Il 30 dicembre scorso in provincia di Trento un uomo è stato attaccato e gravemente ferito dal Cane Lupo Cecoslovacco appartenente a suo figlio. Poiché sono state riportate dai media diverse inesattezze sul caso, K9 Uomini e Cani ha provveduto ad approfondire la vicenda.

Nel 2011 il pittore e scultore di fama internazionale Giorgio Conta aveva deciso di acquistare un cane da guardia per la sua villa in frazione Monclassico del comune di Dimaro Folgarida, in Val di Sole, provincia di Trento. Prima non aveva mai avuto cani, però gli piaceva il Cane Lupo Cecoslovacco e così decise di acquistarne uno. L’allevamento scelto al momento collaborava con due proprietari del Bresciano, persone ben conoscitrici della razza, che in seguito ottennero l’affisso. Furono loro all’epoca, e non l’allevatore (che propone anche un’altra razza), a vendere regolarmente il cucciolo Athos a Giorgio Conta. I venditori si dimostrarono persone serie, incontrando Giorgio per capirne di più su di lui, spiegandogli le caratteristiche del Cane Lupo Cecoslovacco e dicendogli che aveva la possibilità di una serie di lezioni – lui e il cucciolo Athos – gratuite nel loro campo al fine di gettare le basi di una buona educazione e gestione.

Athos gioca nella neve della Val di Sole.

Giorgio andò a una lezione ma la distanza fra Monclassico e il Bresciano era eccessiva e così decise di seguire un’analogo corso nella sua zona. Una decina di incontri con l’educatore, ai quali Giorgio portò Athos e anche sua madre ritenendo che, abitando insieme ai genitori, sarebbe stato opportuno che anche lei capisse come comportarsi col cane. Athos crebbe bello e atletico, non gigantesco (circa 33 kg) ma giocoso e impetuoso, tanto che dopo un po’ la madre di Giorgio ritenne più prudente evitare di portarlo fuori al guinzaglio. Inutile dire che Athos si affezionò moltissimo a Giorgio, quasi in modo morboso. Ma i Cani Lupi Cecoslovacchi sono fatti così, una volta affezionatisi diventano tutt’uno con quello che ritengono il loro leader. Alcuni, a dire il vero, possono a volte non essere convinti della leadership del padrone e mettere tutto in discussione, ma non Athos. Per lui c’era solo Giorgio e poi, dopo, sua moglie, sua mamma e suo padre. Vivevano e vivono tuttora insieme in una villa a due piani circordata da un giardino recintato di circa 3.000 metri quadrati.

“Athos non mi aveva mai dato problemi” – spiega  Giorgio Conta – “e stava sempre con me in laboratorio. Lo legavo vicino a me perché avrebbe potuto farsi male ma lui era contento e felice. Scodinzolava e si faceva accarezzare anche da mio padre e mia madre, li leccava, proprio nessun problema”.

Livio Conta con Athos.

Il problema però, forse, era più a fondo e ancora non era emerso. Il Cane Lupo Cecoslovacco è in assoluto la razza canina riconosciuta dall’ENCI più vicina al lupo selvatico. Ne ha una percentuale fra il 27 e il 33%, e a volte anche più. Nasce dalla selezione fatta quasi settanta anni fa dalla polizia ed esercito cecoslovacchi al fine di ottenere un cane di livello superiore grazie all’incrocio fra Pastori Tedeschi e lupi dei Carpazi. Tuttavia la cosa non funzionò proprio a causa dei problemi caratteriali dati dal lupo. Se una percentuale di sangue di lupo del 27-33% pare poca cosa dovreste considerare che un accoppiamento fra un cane e una vera lupa (difatti di solito si usano le femmine, più gestibili) dà vita a una prima generazione (F1) in cui la cucciolata ha il 50% di cane e il 50% di lupo. Facendo accoppiare uno di questi cuccioli, da adulto, con un cane, la relativa cucciolata sarà F2 (25% di sangue di lupo). Uno di questi ultimi cuccioli accoppiato ancora con un cane darà un F3 (circa il 12% di sangue di lupo). Da quest’ultima cucciolata se si prende un cucciolo e lo si farà accoppiare con un cane si otterrà un F4 (circa il 6% di sangue di lupo). Ebbene, fino a F4 il mondo scientifico e le leggi considerano questi animali lupi, quindi protetti e non detenibili da privati.

Però il Cane lupo Cecoslovacco, benché sia a tutti gli effetti un cane, ha più sangue di lupo di un F4, di un F3 e in certi casi si avvicina addirittura all’F2! Perché questo? Perché la selezione del Cane Lupo Cecoslovacco utilizzò pochi lupi, pochi Pastori Tedeschi e poi gli accoppiamenti avvennero fra quelli, senza praticamente più immissioni di sangue di cane. Ergo, la percentuale lupina rimase altissima.

Chi scrive ebbe diversi Cani Lupi Italiani (Pastore Tedesco x lupo appenninico), che ormai hanno una percentuale di sangue lupino infinitesimale a causa di un maggiore apporto canino, ma fra questi ebbe anche un F1 (Cane Lupo Italiano x lupo) con una percentuale di sangue lupino ancora più elevata, circa il 70%. Bene, questo esemplare era affettuoso ma instabile, assolutamente non gestibile con fiducia da persone che non fossero molto esperte di lupi. Di lupi, e non di cani. Coloro che incoscientemente e illegalmente selezionano e vendono esemplari nati da Cani Lupi Cecoslovacchi accoppiati con veri lupi (appenninici, carpatici, canadesi) sono quindi esecrabili poco meno di coloro che, pur essendone a conoscenza, li acquistano incoscientemente perché gli “piace il lupo”, senza essere in grado di gestirli e senza sapere a cosa andranno incontro quando l’animale sarà adulto. Bene, Athos non c’entra nulla con tutto questo, perché è un vero, regolare Cane Lupo Cecoslovacco. Ma appunto, con circa il 30% di lupo.

Athos.

I cani sono animali sociali e allo stato selvatico vivono in branchi. Lo stesso fanno i lupi. Anche i cani domestici si trovano più a loro agio se vivono insieme ad altri cospecifici. Assolutamente tutti vogliono che ci sia un capo, che sia questo o quell’altro. Uno comanda e gli altri lo seguono in perfetta disciplina e se qualcuno sgarra – cercando di prendere il predominio istintivamente – viene subito sottomesso oppure vince nella lotta e diventa lui il capo, fino alla prossima contesa. Ma il capo è sempre uno solo, con tutta una catena gerarchica a scendere. Bene, nella famiglia di  Giorgio Conta ci sono tre maschi: Giorgio, il quasi ottantenne padre Livio – pure lui famoso artista internazionale – e Athos. Per quest’ultimo c’è l’amato “capo branco”, il quarantenne Giorgio, leader indiscusso di quel territorio (casa e giardino), ma l’altro umano, Livio, che ruolo ha nel branco? Per Athos probabilmente è un antagonista, il cui ruolo non è chiaro. Athos lo rispetta, lo tollera, e aspetta. Certo, poi ci sono la madre, la moglie e i figli di Giorgio, che per Athos sono solo femmine e piccoli, membri da proteggere. Quanto scritto sopra è solo una supposizione, si badi, e ognuno potrà condividere o meno.

Un giorno, quando Athos aveva tre anni, accadde il primo incidente. Athos aveva preso un guanto dal laboratorio e ci stava giocando, mordendolo. Livio l’aveva visto e si era avvicinato per toglierglielo. Forse Livio non conosceva gli immediati segnali lanciatigli dal cane, o meglio dall’ancestrale lupo che ha segnali diversi da quelli di un comune cane, a volte tanto impercettibili da essere individuabili solo da persone esperte e che osservino costantemente il comportamento del proprio animale: non è necessario che l’animale ringhi, basta un irrigidimento del corpo, un movimento delle orecchie o della coda, il cambio di intensità degli occhi… Risultato, Livio fu azzannato al braccio, non una stretta incruenta ma una dolorosa ferita. Per Athos probabilmente quell’uomo se l’era voluta, l’aveva sfidato nonostante i suoi avvertimenti.

Giorgio conseguentemente si era preoccupato. “Da quel momento ho detto a mio padre di non intervenire in caso di problemi e piuttosto di dirlo poi a me, che ci avrei pensato io. Quando eravamo tutti insieme non c’erano problemi, mio padre poteva giocarci e accarezzarlo, Athos gli faceva le feste e lo leccava. Lo stesso con i miei figli, di poco più di due anni e l’altro di sei mesi, anche se mai lo abbiamo lasciato solo con loro, non l’avremmo fatto con nessun cane. Eppure Athos giocava, facevamo la lotta con me, e mai mi ha fatto nulla. Tuttavia cominciai a essere preoccupato e decisi che quando ero via il cane sarebbe stato rinchiuso in un vasto box coperto e dotato anche di una parte scoperta. Decidemmo che il cibo sarebbe stato dato ad Athos da fuori, attraverso un tubo fino nella ciotola. Così, per sicurezza. Però notammo che quando si avvicinavano al box mia moglie o mia madre Athos scodinzolava, ma quando faceva lo stesso mio padre gli ringhiava”. Brutto segnale.

A sinistra il proprietario Giorgio Conta, con la madre, il padre Livio e uno dei figli di Giorgio. Si nota uno strano comportamento di Athos.

Arriviamo ora al 30 dicembre 2018. Giorgio è uscito per delle commissioni in paese e tornerà subito e pertanto Athos non viene chiuso nel box. Livio esce in giardino e scopre che il cane ha ucciso una gallina uscita chissà come dal pollaio. La gallina è già morta e quindi non è vero che Livio abbia cercato di salvarla dal cane, come invece hanno scritto altri giornali. Memore di quanto accaduto al suo braccio e dei consigli del figlio, non va verso il cane ma in direzione del pollaio per capire da dove sia uscita la gallina. Evidentemente il passare a diversi metri di distanza dal cane e dalla sua preda non basta. Per il “predatore” Athos quell’uomo è ancora troppo vicino, è una minaccia al suo cibo, la gallina, con l’aggiunta dell’antagonismo territoriale, ricordiamo che i loro ruoli non sono chiari, almeno per il cane. Decide istintivamente di attaccare e lo fa da lupo, non da cane. Cerca la situazione più facile e proficua. Lo rincorre in silenzio e lo attacca alle spalle catapultandolo a terra. Poi inizia a mordere, forse con la volontà di uccidere e risolvere una volta per tutte la “loro questione”.

La gente nelle vie circostanti sente le urla di Livio, altre persone assistono all’attacco da un punto più alto, dominante sulla villa. Subito c’è chi telefona ai carabinieri, chi ai vigili del fuoco e al pronto soccorso per l’intervento di un’autoambulanza. Telefonano anche a Giorgio urlandogli di accorrere. Intanto Athos continua a mordere, poi a un certo punto si ferma e inizia a pulirsi, leccandosi, dal sangue che ricopre lui nonché il terreno e la vittima. Livio, straziato, però si muove e allora il cane ritorna all’attacco. Poi ancora cessa, finché la vittima cerca di trascinarsi via, e allora ancora l’attacco. Livio è a terra sbranato, Athos gli ha staccato le orecchie, azzannato più volte profondamente l’avanbraccio con cui Livio cercava di difendersi (poi si scoprirà che le ossa sono integre), lo ha azzannato al collo mancando di poco la vena giugulare, lo ha addentato alla testa (ci vorranno oltre cento punti di sutura), un canino ha mancato di pochi millimetri un occhio, ha graffi e ferite sulla schiena e praticamente ovunque. Giorgio arriva trafelato, vede la scena e subito afferra Athos – che non fa alcuna resistenza – per il collo e lo chiude nel box. Un attimo dopo arrivano vigili del fuoco, ambulanza, carabinieri. Ma è tutto finito. Livio, che non ha mai perso i sensi, è gravissimo e viene portato d’urgenza prima all’ospedale di Cles e poi a quello di Santa Chiara, a Trento.

La villa dei Conta fotografata dall’alto. Si nota che si trova sotto un’area pubblica, da cui alcune persone hanno visto l’attacco. Sull’estrema destra si nota il tetto del pollaio, dove si stava dirigendo Livio. Athos ha abbandonato la gallina morta nella zona del box (al centro) e ha raggiunto e aggredito alle spalle l’uomo sotto la prima pianta con più fronde che si vede a destra.

Livio è tuttora grave all’ospedale ma se la caverà. Naturalmente è choccato e lo stesso vale per Giorgio e tutta la famiglia. Athos rimarrà rinchiuso ancora per giorni nel box di casa sotto osservazione, per capire il suo stato sanitario. Non si è più mosso dalla stessa posizione, si guarda solo intorno. Avrà capito di avere fatto qualcosa di grave? O percepito l’atteggiamento dei suoi verso di lui, profondamente mutato? Rimane lì in attesa della sua sorte. “Non ci potremmo più fidare di lui” – commenta addolorato Giorgio – “non sappiamo cosa potrebbe fare domani o fra un mese, all’improvviso. Ha già attaccato due volte, e ho anche i bambini. La sua storia si chiude qui. Tanti hanno scritto che Athos è una vittima e che dovrei trovargli un’altra sistemazione ma quando gli dico che allora glielo regalo e facciano e rischino loro, spariscono nel nulla, facile parlare. Mi spiace molto per mio padre, che compirà, male, gli 80 anni a gennaio, sono mortificato. Non prenderò mai più un cane, di qualsiasi tipo fosse”.

La posizione di K9 Uomini e Cani sul tema è nota: a prescindere dalla razza o non razza o dalle dimensioni, il proprietario dovrebbe essere obbligato a seri esami, al classico patentino, nell’interesse anche del cane e degli umani, a cura di un ente terzo e affidabile, istituzionale. Altrimenti niente cane. E nel caso di determinate razze o incroci, rivolgersi ad allevamenti ed educatori seri, informandosi prima e più volte. Di persone incompetenti e non serie in questo campo ce ne sono tante, ma ne esistono anche di molto valide e affidabili.

Nel caso specifico, il Cane Lupo Cecoslovacco è una splendida razza e – come potrete leggere negli altri due servizi pubblicati in questo numero del giornale – può dare grandi soddisfazioni e totale amicizia. Ma non è un cane per tutti! E se lo desiderate, acquistatelo e fatelo educare da profondi conoscitori di questa razza e non da chiunque. Facendovi soprattutto insegnare i tanti segnali che usa per comunicare con voi e con gli altri, perché sarete stati voi a decidere di scegliere questa razza, e non lui.