterinario, afferra il guinzaglio con la bocca, la volontaria imprudentemente lo tira sgridandolo e allora Curtis le balza addosso e la morde a un braccio. Risultato, 12 punti di sutura. Alcuni sostenitori di Curtis affermano che la reazione del cane sia dovuta al fatto che è stato rinchiuso in una gabbia. Tuttavia, i cani di Ellul a casa sua venivano sempre chiusi in gabbie singole. Il veterinario di Beauvais infatti spiega: Cani di questo carattere, addestrati in questo modo e non castrati, è impossibile che vivano in armonia.

Curtis in gabbia.

Le accuse ai cani dei cacciatori

Giorni dopo Christophe Ellul accusa i cani dei cacciatori e assolve il proprio: Curtis è innocente perché non avrebbe mai toccato Elisa (…) Amava troppo Elisa (…) Curtis non è mai stato aggressivo verso di me, verso Elisa, verso nessuno. Dimentica insomma che Curtis ha invece attaccato pure lui nella gendarmeria e poi la volontaria del canile di Beauvais. Christophe afferma anche che cinque cani da caccia della muta che erano nella foresta non sono presenti tra i 62 sequestrati e ora sono morti e sepolti. Le autorità negano con forza. Fosse anche così, però, il loro DNA sarebbe comunque presente sul cadavere della povera Elisa e risulterebbe dalle analisi. Vedremo poi…

Secondo Ellul, Curtis ha cercato di difendere Elisa, tanto che Curtis ha ricevuto molti morsi alla testa. Vedremo dopo anche questo. Esaminiamo ora i cani da caccia, che erano Poitevin, un atletico e veloce segugio francese pesante oltre 30 kg e alto al garrese anche 72 cm. Un tempo utilizzato per la difficile caccia al lupo, ora viene impiegato in quella al cervo e cinghiale. Insomma, animali potenti e coraggiosi. Anche se Ellul asserisce di averne visti una trentina e non tutti quelli della muta, è ovvio che se veramente avessero attaccato Curtis l’avrebbero comunque fatto a pezzi in pochi istanti. Qualsiasi cane da caccia in muta potrebbe farlo.

C’è però un particolare: il Poitevin è un cane per nulla aggressivo verso gli esseri umani, anzi è molto confidente e affettuoso persino con gli estranei. Lo stesso Christophe Ellul afferma: Erano forse trenta. Sono venuti da me, ma non sembravano cattivi. Mi sono allontanato. Mi hanno superato. Due si sono avvicinati, ma non mi hanno fatto niente. Sono andati a unirsi al branco.

La risposta dei cacciatori

L’associazione Le Rallye La Passion, che ha organizzato la caccia nel bosco il giorno della morte della giovane, non ci sta, e così il mondo venatorio. La loro supposizione, e di altri, è che Elisa sia stata uccisa proprio da Curtis. Primo, perché la battuta è iniziata alle 13,30, quando l’autopsia indica che la morte è avvenuta tra le 13 e le 13,30. Ricordiamo che la sua ultima chiamata, durante l’attacco, è delle 13,19. Ma chissà, magari qualche squadra di cacciatori avrebbe potuto iniziare poco prima e liberare i cani, anche se questo è vietato e le batture sono curate al dettaglio.

Antoine Gallon, portavoce del club nazionale di caccia francese Société de Vénerie, in un comunicato stampa dichiara: Linformazione del medico legale sull’ora del decesso non sembra corrispondere alla presenza della muta nella foresta nell’area al momento rilevante. Il fatto che non ci siano segni di morsi sui cani della muta dimostra che non ci sono stati scontri e incontri con il cane della defunta. Durante i 18.000 giorni di caccia con i segugi organizzati ogni anno in 70 dipartimenti non sono mai state riscontrate lesioni fisiche a persone che coinvolgano cani da caccia. Questi cani sono addestrati a cacciare un animale particolare e a rispettare in ogni circostanza l’uomo e in nessun caso questi cani sono aggressivi verso le persone. Anzi, sono molto affettuosi con gli adulti così come con i bambini.

In Francia operano 390 società di caccia, con oltre 30.000 cani. In effetti, non c’è alcun dato storico di attacchi all’uomo da parte di cani da caccia, anche in muta, non solo in Francia ma nel mondo.

Intervengono le associazioni animaliste

Il caso è ovviamente ghiotto per le associazioni animaliste e ambientaliste, francesi ma pure italiane e di altri stati, che chiedono subito a gran voce al governo la chiusura dell’attività venatoria. Per loro i responsabili sono, anzi devono essere a prescindere, i cani da caccia e quindi i cacciatori. Brigitte Bardot – ex modella, ex mediocre attrice, ex icona sexy e poi attivista a tempo pieno per i diritti degli animali – con la sua Fondazione mette un avvocato a disposizione di Christophe Ellul. Per lei Curtiss è innocente e dev’essere salvato. La Bardot non è nuova a simili interventi. Addirittura nell’agosto 2011 aveva sostenuto che un Pitbull che aveva sfigurato gravemente una bambina di 4 anni a Boulogne-sur-Mer non dovesse essere soppresso. Da notare che la Società locale per la protezione degli animali – dopo averlo descritto di buon carattere, con cui è facile andare d’accordo (ma presentandolo con il nome di Prince invece che con quello vero di Ulk, finito sui giornali) – aveva affidato il cane ai genitori della bambina senza comunicargli che aveva mangiato parzialmente il cadavere del suo precedente proprietario, si dice morto per cause naturali.

Le indagini vanno per le lunghe

La spinosa vicenda e le relative indagini vanno per le lunghe, ma l’attenzione dei media è costante, non mollano. Ormai ci sono due fronti: contro i cacciatori e per l’assoluzione di Curtis da parte di associazioni animaliste e simpatizzanti, contro Christophe Ellul e Curtiss da parte di cacciatori e di non animalisti. Si intuisce che la posizione di Ellul si fa sempre più critica. Non sono pochi coloro che pensano che il responsabile dell’uccisione sia proprio Curtiss, ossia che il cane inferocito volesse avventarsi contro i cani da caccia di passaggio ma che essendo trattenuto da Elisa si sia rivoltato contro di lei, uccidendola. Non dimentichiamo che suoi comportamenti identici e anomali sono avvenuti contro lo stesso padrone Ellul davanti ai poliziotti, e ancora nel rifugio in cui il cane è stato detenuto.

Intanto Ellul continua con le accuse, nonché discolpando il suo cane. Addirittura scrive al Presidente della Repubblica: Spero che mi contatterà o farà ciò che è necessario per accelerare le indagini. Ellul spiega che ha giurato in nome di Elisa e del figlio mai nato Enzo di salvare Curtis dall’eutanasia. Per altri invece i motivi sono altri, perché in Francia con la legge non si scherza. Fosse ritenuto colpevole il cane, e quindi condannato lui come padrone responsabile, la prospettiva sarebbe il carcere e pagamenti esorbitanti.

Curtis

Christophe Ellul sapeva che è vietato detenere Pitbull in Francia. Forse per questo motivo ha detto – e continua imperterrito a farlo – che Curtis è un incrocio tra un Patterdale Terrier (8 kg circa) e un levriero Whippet (15 kg circa), razze autorizzate in Francia e non soggette a restrizioni.. Tanto che Curtis partecipò, venendo anche premiato, a gare in Belgio riservate solo ai Pitbull.

Curtis vince una gara riservata esclusivamente ai Pitbull ADBA. La donna che lo tiene è Elisa Pilarski.

K9 Uomini e Cani è in grado di fornirvi maggiori dettagli, non scoperti da altri giornali: il 5 ottobre 2016, grazie a una segnalazione, la polizia olandese fa irruzione in una casa isolata di Amersfoort, una cittadina vicino ad Amsterdam, dove sorge un allevamento clandestino di Pitbull. Scopre uno stanzone dal pavimento e pareti macchiate di sangue ormai secco, una lettiera con una quindicina di cuccioli, siringhe, cerotti, farmaci e, nascosta in un vaso, una chiavetta USB contenente il video di due cani che combattono ferocemente proprio in quella stanza. Il sonoro del video ha una musica altissima, che serviva evidentemente a non fare sentire all’esterno della casa i rumori della lotta e le urla degli scommettitori (anche 3.000 euro a scommessa). Vengono sequestrati 26 Pitbull, di cui 10 cuccioli. Due esemplari vengono abbattuti perché ritenuti troppo pericolosi. Gli occupanti della casa vengono arrestati e portati via in manette. Sono Stéphanie B. di 30 anni e il suo compagno Batikan Y. di 29.

Purtroppo altri esemplari erano detenuti da altri allevamenti similari e quindi il risultato è parziale. Tra questi scampati al sequestro c’è Vin Diesel, un famoso (in quell’ambiente di delinquenti) Pitbull campione di combattimenti e molto richiesto per gli accoppiamenti. Questo cane viene portato in un canile del piccolo comune di Stavenisse, zona di Zélande, sempre in Olanda, e viene fatto accoppiare con una femmina di gran valore, Black Bitch. Nascono cinque cuccioli, di cui uno si chiama appunto Dark Midnight. Nella primavera del 2017 un uomo contatta via Internet – facendo i nomi giusti per superare la diffidenza – Sharon De Wit, dell’allevamento Hitam Kennel con sede a Stavenisse, perché vuole acquistare uno di questi cuccioli. L’acquirente ha già due Pitbull, è un francese di 43 anni e si chiama… Christophe Ellul! Estasiato, Christophe si fa 364 km in automobile e di cuccioli ne compra non uno, ma due. Il primo è Dark Midnight, chiamato poi… Curtis! Il secondo è Drago, il fratello (forse).

La sera stessa ritorna a casa a Saint-Pierre-Aigle con i due cuccioli che, magicamente o almeno secondo i documenti falsi ricevuti, sono diventati “incroci Patterdale Terrier/Whippet”… Già, i documenti, chi li ha firmati? Il dottor Piet Eskens, direttore della clinica veterinaria di Moerstraten (a 30 km dall’allevamento Hitam Kennel di Stavenisse), una piccola cittadina situata a sud di Rotterdam nei Paesi Bassi. Il quale cerca di giustificarsi: E’ accaduto tre anni fa, non ricordo bene. Se mai ci fosse un errore sulla razza del cane, e nel caso specifico di un incrocio all’origine del cane, questo non è stato intenzionale. Si va a fiducia con il proprietario del cane. Ma quando un cane è molto giovane, quando è piccolo, è molto difficile determinare con precisione quale sia la sua razza esatta. A questa età le caratteristiche che stabiliscono la razza di un cane non può essere determinata con precisione, anche quando tratta di un incrocio. Naturalmente, se sento parlare di un chihuahua, non ha nulla a che fare, è diverso. Ma la maggior parte delle volte è una questione di fiducia reciproca. Insomma, questo veterinario rilasciò la documentazione dei cuccioli senza manco avere visto i genitori.

Allora, secondo questa tesi, Christophe Ellul: 1) Patito di Pitbull. 2) Si rivolge a un allevatore di questi cani, anzi di Pitbull di quell’ambiente particolare, e non si fa mandare fotografie dei cuccioli, dei genitori, non chiede informazioni dettagliate? 3) Si fa 364 km per andare all’allevamento e compra due cuccioli non di Pitbull, ma di un incrocio tra un cane da topi come il Patterdale Terrier e un piccolo levriere come il Whippet? 4) Quando i due cuccioli crescono non si accorge che non sono Pitbull? 5) Nelle gare riservate ai Pitbull nessuno nota niente?

Se  Ellul fosse stato truffato, avrebbe dovuto avercela a morte con De Wit. Che però dopo la morte di Elisa si fa 364 km e va subito da lui. E si porta via Drago (dopo che i veterinari delle autorità ne hanno prelevato il DNA), che non si sa più dove va a finire. Quindi in che tipo di rapporti sono in realtà? Comunque sia, è chiaro che per la legge francese, relativamente all’uccisione di Elisa Pilarski, non fa differenza che il cane sia di razza o un incrocio. Per Ellul è fondamentale che al processo risultino colpevoli i cani da caccia e non Curtis e quindi lui stesso. Basilare è l’esame del DNA.

Curtis è un Pitbull

Fine ottobre 2020. Gli esperti incaricati dal Tribunale di Soissons dichiarano: Questo cane è un pitbull, non ci sono dubbi.  Se qualcuno ancora credeva che Curtis fosse un incrocio tra due razze consentite, a sbagliato. Intanto si sono perse le tracce pure degli altri cani di Christophe. Fonti degli investigatori hanno riferito: Se sapeva come portarli qui illegalmente, sapeva anche come portarli fuori. Già, ma perché si tengono cani proibiti? Soldi! Spiegano le autorità: Tenere questi cani vietati in Francia e non farli sterilizzare ha un solo interesse: poterli allevare. L’attività di rivendita di questi cani vietati è fiorente, un’attività di cui parleremo sempre di più nei prossimi mesi. Un business fiorente e per una buona ragione: alcuni di questi cani vengono venduti anche a 10-20.000 euro ognuno. Senza contare gli introiti dei combattimenti illegali, con scommesse altissime.

Gli esami stabiliscono che Elisa è stata uccisa da Curtis

Un solo cane è all’origine della morte di Elisa Pilarski, secondo la perizia di due veterinari ordinata dalla magistratura e consegnata sabato 31 ottobre: Il cane Curtis è l’unico autore dei morsi che hanno causato la morte. I morsi sono compatibili solo con la mascella di Curtis, e non dei cani da caccia. Questo perché le mascelle, e precisamente la distanza tra i canini, sono state misurate in tutti i cani, cioè i 62 cani di razza Poitevin e i cinque Pitbull di Ellul. Il risultato è che i Poitevin hanno le mascelle più larghe, 4 o più centimetri, mentre l’autopsia su Elisa ha stabilito che i morsi hanno lasciato ferite tra i canini di 3,6 cm. La distanza tra i canini di Curtis è appunto di 3,6 cm.

 

Curtis non è stato ferito dai cani da caccia visto che non c’è stata alcuna lotta con loro – e nessuno dei Poitevin aveva alcun segno – , e quelle riportate alla testa non sono segni di denti ma semplici escoriazioni che Curtis si è provocato tentando, e infine riuscendoci, di togliersi con le zampe la museruola. Quando Curtis si è rivoltato contro Elisa e l’ha azzannata, non si è più fermato a causa del suo addestramento, ossessionato dal morso qualunque sia l’oggetto, e non conosce l’inibizione del morso sull’uomo, anche se familiare.

Infine, la prova più schiacciante: se a uccidere Elisa fossero stati i cani da caccia, mordendo, attraverso la saliva, avrebbero lasciato tracce del loro DNA, che era stato accuratamente raccolto e identificato da ogni esemplare dai veterinari incaricati dalle autorità. Il risultato è stato che l’unico DNA sul corpo, sulle ferite e sugli abiti della vittima è quello di Curtis. Era presente anche sul guinzaglio, cosa che fa supporre che il cane sentendosi trattenuto si sia rivoltato contro la donna, fino a ucciderla. Il sangue di Elisa Pilarski è stato trovato anche sulle labbra e sull’occhio destro di Curtis, oltre che sul muso e sull’imbracatura. Chi volesse leggere le relazioni dei periti le troverà qui. https://www.oisehebdo.fr/2020/11/05/affaire-pilarski-le-rapport-complet-de-46-pages-qui-accuse-curtis/?fbclid=IwAR0mE44NID2sYNssCuwBLOc83CLQKS6zGJrrLd2DF6tm9pok0C_gxwvp42g

Si attende il processo

In attesa del processo, ecco le dichiarazioni: Guillaume Demarcq, avvocato dell’associazione venatoria Rallye de la passion: Il risultato è definitivo, è stato Curtis, la caccia con i segugi è quindi definitivamente fuori discussione. Tutta la caccia e, oltre, tutti i cacciatori sono stati trascinati nel fango, trattati come assassini e gettati in pasto sui social. Brigitte Bardot: La pena di morte abolita in Francia, non va pronunciata contro Curtis la cui colpevolezza è tutt’altro che accertata anche se va bene a tutti. Curtis è il colpevole ideale oggi. L’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e che aveva dichiarato: Troppo comodo scaricare la colpa su un animale da compagnia per assolvere in quattro e quattr’otto la brigata dei cacciatori, non ci risulta abbia fatto a oggi nessuna dichiarazione. Christophe Ellul continua a dire che il suo cane è innocente e che non crede alle conclusioni degli esperti legali. Il suo avvocato chiederà una seconda perizia.