Tornando al dr. Lutz Heck – che i cani fossero suoi o di un suo contatto –, aveva appunto disponibili quattro cuccioli nati da Huntsmans Husse, una Fox Terrier quasi nera: si trattava di due femmine e due maschi, tutti a pelo duro e neri con macchie rosse. Zangenberg li ottenne e li chiamò Werwolf, Raughgraf, Morla e Nigra. Questi furono l’inizio del Deutscher Jagdterrier e vennero accoppiati con gli altri Fox Terrier da lavoro utilizzati nella caccia da Walter Zangenberg, Carl Erick Gruenwald e Rudolph Friess.

Lutz Heck con la cagna Huntsmans Husse  e i cuccioli Werwolf,  Rauhgraf, Morla e Nigra.

A proposito del colore di questi quattro cuccioli Fox Terrier, qualcuno rimarrà stupito. La spiegazione la diede lo stesso Gruenwald: Chi ha familiarità con la cinologia internazionale sa che oltre 100 anni fa c’era una piccola razza di terrier a macchie nere e rosse in Inghilterra. Questa razza era chiamata “Old English terrier” ed è descritta in letteratura e dipinti. Ho una stampa a colori di un famoso artista inglese, Moreland, che ha più di 100 anni. Mostra accanto a due Spaniel, un terrier nero e rosso. Sembra proprio come il German Hunting Terrier di oggi e non come un Welsh Terrier. Qui, come in ogni altra storia di allevamento inglese, era comune mescolare le razze.

Tra le mute di cani utilizzate per la caccia alla volpe, hanno usato i terrier inglesi antichi per far uscire di nuovo le volpi nascoste davanti ai cavalli. Affinché i terrier assomigliassero di più al resto della muta, si accoppiavano a terrier bianchi a pelo liscio (…) Il Fox Terrier a pelo liscio è il tipo più vecchio, tutte le misure sono state prese per mantenere il bianco come colore dominante. È così comprensibile che con così tante linee diverse, il colore dominante nero abbia continuato a manifestarsi, così che ci sono ancora cuccioli scuri nelle cucciolate di Fox Terrier di oggi.

Questi cuccioli scuri furono uccisi immediatamente e gli allevatori, che spesso non sapevano perché alcuni dei cuccioli fossero neri, non ammetterebbero che esistessero tali cuccioli neri. Né potevamo spiegare allora perché i cuccioli che Zangenberg aveva comprato erano solo neri e rossi. E nemmeno ci importava davvero. Eravamo semplicemente felici di avere il Fox Terrier con il colore della caccia e speravamo di essere in grado di utilizzare con successo questi quattro cuccioli nell’allevamento ulteriore per stabilire una razza Fox Terrier da caccia.

Werwolf,  Rauhgraf e  Ali  von Zangenberg.

Tuttavia, non bastava il colore del manto a dare vita al cane desiderato: Dal punto di vista della caccia, questi quattro cani non erano male, ma eravamo lontani da quanto volevamo. Per prima cosa abbiamo provato la consanguineità e l’abbinamento fratello e sorella. Ma il risultato non fu buono, non così strano considerando che i genitori non erano veri cani da caccia. Ciò è cambiato quando abbiamo accoppiato i nostri quattro “originali” con i nostri vecchi Fox Terrier ben addestrati. Il bel colore scuro ha continuato a essere dominante. I cani con molto bianco e maculati sono stati eliminati. È così che si è sviluppato il nostro attesissimo e pianificato German Hunting Terrier, la razza è stata ulteriormente sviluppata e definita mediante rigorosa eliminazione. Per eliminare i forti disegni bianchi che ancora apparivano sul petto e sulle zampe, la nostra linea è stata accoppiata due volte con “Old English terrier” che abbiamo acquistato da amici inglesi. Ciò è stato fatto su raccomandazione e sotto la supervisione del famoso cinologo Dr. Lackner di Königsberg, e sono stati utilizzati solo gli “Old English Terrier” che si sono rivelati buoni cacciatori.

Quel che scrive Gruenwald dev’essere inteso letteralmente: il loro programma fu condotto su larga scala, con rigorosa disciplina e controllo. Avevano fino a settecento cani alla volta, tutti nel canile, senza affidamenti esterni. Appare quindi chiaro che i tre appassionati fondatori dovettero beneficiare di aiuti di vario tipo, visto il numero di cani da mantenere ma pure da testare sul campo. Tutti quelli che non corrispondevano ai criteri desiderati o che non soddisfacevano il livello di qualità che stavano cercando, furono soppressi.

Herbert Lackner.

Come si sarà notato, Gruenwald cita più volte “Old English Terrier”. Che non era una razza, ma semplicemente un terrier di ogni forma e dimensione. I cosiddetti terrier da lavoro (working terriers in inglese) per alcuni sono suddivisi essenzialmente in due gruppi: i fell terrier di colore scuro, e i terrier di colore bianco o bianco con macchie come quelli selezionati dal reverendo Jack Russell.  https://www.k9uominiecani.com/n21-giugno-luglio-2020/le-origini-del-fox-terrier/

Per correttezza bisogna dire che quando Gruenwald si riferisce alle scarse capacità venatorie dei Fox Terrier, e genericamente dei fox terrier, lo fa basandosi sugli esemplari da show e non su quelli che venivano impiegati sul campo, che non erano secondi a nessuno. Diverse razze sono state sviluppate dal tipo Fell: Border Terrier, Lakeland Terrier e altre. Soprattutto il Patterdale Terrier e il Welsh Terrier hanno caratteristiche fisiche e di tenacia e combattività simili a quelle del Deutscher Jagdterrier e molto probabilmente – diversi studiosi lo dichiarano – furono utilizzati nella sua selezione, come forse pure i Teckel e Pinscher.  Di sicuro l’aspetto della razza ebbe grande impulso da esemplari come la femmina Forma Baltia e i maschi Färber vom Schützenrain e Helfer Baltia.

Nell’arco di dieci anni era stata creata una razza straordinaria, affettuosa e affidabile in famiglia, ma una volta a caccia con un istinto formidabile, grandi olfatto e vista, resistente, rustica, grande nuotatrice e con una tempra e aggressività terrificanti. Il tutto in 10 kg scarsi, nei maschi. Raccontò Gruenwald: Naturalmente, ci sono stati molti disaccordi e litigi tra gli esperti di Fox Terrier nei primi anni. Oggi andiamo tutti d’accordo l’uno con l’altro, ma all’inizio il club Fox Terrier si era offerto di iscrivere la nostra razza come sottorazza nel pedigree del Fox Terrier, qualcosa che abbiamo chiaramente rifiutato (…) Oggi siamo felici per ogni buona cucciolata e ce ne sono ancora molte buone. Diamo al mondo della caccia un cane di cui non si può fare a meno se si vuole cacciare bene.

Il Club Deutscher Jagdterrier fu fondato nel 1926 e la razza venne presentata per la prima volta al pubblico il 3 aprile 1927 con grandi acclamazioni (e non solo perché si adattava bene al crescente sentimento nazionalistico in Germania). Presto si fece apprezzare nel mondo venatorio grazie alle sue qualità, ma anche per le prerogative del regime successivo, quello nazista, che aveva in Hermann Göring un grandissimo appassionato di caccia, inclusa quella al capriolo e al cinghiale praticata nella sua enorme tenuta di Carinhall in Germania e nella foresta di Bialowieza in Polonia. E questo lo si dovette, anche, ai suoi rapporti con il già citato Lutz Heck.

A sinistra Lutz Heck, di fronte a lui Hermann Göring.

Dopo la Seconda guerra mondiale però la razza era calata pericolosamente e quindi gli appassionati cercarono di ripristinarla con un tentativo infruttuoso di incrociare alcuni degli esemplari rimanenti con Lakeland Terrier. Nel 1951, la Germania aveva solo trentadue Jagdterrier, da nove cucciolate; nel 1952 settantacinque cuccioli; nel 1956 centoquarantaquattro cuccioli. La razza lentamente ricresceva in popolarità, ma solo nel mondo venatorio. Ed era giusto così, visto che il Deutscher Jagdterrier non è un cane da salotto.

Un tedesco di nome Max Thiel, che aveva acquistato il primo Jagdterrier nel 1938, durante la guerra aveva perso tutto, compresi i suoi cani con cui andava a caccia. Lui e la sua famiglia si trasferirono  in Baviera, dove acquistarono due femmine Deutscher Jagdterrier, Asta vom Mairhof e Naja von der Kammlach. Thiel emigrò negli Stati Uniti nel 1951 e portò con sé Naja e dopo si fece mandare Asta, arrivata incinta e che partorì i primi Deutscher Jagdterrier nati sul suolo americano, tra cui Freia von der Walkmuehle. Nel 1954 Armin Schwarz importò Axel vom Elsterbusch, un campione della razza.

Questi Deutscher Jagdterrier furono la base delle stirpi americane della razza, che tuttavia non ebbe grande diffusione anche perché era tedesca e ciò, a guerra appena finita, non piaceva. Persino il Pastore Tedesco fu ribattezzato Pastore Alsaziano per evitare qualsiasi riferimento alla Germania… Inoltre, i cacciatori americani avevano già i propri cani da caccia e ne erano soddisfatti. Gli Jagdterrier furono utilizzati solo in misura limitata negli Stati Uniti e in Canada per la caccia allo scoiattolo e al procione. Ma poi hanno avuto il meritato riscontro e oggi ben figurano nella caccia ai maiali selvatici, orsi, tassi, puma, procioni e linci rosse.

E non solo lì: nel 1972 i primi Jagdterrier furono importati in Unione Sovietica dalla Germania da A. Blistanov, un cinologo. Nel 1975, fu registrato un solo Deutscher Jagdterrier, ma nel 1987 ne furono registrati ben  quattrocento, venendo impiegati nella caccia  a orsi, cinghiali, alci, tassi, volpi, procioni, scoiattoli, lepri e uccelli acquatici. La veemenza e aggressività di questi cani in  Unione Sovietica li fece soprannominare “Palla di fuoco”.

Il Deutscher Jagdterrier fu riconosciuto come razza dalla FCI e quindi dall’ENCI nel 1968 e dall’United Kennel Club nel 1993. Per gli eventuali interessati: attenzione, questi cani sono da lavoro e precisamente da caccia (con un alto istinto predatorio e pronti a lottare contro qualsiasi avversario, anche dieci volte più grande). Hanno bisogno di muoversi e correre a lungo tutti i giorni, le passeggiate al guinzaglio servono a poco o nulla. Senza un adeguato esercizio all’aperto possono diventare rapidamente ansiosi, irrequieti e difficili da gestire. Per quanto riguarda l’Italia un grande lavoro di selezione e tutela è portato avanti dal Club Italiano Deutscher Jagdterrier.

Daniele Comiotto, presidente del Club Italiano Deutscher Jagdterrier, con due giovani esemplari.