Grandi cani impiegati per la caccia all’orso in Russia sono citati nel XV secolo, al tempo di Basilio II di Russia (1415-62), Gran Principe di Mosca. Tuttavia all’epoca cani simili venivano usati ovunque, purché si fosse nobili e ricchi e quindi che si potesse mantenerli. In Russia venivano messi in campo nelle grandi battute – senza dubbio non solo all’orso ma pure al cinghiale, lupo e bisonte, per esempio – insieme agli onnipresenti levrieri Borzoi e a cani di tipo Laika, come si nota in un quadro di Alexander Frenz (1861-1941), dipinto però molto dopo rispetto ai soggetti ritratti, e non sappiamo se di fantasia.

Notare i cani al centro nel quadro Viaggio di caccia del boiardo, 1914, di  Alexander Frenz
(Alexander Palace, Pushkin).

Si dice che questo mastino sia diminuito sempre più a causa di una presunta protezione dell’orso del 1860 in Russia, cosa che non convince in quanto gli orsi in Russia furono sempre numerosissimi, e lo sono pure oggi. Senza contare che nelle riserve private lo zar russo e i ricchi nobili non erano soggetti a queste limitazioni. In effetti sappiamo che tali cani furono comunque allevati nella Riserva di Caccia Imperiale di Gatchino, nonché da alcuni mercanti a Livny. Di norma contro l’orso venivano impiegati almeno tre di questi mastini – il cui nome era Русский мастиф oppure Medelyanskaya Sobaka o più semplicemente Medelyan –, anche se qualcuno scrive che in alcuni casi uno solo di questi esemplari potesse combattere contro un orso e sopravvivere vincendo, cosa assurda.

Di uno scontro uno contro uno di tal genere scrisse Lev Nikolayevich Tolstoy in Bulka, ma se si legge il racconto si capisce che in realtà il cane descritto era un Bulldog Inglese (vecchio tipo), infatti: Si chiamava Bulka. Era tutta nera, solo le punte delle zampe anteriori erano bianche. Tutti avevano la mascella inferiore più lunga di quella superiore, e i denti superiori andavano dietro a quelli inferiori; ma la mascella inferiore di Bulka sporgeva così tanto in avanti che il dito poteva essere posizionato tra i denti inferiori e superiori. Il viso di Bulka era spalancato, i suoi occhi erano grandi, neri e lucenti; e i suoi denti e le zanne erano sempre sporgenti. Bulka era mite e non mordeva, ma era molto forte e quando era solito aggrapparsi a qualcosa, stringeva i denti e pendeva come uno straccio, e non poteva essere strappato in alcun modo. Una volta ha afferrato l’orecchio dell’orso e si è appeso come una sanguisuga. L’orso lo colpì con le zampe, lo strinse a sé, lo scagliò da una parte all’altra, ma non riuscì a strapparlo e cadde sulla sua testa per schiacciare Bulka; ma Bulka lo tenne stretto finché non gli fu versata addosso acqua fredda. Comunque sia, accennano nei loro romanzi ai Medelyan anche Fëdor Dostoevskij ne I fratelli Karamazov e Nikolaj Semënovič Leskov in Bestia.

Questi cani vengono descritti alti al garrese anche 90 cm e pesanti a fino 110 kg. Senza dubbio ce n’erano di giganteschi, ma non doveva essere la norma. M.B. Wynn, fondatore del primo Club del Mastiff del Regno Unito nel 1874 e autore di The History of the Mastiff (1886) descrisse il Medelyan come segue: Era un animale di bassa statura, non più di 29 pollici (circa 75 cm N.d.R.) alla spalla con arti corti e robusti e una delle teste di mastino più tipiche che abbia mai visto, anche se notevolmente piccola e di colore grigio, il muso corto, smussato e molto profondo, labbra estremamente pendenti, orecchie molto piccole, pelo corto, molto denso e un po’ lanoso di un castano rosso intenso, con punte di colore blu o ardesia e una striscia bianca sul viso, bianco sul petto e sulle zampe (…) la pelle invece di essere nera era di un colore bluastro. Che questo fosse un vero colore da mastino lo sapevo per avere visto una cagna di mastino inglese esattamente dello stesso colore, era di Lord Stanley of Alderley. La ragione dell’estinzione di questa meravigliosa razza di cani in Russia fu il divieto di caccia all’orso introdotto nel 1860. Nella seconda metà del XIX secolo il numero dei Medelyan iniziò a diminuire rapidamente e all’inizio del XX secolo rimasero solo a Gatchina, il luogo della caccia imperiale. Dopo la rivoluzione bolscevica sono praticamente scomparsi.

I Medelyan furono presenti nei canili di diversi zar russi e venivano donati a governanti stranieri ed esportati in altri stati in cambio di armi, cavalli e tessuti. Il valore di uno di questi cani mediamente era pari a quello di un buon cavallo. Erano apprezzati dagli allevatori europei e furono utilizzati anche per migliorare e mantenere altre razze canine, ad esempio il Mastiff Inglese.

Un Medelyan, 1900.

Di sicuro questi mastini russi somigliavano molto ai cani San Bernardo e non è detto che non ne avessero gran parte del sangue. Anzi, si suppone che derivino da San Bernardo partiti da… Milano, e quindi dall’Italia. W. Priklonski, il cui testo fu tradotto dal russo in tedesco dalla signora M. Fischer, ipotizzò che il nome Medelyan derivasse da Mediolanum, antico nome della città di Milano. Chissà, può darsi che commercianti milanesi, oppure nobili in contatto con gli zar russi, abbiano introdotto là dei San Bernardo, magari in seguito accoppiati con cani locali oppure di altri tipi. Priklonsky allevava questi mastini russi dal 1890 e trovò i migliori riproduttori a Tambov (città a sud-est di Mosca), Kozlov, Efremov, Yelets e Nizhny Novgorod. Infatti Bussius, altro appassionato e che osservò il branco di cani dello zar a San Pietroburgo nel 1912, sospettava che il nome della razza non fosse russo, ma derivasse da una parola di qualche altra lingua, che avrebbe dovuto essere chiarita.

Ecco alcune descrizioni di questi cani: (Hutchinson): Testa enorme, insolitamente potente, bocca quadrangolare, labbra cadenti, torso allungato, peso di circa 175 libbre inglesi, altezza al garrese di circa 26 pollici. La bocca è scura, le orecchie sono di colore scuro, il colore del corpo è rossastro scuro. Leggermente bianco sulla parte anteriore del petto, sulle gambe e sui piedi; (Marr, ma nel  1934): Il cane da orso russo è un grande alano pesante, che ha molte somiglianze con il mastino di Bordeaux e l’alano, ma metà più corto e con un mantello duro.

A proposito della città di Tanbov, in cui il succitato Priklonsky trovò ottimi riproduttori, ecco cosa scrisse nel 1914 Theodor Frich sul Frankfurtter Sportblatt : A Tambov mi sono imbattuto in una razza, e in effetti con caratteristiche ereditarie stabilite della razza, … Medelyan … sei Medelyan … animali con un carattere molto equilibrato. Il Medellian ha le dimensioni di un potente alano, la testa è massiccia, larga e simile alla testa di un mastino; il cane ha un’ossatura molto forte, ma allo stesso tempo si muove in modo elastico come una pantera. Il suo colore è grigio o marrone con pubescenza nera del muso, che gli conferisce un’espressione cupa e spaventosa … descriverei questo cane come un mastino russo.

Un Medelyan, fotografia da  Razze di cani, educazione e addestramento di cani di casa e di amici,
1914, di Fedorovich A.

Lo scrittore russo Aleksandr Ivanovič Kuprin (1870-1938) fu proprietario di un Medelyan, esemplare molto somigliante a un San Bernardo. Questo cane, chiamato Sapsan, salvò Kisu (Xenia), la figlia dello scrittore allora di pochi anni, dall’attacco di un cane idrofobo. Kisu era con la tata e il cane ai giardinetti quando la gente cominciò a fuggire terrorizzata. Apparve infatti un cane nero con macchie bianche, emaciato, sporco, con la coda tra le gambe. Il povero animale era idrofobo, con la bava alla bocca. Corse contro Kisu, mentre la tata scappava urlando. Ma non Sapsan, che attese e poi fulmineamente afferrò il cane rabbioso sopra il collo, scuotendolo e spezzandoglielo. Non c’era stato alcun combattimento.

Sapsan,  Kuprin e Kisu anni dopo l’attacco.

Kuprin ovviamente era molto affezionato, e riconoscente, a Sapsan. I due furono fotografati spesso insieme. Quando nel 1912 il giornalista Fyodor Vasilyevich Groshikov ebbe da Kuprin una sua fotografia, lo scrittore gli scrisse sopra la dedica: FV Groshikov con amicizia. A. Kuprin e Sapsan.
Dopo averla scritta, mise la penna fra le dita del cane e, con il suo aiuto, la fece firmare pure dal suo amato Sapsan. La fotografia fu pubblicata nel 1957 nel primo numero della rivista Argus. Il cane era ancora vivo nel 1917, visto che Kuprin donò allora un’altra foto a I.A. Bunin, sempre facendola firmare a Sapsan. Anche questa fu pubblicata, nella rivista Ogonyok n. 34 del 1957, quando lo scrittore era ormai morto.

La fotografia con dedica di Aleksandr Ivanovič Kuprin, con la “firma” di Sapsan.

Riagganciandoci a quanto scritto sopra a riguardo di Milano e della Russia: il più grande amico umano di Kuprin fu proprio il clown milanese Giacomo Cireni, il quale merita un approfondimento fuori tema, e capirete perché.

Cireni, in arte Giacomino (Milano, 1884 – Milano, 1956), già a 8 anni di età cominciò a lavorare nei circhi. A Parigi incontrò Charlie Chaplin e quindici anni dopo, nel 1918, fu proprio lui a insegnare a Hollywood le movenze clownesche all’attore, il quale le usò per il suo personaggio di Charlot. Anzi, tante cadute di Charlot nei film in realtà le faceva Giacomino, cascatore e sua controfigura. Trasferitosi in Russia al Circo Imperiale di Pietroburgo, si esibiva con un maiale ammaestrato al guinzaglio, chiamato Ziloni. Il problema però fu che Ziloni si chiamava pure il capo della polizia, che minacciò di arrestarlo se avesse continuato. Giacomino allora verniciò il maiale di verde, visto che “zielone” in polacco significa verde. La sera dopo la polizia tornò, ma non poté fare nulla grazie a questo trucco. Purtroppo il maiale, a causa della vernice definita sicura quando invece non lo era, morì intossicato.

Giacomino si esibì anche al Palazzo d’Inverno, residenza invernale dello zar Nicola II, che conobbe e dal quale ebbe in dono un orologio e un anello, entrambi con lo stemma imperiale. Conobbe anche il bieco frate intrallazzatore Rasputin. Ma allo scoppio della rivoluzione bolscevica gli furono confiscati tutti i beni e poté fuggire da quella che era divenuta l’Unione Sovietica solo grazie a un salvacondotto firmato direttamente da Lenin. Tornato in Italia, lavorò ancora nei circhi finché le vicissitudini lo portarono a svolgere la mansione di maggiordomo presso il Circolo della Stampa di Milano fino alla sua morte. Da notare che Giacomino, con Grock e i Fratellini, era ed è considerato tra i più grandi clown mondiali della sua epoca.

Come conobbe Kuprin? Giacomino nel 1907 si trovava a lavorare in un circo a Odessa, città in cui trascorreva l’estate anche Kuprin, il quale assisteva regolarmente agli spettacoli circensi. Kuprin al termine invitava sovente alcuni artisti in uno tra i migliori ristoranti della città. Fu così anche con Giacomino, già famoso. I due non si conoscevano. La regola era che si mangiasse e bevesse come se non ci fosse un domani, e alcune volte Kuprin si addormentava con la testa sul tavolo. Accadde anche quella sera e i commensali alla fine se ne andarono alla chetichella lasciando lo scrittore così. Tutti tranne Giacomino, al quale non pareva corretto lasciarlo così. Quando Kuprin si svegliò, rimase colpito dal gesto di amicizia di quello sconosciuto, e grandi amici lo divennero per davvero. Intervistato a Parigi dal giornalista italiano Fantozzi, Kuprin disse: Ho avuto un solo vero amico, il clown Giacomino, quando tornate in Italia salutatemelo. Kuprin aveva trovato una simile amicizia solo in Sapsan, il suo amato Medelyan.

Giacomo Cireni (Giacomino) con il suo cane, seduto al tavolino di un bar
con Aleksandr Ivanovič Kuprin.

Una raccomandazione: oggi, quando si parla del mastino russo, spesso si intende il Cane pastore del Caucaso che negli Stati Uniti viene anche chiamato il “cane da orso russo”. Ma non è il Medelyan, il mastino che scomparve poco dopo la morte dell’ultimo zar russo. Tuttavia in Russia sono in corso tentativi per ricreare, almeno morfologicamente, questi cani.