Per trattare il Deutscher Jagdterrier partiamo dai terrier inglesi, cani fantastici. Chiariamo però subito una cosa, i cani da tana – specialità di molte razze terrier – non erano e non sono tipici della sola Gran Bretagna. Li avevano già gli antichi romani e non per nulla il termine terrier deriva da terrars che a sua volta deriva dal latino terrarius, che erano appunto piccoli cani in uso presso i romani per la caccia in tana, e non pochi secoli prima della conquista della Britannia. Tra i vari terrier splendidamente allevati in quest’isola, quello che ottenne grande notorietà a livello internazionale fu il Fox Terrier, a pelo liscio e a pelo ruvido.

Fino al termine della Prima guerra mondiale quello a pelo liscio conservò la palma della popolarità, finché non gliela sottrasse quello a pelo ruvido intorno al 1920 (anche grazie alla relativa toelettatura in grado di “scolpirne” l’aspetto in modo accattivante). Scrisse nel 1899 Alfred de Sauvenière, specialista del rabbit-coursing: Dappertutto nelle strade, nei parchi, lungo i viali, si vedono di questi piccoli quadrupedi, ornati di bei collari di cuoio bianco o giallo, puliti, con il pelo lucido, l’andatura vivace e sciolta, l’occhio e l’orecchio pronti a captare ogni novità, che trotterellano dietro i loro padroni come amici prediletti, più che come servitori sottomessi. Il Fox-Terrier è il quadrupede più alla moda che sia mai esistito.

I primi anni del XX secolo furono testimoni di un’enorme popolarità dei terrier (detto in generale) in tutta Europa e negli Stati Uniti. Il Westminster Dog Show iniziò nel 1907 e il suo primo vincitore fu un Fox Terrier e lo stesso avvenne consecutivamente dal 1908 al 1911, e ancora dal 1915 al 1917. Il Cruft’s Dog Show, precedentemente chiamato Allied Terrier Show, dopo la Prima guerra mondiale divenne la più grande mostra canina del mondo. Non solo, in quegli anni nacque la prima pubblicazione specifica per cani di razza ed era una rivista dedicata ai Fox Terrier.

Questa moda, grazie all’esterofilia sempre e ovunque imperante, conquistò anche il mondo militare tedesco e pure in Germania non era raro vedere, ai giardini pubblici e nei parchi cittadini, ufficiali con Fox Terrier al guinzaglio. Non è che lì mancassero ottimi e antichi cani – basti pensare ai Pinscher, tra cui il German Pinscher progenitore del Dobermann e che tuttavia aveva maggiori dimensioni rispetto al Fox Terrier – ma il fatto è che la razza inglese proveniva dal mondo della caccia a cavallo, d’èlite, e quindi più appagante come status symbol. Per capirci, i comuni e veraci terrier erano i cani della povera gente inglese, così come il tipo pinscher era dei contadini tedeschi. Il Fox Terrier dalle lunghe zampe, selezionato così per potere correre insieme alla muta dei segugi – o almeno, così si dice – e dei cacciatori a cavallo, ormai non era più molto adatto alla sua vera attività da tana (molto migliori i terrier rimasti con le zampe corte), però era di moda e indicava uno status sociale più elevato.

Questa corsa ai cani da show causò però la perdita o il calo, quasi sempre, delle qualità da lavoro, come raccontò Carl Erich Gruenwald, uno dei creatori del Deutsche Jagdterrier: Sono arrivato a Monaco nel 1911 e ho cercato soprattutto di conoscere cacciatori e cani da caccia (…) A quel tempo, il Fox Terrier era molto più un “cane alla moda” di quanto lo sia oggi il barboncino. In questo periodo c’erano anche orientamenti che da un lato si concentravano sull’allevamento di un bel cane standard inglese e dall’altro di un cane con ottime qualità di caccia. I Fox Terrier rappresentavano una grande ampiezza e varietà, che furono approvati e supportati dai giudici britannici. Ma controllato dall’Inghilterra, il paese di origine della volpe (inteso come caccia alla volpe N.d.R.), l’allevamento è stato guidato in diverse direzioni concentrandosi occasionalmente su cani più piccoli, soprattutto perché questa caccia era molto in voga. L’allevamento era anche diretto verso tipi con pelo corto, che non aveva bisogno di essere tagliato.

Questa transizione, da cani da lavoro affidabili a cani da esposizione, portò al deterioramento delle qualità utilitaristiche in molte linee di terrier che invece erano state selezionate così nel corso di generazioni di allevamento e impiego. Iniziarono a essere allevati privilegiando la bellezza e lo standard (non raramente da persone che non erano mai andate a caccia con questi cani, e forse addirittura neppure mai andati a caccia in generale), mentre qualità come l’olfatto, vista e udito acuti, resistenza e tenacia furono sottovalutate e quindi non ricercate.

Terriers Rabbitting, ca. 1840, di Edward Walter Webb.

Bisogna considerare che l’ambiente della Gran Bretagna dal XVII secolo in poi era, ed è, del tutto diverso da quello della Germania (o Italia, Francia e così via). Nella prima non c’erano più foreste fitte e immense, ma quasi ovunque prati e campi. In Germania era totalmente l’opposto. In Gran Bretagna erano stati estinti fin dal medioevo non solo lupi, orsi, linci (e quasi pure i gatti selvatici), ma persino i cinghiali divenuti già rari nell’XI secolo, quando una legge forestale del 1087 emanata da Guglielmo il Conquistatore punì con l’accecamento l’uccisione illegale di questi animali. Tentativi di reintroduzione successivi fallirono. Pure i caprioli nei primi anni del XX secolo erano stati quasi estinti. Idem i cervi. Erano invece molto abbondanti tassi, volpi e lontre e quindi i terrier avevano una loro ragione di essere.

In Germania invece il Fox Terrier inglese, e in particolare da show, era inadatto se si voleva cacciare anche la grande selvaggina. Pertanto gli appassionati allevatori della razza, nonché amici e cacciatori tedeschi Walter Zangenberg, Carl Erick Gruenwald e Rudolph Friess (membri della German Fox Terrier Association) decisero di andare per la loro strada. Zangenberg era un cinologo, come Grunewald, e Friess guardia forestale.

Carl Erich Gruenwald.

A proposito di Rudolph Friess, secondo lui il Deutscher Jagdterrier avrebbe dovuto avere zampe più corte al fine di potere entrare meglio nelle tane di volpi e tassi, ma poi fu convinto dagli altri.  Friess, austriaco trasferitosi in Germania, in seguito, dal 1924 al 1935, fu capo guardia nell’ufficio forestale di Merzalben, nello stato tedesco del Rheinland-Pfalz (Renania-Palatinato), ma  collaborò comunque alla causa del Deutscher Jagdterrier. Tra l’altro fu anche uno dei selezionatori del Wachtelhund o Spaniel Tedesco. Scrisse nove libri sulla caccia.

Rudolph Friess.

Sempre Carl Erich Gruenwald raccontò: Un maschio scuro di nome Oacroyd Darkie, non un terrier da caccia, però un ottimo cane da caccia, era stato importato in Germania e utilizzato ampiamente per l’allevamento. Dopo ogni cucciolata il colore scuro diventava più prominente, più vicino al terrier da caccia. Da giovane cacciatore e cinologo, ho avuto la fortuna di conoscere i migliori esperti di “fox hound” (termine generico, in questo caso non si indica una razza N.d.R.). I miei migliori insegnanti furono Walter Zangenberg e il giovane forestale F. Freiess, un noto esperto di Wachtel (Watchelhund, Spaniel Tedesco N.d.R.). Entrambi erano specialisti in tutti i tipi di caccia, sopra e sottoterra. Abbiamo trascorso molte ore felici insieme e abbiamo avuto un grande successo con i nostri Fox Terrier (…) Abbiamo lavorato con tassi e volpi vivi, ma abbiamo cercato il più possibile di evitare infortuni. Avevamo grandi aree fuori Monaco dove abbiamo addestrato i nostri cani a diventare specialisti di volpi e tassi. Ma a Monaco, come in altre città, c’erano moltissimi che erano affascinati solo dall’aspetto del cane e allevatori solo di cani di bell’aspetto. Per questi allevatori, l’obiettivo era il primo premio in una mostra. Come cacciatori, non potevamo prendere sul serio queste persone e abbiamo sorriso alle loro ambizioni. Ma la nostra base di allevamento per il cane da caccia puro era molto ristretta ed era necessario introdurre nell’allevamento di tanto in tanto un campione, senza alcun tipo di caratteristiche venatorie, che la maggior parte dei cani britannici importati non aveva. I risultati furono disastrosi. Lo zelo, la ricerca e la voglia di cacciare calarono drasticamente. Durante le nostre riunioni ci siamo chiesti come avremmo potuto risolvere questo problema.

Poi scoppiò la Prima guerra mondiale e Gruenwald fu arruolato: Ho partecipato dal primo all’ultimo giorno. Durante questo periodo ho avuto come mia compagnia una femmina Wachtel e un ottimo Fox terrier tigrato di un allevamento austriaco. Il Fox Terrier era un cane molto ardimentoso che ha combattuto più volte con i cani da pastore selvatici nelle montagne dei Balcani.

Ricordiamo che un tempo in fanteria e in molti eserciti era possibile portare con sé il proprio cane, e si verificò anche nella Prima guerra mondiale. Tutti i cani erano utili, ma nelle trincee erano utilissimi quelli piccoli e agili, validi per uccidere i ratti che infestavano le trincee a milioni e che mangiavano o contaminavano le scorte alimentari degli eserciti, in certi casi anche in percentuali vicine al 30%. Quindi erano una minaccia grave poiché se i soldati non mangiano, non combattono. Inoltre infestavano le camerate, erano portatori di malattie e arrivavano ad aggredire e mordere i soldati nel sonno.

Prima guerra mondiale, soldato con cane e ratti uccisi.

Continua Gruenwald: Quando sono tornato a Monaco, ho incontrato i miei vecchi amici e abbiamo ripreso il nostro interesse per il Fox Terrier. In una delle nostre conversazioni con Zangenberg, ho appreso che dopo un accoppiamento con un maschio inglese importato, una cagna Fox Terrier quasi nera ha avuto una cucciolata di quattro cuccioli neri con segni rossi, due femmine e due maschi. Poiché questi cuccioli potevano essere inseriti nel libro genealogico dei Fox terrier solo con la nota “non secondo lo standard di razza”, il proprietario si è offerto di venderli a un prezzo molto basso.

Chi aveva questi cani? Lutz Heck. Ma qui anche i siti Internet degli allevatori tedeschi di Jagdterrier fanno molta confusione, scrivendo: “Il direttore dello Zoo di Hagenbeck Lutz Heck possedeva quattro terrier neri e rossi della linea fox terrier”… Ma Lutz Heck non fu mai direttore dello Zoo di  Hagenbeck, anzi neppure esisteva uno zoo con questo nome. In realtà si tratta dello Zoo di Hellabrunn (in tedesco Tierpark Hellabrunn), a Monaco di Baviera, solo costruito in base al progetto innovativo di Carl Hagenbeck, un commerciante tedesco di animali selvatici che riforniva molti zoo europei e che morì nel 1913 a causa del morso di un velenosissimo serpente africano, forse un boomslang. Fu Hagenbeck a creare nel 1907 il Tierpark Hagenbeck, vicino ad Amburgo. Allora i direttori di giardini zoologici erano esploratori, etnografi e pure cacciatori.

Lutz Heck si laureò in zoologia nel 1922 e pertanto è difficile pensare che potesse avere subito un incarico da direttore negli anni in cui si creava il German Hunting Terrier, ossia il Deutscher Jagdterrier. Tuttavia Lutz Heck, come il fratello minore Heinz (questo sì direttore del Tierpark Hellabrunn dal 1928 al 1968) e altri due fratelli, era figlio di Ludwig Heck, direttore dello Zoo di Berlino finché non gli subentrò appunto Lutz nel 1932. Era pure un grande appassionato di caccia e quindi si capisce il suo interesse anche per i cani.

Per chiudere, Heinz e Lutz fin dagli anni ’20 cominciarono a studiare l’opportunità di ricostruire specie animali estinte – riuscendoci in gran parte – come il cavallo tarpan, l’uro (ossia il bovino selvatico progenitore di quelli domestici) e contribuendo alla salvezza  del bisonte europeo. Tutto questo con il supporto, dopo l’avvento del nazismo in Germania, del potente gerarca Hermann Göring, appassionato di caccia, amico di Lutz (che era iscritto al partito nazista, a differenza di Heinz che per un breve periodo fu pure deportato nel campo di concentramento di Dachau) e ben disposto a dare alla Germania un cane da caccia simile al Fox Terrier ma a questo superiore come ardimento, ossia lo Jagdterrier.

Dobbiamo anche sottolineare che allora gli zoo del mondo avevano un’attività ben più ampia di quella attuale, esibendo persino gruppi di indigeni con ricostruzioni di loro villaggi – dai pigmei ai lapponi – e avendo grandi rapporti con il mondo venatorio e della cinofilia. Per esempio, il Pastore Tedesco ha sangue di lupo grazie ad alcuni accoppiamenti originari tra questi ultimi e cani da pastore, avvenuti nello Zoo di Stoccarda. I visitatori non potevano accedere con i propri cani negli zoo, ma si poteva andarvi a vedere razze esotiche o poco conosciute (allora non c’era la televisione…) ospitati in appositi recinti: dai cinesi Chao ai Mastini Tibetani fino addirittura ai Labrador Retriever, Broholmer, San Bernardo o Alaskan Huskies e Malamute, allora nient’affatto comuni come oggi. I cani venivano anche donati agli zoo da esploratori e marinai di ritorno dai loro viaggi. Le mostre canine facevano parte del calendario degli eventi dello zoo.

I cani negli zoo venivano utilizzati anche per allattare cuccioli, fossero di leopardi, leoni o altro, oppure per tenergli compagnia, come accadde con i piccoli di gorilla tenuti in gabbia con cani Basenji o con un cucciolo di scimpanzé ripresosi dall’inedia proprio grazie a un cane. La presenza di cani attirava masse di visitatori, specie se presentati in modi accattivanti, come i famosi “cani da leoni “. (segue nella seconda parte)

Da sinistra: Heinz, Ludwig (il padre) e Lutz Heck.