La crudeltà, l’ignoranza, l’indifferenza, la vita dura della gente furono l’alveo in cui per millenni si propagò la piaga dei combattimenti tra cani, tra cani e altri animali e pure tra animali cani esclusi. Accade barbaramente anche oggi nella civile Europa, in cui purtroppo allignano anche fior di delinquenti vigliacchi che li organizzano, collaborano e ci lucrano. Nell’Inghilterra vittoriana divenne famosa una scimmia che in tali combattimenti sconfisse diversi cani, tuttavia non se ne conosce la specie. Però vedrete che alla fine di questo articolo arriveremo, se non all’esatta individuazione, certamente in strettissima prossimità.

Jacco Macacco era una scimmia da combattimento che fu esibita nei primi anni del 1820 a Londra al Westminster Pit, una famosa arena sportiva, allora legale, che si trovava in Duck Lane, Orchard Street, e che raggiunse l’apice della popolarità tra il 1820 e il 1830 ospitando spettacoli di lotte tra cani, galli, orsi, tassi, scimmie e topi. L’arena era di circa 6 metri per 5,5 metri, intorno alla quale c’erano dei gradini su cui si assiepavano anche oltre 200 persone assetate di sangue e che facevano scommesse. I cani prima dell’inizio dei combattimenti venivano pesati e lavati con acqua o latte, visto che c’erano i furbetti che cospargevano il pelo dei loro cani con pepe. Anzi, i padroni dei due cani appena prima del combattimento erano autorizzati a leccare il cane avversario per sincerarsene. Gente fuori di testa! Del resto non era solo questione di malaugurata passione, ma soprattutto di soldi.

Secondo quanto raccontano le cronache dell’epoca, questa scimmia giunse alla città portuale di Portsmouth, contea dell’Hampshire in Inghilterra, a bordo di una nave. Era di un marinaio, che l’aveva ottenuta chissà dove e che la tenne con sé per tre anni. Forse si trattava di un maschio, visto che era stato chiamato Jacco Macacco (o Maccacco). Quando si scrivono articoli e libri attinenti questo esemplare di scimmia si cita pedissequamente che “macaco deriva dal portoghese macaco che significa scimmia, a sua volta derivante da una parola bantu”. Fine. Ma, immodestamente, noi siamo K9 Uomini e Cani e quindi forniamo sempre approfondimenti maggiori. Allora, macaco deriva dalla parola bantu – una grande popolazione africana – kako, ossia scimmia, singolare. Il plurale è (ma) kako, quindi più scimmie vengono chiamate makako. Lo stesso nome si usa, nella Repubblica Democratica del Congo e nel nord dell’Angola, nella lingua franca kongo (o kikongo), che in buona parte è sempre bantu.

Fin d’ora qualche lettore potrebbe pensare che il famoso Jacco Macacco fosse quindi di una specie africana, ma l’unica specie di quel continente appartenente al genere di primati Macaca della famiglia Cercopithecidae è la bertuccia  (Macaca sylvanus), che vive  in Marocco, Algeria, Tunisia e sulla rocca di Gibilterra. La popolazione di lingua bantu invece vive a migliaia di chilometri di distanza, nell’Africa subsahariana, ossia dal Camerun all’Africa centrale, orientale e meridionale. Quindi i bantu non conoscevano le bertucce e manco i macachi e pertanto il nome makako per loro è generico, ossia scimmie. Tra l’altro Jacco Macacco aveva la coda, seppure corta, ma le bertucce no. Inoltre il genere Macaca  –  così chiamato nel 1799 dallo zoologo Bernard Germain de Lacépède  –  include 22 specie, e ben 21 sono asiatiche.

Perché il marinaio chiamò Jacco la sua scimmia? Perché Jacco era il diminutivo di Jackanapes, che deriva da Jack Napes, un nome scherzoso usato spesso dal 1526 per le scimmie da compagnia. Jack o Jacco era anche un nome generico per un maschio, animale o umano che fosse (fonte: Oxford Shorter Dictionary on Historical Principles, e Oxford English Dictionary). Quindi la scimmia Jacco Macacco forse era un maschio, ma non potremmo giurarci.

Perché questo ignoto marinaio adottò una scimmia? Chi lo sa, forse amava gli animali o gli faceva compagnia. Oppure per soldi, in quanto voleva venderla una volta arrivato in Inghilterra poiché erano animali richiesti e ben pagati. Per la maggior parte del XIX secolo non era affatto raro che una famiglia tenesse una scimmia come animale domestico. Erano giocose, dispettose, abili e divertenti. Erano e sono anche abbastanza simili a noi umani da essere considerati da alcuni proprietari affettuosi come nient’altro che bambini birichini, addirittura vestiti con tanto di indumenti.Tuttavia coloro che si aspettavano che le scimmie si comportassero come animali domestici o bambini dispettosi furono spesso spiacevolmente sorpresi constatando che le scimmie col passare degli anni esibivano gli stessi comportamenti negativi (per gli umani) dei loro parenti selvatici. Tendevano a essere estremamente distruttivi e, nonostante alcuni di loro fossero stati allevati da persone, a volte diventavano inaspettatamente aggressivi. Ci sono vari resoconti di scimmie che mordevano i loro proprietari o attaccavano i gatti, i cani o gli uccelli con cui avevano condiviso la loro casa. Di conseguenza, la maggior parte delle scimmie da compagnia veniva tenuta in gabbia o incatenata.  Ma durava poco, perché morivano presto di malattie.

La scimmia e il gatto, di Abraham Hondius, 1670.

Torniamo al nostro marinaio. Un brutto giorno la scimmia – da giocherellona e calma che era stata fino ad allora – davanti a un piatto di latte, e non si sa il motivo, morse il padrone a una mano, lacerandogli tre dita. Questo particolare ci fa supporre che la scimmia fosse ormai adulta, in quanto è risaputo che tali animali – tranne pochissime eccezioni, anche se potenzialmente il rischio rimane – col passare del tempo diventano aggressivi e pericolosi. Jacco senza dubbio non era uno scimpanzé, ma per dare un’idea si sappia  che dei circa venti giovani esemplari di tale specie usati nei famosi film di Tarzan nel ruolo di Cheetah, non pochi si dimostrarono in alcuni improvvisi momenti aggressivi verso gli stessi attori. Anzi, due di loro furono abbattuti e in particolare uno di questi fu ucciso a fucilate dalla polizia il 6 settembre 1957 a Cypress, in California, dopo essere evaso dalla sua gabbia, aver attaccato il suo proprietario e poi un gruppo di bambini.

Per il marinaio era un problema, perché certo non lo poteva più vendere come animale da compagnia. Allora lo fece combattere a Portsmouth con i cani in una serie di arene sportive locali, e poi lo vendette a un argentiere chiamato Carter, vivente a Hoxton. Il nuovo proprietario constatò presto che l’animale aveva un pessimo carattere, tanto che Carter dovette acquistare una lastra di lamiera da usare come scudo ogni volta che gli si avvicinava. Ma la cosa aveva i suoi aspetti positivi, perché a quei tempi si organizzavano anche combattimenti inusuali, purché si avesse a disposizione una scimmia di dimensioni adatte per essere contrapposta a cani di quella grandezza o anche un po’ di più. Lo si faceva anche nel medioevo. Il problema era che i cani da combattimento europei non erano abituali a confrontarsi con tali animali. Un Boerboel impiegato sul campo in Africa è in grado, pur rischiando pericolose ferite, di uccidere anche i babbuini, ma perché ha imparato a sue spese con quale tecnica farlo.

Maastricht, Basilica di San Servazio. Capitello scolpito raffigurante una scimmia che combatte contro un cane (XII sec.).

Jacco aveva vinto contro un cane, poi contro un altro e ancora contro un cane famoso per aver combattuto a Bethnal Green. Quando sconfisse pure questo cane, la sua reputazione iniziò a crescere. Fu presentato con il nuovo nome “Hoxton Ape”. La scimmia era diventata, suo malgrado, fonte di copioso denaro e per creare più attesa la si indicava appunto non come monkey ossia scimmia ma addirittura come ape, ossia una grande scimmia antropomorfa addirittura tipo scimpanzé, orango o gorilla! E il pubblico, che non aveva mai visto Jacco, ci credeva e accorreva numeroso. Questo business fece sì che la scimmia – che intanto aveva morso anche Carter –  venisse acquistato da Charles Aistrop, proprietario del Westminster Pit che abbiamo descritto prima.

Un combattimento di Jacco Macacco contro un cane al Westminster Pit.

Jacco aveva istintivamente una tecnica nel combattere, che alcune specie hanno, per esempio i babbuini. Un tempo li si cacciava in Africa con mute di grossi cani aggressivi, che però finivano sempre a pezzi perché tali scimmie cinocefale sono grosse, dotate di impressionanti canini e viventi in gruppi di decine di esemplari. I maschi, insieme, possono fare a brani un leopardo, che comunque è il loro principale predatore. La tecnica usata dai babbuini contro i cani è di afferrarli con le quattro mani, azzannarli tirando con il collo e spingere contemporaneamente con gli arti, provocando subito ferite mortali. Sappiamo che qualche anno fa un esperto italiano suppose che Jacco fosse un babbuino o addirittura un mandrillo, ma senza dubbio non è così in quanto ambedue queste specie sono parecchie volte più grandi di com’era Jacco. Il babbuino chacma maschio, uno dei più pesanti, va da 21 a 45 kg con una media di 31,8 kg, mentre le femmine vanno da 12 a 25 kg con una media di 15,4 kg. La più piccola specie di babbuino, il kinda, è comunque grande come una femmina adulta di chacma e tra maschi e femmine il dimorfismo è limitato, ossia le dimensioni non differiscono molto.

Babbuini.

Quindi Jacco non era un babbuino, e meno che mai un mandrillo che se maschio può arrivare a 54-60 kg. Anche una piccola femmina di 12 kg sarebbe oltre il doppio più grande di Jacco, che pesava solo da 10 a 12 libbre (da 4,5 a 5,4 kg). Anche il drillo, specie simile ma più piccola, pesa circa 20 kg, e le femmine una decina. Altra cosa che era sfuggita al nostro esperto italiano è che mandrilli e drilli hanno la coda cortissima e quasi non visibile, mentre Jacco l’aveva, e neppure fu descritto dello straordinario e appariscente colore del manto di queste ultime specie. Alcuni scrivono che forse Jacco era un gibbone e la cosa ci lascia basiti. Troppa fatica a guardare una fotografia o illustrazione di queste scimmie? I gibboni non hanno coda!

Mandrilli.

Jacco in un breve periodo sconfisse almeno tredici cani più pesanti di lui, battendoli o uccidendoli in soli 1,5-2,5 minuti. La sua tecnica era quella di presentare la schiena o il collo al cane, subito spostarsi e rotolare a terra, afferrando da sotto l’avversario con le mani e azzannandolo alla gola. Si diceva che la scimmia fosse avvantaggiata dalla durezza e flessibilità della sua stessa pelle, cosa che francamente è poco credibile poiché le scimmie, anche le più grandi, hanno la pelle poco spessa, come noi umani. In altri casi quando il cane attaccava la scimmia saltava in alto e gli ricadeva sulla schiena, si aggrappava con le mani e mordeva la gola. Aistrop, come detto proprietario di Jacco e del Westminster Pit, allora lanciò una sfida: era pronto a fare combattere la scimmia contro qualsiasi cane in Inghilterra pesante il doppio e scommetteva che il cane non sarebbe durato 5 minuti.

Colse la sfida  Tom Cribb, appassionato di combattimenti tra cani e pure lui combattente essendo un ex pugile professionista campione del mondo. E pugile di quei tempi, in cui si combatteva a mani nude sul ring in quello che era un vero e proprio massacro. Il 18 dicembre 1810 vinse un match  contro un americano, l’ex schiavo Tom Molineaux, a Copthorne Common nel Sussex. Combattimento durato 35 round! Il pugile atterrato aveva 60 secondi per rialzarsi, ma l’incontro non aveva limiti di tempo, si andava KO o si abbandonava. Addirittura un incontro durò 6 ore e 15 minuti!

Tom Cribb.

Cribb, che dopo il ritiro commerciava in carbone, scommise che il suo cane invitto bull and terrier di 19 libbre (8,6 kg), Mr Tho detto Puss, sarebbe certamente durato 5 minuti contro la scimmia, anzi l’avrebbe uccisa. La scommessa fu di 50 sterline, e la vinse Cribb il 13 giugno 1821. Quello era l’evento clou, ma come contorno c’erano altri combattimenti tra cani, tra cane e tasso e tra cani e un orso.

Esiste un disegno realizzato durante il combattimento da Thomas Landseer, fratello del famoso pittore e scultore Edwin Landseer (con il cui cognome fu chiamata l’omonima varietà bianca e nera del cane Terranova, che in Italia invece è una razza diversa). Vi si vede i due combattenti bloccati insieme mentre si sbranano a vicenda. Nell’arena chiazzata da grandi macchie di sangue dei due poveri animali, il combattimento durò mezz’ora e finì con Puss sgozzato e Jacco – che come al solito aveva lottato legato con una lunga catenella – privo di mascella, strappata dal cane. Puss morì subito, Jacco dopo un paio d’ore. Non si ebbe neppure la pietà di sopprimerlo per evitargli quella terribile agonia. Parrebbe che le sue ceneri siano conservate al True Crime Museum di Hastings, Sussex.

Il combattimento a morte tra Jacco e Puss, disegno di Thomas Landseer.

Richard Martin, il colonnello nonché deputato di Galway soprannominato “Humanity Dick” dal re Giorgio IV per i suoi tentativi di introdurre una legge per migliorare il trattamento degli animali presentò alla Camera dei Comuni una petizione di alcuni rispettabili abitanti di Camberwell – firmata anche dai macellai di Whitechapel, consapevoli delle atroci crudeltà commesse – e tenne in merito un appassionato discorso al Parlamento nel 1822 e difatti il Cruel Treatment of Cattle Act, detto anche “Martin’s Act”, ebbe l’assenso reale il 22 luglio 1822, diventando la prima legislazione al mondo a proteggere gli animali dalla crudeltà umana.

Richard Martin.

A quale specie di scimmia appartenesse Jacco non si sa. Lord William Pitt Lennox, prima ufficiale britannico e poi scrittore, lo descrisse come originario dell’Africa, ma in seguito riportò che apparteneva alla famiglia dei gibboni, che sono asiatici: Jacko era di quella specie di Simiae denominata Gibbon, che siedono con le zampe anteriori a terra; era di colore cinereo, con dita e muso neri. … In apparenza non era né vecchio né brutto. Lennox, che in guerra aveva perso un occhio, non pare brillare neppure nelle sue descrizioni, visto che i gibboni non  siedono con le zampe anteriori a terra, sennò dove mettono le posteriori? L’acquaforte di Thomas Landseer, che vide la scimmia, mostra Jacco con una coda corta, non lunghissima ma comunque evidente. Aistrop descrisse Jacco con una bocca canina e molto più grande della scimmia comune, cosa che non significa nulla. Canina probabilmente per via dei lunghi canini. Sempre Aistrop affermò che il marinaio che lo aveva originariamente posseduto lo aveva preso dall’Isola di Maccacco. Ricordiamo che Jacco pesava circa 4,5-5,5 kg, ossia come un grosso gatto.

Andiamo per esclusione: Aistrop si confondeva con Macao, colonia portoghese in Cina dal clima caldo-umido adatto alle scimmie? Forse, però Macao è una penisola, e fu un’isola solo prima del XVII secolo, quando si fecero grandi bonifiche. Certo, visto che c’è il mare, la presenza di marinai della marina mercantile inglese ci sta, come appunto il primo padrone di Jacco. I macachi sono presenti lì. Ma erano passati tre secoli da quando Aistrop accennò all’Isola di Macacco come luogo di arrivo di Jacco. Non sapeva che Macao era diventata una penisola? Può darsi.

Chi scrive può citare direttamente qualcosa sui macachi. Molti anni fa lo zoo di Milano ne deteneva, tra gli altri, un maschio, che un giorno per una dimenticanza fuggì, rifugiandosi sul tetto di un magazzino. Uno dei custodi conosceva bene l’animale e allora salì tranquillamente con una scala sul tetto e prese il macaco, che però era spaventato o innervosito o chissà cosa, fatto sta che afferrò con le quattro mani l’uomo e cominciò a dargli terribili morsi. La stessa tecnica di Jacco. Fortunatamente il custode non era solo, e in suo soccorso ne arrivò un altro che sferrò un potente pugno alla testa della scimmia, tramortendola e catturandola. Il ferito dovette essere ricucito con 30 punti di sutura. Se i canini del macaco gli avessero tranciato un’arteria, l’uomo sarebbe morto dissanguato in pochi minuti. Esattamente come capitò ai cani contro Jacco.

Un macaco.

Aistrop intendeva forse una delle isole giapponesi Honshu, Shikoku e Kyushu, in cui vivono le scimmie, che sono comunque macachi? Non è possibile, anche le più piccole femmine sono comunque grandi il doppio di Jacco. Non solo, hanno le facce di colore rosso-rosato, mentre Jacco l’aveva nera. Una scimmia che quanto a peso corrisponderebbe a Jacco sarebbe il macaco dalla coda di maiale del sud, che vive in Thailandia, Malesia e Indonesia: il maschio pesa 5-12 kg, la femmina misura 4,5- 6 kg. Però sono di colore marrone, senza muso nero. Come capirete, supponiamo che Jacco fosse un macaco, che a seconda della specie vanno da 5,5 a 18 kg i maschi e le femmine da 2,4 a 13 kg. La nostra opinione sulla specie deriva anche dal fatto che il famoso marinaio tenne Jacco senza problemi per tre anni, e solo dopo la scimmia mutò il comportamento e divenne aggressivo, mordendolo. Si suppone che quindi allora avesse tra i tre e i cinque anni. Bene, proprio in questa fase i macachi maturano sessualmente e, come altre scimmie, mutano di carattere.

Dalla descrizione, il nostro parere – che non vale nulla, essendo un’ipotesi come un’altra – è che Jacco fosse un macaco siberut (Macaca siberu) endemico dell’isola di Siberutè, la più grande delle isole Mentawai, a ovest di Sumatra nell’Oceano Indiano. Prima si riteneva che questa specie fosse tutt’uno con il bokkoi o macaco dell’isola di Pagai, Sumatra. Infatti il siberut ha la coda ma, come tutti i macachi asiatici, l’ha corta – una quindicina di centimetri –, è scuro (cinerino) e ha la faccia senza pelo e la pelle nera. Anche le mani sono nere. I maschi pesano circa 6-9 kg mentre le femmine 4,5-6 kg. Corrisponderebbe proprio a Jacco Macacco.

Macaco siberut.