Il Dobermann è una razza canina creata da Karl Louis Dobermann nel XIX secolo nella città di Apolda. In effetti, questa località – a parte il fatto della costruzione in loco della più grande campana appesa del mondo, montata nella Cattedrale di Colonia – è conosciuta fra i cinofili per via di questo cane. Dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla riunificazione della Germania Apolda faceva parte della DDR, quella comunista. Altri appassionati cinofili che contribuirono alla selezione della razza così com’è oggi furono Otto Göller e Philip Gruening. Karl Dobermann morì nel 1894, a 60 anni. La razza fu ufficialmente riconosciuta nel 1898. Essendo un cane attento, coraggioso, anche mordace e ben addestrabile, fu presto impiegato dalla polizia. La Germania pose sempre molta attenzione alla selezione e all’impiego dei cani per l’esercito e la polizia e questo è evidenziato dal fatto che proprio lì siano nati il Pastore Tedesco, Boxer, Rottweiler, Dobermann, German Dogge (Alano) e Riesenschnauzer che – finché pensati per il lavoro – rappresentavano il massimo livello in questi settori. Certo, dei Boxer e Alani odierni come cani da lavoro meglio non parlarne, tranne pochi linee e relativi esemplari. Il Pastore Belga è un’altra validissima razza ma, ovviamente, non è tedesca.

In Germania, dopo la nascita dell’impero tedesco (dal 1871 al 1918), la polizia era suddivisa in tre ambiti: c’erano le forze di polizia municipali nelle grandi città (incluso il Dipartimento di investigazione criminale), i gendarmi distaccati in città più piccole e nei distretti e storicamente considerati come personale militare sotto la legge del servizio civile prussiano, e la polizia di stato. Lo stesso impulso delle unità cinofile si ebbe prima e dopo la Grande Guerra, durante la Repubblica di Weimar nel periodo tra il 1919 ed il 1933.

L’addestramento del Dobermann nero Ajax vom Oderwald, nato nel 1922.

Nel Terzo Reich, la polizia fu centralizzata molto presto (metà degli anni ’30) e incluse anche i vigili del fuoco il cui ambito divenne quello speciale di polizia antincendio, con l’adozione del faro blu sugli automezzi, lo stesso delle altre polizie. Questo per fare capire l’attenzione per questo settore, anche in vista di futuri sviluppi bellici (con l’ormai avvenuta salita al potere di Adolf Hitler), con il previsto ed esteso impiego dei cani nei vari settori.

1931, reparto di polizia tedesca cinofila con  Boxer, Pastori Tedeschi, Rottweiler e Dobermann.

Frequentemente oggi gli allevatori di Dobermann consigliano – e alcuni persino impongono ai loro potenziali clienti – di non fare prendere “freddo” a questi cani perché sarebbero inadatti ad affrontare i rigori invernali, cosa nient’affatto vera e nient’affatto falsa. Insomma, stiamo scrivendo un’assurdità. Ma attenzione, in effetti la mancanza di sottopelo non li rende adatti ad operare in modo continuativo in condizioni estreme di gelo, tuttavia forse bisognerebbe ricordare che tale caratteristica fu voluta dagli allevatori nei decenni scorsi, perché prima il Dobermann altroché se aveva il sottopelo, non fosse altro per il fatto che la razza è nata in Germania e non in Africa…

Difficile pensare che Louis Dobermann, usando cani reperiti in zona per creare la razza, non abbia valutato che quei cani dovevano essere operativi in estate e inverno, sul campo, di giorno e notte e con qualsiasi tempo. Fra l’altro, lui li usava durante il suo lavoro di guardiano notturno. Anche se si andasse a esaminare il clima di Apolda e della Turingia – e K9 Uomini e Cani  l’ha fatto – si scoprirebbe che si trova nella zona temperata, ma comunque ogni anno sono registrati mediamente 36 giorni con neve o nevischio e la prima neve cade solitamente dall’inizio della terza decade di novembre e l’ultima a metà aprile. Comunque più di quanto avvenga in Italia, zone montane escluse. La temperatura media annuale è di 8-9° C., mentre in Italia è di circa 14° C. Nel 2009, la temperatura minima ad Apolda fece registrare -20,9° C e l’anno dopo -16.7° C.

Analizzando invece l’intera Turingia, a seconda delle zone ci sono grandi differenze climatiche e la  temperatura media annuale è di 8,5° C, ma a Gera scende a 7,8° C. Non solo, nell’intera Germania il clima varia molto. Delle due cose, una: o il Dobermann non sopportava effettivamente il freddo – e allora però non si capisce il suo impiego diffuso, incluso il Fronte Orientale nelle guerre – oppure il problema è dell’ordine di decenni. Ovviamente, è vero che ormai non è adatto a climi troppo rigidi (come quello russo), ed è altrettanto vero che sarebbe stupido e crudele obbligarlo a sopportare continuativamente il freddo fuori casa, ma questo vale per qualsiasi cane in quanto tutti si sentono parte della famiglia e non devono esserne esclusi. Fra l’altro il cane la guardia la fa meglio in casa piuttosto che fuori. Ma questo è un altro discorso. Se si usano i cani per certi compiti, come a livello militare o di polizia, il servizio va svolto a prescindere dalle inclemenze del tempo e non li si può certo lasciare a casa o in cuccia. Sono i Dobermann odierni – o almeno la gran parte – a non essere più selezionati per affrontare tali avversità.

Poco dopo il riconoscimento del Dobermann in Germania, la razza apparve in Russia nel 1902  e successivamente i primi esemplari furono assegnati alla polizia. I cani si adattarono rapidamente – volenti o nolenti – alle dure condizioni anche climatiche e iniziarono a lavorare con successo in ambito investigativo.  L’iniziatore dell’uso dei cani per la ricerca di criminali in Russia fu il brillante teorico e investigatore criminale Vladimir Ivanovich Lebedev, il quale dal 1903 guidò il Dipartimento investigativo della polizia di Mosca. Grazie a Lebedev, che si teneva aggiornato sulle novità operative delle polizie estere, a Mosca e poi in tutte le principali città russe i sospetti e gli arrestati venivano fotografati e registrati secondo un preciso protocollo. L’attenzione di Lebedev si focalizzò anche sull’esperienza occidentale dell’uso dei cani della polizia per le indagini criminali. Nell’estate del 1905 Lebedev, dopo aver ricevuto l’incarico di ufficiale speciale nel Dipartimento di polizia del ministero degli Affari Interni, trascorse le vacanze in Germania e Belgio, dove studiò il sistema di addestramento dei cani poliziotto. Nel 1907 a Riga e Peterhof apparvero i primi allevamenti di cani e nell’autunno del 1908 fu istituita la Società russa per l’incoraggiamento all’uso dei cani per la guardia e il servizio di polizia, che era sotto il patronato della famiglia imperiale.

I recinti dei cani, Dobermann inclusi, alla Scuola di polizia a Staraya Derevnya, San Pietroburgo.

Qualche tempo dopo, a Staraya Derevnya, nella zona di San Pietroburgo, fu costruita la sede della prima Scuola di polizia dell’Impero russo per l’allevamento ufficiale di cani, la cui apertura si tenne il 21 giugno 1909. Il 1° luglio, i primi ventisei poliziotti delle principali città dell’impero arrivarono alla Scuola per un corso di tre mesi. Lebedev era molto interessato ai Dobermann – tutti di provenienza tedesca, così come gli altri cani occidentali – e lo fu ancora di più dopo avere visto alle prove del primo gruppo di diplomati della Scuola, tenutesi il 25 ottobre 1909 con esemplari di varie razze, la dimostrazione di un particolare esemplare: un maschio di undici mesi di nome Tref, nato a Riga e figlio di una coppia di Dobermann provenienti dall’allevamento Von Thüringen di Otto  Göller. La giuria assegnò all’unanimità il primo posto a Tref e al suo gestore, il supervisore distrettuale della polizia municipale di Mosca Vladimir Dmitriev. Tref fu l’unico stallone a quel tempo a Mosca, ma la razza – nonostante le ultime importazioni in Russia risalissero al 1912 per poi cessare a causa degli sconvolgimenti rivoluzionari di pochi anni dopo – si riprodusse come desiderato.

Tref.

Ricordiamo che il clima a Mosca ha inverni molto lunghi e rigidi ed estati brevi anche se talvolta molto calde. La temperatura, ed è pure peggio lontano dalla città, può scendere anche a -25°C, con un record in città nel gennaio 1940 di addirittura -42,2°C. Da notare che i cani della polizia venivano tenuti ognuno in un proprio recinto e che come ricovero avevano solo una botte vuota. Quindi non sarà stato un caso se Tref, e così i suoi discendenti, aveva pelo folto e abbastanza lungo. In realtà, come già riportato sopra, allora il Dobermann aveva il sottopelo, e non l’ha oggi non si sa bene perché, ma si dice – noi però non ci crediamo – che sia stata una scelta successiva degli allevatori i quali avrebbero deciso che doveva essere essenzialmente un cane da casa e quindi meno pelo perdeva su tappeti e divani e meglio era… Come ci ha spiegato  Attilio Polifrone, presidente dell’Associazione Italiana Amatori Dobermann, un cane di questa razza secondo lo standard viene eliminato se ha sottopelo ma lui stesso una quindicina di anni fa ne vide uno che l’aveva – non in esposizione – in Calabria. E se impiegati all’aperto, il pelo esterno, il cosiddetto pelo di copertura, diventa comunque più lungo e folto. Del resto, il mondo dei cani da lavoro e quello dei cani da bellezza hanno molti criteri differenti e pertanto ciò che viene scartato nella bellezza perché ritenuto difetto, diventa pregio nel lavoro in determinate aree.

Infatti, nel libro Дрессировка полицейских собак (1912, traduzione del libro Addestramento dei cani della polizia di Robert Gersbach, direttore della polizia tedesca) si legge “Тонкая нежная шерсть не обесценивает их в смысле пригодности к полицейской службе, напротив, они оказались особенно выносливыми в местностях с суровым климатом (Люденшейд, Лифляндия и Курляндия) … Шерсть полицейской собаки должна быть, безусловно, густая и грубая, чтобы она достаточно защищала ее от влияний погоды…Желательно много подшерстка…Содержание собаки на воздухе увеличивает его, делая шерсть твердою и пышною. На основании многолетнего опыта выдающихся руководителей и воспитателей полицейских собак, а также практики и испытания их, следующие три породы подходят для полицейской службы: Немецкая овчарка, Доберманпинтчер, Эредалетерриер, Ротвейлер, которого недавно с успехом стали употреблять в полицейской службе. Порода эта еще мало распространена и по некоторым причинам нельзя еще вывести окончательного заключения о ее пригодности для полицейской службы. Какой породе отдать предпочтение — это вопрос личного вкуса, личных соображений”.

Tradotto: “Il pelo corto e morbido (del Dobermann N.d.A.) non li deprezza in termini di idoneità per il servizio di polizia, al contrario, si sono dimostrati particolarmente resistenti nelle zone con un clima rigido (Lüdenscheid, Livonia e Courland). È desiderabile un fitto sottopelo. Sulla base di anni di esperienza di leader eccezionali ed educatori di cani poliziotto, oltre a praticarli e testarli, le seguenti razze sono adatte al servizio di polizia: Cane da pastore tedesco, Dobermann-pinscher, Airedale Terrier. C’è poi il Rottweiler, che è stato recentemente utilizzato con successo nel servizio di polizia. Questa razza non è ancora ampiamente distribuita e per qualche motivo è ancora impossibile trarre una conclusione definitiva sulla sua idoneità al servizio di polizia. Quale razza dare la preferenza è una questione di gusto personale, considerazioni personali “.

Tref aveva pure un fisico tarchiato con la testa forte e non troppo lunga. Insomma, se per assurdo fosse stato portato a una mostra cinofila di oggi manco lo avrebbero fatto entrare. Aveva un olfatto strabiliante e sapeva perfettamente cosa doveva fare e cosa voleva da lui il suo gestore. Lui e Dmitriev si capivano al volo e ognuno aveva grandissima fiducia nell’altro. Risolsero oltre 1.500 casi. Tref fu testato sul campo usando un figurante, assunto dall’altra parte della città e quindi completamente sconosciuto al cane. Un’ora prima dei test, l’uomo girovagò per il quartiere e poi andò in una taverna a due km dal luogo del “reato”. Tref rapidamente prese la pista, condusse Dmitriev e le altre persone del gruppo di verifica fino alla taverna e trovò il “criminale” tra i numerosi avventori.  Il figurante, adeguatamente protetto, estrasse allora una pistola caricata a salve e sparò verso il cane che, del tutto indifferente, lo attaccò e bloccò mordendolo al braccio armato.

Un figurante, Dmitriev e Tref durante un addestramento.

Attenzione, ci furono altri validi Dobermann della polizia, così come Pastori Tedeschi, che divennero famosi, ma nessuno ottenne i risultati di Tref. Infatti altri credevano molto nell’impiego dei cani, come Mitrofan Kirillovitch Katerinich, governatore di Kharkov, il quale nel 1910 inviò i funzionari di polizia Stelmach e Pushkar a frequentare il corso cinofilo alla Scuola di San Pietroburgo e che tornarono a Kharkov con undici Pastori Tedeschi e quattro Dobermann. Secondo il Rapporto sulle attività dei cani poliziotti di Kharkov, riferendosi all’attività del 1911 e a solo uno dei cani, furono risolti trenta reati gravi nel territorio della provincia Kharkov e si verificò un forte calo del tasso di criminalità nel distretto di Sumy appena pochi mesi dopo l’inizio dell’attività del Pastore Tedesco Moor. Il motivo del calo era semplice: i malviventi non avevano conoscenza di quell’uso dei cani e non sapevano cosa fare o non fare. Anche sbarazzandosi delle prove e creandosi un alibi, erano a rischio, perché gli odori persistono per giorni e i cani li seguivano fino a loro.

Già nel primo mese di lavoro a Mosca, Tref ottenne un successo. Il 28 novembre 1909 i residenti del villaggio di Kuznetsovo, vicino alla stazione di Mosca, trovarono in una casa il cadavere insanguinato di Grishaev, un ricco contadino sessantenne che viveva da solo. L’omicidio doveva essere avvenuto diversi giorni prima. Chiamati al luogo dell’omicidio, i funzionari della polizia distrettuale appresero dai vicini del defunto che il 23 novembre tre mendicanti erano stati notati vicino alla casa. Lo stesso giorno fu richiesto l’intervento di Dmitriev e Tref, che arrivarono in treno. Annusando la casa di Grishaev, Tref andò nel cortile e trovò uno straccio insanguinato nel letamaio, che gli assassini avevano probabilmente usato per pulirsi le mani. Poi condusse (ricordiamo che era una pista vecchia di ben cinque giorni!) gli investigatori nel vicino villaggio di Malyshevo, dove si fermò alla casa della contadina Samonova, la quale ammise subito che la notte  del 23 aveva ospitato delle vecchie conoscenze, i fratelli Ryaboy e un loro compagno, un certo Agafia, conosciuti in tutto il distretto come mendicanti.

La polizia locale da tempo sospettava che avessero commesso altri reati, ma non aveva prove. Tref seguì la traccia odorosa dei mendicanti avanti e indietro per ben 115 chilometri, ma alla fine la perse. Nei giorni successivi la polizia del distretto di Bogorodsky trovò e arrestò Sashka Ryaboy e il suo compagno Agafia nel villaggio di Tomilino, vicino a Lyubertsy. Avevano ancora i soldi e la refurtiva rubata a  Grishaev. Quando questa storia fu pubblicata sui giornali, Tref divenne l’idolo di Mosca.

Tref durante un addestramento.

Qualche giorno dopo, il 18 dicembre 1909, Dmitriev e Tref, facenti parte di un gruppo speciale di detective di Mosca, furono immediatamente inviati a Kolomna, arrivando alla sera. Lì, proprio sul posto di lavoro, quella stessa mattina era stato ucciso il responsabile del deposito ferroviario, l’ingegnere Trofimov. Scoprirono che era in conflitto con i suoi operai, che da tempo non ricevevano la paga, e che gli erano state inviate lettere minacciose. Partendo dal luogo del delitto, Tref condusse gli investigatori a Mitiaevo, un villaggio operaio a qualche chilometro dalla stazione di Golutvin, e li portò fino alla casa dei genitori di un certo Nikita Pavlov. Costui era noto alla polizia come rivoluzionario militante divenuto poi un comune delinquente. I genitori di Pavlov sostenevano di non vedere il figlio da molto tempo, ma la perquisizione dimostrò che li aveva visitati spesso e non a mani vuote poiché nella cantina trovarono parte della refurtiva rubata in negozi e magazzini durante le rapine in cui erano state uccise delle persone.

Tref però smaniava e così la ricerca continuò finché alla periferia di Kolomna non fu avvistato da lontano un uomo, il quale subito si nascose nella vicina foresta mentre calava l’oscurità. L’inchiesta scoprì che gli operai avevano assoldato Pavlov, pagandolo 200 rubli, affinché intimorisse l’assassinato costringendolo ad accettare le loro richieste. Quello però non si era intimorito affatto e allora Pavlov, anche per non perdere la faccia, aveva ucciso non solo lui ma pure l’assistente tecnico Koshelev che stava dalla sua parte, portandogli via anche 50 rubli. L’anno prima, si scoprì dopo analizzando il calibro della sua pistola e trovando la relativa refurtiva,  aveva rapinato e ucciso un negoziante di Golutvinsk. Ma ormai, grazie a Tref, la polizia sapeva chi era il colpevole e nel gennaio 1910 Pavlov fu ucciso durante un conflitto a fuoco e i suoi complici furono arrestati pochi giorni dopo (continua in questo numero).