di Michele Caricato*

La nostra storia ha inizio circa ventimila anni fa, quando il nostro antenato (che per comodità chiameremo Ugo) aveva poche scelte per ciò che riguardava la professione potendo, al massimo, scegliere tra cacciatore o raccoglitore. Ebbene Ugo era un innovatore e decise con sorpresa di fare l’addestratore. Era già un po’ di tempo che godeva della compagnia (molto discreta e a distanza) di un buffo e peloso animale che per facilità classificheremo come lupo, il presunto antenato del nostro cane. Ugo si informò bene, fece dei corsi e studiò (non essendoci precedenti chiaramente dovette fare sia da allievo che da maestro) e alla fine ebbe la tanto sospirata qualifica di addestratore educatore cognitivo consulente globale.

Il lupo, dal film La spada nella roccia (1963, Disney).

Si mise subito all’opera, scegliendo la sua prima vittima…ops scusate…cliente, il sopracitato lupo che decise di chiamare Fuffy. Già sul nome ci furono delle divergenze, in quanto il lupo non degnava nemmeno di uno sguardo Ugo quando pronunciava quel nome. L’addestratore decise allora di imporsi e si avvicinò minaccioso all’animale, urlando il suo presunto nome e, come c’era da immaginarsi, rimediò un paio di sostanziosi morsi. Frustrato dal fallimento cambiò tattica con un approccio più morbido  presentandosi a Fuffy reggendo in mano un sostanzioso cosciotto di Dodo. In effetti dopo innumerevoli tentativi (talmente tanti che i Dodo furono tutti sterminati e si estinsero) il lupo cedette, divenne accondiscendente e accettò quel nome ridicolo come pure la compagnia di quel bipede buffo.

I Dodo, dal film L’era glaciale (2002, 20th Century Fox).

La collaborazione si fece sempre più vantaggiosa per entrambi e il loro rapporto divenne una profonda amicizia essendo comunque la vita con l’uomo piena di stimoli, avventure e tanto cibo. Ugo non era male alla fine. Era intelligente, forte e non aveva paura di affrontare i pericoli e l’ignoto. Si faceva rispettare, clava in mano, da chiunque minacciasse la propria indipendenza e, diciamocelo, sapeva godersi la vita grazie alle piccola comodità delle quali si era circondato.

Avendo già sviluppato il linguaggio verbale per Ugo era un sollievo avere un amico che non parlava al quale poteva confidare tutti i suoi segreti e le più intime frustrazioni senza pericolo. Assieme non avevano regole, orari e limiti. Che sogno. Ecco il vero paradiso.

Un giorno Ugo però decise di apportare qualche cambiamento alla sua vita (e di conseguenza a quella del suo coinquilino Fuffy); scambiò buona parte della sua libertà per un cellulare e un abbonamento alla tv satellitare, si rese disponibile a seguire le disposizioni di altri per un’auto rossa ibrida con il bollo pagato per tre anni e consegnò tutto il suo coraggio per un bilocale termoautonomo. Fu l’inizio della fine. Questa cosa Fuffy non la digerì per niente e cominciò ad annichilirsi, trasformandosi in un essere che poteva al massimo essere l’ombra di ciò che era prima.

Perennemente insoddisfatto, il lupo (ora cane) iniziò a fare di tutto per rendere la vita impossibile al suo nuovo compagno. Iperattivo e distruttivo, intenibile e stressato con punte di depressione e fobia.

Per non parlare dell’aggressività. Si, è incavolato nero ma non del nuovo posto o del nuovo stile di vita; è arrabbiato per ciò che Ugo è diventato o meglio per quello che Ugo non è più.

Parte da qui la mia privatissima riflessione e personalissima opinione: molti di noi non sono più in grado di rapportarsi e gestire cani che abbiano un carattere leggermente più impegnativo rispetto alla media. Forse lo era nostro nonno. Ma da quella generazione in poi non ce la facciamo più. Qualche secolo fa combattevamo contro i draghi per conquistare  la nostra principessa e oggi non abbiamo il coraggio neanche di parlarle; le mandiamo un WhatsApp.

È naturale che qualche cane o razza particolarmente intraprendente approfitti di questa situazione sapendo che, con un bel ringhio o tentativo di morso, si è assicurato di poter prendere in mano tutta la sua vita. Non esistono cani che “impazziscono” dall’oggi al domani (di esseri umani si, tutti i giorni). Un attacco serio verso una persona è la conclusione di mille tentativi e avvertimenti ignorati. Nella mia esperienza di recupero comportamentale, come in quella di altri colleghi esperti,  la difficoltà nel rapportarsi con questi esseri non è mai stata molto complessa. Sì, ci piace passare per eroi che convivono con cani assassini ma nella realtà la maggior parte di loro dopo qualche giorno si rivelano appiccicosi e amorevoli come un colombo con la sua colomba.

Cosa è successo, quando ci ritroviamo a passeggiare tranquillamente con un Pastore Maremmano Abruzzese  che qualche mese prima stava per essere soppresso a causa della sua aggressività, oppure quando possiamo addormentarci sul divano con un Amstaff il cui unico scopo in precedenza era di aprire la testa del suo proprietario? Il fatto è che spesso siamo bravi istruttori, ma il vero segreto è che siamo Ugo. Il vecchio, caro, miglior amico del cane.

Ho avuto la fortuna di poter girare in molti paesi del mondo e conoscere tanti bravi esperti coscienziosi e professionali istruttori. Ognuno con la sua opinione e i suoi risultati dimostrabili, e ciò che li accomunava tutti era proprio questo. Erano Ugo. Nella vita sono persone incredibili: sicure, libere, serene e piacevoli. Dicono a tutti ciò che pensano, aiutano chi ha bisogno e bloccano sul nascere chiunque voglia prevaricarli. Si divertono quando possono, ma sono capaci (tutti, giuro) di lavorare 24 ore al giorno. Dormono in macchina se serve e si lavano con le salviette umidificate se non c’è acqua ma sono anche i più eleganti, educati e affascinanti quando l’occasione lo necessita.

Quale è la situazione reale in Italia?

La nostra selezione delle razze da lavoro è spesso diretta ad avere una buona performance nelle gare di utilità e difesa. I cani in mano a persone esperte (allevatori, addestratori e sportivi del settore) difficilmente presentano problemi comportamentali o, perlomeno, anche se li hanno vengono comunque ben gestiti. Quando però i cani frutto di questa selezione vanno in mano a persone poco esperte ci ritroviamo a volte con dei seri problemi di “amministrazione” ritrovandoci a dover guidare una macchina troppo potente per le nostre capacità.

Pluto, Walt Disney.

È il problema che si ritrovano per esempio ad avere molti proprietari di Border Collie, che è una razza che mal si adatta alla convivenza con un proprietario pantofolaio. Certo, il Border Collie frustrato dalla poca attività non morde o comunque non abbastanza da essere pericoloso ma quando esplode una razza con potenziale più importante allora cominciano i veri problemi. A questo punto io farei quindi una distinzione/precisazione tra cane aggressivo e pericoloso. Dalla mia esperienza una delle razze più aggressive – cioè la percentuale di casi rispetto al numero di cani – è il Pinscher Nano. Mi riferisco naturalmente sempre a linee commerciali, tipo acquisti in negozio. Molte famiglie si ritrovano sequestrate o limitate in una ristretta zona del divano o della casa minacciati dal coraggioso quadrupede, senza sapere come affrontare un simile problema e, spesso, convivendoci.

Ma il Pinscher per quanto possa essere aggressivo difficilmente sarà pericoloso. Le razze pericolose quindi non sono le più aggressive. Un Pitbull ha una possibilità molto più remota rispetto ad un Cocker di mordere il suo proprietario, ma il problema è che se un Pitbull morde il danno può essere davvero serio.

Io partirei da qui. Consigliare o sconsigliare una razza non dipende dalla sua docilità ma, spesso, dalle sue potenzialità e dalla taglia. Mi è capitato di vedermela con un San Bernardo aggressivo. Be’, vi assicuro che quella sola volta è valsa più di ogni altro incontro spiacevole. L’ultimo cane che mi ha morso è stato un Maltese (mi vergogno a dirlo). Me ne sono accorto a malapena, ma vi assicuro che la situazione mentale di quel cane era una delle peggiori che io avessi mai visto. Un’aggressività di un livello da fare invidia a un animale selvatico. Senza ritenzione, freno o risposta a qualsiasi stimolo. Ma era comunque un Maltese e quindi ci siamo fatti una risata.

Una volta presa coscienza della pericolosità, un istruttore si trova davanti a un altro dilemma: adesso che ho recuperato questo cane di razza X del peso di 30 kg (o peggio) di muscoli, che ha migliorato del 90% i suoi comportamenti e viene al bar con me tutte le mattine stando tranquillamente in mezzo a tutta la gente, può ritornare tranquillamente dal suo proprietario o rischio di avere sulla coscienza tra qualche mese il figlio di due anni?

Dopo qualche anno di lavoro questi quesiti ci si li pone. Perché con alcune razze non possiamo permetterci alcun margine. È come andare in aereo, la possibilità di fare un incidente è veramente remota ma se dovesse succedere difficilmente ci salviamo. In bici abbiamo tantissime possibilità di farci male ma, per fortuna, la maggior parte delle volte molto lievemente. Ebbene, la bici è il nostro Pinscher o il Maltese, l’aereo è il nostro Maremmano o Pitbull. Per guidare una bici non ci vuole la patente, per guidare un aereo bisogna passare degli esami difficilissimi.

Cosa possiamo fare per migliorare l’attuale situazione? Io penso che la soluzione sia sempre la cultura. Più che vietare, obbligare ed esaminare avremmo bisogno di conoscere a fondo i cani e le specifiche razze o tipologie. Le razze sono state create in un numero così alto in modo da poter accontentare chiunque. Ma noi sappiamo cosa vogliamo dal cane? No. Acquistiamo il Maremmano Abruzzese perché è bianco e soffice; il Siberian Husky perché ha gli occhi blu; il Border Collie perché è famoso; il Pitbull perché ha dei muscoli incredibili; il Labrador perché può portarmi la carta igienica (come in una famosa pubblicità televisiva); il Pastore Tedesco perché lo usano nei film. E sappiamo cosa vorrebbe il cane da noi? No. Un cane può vivere tranquillamente in appartamento è vero, ma a che condizioni?

Da giovane feci le mie prime esperienze cinofile a Parigi e già trent’anni fa il numero di cani presenti in città era incredibile. La differenza tra i proprietari francesi e noi era che lì tutti i cani frequentavano una scuola, facevano agility o altre attività o, quantomeno, frequentavano il Bois de Boulogne (846 ettari di parco) per giocare o lavorare con le decine di educatori (personal trainer) che frequentavano il parco.

Il cane è una passione. Dovrebbe essere il più bel pensiero della giornata il tornare a casa e uscire con il nostro fedele amico per fare qualcosa assieme. Organizzare una vacanza con lui e vivere la natura assieme è un’esperienza che non ha paragoni; credo che i momenti più belli della mia vita li abbia passati con i miei cani in Germania nella Foresta Nera o sul Monte Bianco. Concludo con la frase che amo dire a tutti quelli che, guardando i miei cani tranquillamente sdraiati indifferenti ad ogni cosa che li circonda, mi dicono: “Ma come sono bravi i suoi cani”. E io rispondo: “No, non sono bravi. Sono solo stanchi”.


* Michele Caricato, istruttore cinofilo e consulente comportamentale, ha girato il mondo per studiare, capire e soprattutto vivere il mondo dei cani. Confrontando e sperimentando metodi e tecniche diverse è arrivato alla conclusione che solo lo sviluppo di una grande sensibilità e passione può farci capire quali siano le reali esigenze dei nostri fantastici amici e che solo occupandoci di questi bisogni potremo avere un cane sereno, equilibrato ed obbediente, felice di fare parte della nostra famiglia e contento di comportarsi nella maniera più opportuna. Michele non ha dedicato solo il suo tempo ai cani ma soprattutto ha dato loro anche il proprio “spazio” permettendo a questi fantastici esseri di entrare completamente nella sua vita e rendendoli parte integrante di essa. Oggi è docente presso le più importanti scuole di formazione, scrittore e consulente comportamentale.