(Segue da Il Dobermann come cane di polizia, prima parte) Alla fine di gennaio del 1910, Tref e Dmitriev scoprirono a Mosca due furti nello stesso tempo nella scuola femminile dell’orfanotrofio Nikolaev. I ladri di notte erano penetrati nella camera da letto del tesoriere Orest Ivanovich Yemelyanov il quale alloggiava nella scuola e rubarono una considerevole somma di 400 rubli che, per fare capire, era pari a otto volte lo stipendio mensile di  Dmitriev e quaranta volte il costo di mantenimento mensile di Tref. Il problema fu che una volta scoperto il furto, nessuno aveva chiuso “la zona del crimine” e quindi per tutta la giornata c’era stato un andirivieni di personale vario e degli alunni della scuola. Questa volta Tref impiegò quasi sette ore per trovare la pista, ma alla fine il cane andò diritto fino all’alloggio del fuochista Pavel Zhukov, che lavorava nella scuola da dieci anni, trovando i soldi rubati. Non solo, i poliziotti sbrigativamente aizzarono il cane contro lo spaventato Zhukov, che immediatamente confessò altri furti compiuti nei precedenti sette anni e per i quali nessuno aveva mai avuto sospetti su di lui.

Tref e Dmitriev.

Già, ma noi abbiamo accennato non a un furto, ma a due. Ebbene, mentre usciva dalla scuola, Tref si mise a tirare e trovò un pacchetto di banconote, 70 rubli, e si scoprì che erano stati rubati il giorno prima dalla lavanderia della scuola. Evidentemente lo sconosciuto ladro, avendo visto le capacità del cane, aveva buttato via (in pratica restituito) il denaro sperando di non essere trovato. E fece bene, perché molto probabilmente Tref sarebbe arrivato fino a lui, tuttavia Dmitriev trattenne il cane ritenendo che l’ignoto ladro si fosse ravveduto e che la lezione fosse bastata. Ricordiamo che in quegli anni la popolazione povera russa era letteralmente alla fame, tanto che pochi anni dopo scoppiò la Rivoluzione. Una curiosità, con questo gesto magnanimo Dmitriev rinunciò anche a dei soldi, seppure pochi, perché la legge stabiliva che i poliziotti ricevessero il dieci per cento dei soldi o del valore della refurtiva da loro personalmente ritrovati. Dmitriev per questo motivo poteva condurre una vita molto agiata. Quando Dmitriev fu ucciso – lo vedremo dopo – doveva riscuotere ancora 800.000 rubli solo per quanto riguardava il governo provvisorio, somma enorme pari a 16.000 stipendi da poliziotto! Senza contare le percentuali incassate prima. Insomma, Tref era un cane eccezionale, ma per Dmitriev senza dubbio anche una fantastica “macchina da soldi”.

Meno di una settimana dopo il furto nella scuola, Dmitriev e Tref furono inviati per un crimine commesso nel cuore della provincia di Voronezh, al confine tra i distretti di Bobrovsky e Pavlovsky. Lì, nella tenuta del principe Vasilchikov, era stato trovato assassinato nel suo alloggio il guardiano Kuzmich Vasilenko. La  morte era avvenuta intorno alle 6 del mattino del 31 gennaio, ed era stata scoperta e segnalata dal contadino Alexei Bagaev. Quando arrivarono le autorità investigative da Pavlovsk, si scoprì che non c’era un soldo in casa, sebbene l’intero distretto sapesse che Vasilenko custodisse in casa non poco denaro, soprattutto monete d’oro che teneva avvolte in un panno. La polizia locale non aveva trovato alcuna traccia e la questione aveva raggiunto un punto morto. Fortunatamente, qualcuno lesse sul giornale che a Mosca il cane Tref aveva trovato denaro e il relativo ladro nella scuola e così fu inviato un telegramma al capo della polizia di Mosca, chiedendogli aiuto per scoprire il crimine. Dmitriev e Tref arrivarono e iniziarono le investigazioni la mattina del 4 febbraio, dopo cinque giorni dall’omicidio. Nonostante questo, Tref trovò rapidamente la pista arrivando a una fornace per mattoni di proprietà di Bagaev, colui che aveva segnalato il caso. Tref si scagliò sull’uomo, che fu salvato dagli operai e dagli stessi agenti. Di primo acchito senbrava che questa volta il cane avesse in qualche modo sbagliato e  Bagaev disse che il motivo probabilmente era che lui, trovato il cadavere di  Vasilenko e toccandolo per capire se fosse vivo o no, si era sporcato del suo sangue e quello il cane aveva individuato. In effetti era una possibilità.

Tref fu ricondotto alla casa della vittima e nuovamente sentì la pista, ma questa volta prese una direzione completamente diversa, finché si fermò ai margini della foresta, dove c’erano dei mucchi di fieno. Scavando in uno di essi, Tref tirò fuori un mucchio di fieno con tracce di sangue. Evidentemente l’assassino ci si era pulito le mani. Da lì il cane ripartì, tornando alla fornace di  Bagaev e così la polizia perquisì la casa del contadino, trovandovi infine una pelliccia sporca di sangue, monete d’oro e un martello sporco di sangue e cioè l’arma del delitto. Il giorno successivo le slitte dei poliziotti – c’era infatti la neve –  stavano tornando dalla tenuta del principe e quando passarono vicino al villaggio di Ershov apparve un sacerdote locale che li chiamò. Poi li ringraziò, e “specialmente il cane”, poiché quella stessa mattina qualcuno aveva lasciato 800 rubli sul portico della sua casa. Il prete disse che nel villaggio ormai si sapeva di questo incredibile cane della polizia e così colui che aveva precedentemente rubato il denaro della chiesa aveva voluto sbarazzarsene.

Tref durante la ricerca sul suolo innevato.

Dopo questi casi, furono pubblicati in Russia ma anche in Europa articoli e fotografie di Dmitriev e Tref e in particolare il famoso giornalista di Mosca Vlas Doroshevich scrisse: “L’eroe del giorno è un cane che erroneamente è stato chiamato con il nome popolare di Tref. Avrebbe dovuto chiamarsi Sherlock Holmes o Pinkerton”. Articoli attinenti la ricerca nella tenuta del principe Vasilchikov furono pubblicati anche nel Regno Unito da molti giornali. Tref rappresentò una potente propaganda per il Dobermann, basti pensare che già dopo le prime clamorose azioni di questo cane, nel 1911, c’erano 367 addestratori di polizia e 629 cani –  di cui 300 conduttori e 400 cani addestrati nella Scuola di polizia di San Pietroburgo – in 48 province, 3 regioni e 5 città dell’impero russo. Dopo i 341 Pastori Tedeschi, i Dobermann erano secondi con 243 esemplari, seguiti a grande distanza dai 39 Airedale Terrier, razza quest’ultima che prima dell’avvento dei cani tedeschi era la più apprezzata e impiegata nell’esercito e polizia di molti stati. Tref fu scelto anche per le riprese dei film educativi superstiti Обучение собак сторожевой и сыскной службе (ossia Cani da addestramento per il servizio di cane da guardia e detective) e  Испытания полицейских собак (ossia Test per cani poliziotto).

Poi, nel 1911, questo famoso binomio uomo/cane fu richiesto dalle autorità di polizia politica per la lotta contro i terroristi e così Dmitriev e Tref si recarono a Bryansk, dov’era stato arrestato il proprietario di un laboratorio cooperativo di nome Maliva, con produzione di botti. Annusando i vestiti e le mani del bottaio e di sua moglie, Tref corse nel loro giardino e cominciò a scavare il terreno con le zampe, presto aiutato da poliziotti con le pale che estrassero un barile incatramato stipato di esplosivi e involucri per diverse bombe, oltre a passaporti a nome Kupchenko e Shestova.

Più tardi si scoprì che “Maliva” era in realtà il marinaio Kupchenko, fuggito da una nave militare a Vladivostok. Sua moglie, nipote di un malavitoso di cognome Shestov, era una nota ladra. Grazie a lei Kupchenko-Maliva aveva conosciuto un certo Filippov, anch’egli marinaio e disertore, e in seguito il capo di una banda che operava in tutto l’Estremo Oriente. Presto questo trio si era trasferito nella Russia europea, dove si unì a un gruppo di anarchici impegnati a saccheggiare (potremmo dire “espropri proletari”) le province di Orel, Bryansk e Kaluga ma anche assassinando undici persone. Kupchenko confessò e per salvarsi dalla pena di morte fece i nomi del capo della banda e di altri 35 malviventi autori di diverse dozzine di rapine.

Nel 1917 Dmitriev e Tref furono distaccati a un gruppo di agenti di controspionaggio che stavano cercando il bolscevico Vladimir Il’ič Ul’janov, meglio conosciuto come Lenin, che si nascondeva sulle rive del Golfo di Finlandia (allora facente parte dell’Impero russo) ma l’impresa non riuscì. Ci si domanderà come sarebbe andata la storia mondiale se Dmitriev e Tref fossero riusciti a scovare Lenin, che assunse un ruolo di primo piano nella rivoluzione d’ottobre del 1917, nella caduta del governo provvisorio, nella creazione di uno stato monopartitico guidato dal nuovo partito comunista e nella successiva Unione Sovietica. Dmitriev e Tref furono messi ancora in campo, ma questa volta sotto Lenin, quando quest’ultimo fu ferito durante un attentato il 30 agosto 1918. Secondo alcuni rapporti, dopo quell’incidente Dmitriyev e Tref visitarono Lenin, il quale dopo disse: “Il cane è intelligente, e il suo proprietario non è un pazzo, ma un politico. È terribile”. In pratica, una condanna a morte perché evidentemente sospettava di Dmitriyev e dopo l’attentato fu ordinato il cosiddetto Terrore rosso, una campagna di arresti di massa, deportazioni ed esecuzioni indirizzata verso i controrivoluzionari o presunti tali.

Lenin acclamato dalla folla in stazione.

Dmitriyev, già inviso perché divenuto ricco grazie a Tref e quindi “capitalista”, fu fucilato negli anni ’20 sulla Lubjanka come “agente della borghesia mondiale” per attività controrivoluzionaria. Ovviamente l’enorme cifra che gli spettava derivante dalle percentuali fu così risparmiata dai rivoluzionari comunisti. Non si sa per certo quale sia stato il destino di Tref, ma, a giudicare dalla sua devozione a Dmitriev e quindi alla sua impossibilità di adattarsi alle circostanze, finì ucciso pure lui o morì di crepacuore in qualche canile. Nel corso della sua vita si accoppiò più volte e i primi Dobermann della milizia sovietica furono i suoi diretti discendenti.

Anche gli Stati Uniti avevano e hanno molti cultori del Dobermann, non solo fra la polizia ma anche fra le agenzie di sicurezza e sorveglianza, seppure siano stati pesantemente soppiantati dai Pastori Tedeschi e Belga Malinois numericamente più allevati e disponibili, meno costosi, dal carattere solitamente più duro e – si dice – più resistenti alle condizioni climatiche per via del pelo più lungo e folto. Sarà, ma non pare credibile come motivazione, perché gli agenti di polizia pattugliano in automobile e il cane appunto sta lì dentro con loro la maggior parte del tempo. E certamente nessun buon cane addestrato che possa chiamarsi così, se fatto scendere per affiancare il padrone in azione o per attaccare o inseguire un malvivente si preoccuperebbe minimamente se piove, nevica o fa troppo caldo. Neppure a pelo corto e senza sottopelo. Inoltre ormai molti cani K9 sono dotati di corsetti antiproiettile, studiati anche per raffreddare o riscaldare il corpo del cane.

E quando l’agente cessa il servizio, di norma il cane lo segue, perché vive in casa con lui e la famiglia. Semmai il fatto è che la maggior parte dei Dobermann attuali, anche quelli presunti da lavoro (e meno che mai quelli da show), non sono più come quelli citati prima nel caso della Russia. Non solo, questi cani ragionano con la testa e – si dice – se ritengono che una cosa non sia da fare, di solito non la fanno o la fanno svogliatamente, a differenza dei Pastori Tedeschi e Belga Malinois. Ciò in servizio può essere un problema. Tuttavia chi scrive ritiene che in realtà la differenza la facciano gli addestratori e i gestori, che probabilmente hanno molto più a che fare con altre razze più comuni. Il Dobermann bisogna amarlo e soprattutto capirlo.

Un esemplare dell’Allevamento Dobschroeders di Enrico Alessi.

Il numero  di Dobermann è molto più ridotto di quello dei Pastori Tedeschi e Malinois funzionali – tutti intesi come da lavoro – e pertanto è più raro trovare il Dobermann giusto. E’ solo una questione di percentuali, e vale per tutti i cani da lavoro e di qualsiasi razza. Il problema è che l’allevatore avrà solo una piccola parte dei suoi cani effettivamente da lavoro, perché le variabili sono tante anche fra esemplari molto selezionati. Le forze di polizia statunitensi acquistano da loro esemplari giovani e validi già addestrati, non cuccioli, pertanto quelli meno capaci rimarranno in allevamento e semmai verranno venduti alle agenzie di sicurezza, e quelli ancora meno idonei andranno a famiglie che vogliano un buon cane da difesa. Se esiste una richiesta di mercato, oppure dovrà tenerseli (e il mantenimento costa) oppure regalarli (come purtroppo capita anche da noi).

Ma sono livelli operativi diversi. Un cane che abbaia alla porta, ringhia al postino, tiene a bada un ladro e persino uno che sembra eccezionale sulla manica non necessariamente combatterà realmente se attaccato, preso a calci o pugni da un uomo grosso, infuriato e determinato. Tantissimi cani in questi casi scappano, ma non deve certo avvenire con quelli della polizia e dell’esercito.  Lo sport dello Schutzhund è una cosa, la realtà ben altra. Se si vuole qualcosa di particolarmente valido, consigliamo di scegliere allevatori e addestratori ad hoc, come quelli che presentiamo in questo speciale di K9.

Si dice che la polizia preferisca cani con un pelo più lungo perché sembrano più grandi e quindi più intimidatori, ma non è vero perché il Malinois è più piccolo e meno ingombrante di un Dobermann eppure è molto utilizzato. Si potrebbe supporre allora che i Dobermann non vengano impiegati perché troppo grandi, ma neppure questo è vero poiché non parliamo di colossi. Ovvio che nessuno che operi sul campo nella polizia, e la cui sicurezza e persino la vita dipendano dal suo cane, si doterebbe di quegli “elefanti” da 60 kg e tozzi come mastini che alcuni allevatori – pure in Italia – vendono ma che sono operativamente tutt’altra cosa. Se li vedessero Louis Dobermann od Otto Goeller chiederebbero cosa sono… Per inciso, Louis Dobermann come mestiere faceva anche l’esattore delle imposte ad Apolda, e questa città era fiorente, grande e con sobborghi che certo non si potevano raggiungere facilmente a piedi, altrimenti Dobermann avrebbe incassato giornalmente ben poco, visto che di norma gli ufficiali esattoriali prendevano una percentuale (basata sull’aggio di riscossione). Appare ovvio che, come tanti all’epoca, si muovesse a cavallo e pertanto che il suo prezioso cane protettore dovesse seguirlo per tutta la giornata, e a piedi, e non dovesse certo stramazzare al suolo esausto una volta arrivati dal creditore, perché sennò non sarebbe stato di nessun aiuto. Quindi doveva essere atletico, veloce e resistente. Insomma, doveva essere un Dobermann.

Questi allevatori che creano esemplari ipertipici però si giustificherebbero dicendo che i loro esemplari sono della linea americana oppure europea, che vanno comunque benissimo, che sono più belli o altro. Storielle! Il Dobermann è uno, quello creato da Louis Dobermann, Otto Göller e altri allevatori che fecero grande la razza, così come il vero Pastore Tedesco dev’essere quello di von Stephanitz e non tante assurdità che si vedono nei ring e che di funzionale non hanno più nulla. Quando si dice che anche i cani si evolvono – o involvono diremmo, visti certi risultati – e che dopotutto oggi non ci si sposta più a cavallo e quindi quel tipo di Dobermann non serve più, rispondiamo che per rispetto di una razza che tanto ha dato non si dovrebbe umiliarla in tale modo, perché certo quasi 20 kg in più ne fanno tutt’altro animale. Tuttavia ci sono ancora in Italia allevatori che fortunatamente hanno esemplari funzionali quanto quelli di un tempo, a dispetto di quel che pensano non pochi giudici delle federazioni cinofile. Lo stesso Attilio Polifrone, presidente dell’AIAD, Associazione italiana amatori dobermann che scrupolosamente tutela questa razza, è lapidario: “Un Dobermann di 60 kg non è un Dobermann!”.

Agitator of Doberland, circa 1951.

 Rossiiskiy Kolorit Tibaron Maksimus, 55 kg, 2009.

Il Dobermann, per un certo periodo descritto e ritenuto un cane feroce grazie anche ai tanti film, ebbe un impiego anche nella sorveglianza notturna, da soli, di magazzini, negozi e centri commerciali. Venivano messi a disposizione da apposite agenzie di sicurezza cinofile. Insomma, quel che si vede nel film La pattuglia dei dobermann al servizio della legge (Trapped, 1973) si basa su una realtà dell’epoca, se non presente tuttora. Consigliamo a tal proposito di leggere il servizio Il Dobermann nel cinema (e in televisione) su questo numero di K9 Uomini e Cani. Nel 1952, RH Macy & Co. installò nel negozio di New York una squadra di quattro Dobermann addestrati al Behan’s Canine College. Durante le ore di apertura al pubblico i cani stavano nei canili sul tetto mentre durante la chiusura vengono liberati e potevano muoversi nei molti piani del negozio. Ma, come già scritto, il Dobermann è molto intelligente e non è affatto la belva che si dice. A smentire la trama del film succitato ecco un fatto realmente avvenuto: sempre in questi grandi  magazzini due ragazze rimasero chiuse all’interno e furono trovate da una guardia accompagnata da un Dobermann. Stupendo il conduttore, il cane leccò loro le mani. Evidentemente non aveva percepito nessuna ostilità in loro e pertanto si era comportato di conseguenza.

Una guardia porta una coppia di Dobermann in un grande magazzino.

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, la polizia nel 1966 decise di non usare più i Dobermann e la motivazione fu: “Questo cane pensa più velocemente di ogni altra razza e agisce quasi all’istante. Ha bisogno di un conduttore realmente esperto”. Subito alcuni giornali inglesi titolarono, “Dobermans Too Smart For British Police” (I Dobermann troppo furbi per la polizia inglese’). Comunque la polizia inglese non sbagliava nel giudizio, confermato da John Behan che ne ha addestrati centinaia: “Un Dobermann dev’essere addestrato all’obbedienza assoluta, governato con mano ferma e dominato con autorità incrollabile. Probabilmente è una delle razze più facili da addestrare, ma una delle più difficili da controllare: un proprietario che non sia incondizionatamente sicuro della propria capacità di gestire il cane in tutte le circostanze, dovrebbe scegliere un’altra razza più adatta per lui”.

Il Dobermann è utilizzato da varie polizie, come in India e Indonesia. Lo stesso vale per il Perù. Per esempio, la Direzione per la sicurezza dei cittadini della Municipalità di Lima per sopperire alla notevole riduzione delle forze di polizia si è dotata di cinquanta cani (Dobermann, Pastori Tedeschi e Belga, Golden Retriever e Labrador Retriever) addestrati per vari utilizzi, dall’ordine pubblico alla ricerca di droga ed esplosivi,  dal salvataggio al mantrailing. La  Brigata canina opera soprattutto nelle strade principali del centro storico.

Unità cinofile della polizia di Lima.