Pare che le autorità turche siano ricadute in un caso simile a quello dell’isola di Oxia, avvenuto però agli inizi del XX secolo. Non tanto le autorità statali, quanto quelle comunali. Infatti già una quindicina di anni fa si parlava di un progetto di vari enti attinente la costruzione vicino al villaggio di Ball, nell’area forestale di Pendik ma non lontana da Istanbul per ragioni logistiche e organizzative, di un rifugio per cani randagi vasto ben 723.000 metri quadrati e con la capacità di ospitarne 20.000, curandoli, sterilizzandoli e insomma facendo le cose bene, almeno nelle intenzioni. Infatti il numero dei cani randagi è tale che, tacitamente, molti vengono soppressi. Nell’agosto del 2021 fu scoperto addirittura un cumulo di carcasse di cani e gatti morti, poi sbrigativamente sepolti in una fossa comune scavata con le ruspe.

Nonostante il rifugio andasse a favore dei cani, saltarono fuori i soliti “animalisti” che denunciarono la relativa deforestazione di quella parte dell’area per la costruzione e quindi, secondo loro, ciò avrebbe aumentato la corrosione del terreno durante le piogge, con rischio di alluvione e quindi di cani affogati. Fortunatamente, dopo una sospensione nel 2015 per valutare quanto fossero attendibili tali bibliche calamità naturali, il progetto andò avanti e si concluse.

Il rifugio.

Da notare che fino al 2009 in quella zona non esisteva il problema del randagismo, ma ci pensarono i comuni della zona. Si costruiva lì un canile, pensarono i vari sindaci, e allora bisognava catturare subito i cani dei vari territori comunali e portarli lì, prima che i 20.000 posti venissero esauriti! Ma il canile non era pronto, essendo solo in costruzione. Particolare di nessun conto, pensarono i sindaci, che portarono lì camion su camion stipati di cani randagi, scaricandoli nel bosco. Attenzione, i cani non erano stati sterilizzati, nonostante il fatto che la legge sulla protezione degli animali n° 5199 stabilisca che i comuni devono catturare, curare, sterilizzare e contrassegnare i cani randagi e poi rilasciarli dove sono stati catturati. In breve quella zona pullulò di cani, tra i 5.000 e i 7.000 esemplari, che morivano di fame ma intanto prolificavano come conigli. Basta fare una passeggiata nel bosco per trovare cadaveri abbandonati o esemplari malati o feriti. Qua e là cucciolate uggiolanti e malridotte tra gli alberi, che ci sia il sole, la pioggia o la neve. https://youtu.be/srUcnyNsxgM

Orde di cani.

Esistono associazioni e gruppi di volontari che fanno quel che possono, alimentandoli e curandoli, e i cani benché randagi sono amichevoli e inoffensivi verso le persone. Solo alcuni vivono nel folto, lontani dagli uomini, e sono gli esemplari potenzialmente più pericolosi. I cani che tentano di tornare nei luoghi in cui sono nati e cresciuti, nei centri urbani dove non erano di nessuno ma la popolazione li alimentava costantemente, si trovano davanti a un nemico mortale: devono attraversare l’autostrada, con tutti i rischi di incidenti anche per gli automobilisti.

In Turchia nel 2020 i cani da compagnia erano oltre 1.220.000 – circa sei volte meno di quelli in Italia – ma quanti siano i cani randagi nessuno lo sa. Basti pensare che solo a Istanbul, una megalopoli di 15 milioni di persone, a seconda delle fonti ne esisterebbero tra i 130.000 e i 150.000, più almeno 450.000 gatti randagi. In Turchia i cani vengono alimentati dalla popolazione costantemente, non vengono maltrattati. Se fa freddo o sono incinta la popolazione mette a loro disposizione tappetini e coperte, e molti negozianti e persino i grandi magazzini li lasciano entrare per farli stare al caldo. Cosa che da noi in Italia sarebbe inimmaginabile. La differenza però è che in Italia i cani randagi e dei canili vengono adottati dai privati, mentre in Turchia di norma non è gradita l’idea di accoglierli nelle case come facenti parte della famiglia. Ricordiamo che la religione musulmana prevede che i deboli, cani inclusi, siano accuditi e ben trattati, ma la promisquità con questi animali è inaccettabile per gran parte della popolazione

Città di Istambul, visto il freddo i cittadini spontaneamente aiutano i cani da strada.

Le origini dei cani di Istanbul sono difficili da definire. Una storia sostiene che siano entrati a Istanbul (allora chiamata Costantinopoli) con l’esercito di Mehmet II, il sultano ottomano che conquistò la città dai Bizantini nel 1453. Tuttavia uno scavo archeologico del porto di epoca bizantina, nell’area di Yenikapı della città, portò alla luce centinaia di teschi di cane, cosa che attesta una presenza precedente. Ma il loro ruolo di lunga data nella vita della città è fuori discussione. Le fonti storiche dell’era ottomana dimostrano che i cani servivano come guardie per i quartieri; inoltre mangiavano la spazzatura, non essendoci i servizi igienici comunali, e abbaiavano per avvisare le persone in caso di incendi, cosa che accadeva spesso. Ma non era solo una relazione funzionale poiché era considerata come una buona azione il nutrirli e prendersene cura. Le ciotole di cibo e acqua davanti alle case si rifanno all’epoca ottomana, quando le moschee avevano abbeveratoi per l’acqua potabile per gli animali e furono istituite fondazioni di beneficenza per nutrirli.

Arnaute et Chiens, 1879, di Jean-Léon Gérôme (1824-1904).

Questi animali nei centri urbani della Turchia ora ricevono servizi dai governi locali: riparo, alimentazione, sterilizzazione e controlli medici da parte di veterinari. Non è sempre stato così, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 le autorità fecero campagne di avvelenamento con la citrinina che uccisero migliaia di cani randagi. Alcuni comuni avevano squadre per sterminare i cani. Il problema però era ed è che mettono in pericolo la salute umana. Possono mordere e le loro feci per strada possono rappresentare un serio pericolo, poiché contengono microrganismi che non solo sono patogeni per l’uomo, ma in alcuni casi sono anche resistenti agli antibiotici. Inoltre in Turchia l’idrofobia detta anche rabbia (portata pure dai gatti) non è stata sconfitta. Le popolazioni di cani sono grandi e l’accesso ai cani più pericolosi può essere un problema, perché non sono sempre quelli più vicini agli umani.

Queste uccisioni di cani alla fine provocarono manifestazioni e pressioni pubbliche, a cui aderirono editorialisti, artisti e associazioni, grandi eventi pubblici e concerti a beneficio degli animali di strada e così, nel giugno 2004, il governo turco approvò una legge che finanziava ma imponeva ai governi locali di riabilitare gli animali di strada e quindi ne vietava la soppressione se non in casi particolari. Detta legge dispone che gli animali siano sterilizzati, vaccinati, microchippati e riportati nel luogo in cui sono stati trovati, visto che quello era il territorio che conoscevano e in cui interagivano. Tra il 2004 e il 2018 circa 1,2 milioni di animali di strada sono stati sterilizzati e 1,5 milioni vaccinati in tutto il paese.

Piove, e persone e cani randagi si riparano insieme.

Molti però temono che comunque i processi di urbanizzazione che stanno rimodellando Istanbul non lasceranno spazio ai cani randagi, che prima avevano un posto nel tessuto sociale del mahalle, ossia il quartiere tradizionale fatto di strade secondarie, macellerie, persone che si prendevano cura di loro. Ora invece Istanbul è una città moderna. Insomma, i cani e gatti randagi stanno perdendo il loro antico habitat urbano. Nel 2012, gli amanti degli animali protestarono con successo e in massa contro gli emendamenti che avrebbero consentito la rimozione degli animali dai centri cittadini. Tuttavia, come spiegato da Ahmet Kemal Senpolat, avvocato e presidente della Federazione per i diritti degli animali, la Turchia ha ancora molto da fare per proteggere gli animali di strada e le leggi hanno notevoli scappatoie. La crudeltà a volte non viene punita adeguatamente e tali pericoli per gli animali si trovano spesso proprio nei comuni, che non seguono le procedure. Alcuni di questi scaricano tuttora centinaia di cani nelle foreste per liberarsene e quando si verificano attacchi dei cani alle persone capita che qualcuno disperda bocconi avvelenati, uccidendo decine di esemplari.