Indubbiamente il Pastore Tedesco, da quella grande razza che è, sa fare bene tutto o quasi. Però a dispetto del suo nome, non è un cane pastore. Così come il Terrier Nero Russo non è un terrier. Sappiamo che per questo commento in tanti ci prenderanno per pazzi, però consigliamo di leggere prima di esserne certi. Allora, è vero che gli antenati del Pastore Tedesco erano cani da pastore della Germania, usati per la conduzione del bestiame. Ma lo erano loro, gli antenati, non il Pastore Tedesco. Questi cani germanici furono selezionati per condurre e proteggere le pecore e altro bestiame, e non per mangiarselo. E, come qualunque pastore nel mondo sa, non dovevano accoppiarsi mai con i lupi, perchè si sarebbe annullata una selezione antica di millenni. Il lupo mangia le pecore, un buon cane le protegge o conduce. Fareste custodire le vostre pecore e agnelli da un Cane Lupo Cecoslovacco o da un Cane Lupo Italiano o da un qualsiasi cosiddetto “wolfdog”, ossia da animali con un alto istinto predatorio e sangue di lupo più o meno recente nelle vene? Magari, chissà, qualche esemplare lo fa, ma una “rondine non fa primavera”.

Ricordiamo che Max von Stephanitz creò senza dubbio la razza del Pastore Tedesco ma non il primo Pastore Tedesco, che comprò già “fatto”. Il “colpaccio” fu l’incontro nel 1899 in una mostra cinofila a Karlesruhe, nel Baden-Württemberg, con l’allevatore Friendrich Sparwasser di Hanau, vicino a Francoforte, il quale aveva con sé un cane straordinario, Hektor von Linksrhein, nato il 1 gennaio 1895. Questo maschio era del ceppo della Turingia ma di fatto era un ibrido cane/lupo di quarta generazione (F4), poichè discendeva dall’accoppiamento, avvenuto tre generazioni prima, fra una cagna e un lupo. L’incrocio avvenne nel 1881 al Giardino zoologico di Stoccarda. Tra l’altro Hektor era già passato per le mani di diversi allevatori, tra cui Anton Eiselen. Quando von Stephanitz, che era accompagnato dal parimenti appassionato amico Artur Meyer, lo vide e ne rimase talmente colpito da volerlo comprare, cosa che avvenne pagando la cifra certo non indifferente di 200 marchi reali. Von Stephanitz, secondo l’usanza dell’epoca, lo ribattezzò Horand von Grafrath e lo iscrisse come primo Pastore Tedesco nel libro genealogico SV con il codice SZ-1.8. SV sta per Verein fur Deutsche Schäferhunde (Società per il Pastore Tedesco), fondata il 22 aprile 1899 e di cui von Stephanitz era il presidente, mentre Meyer era il segretario generale.

Ora, pare possibile che von Stephanitz, il quale certo non era uno sprovveduto essendo ufficiale all’Istituto di medicina veterinaria di Berlino e che era a conoscenza della cosa, per creare una nuova razza (unificando quelle esistenti in Germania) di cane da pastore, cominciasse proprio con un ibrido di lupo? Parrebbe anzi che nella storia del Pastore Tedesco in totale ci siano stati quattro accoppiamenti con il lupo, ma la tesi è dibattuta anche perchè von Stephanitz fece calare su ciò una sorta di censura o quantomeno lo dissimulò. Si dice che avesse capito in anticipo che la pastorizia avrebbe ceduto il passo davanti allo sviluppo industriale e che quindi anche i relativi cani da pastore sarebbero divenuti inutili. Quindi si diede da fare, con grandissimo successo, nel proporre il Pastore Tedesco come cane da guardia e ausiliario di polizia ed esercito. Sarà… però il bestiame in Germania lo si continuò ad allevare – nel 1873 in Germania si allevavano oltre 2,3 milioni di pecore, salite a oltre 3,2 milioni nel 1900 – e pertanto i suoi cani sarebbero stati utili ugualmente. Si potrebbe allora ipotizzare – ma è un’ipotesi – che i Pastori Tedeschi una volta usati nella pastorizia non si siano dimostrati all’altezza proprio per via del sangue di lupo.

In effetti per notare che il Pastore Tedesco non è un cane da pastore nel vero senso del termine basta fare una verifica su quale nazione lo utilizzi diffusamente in questa mansione e sul campo. Nel mondo della pastorizia nessuno. Certo, una parte di cultori che lo fa esiste, e in Germania si fanno anche le relative prove di lavoro, ma un conto sono le prove e un altro è impiegarlo continuamente, quotidianamente, nel lavoro concreto. Chi scrive, nell’arco di decenni di studio sui cani ha incontrato una sola volta, in Umbria e in prossimità di un paese, un gregge con due grossi Pastori Tedeschi, che però avevano la museruola non si sa se per evitare che mordessero la gente estranea in quel frangente o se l’avessero sempre per evitare che mordessero le pecore. Comunque sia, quella fu l’unica volta. A parere di non pochi pastori italiani ai quali si è chiesto a proposito di questa razza, genericamente chiamata “cane lupo”, le risposte sono sempre state le seguenti: “Sono frequentemente aggressivi verso le stesse pecore custodite e tendono a mangiare gli agnelli, le impauriscono perchè sembrano lupi e inoltre, a parità di grandezza, mangiano molto di più di un vero cane da pastore”. Che sia vero o no, questa è la diffusa opinione fra i pastori. Di sicuro c’è che anche fra i cani da pecora in Abruzzo capitano esemplari che uccidono il bestiame che dovrebbero proteggere, pur se selezionati da generazioni dai pastori e sul campo.

Oggi l’impiego del Pastore Tedesco, almeno nelle aree più naturali, sarebbe ben difficile anche nella stessa Germania e il motivo sono i lupi, quelli veri. Quando  von Stephanitz iniziò la selezione della sua razza canina il lupo era stato estinto in Germania e solo occasionalmente ne arrivava qualcuno, come quello giunto dalla Polonia e subito abbattuto il 27 febbraio 1904 a Lausitz. Anzi, già nel 1864, quando von Stephanitz nacque, in Germania si erano estinti i grossi predatori selvatici: l’ultima lince fu uccisa nel 1780 in Turingia e l’ultimo orso nel 1835 a Ruhpolding. L’ultimo lupo fu ucciso nel 1872 a Becklinger, quando von Stephanitz aveva 8 anni. I cani da pastore di grandi dimensioni, da protezione del gregge, erano pertanto inutili – come il grosso hoffwart, progenitore dell’attuale Hovawart – e i pastori utilizzarono quindi esemplari di media grandezza, scattanti e di minori pretese anche alimentari. Tutti i cani da pastore della Germania, ossia quelli del Württemberg, Turingia e Svevia erano ormai tutti di media grandezza, al massimo medio-grande. Erano da conduzione e non da protezione, ed è evidente in quanto pesanti venti o trenta kg meno di cani da protezione come il Kuvasz o l’Abruzzese.

Pastore Tedesco e oche.

Visto che anche l’attuale Pastore Tedesco da lavoro sarebbe un cane da conduzione, oggi in Germania avrebbe bisogno di essere affiancato da cani più grossi, poiché il lupo sta ricolonizzando velocemente la Germania. Il Pastore Tedesco da lavoro, circa 33-34 kg, infatti non è grande quanto un lupo orientale e ormai neppure come quelli meridionali (appenninici) giunti dall’Italia e i cui maschi possono arrivare a 40 e anche 45 kg, con una diversa morfologia e una diversa distribuzione dei pesi che fanno sì che un lupo di 40 kg sia non poco più grande di un Pastore Tedesco dello stesso peso.

Accoppiamento fra un Pastore Tedesco e una lupa del Mackenzie pesante solo pochi kg in più, ma già alta al garrese dieci centimetri più del cane e nel complesso molto più grande.

Il problema però è che come cane da conduzione il Pastore Tedesco è…troppo grande. I cani da conduzione, quando usati insieme ai cani da protezione, devono essere molto più piccoli – una sorta di altro mondo ma collaborativo, potremmo dire – poiché altrimenti possono scoppiare scontri assai pericolosi e che vanno a inficiare la perfetta collaborazione tra conduttori e protettori. Insomma, i ruoli devono essere ben distinti, e così pure le dimensioni e le relative velleità poiché altrimenti possono emergere rivalità durante l’alimentazione, il calore delle femmine, il mantenimento delle gerarchie e in altri casi.

Ecco cosa scrisse a tal proposito Paolo Breber ne Il cane da pastore maremmano-abruzzese (Editoriale Olimpia, 1977): “Recentemente i pastori hanno creato la premessa per un altro pasticcio canino, adottando su larga scala il cane lupo, una forma più o meno degradata del cane da pastore tedesco. L’adozione di tale cane è un esperimento empirico per cercare di ovviare a nuove esigenze di mano d’opera. L’animale dovrebbe rendere più agevole il lavoro del pastore, governando e guidando su comando la morra (il gregge N.d.A.). Un cane così addestrato si chiama toccatore perché, per sollecitare le pecore ad ubbidirgli, le tocca coi denti sulle zampe posteriori (…) Essendo il cane da pastore abruzzese una razza decisamente refrattaria all’addestramento, per avere un cane toccatore è stato necessario rivolgersi ad altra razza. Al giorno d’oggi, in questo modo, oltre al cane nostrano, è facile vedere appresso al gregge un cane lupo. Non è difficile ricostruire come la scelta di un cane toccatore sia ricaduta sul cane da pastore tedesco dato che questa razza ha avuto da decenni una vasta diffusione cinofila ed un’ampia pubblicità, per cui è riuscita a farsi conoscere anche nelle zone più fuori mano. La grande nomea di addestrabilità, la disponibilità, ed il suo nome ufficiale che la classifica ‘cane da pastore’ hanno illuso i pastori che fosse la soluzione al loro problema. Il ritorno alla vita rustica non ha avuto un buon effetto sul cane da pastore tedesco perché da atleta si è avvizzito in cane meschino, rivelandosi piuttosto esigente nell’alimentazione e poco atto a sopportare il clima difficile. Oltre a questa scarsa rusticità, il cane lupo prende facilmente il vizio di assalire il bestiame e solo sporadicamente eccelle nel condurre il gregge. Evidentemente, il cane da pastore tedesco ha subito delle modifiche così profonde nel proprio temperamento che ha perso ogni istinto specifico per la sua originaria funzione. Per fortuna sono ancora molto rari gli ibridi tra il nostro cane ed il cane lupo, tanto più che gli ibridi, chiamati ‘lupini’, hanno gli inconvenienti delle due razze: la scarsa addestrabilità del primo e la negazione alla pastorizia del secondo”.

In sintesi, se servono i cani conduttori (non così presenti e diffusi nella storia della pastorizia mondiale) – del resto veramente preziosi nel loro lavoro – ne esistono razze ben superiori, come il Border Collie, Puli, Collie, Lupino del Gigante o quello abruzzese, Australian Shepherd, Pastore della Lessinia, del Lagorai e tante altre. Incluso il Pastore Bergamasco che è sia da conduzione sia da protezione. Ovviamente ci riferiamo a esemplari da lavoro e non da show. A proposito dei nostri Lupini, citati sopra, e in particolare del Lupino Abruzzese, c’è da dire che magari alcuni di questi avranno sangue di lupo, ma da tempi antichi, tanto che le loro dimensioni di 10-20 kg sono ben inferiori anche a quelle dei Pastori Tedeschi da lavoro. E molto meno di quelle dei cani da protezione Abruzzesi.

I cani Lupini, detti toccatori perché toccano appena con la punta dei denti il bestiame per guidarlo, sono leggeri, forti, coraggiosi, attenti, intelligentissimi ed estremamente frugali in grado di digerire quasi tutto prosperando, di colore eterogeneo ma non raramente grigio o grigio lupo, con orecchie erette o semierette, in grado di operare in modo estremamente efficiente in ogni condizione climatica e ambientale, anche in quelle estreme con molta neve, pioggia, calura estiva, mancanza d’acqua prolungata, alta quota, fango, rovi e pietraie.

Passando a un altro problema, una curiosa affermazione – granitica nonostante l’evidenza dei fatti dica il contrario – degli enti cinofili, club, giudici e di parte degli allevatori, è che il Pastore Tedesco dalle angolature estreme e con le zampe posteriori perennemente piegate sia un formidabile trottatore e che grazie a questa struttura (fonte di tanti problemi di salute per questi Pastori Tedeschi estremi) possa andare e venire intorno al gregge senza fatica. Anzi, dicono che tali Pastori Tedeschi siano i più grandi trottatori del mondo animale. Ciò, per dirla in modo forbito, è una fesseria inenarrabile. Forse il lupo – e lui sì è il più grande trottatore del pianeta –, creato dalla natura e che se non è perfetto semplicemente muore e non si riproduce e perpetua, ha le zampe posteriori piegate?https://www.youtube.com/watchv=F_d3L4GgY4Q&fbclid=IwAR0UobDnjQmIhnHrN1Hx8VT2XdeQh3OrAftN2-yIut1aCBYEM9oaOCljpl8

E così il coyote, il dhole, il licaone e altri canidi che al trotto coprono distanze immense? Anzi, esiste una sola specie di mammifero terrestre che abbia le zampe posteriori piegate? No. E poi, forse questi esemplari ipertipici sono più veloci, agili, resistenti e trottatori dei Pastori Tedeschi da lavoro? Mai! O forse gli antichi cani da pastore germanici, di cui esistono tuttora le fotografie e che sono i progenitori del Pastore Tedesco, avevano quella struttura? No. E neppure l’hanno le altre validissime e sovente antiche razze di cani da conduzione. Insomma, o sbagliavano e sbagliano la natura e i pastori che da millenni utilizzano e selezionano questi cani per la massima funzionalità, oppure sbagliano gli enti cinofili, club, giudici e parte degli allevatori che producono Pastori Tedeschi dalle angolature estreme. Ovviamente a nostro parere sbagliano, e alla grandissima, questi ultimi. I Pastori Tedeschi sono stati creati e selezionati per essere così. https://www.youtube.com/watch?v=vva7Z-ytiYU

In una certa misura passi, ma oltre siamo alle bizzarrie dello show, che purtroppo nel mondo della cinofilia dominano. Si producono Pastori Tedeschi che, se anche superano i test in contesti ridotti e limitati, non potrebbero mai funzionare sul lavoro concretamente e continuamente. Eppure questi esemplari ipertipici vengono richiesti per le monte e in certi mercati, come quello cinese, alcuni vengono pagati letteralmente a peso d’oro. Naturalmente, in Italia e altrove, altrettanto responsabili di questa situazione sono coloro che acquistano tali cani, quindi i privati, che non si chiedono come camminerebbero loro con identiche modifiche alla schiena e gambe. Il grandissimo cane che era il Pastore Tedesco – ma che per fortuna ancora è, grazie alle selezione fatta da un certo numero di allevatori – per via delle assurde modifiche (a partire dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, con Jupp vd Haller Farm e suo figlio Dax vd Wienerau, via via sempre più peggiorate) apportate da una serie di allevatori, premiate da giudici nelle mostre cinofile e quindi appaganti, ha finito per creare soggetti caratterizzati da innaturali angolature del treno posteriore che portano conseguentemente cifosi, scorrettezza degli appiombi e sovraffaticamento delle articolazioni. Da notare la differenza tra gli esemplari del filmato di cui sopra e quelli di questo filmato dei giorni nostri. https://www.youtube.com/watch?v=0H6SCwlT11w

Altro problema sono gli esemplari troppo grandi ma chissà perché comunque vincitori di premi, nonostante siano evidentemente oltre la tolleranza consentita e quindi decisamente fuori taglia, cosa che però pare non notino esclusivamente i proprietari e certi giudici degli show. Un allevatore di Pastori Tedeschi facente parte della relativa associazione ufficiale, che tuttavia non citiamo per non dargli visibilità, spiega che nei raduni capiti che venga utilizzato il cinometro misurando però non al garrese ma in punti più bassi della groppa, al fine di non registrare che quello è un esemplare fuori taglia, ossia di oltre 65 cm. In effetti un tale esemplare troppo grande – si arriva anche a 48 kg – perde buona parte delle qualità fisiche della razza se paragonato a uno di 30-40 kg e 60-65 cm al garrese. Un buon maschio di 62,5 cm al garrese difatti non solo rientra in pieno nello standard ma è perfetto e niente affatto piccolo. Tuttavia dobbiamo anche rilevare che – operativamente e quindi per quanto riguarda la funzionalità – ciò non è in assoluto sempre vero, poiché i Pastori Tedeschi orientali arrivano anche a 76 cm di altezza al garrese e a un peso di 50 kg e se bene allevati sono comunque agili, molto atletici e performanti.

Comunque, ci si è dimenticati, o si vuole ignorare, il dettame fondamentale di Max von Stephanitz, il quale intese creare un cane prima di tutto da lavoro, di cui l’aspetto estetico era in secondo o terzo piano. Il motto di von Stephanitz era L’utilità è il vero criterio della bellezza. Il suo problema però fu quello di non prevedere che i tempi sarebbero cambiati e che il Pastore Tedesco in futuro sarebbe diventato in larga parte un cane da compagnia come altri. Anzi, la costante diminuzione dei Pastori Tedeschi nel mondo (un crollo di oltre il 70% in trent’anni, in Italia nel 2018 si è scesi a 12.000 esemplari) indica anche che la maggiore parte degli acquirenti richiede cani facilmente gestibili e, purtroppo, immediatamente riconoscibili anche per via delle esasperazioni prodotte che però non sono pregi ma difetti. Pertanto se la richiesta è quella, l’offerta si adegua al mercato.

Tuttavia le scelte di tanti allevatori, club, federazioni e giudici hanno reso gran parte dei Pastori Tedeschi uno scherzo rispetto al passato, una caricatura, non funzionali, spesso di carattere inadeguato, di salute cagionevole. Diciamo semplicemente che le parti indicate sopra si sono vicendevolmente complimentate avviandosi però al disastro senza guardarsi né indietro né avanti, e probabilmente neppure capendone la gravità. Non dobbiamo inoltre dimenticare che tutti gli attuali Pastori Tedeschi discendono ormai da meno di un pugno di cani, come Hill Farbenspiel, Quanto Wienerau e Canto Wienerau, alla faccia della variabilità genetica. Seguendo il mito della purezza, consanguineità dopo consanguineità, siamo ormai da tempo in presenza di un imbuto genetico, con i nodi che vengono al pettine. Facendo un ennesimo paragone con il mondo naturale, ricordiamo che nel branco di lupi i giovani sia maschi che femmine appena autosufficienti si allontanano o vengono scacciati dai consimili e vanno in dispersione vagando anche per centinaia di chilometri – alcuni lupi appenninici sono stati ritrovati in Spagna, Germania, Paesi Bassi e nord della Francia – cercando nuovi territori e incontrando esemplari dell’altro sesso con cui formano nuovi branchi. Insomma, distanze chilometriche ma anche genetiche. Niente collo di bottiglia.

Splendidi esemplari dell’Allevamento dei Fermass.

Si è esagerato però anche in senso opposto, perché alcuni allevatori di Pastori Tedeschi da lavoro, ossia i cosiddetti “grigioni” (ma ne esistono di morfologicamente identici pure neri e nero focati) molto più simili agli esemplari di von Stephanitz, per dargli presunti vantaggi performanti li hanno selezionati troppo snelli, leggeri e piccoli, quasi fossero Pastori Belga Malinois. Il tentativo da parte di alcuni di creare – come di fatto è oggi – un Pastore Tedesco da lavoro e un altro da bellezza, è cosa vecchia e risale alla Società Phylax (phylax in greco significa “guardia”), nata nel 1891. Ne faceva parte anche von Stephanitz. Fin da subito la Phylax si era spaccata in due, con una parte che intendeva il nuovo cane tedesco (ancora da venire) come un soggetto soprattutto da lavoro, e l’altra parte come un soggetto soprattutto da bellezza. Una storia che si ripete ancora oggi. Dopo una serie di risultati che diedero cani con poca o nessuna utilità, nel 1894 la società si sciolse. La stessa cosa si verificò sotto la presidenza della Verein für Deutsche Schäferhunde (VS) da parte di von Stephanitz: nel 1925 in Germania si dovevano scegliere il migliore Pastore Tedesco di sesso maschile e femminile e solo un cane in ciascun genere avrebbe ricevuto l’ambito titolo di Sieger e quindi di riproduttore di massimo livello. Osservando e giudicando i cani presenti, von Stephanitz notò che la razza stava prendendo una strada sbagliata e allora assegnò il titolo di Sieger a un cane di nome Klodo vom Boxberg, difforme dai Pastori Tedeschi da show che timidamente cominciavano ad apparire (immaginiamoci lo sconcerto che proverebbe von Stephanitz se avesse la sventura di vedere quelli ipertipici da show di oggi…). Dove gli altri cani erano squadrati, Klodo era lungo nel corpo, con un’andatura impressionante, dal movimento impeccabile e fluido, con un passo lungo e senza sforzo.

Klodo vom Boxberg.

I Pastori Tedeschi nascevano anche bianchi, retaggio dei cani da pastore germanici in cui appunto nascevano anche cani con questo manto, ed erano perfettamente normali finchè negli anni ’30 diversi membri importanti del partito nazista furono attivamente coinvolti nella VS. Costoro erano favorevoli alla produzione di cani ancora più belli esteriormente, cosa che faceva imbufalire von Stephanitz il quale si opponeva ripetendo che L’allevamento di cani da pastore deve essere l’allevamento di cani da lavoro, questo deve essere sempre lo scopo o smetteremo di produrre cani da lavoro. Comunque sia alla fine il settore militare prese il comando della VS esautorando von Stephanitz, che morì da lì a poco. Gli esemplari bianchi furono banditi ma almeno questa scelta era motivata da un fatto concreto e cioè che un cane militare – a meno che non operi costantemente sulla neve – in effetti è troppo visibile dal nemico. Quelli bianchi, divenuta razza svizzera e chiamati Berger Blanc Swiss, sono identici morfologicamente a quelli di von Stephanitz, tranne che per il carattere più malleabile ottenuto con una specifica selezione. Ma di fatto storicamente sono Pastori Tedeschi, anche se identificati oggi come altra razza.