(segue dalla prima parte) I Balcani furono poi conquistati e dominati per cinque secoli da Roma e sappiamo che i romani utilizzavano il molosso canis pugnax, discendente dal Molosso d’Epiro ma poi modificato con incroci, se validi, con cani provenienti da buona parte del mondo allora conosciuto. In effetti l’area balcanica vide poi l’arrivo di genti molto diverse – visigoti, goti, unni, ostrogoti, avari, slavi, bulgari, cumani, peceneghi – tutte con i loro cani da pastore che andavano ad accoppiarsi nel tempo fra loro e con quelli più o meno locali.

In particolare sono da menzionare i cumani, che nel XII secolo si stabilirono in quella che oggi è la Macedonia del Nord. La grande città di Kumanovo prende il nome proprio da loro. I cumani erano un potente popolo guerriero dalle abitudini simili ai mongoli (ma avevano capelli e pelle chiari, con fattezze caucasiche) originario della zona a nord del Mar Nero e lungo il fiume Volga. Quando non guerreggiavano, erano pastori di cavalli, pecore, capre, cammelli e altro bestiame. Facevano pure la transumanza, sempre accompagnati dai loro cani (quasi idolatrati così come i lupi, tenuti in grande stima) che servivano soprattutto contro gli animali predatori poiché questo popolo aveva regole molto severe (un vero tabù) contro il furto e nessuno si curava di sorvegliare il bestiame, né di rubarlo. Addirittura le persone, clan e tribù prendevano il nome da cani famosi o da tipi di cani. E quando dovevano fare un giuramento solenne usavano qualcosa di veramente all’altezza e cioé un cane, che uccidevano al momento con un colpo di spada. Al cane, onorato sì ma comunque tagliato in due, ognuno dei partecipanti al giuramento doveva dare un gran fendente di spada dicendo “Possa io finire tranciato così in caso di tradimento”. Lo vide fare con i suoi occhi pure il monaco, viaggiatore e storico francescano Giovanni di Plano Carpini. Dovettero fare lo stesso anche i bizantini durante un giuramento di alleanza che li univa ai cumani.

Cane dei cumani.

I cumani portarono con loro il grande cane da pastore Komondor (ma certamente non quella palla di pelo a treccine che vediamo oggi negli show di bellezza) quando emigrarono in quella che oggi è l’Ungheria. Come lo sappiamo? Perché era al seguito della popolazione dei cumani, in turco kuman. Komondor deriva da kuman-dor, che significa appunto “cane dei cumani”. Anche la Romania fu influenzata parecchio dai cumani, tanto che il loro principe Toq-tämir fu probabilmente il primo a unire i piccoli regni rumeni (Vlach), e suo figlio Basarab I è considerato il fondatore e primo sovrano del regno unito e indipendente della Valacchia, ossia la Romania. Si può stare certi che nelle vene del Šarplaninac (e dei cani romeni, oltre che ungheresi) scorre un po’ del sangue dei cani dei cumani.

Lo stesso vale per quanto riguarda i cani turchi, visto che nel XIV secolo l’impero ottomano conquistò i Balcani, inclusi la Serbia, Macedonia, Albania e Kosovo. Pure loro hanno una grande storia relativamente ai cani, sebbene oggi relativa solo ai cani da pastore e non a quelli militari. Ma un tempo non era così. Per esempio i turchi ottomani impiegarono i cani da guerra anche nella Campagna di Moldavia nel 1538. Non tutto l’esercito ottomano, ossia turco, era affiancato dai cani ma solo determinati reparti o corpi come la famosa truppa d’élite dei giannizzeri, che costituiva la fanteria dell’esercito privato del sultano. Era formata da molte decine di migliaia di uomini scelti, raccolti forzosamente quando avevano fra i 6 e i 9 anni nella zona balcanica cristiana, fatti crescere nella fede islamica, arruolati e addestrati con una severa disciplina, ma per contro con grandi privilegi una volta soldati. Nei primi secoli di esistenza il corpo dei giannizzeri, in linea con la tradizione militare delle popolazioni turco-tartare, era composto da esperti arcieri, tuttavia con l’avvento delle armi da fuoco preferirono archibugi e artiglierie. Erano dotati appunto di potenti e aggressivi cani, impiegati soprattutto nella vigilanza e protezione dei campi militari e delle artiglierie.

Giannizzero con cane.

Esercito ottomano durante l’invasione della Moldavia, 1538. Si notino in basso a sinistra i cani.

Il Pastore di Šarplaninac, almeno quelli che si vedono solitamente negli allevamenti o negli show di bellezza, sono grigi ma in realtà sono ammessi anche di altri colori, purchè monocromi. In Macedonia quelli prevalentemente neri vengono chiamati dai pastori karaman, quelli totalmente bianchi bjelic, quelli fulvi con il muso nero karabash (e visto quanto scritto sopra non deve quindi stupire che si chiamino come i cani turchi karabash, ossia il Pastore dell’Anatolia o Kangal), quelli grigio scuro murgio e quelli fulvi sari. In totale le varie tipologie di mantello sono otto. Ovviamente altrove nei Balcani vengono chiamate con altri nomi. Come già scritto, a quei pastori interessa che funzionino, non che colore abbiano.

Le dimensioni sono un’altra cosa importante: se vedrete esemplari alti al garrese quasi un metro e pesanti 80 e passa kg, bene, sappiate che non sono veri  Šarplaninac ma “elefanti” creati da chi non sa come debba essere costruito un vero cane da protezione del bestiame. Tali dimensioni eccessive sono attribuibili ad accoppiamenti con razze innaturalmente mastodontiche. Tuttavia un aumento di dimensioni dello Šarplaninac deriva anche dagli incroci fatti nel secolo scorso nell’allora Jugoslavia con Pastori del Caucaso, forse anche per differenziarli da un altro cane simile jugoslavo e cioè il Kraški Ovčar o Pastore del Carso, originario della Slovenia. Il Pastore di Šarplaninac e il  Pastore del Carso erano tanto simili da essere chiamati entrambi Pastore dell’Illiria, e all’occasione  venivano accoppiati tra loro. Diversamente da oggi, non erano neppure molto diversi quanto a dimensioni poichè il primo secondo lo standard FCI ha un’altezza media al garrese di 62 cm per i maschi e di 58 cm per le femmine con un peso di 35-45 kg per i maschi e di 30-40 kg per le femmine. Il Pastore del Carso invece ha una dimensione ideale nel maschio di 60 centimetri (da 57 a 63 cm) con un peso da  30 a 42 kg, mentre le femmine hanno una dimensione ideale di 57 centimetri (da 54 a 60 cm) con un peso da 25 a 37 kg. Insomma, tra le due razze c’era ben poca differenza e anzi alcuni Pastore del Carso erano più grandi dei Šarplaninac.

Pastori del Carso.

Da sottolineare l’assurdo criterio della FCI (Fédération Cynologique Internationale) secondo la quale un Šarplaninac di 35 kg potrebbe affrontare un lupo selvatico balcanico, spesso più grande e pesante. Probabilmente una valutazione fatta su esemplari del passato, poichè un buon Šarplaninac arriva anche a 60-65 kg. La stessa assurdità della FCI e dell’ENCI quando fissano pesi risibili anche nel caso del nostro Maremmano Abruzzese. Notoriamente il cane da protezione del bestiame dev’essere sensibilmente più grande e pesante di un lupo medio, per poterlo affrontare e possibilmente metterlo in fuga senza finire ucciso quasi subito. Naturalmente sono solo dicerie che un singolo Šarplaninac sia in grado di sconfiggere persino tre lupi contemporaneamente e addirittura uccidere un orso. Queste sono solo fole dette da qualche allevatore fantasioso o sentite da una persone a cui l’ha detto un’altra e così via, senza alcuna base reale.

Dobbiamo terminare l’accenno al Pastore del Carso che, come abbiamo accennato sopra, era definito Pastore dell’Illiria fin dal 1939 così come il Pastore di Šarplaninac. Anzi, venivano definiti tipo A e B della stessa razza dalla Yugoslavian Federation of Cynology. Il Pastore del Carso, sterminato durante la Prima guerra mondiale – finendo ucciso nella zona dell’Isonzo nel tentativo di proteggere il bestiame dai soldati di ambo i fronti e poi divenuto inutile per semplice mancanza di bestiame causata sempre dalla guerra – era citato fin dal 1689 nel testo The Glory of the Duchy of Carniola scritto dall’etnografo Johann Weikhard von Valvasor. Il Pastore del Carso era vicino all’estinzione ma fu salvato dagli sforzi di Teodor Drenik, un ufficiale di artiglieria sloveno che iniziò ad allevarli a Slovenska Bistrica negli anni tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, riuscendo nel 1939 a fare registrare la razza dall’International Kynological Association. Dopo la Seconda guerra mondiale si scoprì che il numero degli esemplari era nuovamente crollato e nel 1955 la registrazione della razza fu annullata per via del Yugoslav Kennel Club che rimosse il Pastore del Carso dalla lista delle razze autoctone, mentre il Šarplaninac vi rimase. Evidentemente c’erano progetti ad alto livello su quest’ultima razza e incompatibili con l’altra troppo simile. Comunque sia nel 1968 entrambi questi cani furono riconosciuti ufficialmente dalla FCI ma come razze diverse nel gruppo 2, sezione 2.2 razze molossoidi-tipo di montagna. In Italia non esistono allevamenti di  Pastore del Carso e all’estero ne rimangono ben pochi e con un numero ridottissimo di esemplari.

Poichè la Prima guerra mondiale aveva dimostrato l’importanza dell’impiego dei cani nel conflitto, l’esercito jugoslavo valutò le razze nazionali e la scelta nel 1928 cadde sul Šarplaninac, la cui esportazione all’estero fu vietata fino al 1970.

Soldato dell’esercito jugoslavo con Šarplaninac.

Tuttavia la razza si dimostrò valida per la guardia e protezione di basi e depositi militari ma l’aggiunta di sangue di Pastore del Caucaso, decisa dopo la Seconda guerra mondiale dal Maresciallo Tito, non diede altri vantaggi se non dimensioni maggiori. Del resto anche il Pastore del Caucaso  in Unione Sovietica veniva impiegato solo per la guardia poichè assolutamente inferiore quanto ad addestrabilità e poliedricità rispetto al Dobermann (finchè fu usato), all’Airedale Terrier e soprattutto al Pastore Tedesco.

Per cercare di migliorare in tal senso il Pastore di Šarplaninac si arrivò addirittura agli incroci con il Pastore Tedesco ma quest’ultimo rimaneva inarrivabile. Il Šarplaninac si rivelò aggressivo nella guardia, e questo andava bene, ma non pronto nell’apprendimento, era resistente al freddo grazie al folto pelo, però soffriva il caldo e in tal caso mangiava poco e non rimaneva in forma. In Jugoslavia esistevano vari centri militari di addestramento cinofilo, come a Skopje, Lubiana, Niš e altri. Ovviamente ne esistono tuttora e vengono allevati e addestrati anche i Šarplaninac, seppure con gli impieghi citati prima.

Giovane esemplare di Šarplaninac in addestramento.

Soldati dell’esercito jugoslavo con Pastori Tedeschi e Šarplaninac.

Nell’ambito dell’allevamento di bestiame al pascolo questa razza la si trovava in particolare nelle zone di Shar Planina, Korab, Stogovo e Bistra Mavrovo. Nel 1947 ottimi esemplari venivano selezionati appunto a Stogovo, in Macedonia (allora sempre Jugoslavia), e in particolare nel villaggio di Gari sede di una cooperativa di allevatori di bestiame, che però negli anni ’60 chiuse a causa del calo del mercato degli ovini. Nelle zone di Bistra Mavrovo e Shar Planina addirittura i greggi praticamente scomparvero. Conseguentemente, anche i cani che dovevano proteggerle, e cioè i Šarplaninec (riferendoci qui alla Macedonia, usiamo il nome macedone), si fecero sempre più rari, mentre alcuni appassionati americani riuscivano a entrare in possesso di pochi esemplari – pagandoli anche 1.000 dollari l’uno, cifra notevolissima allora – creando proprio negli anni ’60 il primo allevamento di questi cani negli Stati Uniti. Chiariamo subito, negli Stati Uniti ce ne sono oggi di belli e funzionali ma come al solito in molti americani c’è ancora la convinzione che tutto ciò che sia grosso sia meglio e pertanto alcuni allevatori propongono “i veri Šarplaninac alti un metro al garrese e pesanti 90 kg”, che è appunto “un’americanata”. Fortunatamente nella terra di origine nacquero poi alcuni allevamenti della razza, come nel 1980 a  Skopje, e così, una volta superata la crisi dell’allevamento di ovini, tornarono a diffondersi a Korab, Bistra, Shar Planina, Stogovo, ecc., sebbene sovente incrociati con altri cani validi ma certo senza blasoni nè pedigree. Come già detto, infatti, i pastori lasciano che la natura faccia il suo corso, senza intervenire. I cani maschi lottano tra loro, anche con esemplari arrivati con le loro zampe chissà da dove, e il più forte e abile vince e si accoppia con la femmina in calore. Tuttavia, anche nei Balcani oggi il Šarplaninac è tornato a diminuire molto e lo si può considerare raro.

Un’altra gravissima causa della rarefazione di questa razza sono le guerre per motivi politici, religiosi e di odio atavico, che dopo la disgregazione della Jugoslavia nei decenni hanno causato la morte di parecchie centinaia di migliaia di persone e l’esodo di altri milioni, pulizie etniche e genocidi di civili da parte di tutti, distruzioni e la posa di un numero enorme ma imprecisato di mine anti uomo che hanno fatto stragi. Anche il bestiame è stato abbandonato, razziato o ucciso, e ovviamente i cani che cercavano di difendere le proprietà saranno stati i primi a passare, forse, a miglior vita. Pure i Šarplaninac impiegati dagli eserciti nella vigilanza e protezione delle basi e postazioni militari subirono la stessa sorte e in particolare dopo i bombardamenti effettuati dalla Nato che distrussero parecchie centinaia di basi serbe. Fortunatamente ne sopravvisse una parte e oggi a livello militare vengono ancora impiegati.

Unità cinofile militari con Šarplaninac alla caserma di Knjaz Mihailo, Niš, Serbia.

Per quanto riguarda l’Italia il Šarplaninac è pochissimo richiesto, checchè se ne dica. A chi volesse acquistarne uno valido sul campo comunque consigliamo assolutamente di non rivolgersi ai pochissimi allevatori italiani –  nessuno escluso –  ma di cercare di reperirli nei luoghi di origine.