di Francesca Patania*

Facciamo un po’ il punto della situazione riguardo al contesto sociale in cui viviamo. È sempre più evidente, ovunque si vada, in città o fuori: sembra che ci siano cani dappertutto. Le più recenti analisi statistiche affermano infatti che nel nostro Paese, circa il 30% della popolazione italiana possiede almeno un cane e, a seguito del lockdown, i cani domestici hanno subito un incremento demografico. Allora, non ci si deve stupire se nel mercato c’è un conseguente incremento, sia qualitativo che quantitativo, dei prodotti per animali domestici, i quali cercano di raggiungere i loro acquirenti tramite i più svariati canali di comunicazione, tra cui spiccano i negozi online e le pubblicità sui social network. Quelli più venduti sono rappresentati da prodotti per l’igiene e cibo secco, inclusi gli snack. Aumentano anche le spese veterinarie e la domanda di articoli di guinzaglieria, tra cui al primo posto di preferenza troviamo le pettorine.

Ogni proprietario ha la premura di prendersi cura del proprio cane, informandosi soprattutto su Internet, dal negoziante di fiducia e dal medico veterinario, in quanto sapere di nutrire bene il proprio animale e acquistare per lui i migliori prodotti in circolazione è una consapevolezza che lo soddisfa ampiamente e crea appagamento. Finora, però, nessuna traccia dell’addestratore o dell’educatore cinofilo.

Vero, perché nonostante i numeri, al proprietario medio mancano ancora la consapevolezza e la cultura cinofila. Scarseggia la consapevolezza che investire su un programma di addestramento base dopo che il cane entra a far parte della famiglia, potrebbe prevenire eventuali futuri problemi di convivenza e scarseggia la consapevolezza che avere un cane corrisponde ad assumersi determinate responsabilità, sia nei confronti del cane che del mondo esterno. In sostanza, se la cultura cinofila media fosse più elevata, quando andremo a cercare le indagini di mercato del “pet”, cominceremo a veder trattare anche di addestratori ed educatori cinofili, cosa che attualmente è difficile da trovare.

Portando la mia esperienza, infatti, la maggior parte dei proprietari che sono venuti a chiedermi consulenza o un percorso di addestramento base, al momento della loro presentazione già da anni convivevano con il loro cane e sono stati spinti a cercare un professionista semplicemente dall’ennesimo disagio causatogli dal cane stesso. Interrogando, poi, questi proprietari mi hanno tutti spiegato che, secondo la loro interpretazione, l’addestratore serve solo quando il cane crea dei problemi e per quando si vuole fargli fare sport. Fino ad allora, la fonte principale a cui il proprietario attinge per insegnare qualcosa al cane è Internet. È qui, allora, che il nodo viene al pettine: che ruolo ha l’addestratore cinofilo nella società di oggi?

Innanzitutto, diamo una definizione all’addestramento. L’addestramento è la disciplina atta a “rendere destro”, ovvero fare in modo che il soggetto addestrato possa allenare le proprie potenzialità e doti, esercitandole in un contesto specifico e diventando più padrone di esse. Molti proprietari possono pensare che l’addestramento serva solo al cane, ma in realtà serve anche al padrone, in quanto solo attraverso quest’arte si crea il binomio: un organismo fatto di due entità, una umana e una canina, entrambe in grado di affrontare le situazioni in sinergia e comunicando tra loro efficacemente. Per ottenere tale risultato, si sfrutta il fatto che sia l’uomo che il cane sono specie di predatori sociali e opportunisti. L’uomo ha inventato questa disciplina che ha un vero e proprio stato dell’arte ed è in linea con le caratteristiche biologiche di entrambe le specie, altrimenti non potrebbe funzionare, né potrebbe essere definita, appunto, “disciplina”. L’addestramento si può dire che nasce fin dai tempi delle prime domesticazioni del cane, in quanto è il mezzo di cui l’essere umano si è servito per trasferire informazioni tra lui e il suo nuovo compagno a quattro zampe. Un mezzo di informazioni che si perfeziona nel tempo evolutivo, adattandosi al contesto specifico.

Oltre a questo, in addestramento la persona impara a conoscere la diversità di specie del cane, ad accettarlo per quello che è e ad aiutarlo a potenziare le sue qualità, in sintonia con l’ambiente in cui l’uomo e il cane si trovano e convivono. Ne risulta, a fine di un percorso base, che il proprietario conduttore ha acquisito competenze per gestire il proprio cane in sicurezza, rispettando le sue esigenze biologiche e le leggi vigenti nella società umana.

Dunque, per rispondere alla domanda posta in precedenza, l’addestratore cinofilo ha un ruolo molto importante nella società di oggi: istruire, addestrare e educare il proprietario medio a gestire il proprio cane, migliorando la propria consapevolezza e le sue abilità, tra cui il corretto utilizzo di tutti gli strumenti utili a comunicare efficacemente con il proprio cane, proteggendolo anche da eventuali pericoli. Ne consegue una riduzione del rischio di incidenti. Oltre all’addestramento del proprietario, ovviamente, c’è anche quello del cane e questo è il dato che la maggior parte delle persone conosce, anche se in maniera incompleta. Chiaramente, l’addestratore ha il compito di fare in modo che ogni cane, che sia un cucciolo o un adulto, possa vedere nel proprio conduttore il suo punto di riferimento principale, per potersi interfacciare con il mondo esterno. L’addestratore deve fare in modo che il suo allievo possa accrescere le sue capacità psico-fisiche e arricchire la propria esperienza assieme al conduttore.

Ogni proprietario può trovare giovamento dall’incontro con un buon addestratore, perché anche soltanto un primo incontro conoscitivo con la valutazione delle doti caratteriali del cane può accrescere la consapevolezza. Ad esempio, dal primo incontro si traggono informazioni sul carattere del proprio cane e quali sono le azioni da evitare affinché non si causino problemi per sé, per il cane stesso e per gli altri. Starà poi al padrone decidere se intraprendere un percorso completo d’addestramento base, o tornare ad affidarsi alle vie infinite e talvolta poco affidabili di Internet. Dunque, è ovvio che prima si intraprende un percorso addestrativo col proprio cane e meglio è. Come anticipato inizialmente, investendo da subito sull’addestramento, che sia esso un cane giovane, vecchio o adulto, si prevengono pericoli e problemi e si migliora la gestione, con il minor impiego di energie rispetto ad attendere che con una gestione inconsapevole si aggravi la situazione e si verifichino problematiche più impegnative da risolvere. L’addestramento dovrebbe arrivare a rappresentare per tutti i proprietari di cani la struttura che consente a uomo e cane di costruirsi il loro rapporto nel contesto sociale in cui vivono, con l’aiuto di un professionista competente.

Sciolto questo nodo, passiamo al successivo: che differenza c’è tra l’educatore cinofilo e l’addestratore cinofilo?

Una volta che il proprietario sa che gli conviene andare da un professionista cinofilo per farsi aiutare, anche senza attendere di incappare nel primo problema di convivenza, arriva il passo successivo: scegliere da chi andare. Ad oggi ci sono vari modi per lavorare nel settore dell’addestramento cinofilo. C’è chi sceglie la strada per diventare educatore cinofilo, chi addestratore, chi istruttore sportivo, o tanti altri titoli che lasciano spazio alla capacità immaginativa, contribuendo così a creare una vasta gamma di categorie di cinofili che popolano questa società, talvolta incontrandosi e scontrandosi tra loro. Mi piacerebbe approfondire ciascuna di queste interessanti figure, ma lo farò solo con le prime due, che sono, tra l’altro, quelle più comuni riscontrabili.

L’addestratore e l’educatore cinofili sono tra loro simili ma anche molto differenti, nonostante le mansioni dell’educatore possano essere svolte tranquillamente anche dall’addestratore. Dell’addestratore ho già parlato nel primo punto. Vediamo allora di capire chi è l’educatore cinofilo e da dove proviene. L’educatore cinofilo è una figura simile all’addestratore, che interagisce con il cane e il suo proprietario, istruendo quest’ultimo a gestire adeguatamente il proprio cane all’interno del contesto sociale e familiare. Egli, anche in collaborazione con l’addestratore cinofilo, si occupa della formazione di base del binomio uomo-cane e, eventualmente, della preparazione per lo svolgimento di attività specifiche, per esempio sportive. L’educatore cinofilo, così come l’addestratore, è un aiuto per i futuri proprietari di cane, perché può svolgere delle consulenze pre-adozione in modo da orientarli nella scelta del cane più adatto al loro nucleo familiare e come prepararsi ad accoglierlo nella propria casa.

Fin qui nulla di nuovo, sono tutte competenze e funzioni che anche l’addestratore cinofilo svolge. Ciò che contraddistingue maggiormente l’educatore cinofilo dall’addestratore è la sua radice di provenienza storica e formativa. Questa figura nasce negli ultimi anni ’90 in Italia, con l’importazione nel mercato nazionale di una nuova ideologia di origine nord-europea denominata cognitivo-zooantropologica, di derivazione behaviourista, che intende distinguersi dalla disciplina classica dell’addestramento, proprio a partire dall’utilizzo di terminologie diverse. Nel 1997 a Bologna nasce, per opera di Roberto Marchesini, l’istituto di formazione zooantropologica Siua (Scuola di interazione uomo-animale), che è la prima istituzione privata in Italia a parlare di “educazione del cane”. Successivamente, negli ultimi vent’anni, sono nate nuove scuole di ideologia simile, conosciuta come “gentilista”. Oggi per diventare un educatore cinofilo esistono varie modalità: ci sono i corsi organizzati da Enti e Associazioni private (ENCI, ASC Cinofilia, CSEN, FISC, APNEC, SIUA e simili), che prevedono il superamento con esito positivo dell’esame per la qualifica professionale di Educatore Cinofilo. L’altra modalità consiste nel frequentare il Corso di Laurea Triennale in Tecniche di Allevamento Animale ed Educazione Cinofila dell’Università degli Studi di Pisa e superare l’esame finale di laurea che prevede la presentazione di un elaborato.

L’addestratore anch’esso si forma tramite scuole e corsi più o meno ufficiali, ma trattandosi di un mestiere fatto prevalentemente di manualità e sensibilità, le quali devono essere attuate ed allenate con disciplina, esperienza e razionalità, sono necessari anche e soprattutto anni di affiancamento a un maestro addestratore che lo istruisca sul campo con la pratica: la cosiddetta gavetta, proprio come un vecchio artigiano del legno che trasferisce le proprie conoscenze e la propria saggezza al giovane allievo talentuoso.

Sopra ho dato una definizione all’addestramento. Per fare un confronto finale, ne darò una anche all’educazione. “Educazione” deriva dal latino educĕre, cioè “trarre fuori, tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”, derivante dall’unione di ē- (da, fuori da) e dūcĕre (condurre) e consiste generalmente nell’insieme di tutte quelle attività di insegnamento, individuali o collettive, volte a sviluppare le facoltà intellettuali, estetiche e le qualità morali di una persona, specialmente di giovane età. Da tale semplice definizione si può evincere quanto l’educazione sia dunque un’attività rivolta alla sola persona umana, in quanto dotata di facoltà estetiche e morali, che, diversamente, non sono presenti nella specie canina.

Sì, avete capito bene: parlare di educazione del cane è etimologicamente e per definizione scorretto. È più corretto parlare di “educazione del proprietario” al proprio cane. Infatti, il compito principale dell’educatore è quello di educare il proprietario, l’umano, ad un uso corretto di tutti gli strumenti conoscitivi e materiali costruiti sino ad oggi dall’uomo, al fine di instaurare un rapporto armonioso con il proprio cane nella società. Una funzione che fa, tra l’altro, già parte del profilo dell’addestratore. Per quanto riguarda l’istruzione del cane, è corretto parlare di addestramento che, come ho già descritto sopra, è un termine che si riferisce all’esercitare e allenare qualità e abilità che sono già insite, innate nell’allievo.

Dal momento che il cane è dotato di istinti naturali e pulsioni caratteristici della propria specie di appartenenza, di memoria di razza nel caso in cui sia un soggetto frutto di selezione allevatoriale e doti caratteriali che sono uniche per ogni individuo, l’addestramento è la disciplina originale che il professionista cinofilo applica al fine di insegnare al cane ad utilizzare e allenare tutte queste sue qualità, in contesti idonei al fine di migliorare la sicurezza, il benessere psico-fisico e il rapporto tra uomo e cane.

A differenza del termine “educazione”, dunque, il termine “addestramento” può essere usato sia per le persone che per i cani, mentre l’educazione è prevalentemente umana. La domanda sorge invero spontanea al lettore: per quale motivo allora si è voluto creare una nuova figura professionale cinofila, quasi come una copia di quella originale, con annessa ideologia negli ultimi vent’anni e anche più? Per quanto questa domanda sia giusta la lascio sotto forma retorica. Ognuno sarà in grado di trovare la propria risposta.

Va comunque detto che, alla fine, nella scelta del professionista cinofilo di fiducia, le parole e i loro significati avranno sempre poca importanza quando ci si trova di fronte al cane. Per quanto concerne l’indice della bravura di un addestratore o educatore, questo è rappresentato dal cane stesso e dalle risposte che esso da all’approccio. Al cane non interessa di quale religione tu sia o se hai scelto una ideologia al posto di una scienza per insegnare alla gente a interagirci. Al cane interessa che tu sia degno della sua attenzione.

Per questo motivo, sulla base delle definizioni date fino ad ora, posso asserire che l’educatore cinofilo e l’addestratore cinofilo sono entrambe figure professionali necessarie per imparare a gestire in sicurezza e correttamente il proprio cane, purché competenti e guidate da una rigorosa disciplina. Entrambi possono contribuire ad arricchire la cultura cinofila media dei proprietari ed implementare la loro consapevolezza sulla gestione del cane domestico, purché svolgano il loro lavoro efficientemente.

La mente del professionista deve essere aperta, tenere in considerazione tutti gli strumenti che possono eventualmente essergli utili per raggiungere lo scopo della propria arte addestrativa, ricordandosi, però, che il primo strumento che l’uomo ha a disposizione per garantire la riuscita del proprio lavoro è l’intelletto.

 

* Francesca Patania è laureanda in Scienze Zootecniche all’Università di Perugia e dal 2016 già dottoressa in Tecniche di Allevamento Animale ed Educazione Cinofila all’Università di Pisa con tesi e tirocinio pratico formativo sull’impiego e gestione del Cane Pastore Maremmano-Abruzzese. In seguito, con l’istruttore Giuseppe d’Urbino, ha collaborato con l’Università di Perugia relativamente all’addestramento per la selezione zootecnica del cane da utilità. E’ responsabile per la Toscana dell’Associazione per la Cultura Rurale, e fa parte dell’Associazione per la Tutela dell’Allevamento e dell’Addestramento Cinofilo Italiano, nonché referente per la Toscana del Centro di selezione delle razze canine meridionali Il Contado del Molise. E’ attiva promotrice delle razze canine italiane da utilità. Si dedica anche all’attività di Tecnico Cinofilo, col nome La Capadura, occupandosi di addestramento, educazione e consulenze per cani di famiglia, da guardia, custodi del bestiame e gestione genetica dell’allevamento del cane di razza. Al suo fianco ha due Cani Corso tradizionali, Braccio e Nemesi, entrambi avviati alla guardia e alla protezione della persona, compagni di vita che lasciano il segno.