Per lungo tempo le guerre mondiali, le terribili pandemie del passato come la peste o la spagnola, le distruzioni delle bombe nucleari e le contaminazioni radioattive come in Giappone e a Černobyl’, l’inquinamento ambientale (il cosiddetto Grande smog di Londra dal 5 al 9 dicembre 1952 fece 12.000 morti), le eruzioni vulcaniche (come quella del vulcano Tambora che nel 1816 con le immani nuvole di cenere bloccò per un anno i raggi solari con relative carestie mondiali), la segregazione dagli altri con tanto di confinamento, le colonne di camion ricolmi di bare, e tante iatture del passato sembravano diventate cose quasi dimenticate – o addirittura proprio dimenticate da tanti – e che mai più nessuno avrebbe vissuto oggi. Purtroppo, sono bastati pochi mesi della pandemia Covid-19 per evidenziare che le catastrofi planetarie, causate dall’uomo o dalla natura, possono accadere improvvisamente, a chiunque. E il tracollo mondiale, se non c’è stato finora, è comunque diventato una possibilità.

La temperatura crollò e il cielo si oscurò, e per mesi o anni la luce fu fioca o inesistente. I ghiacci aumentarono e le acque si ritirarono.

Le città e tutti i centri abitati divennero luoghi ostili, in cui la natura – o almeno ciò che ne rimaneva – tornò padrona. Tuttavia lì c’erano ancora riserve di acqua e cibo, che bisognava trovare e difendere.

Le radiazioni nucleari e l’inquinamento, anche nelle zone in cui erano ridotti, provocarono orribili deturpazioni e menomazioni. E in certi casi molto peggio.