di Franco Faggiano*

Un cane, di qualsiasi razza sia, con pedigree o meticcio, è sempre un piacevole compagno. Tuttavia, quando si vuole portare con sé il fedele amico a quattro zampe in una rievocazioe medievale, è importante considerare, al pari dell’equipaggiamento, una certa – se vogliamo definirla così – filologia. Mi spiego meglio. Come per le armi, il vestiario o altro, dove ci atteniamo a scritti, iconografie e reperti dell’epoca, anche per il bestiario medievale è importante trovare riferimenti. Nella fattispecie i cani (al pari dei cavalli e dei rapaci), sono presenti in più raffigurazioni e libri.

Arazzo di Bayeux, seconda metà dell’XI secolo (Centro Guillaume-le-Conquérant, Bayeux).

E’ chiaro che, in ambito rievocativo, non è semplice riproporre certe razze, in quanto scomparse o incrociate (alcuni direbbero perfezionate). Però, per fortuna, alcune sono rimaste identiche in quanto non manipolate dall’uomo, come ad esempio quello che oggi chiamiamo (secondo lo standard dell’Enci) Cane Pastore Maremmano Abruzzese, citato e descritto ben duemila anni fa nel De re rustica, trattato in dodici volumi di agro-veterinaria di Lucio Giunio Moderato Columella (4 -70 d.C.). In altri casi, quando non è possibile trovare riferimenti così storicamente attendibili, ci affidiamo soprattutto alle iconografie. Infatti, vedendo alcune di esse ci possiamo rendere conto, confrontandole con altre immagini di cani contemporanee, come la somiglianza sia oserei dire incredibile.

Detto questo, ci rendiamo conto di quanto sia importante essere attendibili nella rievocazione medievale anche per questi aspetti. Spesso mi è capitato di vedere utilizzati dei cani in eventi che, con tutto il rispetto che ho per questi insostituibili esseri viventi (e chi mi conosce sa bene cosa rappresentino per me), nulla avevano a che fare con il contesto nel quale figuravano. Pertanto, chi vuole fare della seria rievocazione, ha l’obbligo di porre molta attenzione alla loro presenza. Nella mia ormai ultra ventennale esperienza sia rievocativa sia cinofila, ho sperimentato nel passato diverse forme di sinergia con i miei cani, in particolar modo con un Pastore Tedesco (utilizzato nella simulazione venatoria in una disciplina denominata Archery-Dog) e un Boxer (utilizzato nella simulazione bellica), due cani che anche se definibili moderni, sono sufficientemente compatibili con gli standard morfologici (sempre osservando le iconografie e leggendo alcuni testi) che possiamo trovare nel medioevo.

Il lupoide, lo troviamo in diverse situazioni, sia come cane da compagnia o guardia sia come predatore (quando a volte ibridato naturalmente con il lupo), mentre il molossoide (nelle sue varie forme e razze), è stato ampiamente utilizzato come cane da guardia e per uso bellico. Ad esempio, il prima citato Boxer, è il diretto discendente del cane tedesco denominato Bullenbeisser, un molossoide che – secondo fonti storiche – proteggeva nei viaggi il mercante dai ladri, lungo i trasferimenti dei capi di bestiame.

Franco Faggiano con il suo Boxer durante un evento di medieval re-enactment.

Diciamo che le tipologie di cani più presenti nel medioevo, in quella che oggi definiamo “categoria cani da lavoro”, erano molossoidi e terrier, utilizzati per le loro peculiarità, sia fisiche sia comportamentali. Quindi caccia, guardia, difesa e attacco (anche in battaglia). Ma pure cani come i levrieri erano particolarmente utilizzati, sia da compagnia sia in ambito venatorio, e infatti sono numerose le iconografie che li ritraggono durante i banchetti e nelle scene di caccia.

Io, nel medieval re-enactment, ho scelto di avvalermi di due tipi di cani, ovvero un cane da pastore e un terrier, cani che hanno i dovuti requisiti. Negli eventi rievocativi che si vedono in giro la presenza del cane è solo occasionale, e quasi sempre passiva, al pari di un oggetto più che di un validissimo protagonista. Se invece il cane è educato (e non necessariamente addestrato), può integrarsi perfettamente nell’evento. Anche perché necessita di un equipaggiamento semplice, seppur rigorosamente artigianale e realizzato con materiali consoni, dato da un collare, un guinzaglio, e un’eventuale pettorina. E, dunque, senza dover fare grandi investimenti. Per esempio, se il cane vuole figurare come elemento finalizzato alla battaglia (rievocativa), si può pensare a una armatura leggera in cuoio e cotta di maglia metallica. Diversamente, se utilizzato come cane da guardiania – come nello specifico di un cane pastore – basta un collare con spuntoni metallici. A tal proposito, vedere ad esempio il cosiddetto “vreccale” dei cani da gregge italiani presenti nel centro-sud della nostra penisola. Insomma, come si può ben evincere da questo breve scritto, le possibilità sono molteplici: basta volerlo fare e bene.

In conclusione, l’invito è a documentarsi, con attento studio e ricerca, coinvolgendo con il gioco e l’intesa il nostro amico peloso anche nella rievocazione medievale. Passeremo, così, delle indimenticabili giornate insieme, rivivendo il medioevo in un modo non comune e aprendo la strada a nuove forme di ricostruzione storica, sicuramente poco conosciute e percorse, nel variegato mondo dei rievocatori.

Medieval re-enactment: sir Peirs Leigh, ferito mortalmente nella Battaglia di Azincourt, nel 1415, viene protetto dalla sua mastina fino al vano arrivo dei soccorsi.

* Franco Faggiano è un Archery trainer & Medieval re-enactor dal 1994. Ideatore dell’Archery-Dog ©. Pratica il dog-trekking fin dal 1990. E’ stato relatore a numerosi convegni e saggista-giornalista per diverse case editrici nazionali, pubblicando anche un libro dal titolo “Arcieria & Cavalleria”.