Questo articolo potrà sembrare ad alcuni poco opportuno, oppure sgradevole, ma si tratta di storia documentata. Adolf Hitler era un tedesco di origine austriaca, poi Cancelliere del Reich e dittatore col titolo di Führer della Germania dal 1934 al 1945. Purtroppo sono molto note le sue lucide pazzie, di cui l’antisemitismo fu parte preponderante. Già nel 1925, nel libro Mein Kampf (La mia battaglia), espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazionalsocialista, specificando  al di là di qualsiasi dubbio il suo odio per ciò che riteneva fossero i due mali gemelli del mondo: comunismo ed ebraismo. Ribadì, e lo fece davvero, che gli ebrei dovevano essere sterminati. Hitler divenne Cancelliere nel gennaio del 1933, nel 1934 si attribuì per legge il titolo di Führer accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale, e nel 1938 con l’Anschluss annesse l’Austria per formare la “Grande Germania”. Letto le date? Bene, ci torneremo dopo.

Rudolphina Waltuch nacque nel 1891 a Vienna, in Austria, da una famiglia ebrea benestante composta dal padre Josef Hersch Waltuch e dalla madre Esther Baar. All’età di 4 anni fu morsa da un cucciolo con cui stava giocando, ma l’incidente, invece di sviluppare in lei diffidenza o riottosità verso i cani, ottenne il risultato opposto, aumentando ancor più l’amore e l’attrazione che provava verso questi animali. Da ragazza si prendeva cura dei cani randagi e lo faceva con la “paghetta” che le davano i suoi genitori, i quali però non li volevano vedere per casa in quanto “si rifiutavano di permettere a queste creature sporche e contaminanti di macchiare i loro costosi tappeti con il fango della strada”. Rudolphina in seguito si laureò in psicologia, biologia e biochimica presso l’Università di Vienna, dov’era anche attiva nel sindacato studentesco sionista Herzl. Fondò la branca viennese del movimento giovanile sionista Blau-Weiss (Blu-Bianco). Insomma, era giustamente fiera delle sue origini e attiva anche politicamente in tal senso. Si fidanzò  con un medico, il dr. Rudolph Menzel, mentre la Prima guerra mondiale si avvicinava.

Rudolphina Waltuch e  Rudolph Menzel.

I due si sposarono nel 1915 trasferendosi in una lussuosa villa con ampio giardino a Linz. Ma la guerra era scoppiata e Rudolph Menzel vi partecipò come ufficiale medico, così come Adolf Hitler vi partecipò a 25 anni come volontario con il ruolo di portaordini (che di norma era compito dei cani militari) e poi caporale, tra l’altro decorato al valore militare. La cosa strana è che il suo reggimento, il 16º Fanteria “List”, era composto in gran parte da ebrei, autorizzati a praticare tra le trincee i loro riti. Hitler si dimostrò un soldato coraggioso e probo (la lucida e cinica pazzia evidentemente era celata), non fumava, non beveva, non chiedeva licenze, però non riceveva mai lettere né pacchi postali da casa. Era solitario e sembrava provare affetto solo per Fuschl, un cane dell’esercito inglese da lui trovato tra le trincee e adottato, ma che poi gli fu rubato gettandolo nello sconforto. Insomma, sia l’ebreo Menzel sia il futuro antiebreo Hitler amavano ed erano appassionati di cani.

Rudolph Menzel (terzo da sinistra) con i suoi commilitoni.

Adolf Hitler (ultimo a destra) con  Fuschl.

I coniugi Menzel dopo la guerra ebbero una vita professionale intensa e agiata – lui medico e lei psicologa – ma la passione cinofila era tanta e così nel 1920 nella loro grande giardino di casa a Linz crearono un centro di addestramento per cani da attacco, difesa, guardia e ricerca, corredato da studi e ricerche sulla psicologia canina. Come scrissero anni dopo, nel 1968, nel libro in lingua ebraica Sui cani, gatti e altri amici, per loro i cani dovevano lavorare: Da quando eravamo bambini, spesso facevamo amicizia con gli animali. La nostra amicizia non ha preso la forma di coccole. Un animale simile a un giocattolo non è un amico, ma una specie di bambola vivente. Amicizia significa vivere insieme, fare un lavoro comune con comprensione reciproca. I nostri primi amici erano ovviamente cani. L’amicizia con i cani è il modo più conveniente per chiunque di avvicinarsi al mondo animale, oltre la sua stessa specie. I Menzel erano molto appassionati di Boxer, allora una delle grandi razze di cani da lavoro a livello mondiale.

I coniugi Menzel con i loro parenti.

Rudolphina nel 1928 scrisse un manuale per addestratori di cani che ottenne grande successo e fu tradotto in varie lingue. I loro corsi erano seguitissimi, così come ebbero successo i test di idoneità e carattere canini ideati, successivamente adottati in tutto il mondo e che permettevano di prevedere come i cani si sarebbero sviluppati caratterialmente e come si sarebbero comportati da adulti. C’è da dire che nella comunità ebraica di Linz destavano qualche dubbio. Rudolph Menzel in seguito ammise: Il nostro modo di vivere era estremamente strano, per non dire esotico, ai loro occhi. Ma i Menzel avevano la mente più aperta ed erano convinti che quando gli ebrei avessero riottenuto la loro patria in Palestina, sarebbero serviti cani per la difesa degli insediamenti isolati. Come loro la pensava il rabbino di Vienna Zwi Perez Chajes, pure lui attivista sionista fino alla sua morte nel 1927, il quale visitò il canile dei Menzel negli anni ’20, rimanendone favorevolmente colpito.

I cani di tal tipo, secondo i Menzel, non avrebbero però attratto gli ebrei “dei ghetti” – quelli per intenderci perseguitati nella storia e nel mondo che i cani, semmai, avevano imparato a temerli – ma bensì i “nuovi ebrei” più legati all’agricoltura, alla natura e al ritorno alle fonti primarie.

Spiegarono che Nelle nostre vene scorre il sangue di molte generazioni che hanno trascorso la loro intera vita nelle città soffocanti, e così molte generazioni prima di loro che non hanno mai lasciato i vicoli del ghetto. Erano lontani dalla terra, lontani dagli animali. Ogni animale era estraneo a loro e il cane era il più alieno di tutti. Il cane fu usato come scorta e aiutante per persecutori e oppressori. All’ordine dello scudiero, il cane attaccò e scacciò il venditore ambulante ebreo. Il cane era il compagno dei sovrani che decisero il destino degli ebrei (…) C’erano state altre generazioni prima di quelle dei ghetti, generazioni di liberi agricoltori, allevatori, guerrieri e cacciatori. A quei tempi, i nostri antenati vivevano armoniosamente in mezzo alla natura e le loro vite erano una manifestazione della vita multigenerazionale e altamente diversificata della natura. In quei giorni il il cane era un compagno e un aiuto anche per il nostro popolo.

Le autorità austriache erano a conoscenza dei successi dei Menzel, e questo in un periodo in cui i cani venivano sempre più impiegati dalle polizie e forze armate degli stati. Di conseguenza li contattarono e si avvalsero dei loro servigi, tanto che i primi cani che prestarono servizio nella polizia austriaca furono proprio quelli addestrati nel centro cinofilo dei Menzel, anche se c’era un piccolo problema: avevano nomi ebraici ed erano addestrati in ebraico e pertanto bisognava imparare a dare ordini in quella lingua. Nessun problema per le autorità, e fu così che Rudolphina Menzel, con tanto di divisa della polizia austriaca, addestrò i loro cani. Non solo, arrivarono richieste anche dalla Germania e così anche lì, a Berlino, i Menzel per l’esercito organizzarono corsi e addestramenti per cani da attacco, difesa e altro. Ma pure in Germania i cani obbedivano solo a comandi in ebraico, come shev (seduto), artza (giù) o kum (in piedi).

Intanto Adolf Hitler era andato avanti. Nelle elezioni del 14 settembre 1930 il partito nazionalsocialista ottenne oltre il 18% dei voti e 107 seggi nel Reichstag, diventando così la seconda forza politica in Germania. Alle elezioni del luglio 1932 i nazisti ottennero 230 seggi,  diventando il partito di maggioranza relativa.  Il 30 gennaio 1933 Hitler prestò giuramento come Cancelliere nella camera del Reichstag. Poi, sfruttando il quadro giuridico fornito dalla Costituzione, fece approvare dal Parlamento la legge che gli concesse i pieni poteri e il 24 marzo sciolse tutti i partiti politici tedeschi e in luglio promosse soltanto il Partito Nazista come unico partito ammesso in Germania. Nel 1934 creò per sé una nuova carica, quella di Führer, che in pratica gli consentì di cumulare i due incarichi di Cancelliere e di Presidente della repubblica. Il 19 agosto 1934 i tedeschi furono chiamati alle urne per esprimere il loro parere sull’assunzione del potere totale da parte di Hitler e su 45.5 milioni di aventi diritto al voto, 38 milioni votarono sì.  Ergo, dittatura e il dittatore da anni proclamava appunto che avrebbe fatto piazza pulita degli ebrei, E aveva mezzi estremamente efficaci per farlo, come le SS e la Gestapo.

Due ufficiali delle SS e un cane da guardia del campo di concentramento di Janowska.
(foto di Herman Lewinter, United States Holocaust Memorial Museum)

In base alle leggi di Norimberga del 1935, gli ebrei persero il loro status di cittadini tedeschi e  furono espulsi dagli impieghi statali, dagli ordini professionali e da gran parte delle attività economiche. Capita l’antifona, chi poté cercò di andarsene in fretta e furia dalla Germania. Anche i Menzel? No, loro rimasero continuando la loro attività e questo ci incuriosisce. Sapevano le intenzioni dei nazisti a riguardo degli ebrei ed era impensabile che non sapessero che i cani addestrati proprio da loro ferventi sionisti sarebbero stati usati anche o soprattutto contro gli ebrei. Avevano contatti con i nazisti, come avvenne con il tenente delle SS Blinz, loro buon amico e che pare dovesse la vita proprio a un cane addestrato dai Menzel. Tuttavia anche per loro il clima stava cambiando e gli addestratori di cani dell’esercito e polizia tedeschi non sopportavano più di avere cani dai nomi ebrei e che obbedivano solo a ordini in ebreo. Ovviamente intervennero i giornali – tutti controllati  dal potente ministro della Propaganda del Terzo Reich, Paul Joseph Goebbels – che scrissero: La coppia di ricercatori sionisti sta indirettamente, ma deliberatamente costringendo i tedeschi a parlare ebraico.

Tuttavia, l’alto comando nazista impose ai suoi militari di sorvolare sulla cosa poiché, indubbiamente, i risultati ne valevano la pena. Anzi, i nazisti cercarono di convincere la coppia a entrare nell’apparato dell’esercito tedesco, trasferendosi in Germania e unendosi al personale dell’istituto militare responsabile dell’addestramento dei cani da guerra. Bisogna considerare che Hitler sapeva bene quanto valessero i cani a livello militare e di polizia e che inoltre ne era un grande appassionato (ma non di molossoidi), in particolare di Pastori Tedeschi, tanto da averne avuti diversi. Probabilmente i Menzel poterono continuare a operare grazie a un suo ordine.

Adolf Hitler con Blondi.

Ma erano sempre ebrei, e i rischi erano altissimi. Ne era convinto anche il loro amico delle SS, tenente Blinz, che divenne il vicecomandante di Linz, sottoposto al famigerato August Eigruber, dal 1938 gauleiter (capo) nazista dell’Alta Austria e alla fine della guerra condannato e impiccato per crimini contro l’umanità commessi nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen.  Eigruber sapeva benissimo che i Menzel erano ebrei.

Inoltre la casa dei Menzel distava solo 25 km dal campo di prigionia di Mauthausen in cui durante la Prima guerra mondiale gli austriaci tennero prigionieri ai lavori forzati circa 40.000 soldati, di cui circa 9.000 (tra i quali 1.759 italiani) morirono di fame e stenti. Sempre lì nei primi mesi del 1938 iniziò la costruzione (aperto in agosto) del famigerato campo di concentramento nazista di Mauthausen-Gusen, in cui furono uccise circa 200.000 persone. Insomma, una volta che i tedeschi avessero pensato di avere imparato tutto dai Menzel, ciò avrebbe significato per loro finire in un lager. In effetti c’è una bella differenza tra l’addestrare dei cani a vigilare dei prigionieri, rispetto a divenire prigionieri vigilati dai cani…

La mattina del 12 marzo 1938 circa 25.000 (poi saliti a 100.000) tra soldati e poliziotti tedeschi pesantemente armati attraversarono la frontiera austriaca, tra i festeggiamenti della popolazione austriaca. Quello stesso pomeriggio Hitler, a bordo di un’automobile e scortato da una guardia del corpo di 4.000 uomini, attraversò il confine nella sua città natale, Braunau am Inn, e la sera arrivò a Linz dove gli fu dato un benvenuto entusiasta. Ma i nazisti, pur tra i tanti problemi ben più importanti, non si erano dimenticati dei Menzel, infatti già al mattino le SS di Linz avevano ricevuto l’ordine da Hitler di trasferirli con un’autovettura di lusso in un campo militare tedesco, specificando di alloggiarli in un’abitazione di livello per ufficiali, dotata di tutti i comfort possibili affinché potessero continuare la loro attività cinofila per l’esercito tedesco.

Fortunatamente l’ordine era stato recapitato direttamente al tenente Blinz, il quale capì subito che i Menzel, se non subito senz’altro dopo, sarebbero finiti male. E dimostrando di essere un vero amico – e non pensando alla sua incolumità, trattandosi di tradimento e addirittura di un ordine diretto del Führer – lì avvisò tempestivamente e li aiutò a fuggire attraversando il confine, persino osservandoli finché non fu certo che fossero fuori pericolo. I Menzel portarono con loro anche alcuni cani e infine partirono su una nave che raggiunse la Palestina alla vigilia di Rosh Hashanah (Capodanno) nel 1938.

Che fine fece il tenente Blinz? Pare proprio che quella volta se la scampò, visto che i Menzel gli spedirono in seguito un regalo dalla loro nuova casa: un cassa di arance. I Menzel poi continuarono con i cani in Israele addestrando i cani per non vedenti, collaborando con le unità cinofile di altri stati e facendo riconoscere ufficialmente la razza del Canaan Dog. Ma questa è un’altra storia.