di Eloisia Minolfi*

Nel presente numero di K9 Uomini e Cani viene esaminato il problema della rabbia o idrofobia sotto molteplici aspetti, e di sicuro interesse è il comportamento che si suggerisce ai padroni dei nostri amici animali nell’ipotesi, si spera remota, di incontro con un animale colpito da questo virus.

Immagine tratta da film d’animazione L’isola dei cani (2018, Isle of Dogs) di Wes Anderson.

Le domande che più di frequente giungono all’attenzione della scrivente riguardano l’obbligatorietà del vaccino e i tipi di responsabilità cui il padrone di un animale non vaccinato può andare incontro.

Orbene, in primo luogo è nota a tutti, ormai, l’obbligatorietà di un documento sanitario ad hoc per il proprio animale domestico, nel cui documento sono elencati gli assolvimenti degli obblighi sanitari tra cui i vaccini previsti per lo specifico animale.

Chiunque sia in possesso di un cane sarà a conoscenza del fatto che in Italia il vaccino antirabbico è stato dichiarato non più obbligatorio fin dall’anno 2013, anno in cui il Ministero della Salute divulgò presso l’Associazione Nazionale Medici Veterinari la notizia del conseguimento – per l’Italia – dello status di Paese indenne da rabbia.

Per quanto questa sia una buona notizia, i proprietari di cani non possono trovare in tale disciplina la loro rassicurazione, se non solo da un punto di vista parziale, vale a dire quello dell’assolvimento dei propri individuali oneri di vaccinazione dell’animale domestico. Restano, però, ancora vive le apprensioni rispetto alle relazioni che gli animali domestici intrecciano, ad esempio, al parco con altri cani, magari di provenienza estera o, ancora durante i viaggi in Paesi in cui la rabbia rappresenta tuttora un problema cogente.

Orbene, parlando di rapporti con stati esteri è bene fugare qui e subito ogni dubbio chiarendo che se si decide di adottare un cane di provenienza estera è doveroso sottoporre l’animale alla vaccinazione antirabbica. Detto ciò, possiamo esaminare le questioni che riguardano, come preannunciato, le relazioni con e tra animali provenienti da Paesi diversi dall’Italia.

Innanzitutto è importante ricordare che in Italia, ai sensi dell’art. 5 co. 2 del Regolamento (CE) n.998/2003, vige il divieto di introdurre, sia dai paesi membri dell’Unione Europea che dai Paesi terzi, cani e gatti di età inferiore ai tre mesi e non vaccinati nei confronti del virus della rabbia. Tuttavia, chi può dirsi responsabile dei danni cagionati dall’animale proveniente da un Paese terzo, il quale animale abbia superato i controlli doganali pur essendo portatore di un virus (ad esempio quello della rabbia) contro il quale l’Italia non prevede l’obbligo di vaccinazione?

Cani in arrivo.

Si configura in questo caso una responsabilità duplice: da una parte una responsabilità diretta per il padrone dell’animale affetto da rabbia e dall’altra parte una responsabilità indiretta per lo Stato membro (l’Italia) che non ha vigilato. Infatti, se il padrone dell’animale domestico è colpevole per il fatto illecito commesso dal suo animale, nonché per aver violato la normativa europea in materia di movimentazione di animali domestici, lo Stato membro è imputabile di culpa in vigilando, ovverosia sussiste un profilo di responsabilità per non aver adottato le misure necessarie a impedire il verificarsi del danno.

* Avv. Eloisia Minolfi, esperta in responsabilità civile e diritto degli animali, Milano, tel. 02 54123438 www.avvocatominolfi.com