Esistono i lupi in Africa? Sì. Parrà strano, ma non sono pochi coloro che non sanno della presenza di questo animale in Africa, non solo nell’Egitto orientale ma persino in quello occidentale arrivando in Libia e in tutto il resto del Nord Africa (Tunisia, Marocco e Algeria), nonché parecchio più a sud, dal Senegal alla Somalia. Si tratta comunque di esemplari di piccole dimensioni, che raggiungerebbero le massime in quelli egiziani (forse una ventina di chilogrammi per massimo mezzo metro di altezza e quindi più piccoli di quelli indiani).

Tuttavia abbiamo letto un’intervista allo zoologo dr. Luca Lapini, nella quale avrebbe detto che il lupo o sciacallo presente in Egitto ha uno status tassonomico ancora conteso fra i nomi di Canis anthus lupaster e Canis lupaster, ed è vero, ma che è “una forma di grande taglia endemica (esclusiva) dell’Egitto”. Ciò è errato in quanto il Canis lupaster o Canis aureus lupaster o Canis lupus lupaster, o lo si chiami come si vuole, non è affatto esclusivo dell’Egitto poiché è presente anche in Libia e – ammesso sia lo stesso – pure in Algeria, Etiopia, Mali e Senegal.

Canis lupaster.

Sciacallo.

Questa mappa del 2011 è tuttavia ormai superata, visto che lo sciacallo dorato in Italia è arrivato almeno fino alla Toscana. Curiosamente la mappa non mostra  l’areale del Canis lupus arabs.

Bisogna considerare che nel periodo egizio la parte inferiore della Valle del Nilo era una stretta striscia verdeggiante di palme, di campi coltivati e paludi, circondata dal Deserto Libico e dal Deserto Arabico. D’altra parte, non bisogna dimenticare che ci si riferisce a un arco di tempo lungo, non meno di 3.000 anni, durante il quale sono intervenuti svariati fattori di alterazione del paesaggio, vegetazione, fauna e clima. Anche se nell’IV millennio a.C. il processo di desertificazione era già avanzato, il clima era più umido di quello di oggi; ampi tratti del deserto attuale erano ancora steppe con vegetazione sufficiente a mantenere grandi numeri di elefanti, leoni, giraffe, bufali, gazzelle, iene, rinoceronti, asini selvatici e così via. Lungo i fiumi prosperavano ippopotami, coccodrilli, pitoni e altro. Per esempio, le montagne del Nord Africa – ricordiamo che la catena dell’Atlante si estende per circa 2.500 km attraverso il Marocco, l’Algeria e la Tunisia, con un’altitudine massima di 4.167 metri, in cui in inverno nevica tuttora – erano popolate da mufloni, cinghiali, lupi, leopardi (rari, ma ancora presenti lì), grossi orsi bruni e leoni. Anzi, quello dell’Atlante, estinto nel XIX secolo, era il più grande di tutti i leoni raggiungendo un peso di 272-300 chilogrammi per una lunghezza media di 3,5 m, ossia dimensioni comparabili con una grande tigre siberiana. Questo per dire che esistevano condizioni ambientali adatte all’allevamento animale, inclusa la pastorizia. Ovviamente, se esistevano, e infatti esistono ancora, i lupi in Nord Africa, esistono anche i cani da pastore.

La catena dell’Atlante.

Gli antichi egizi avevano un dio lupo, Upuaut (anche Wepwawet, Ophois), che significa “colui che apre la via”. Ritenuto figlio di Iside, era il dio della morte e della guerra e gli eserciti in marcia avanzavano dietro la sua insegna. Gli egizi difatti, fra i loro tanti dèi, facevano distinzione fra Anubi l’uomo-sciacallo, Khentamentyu lo sciacallo, e appunto Upuaut. Il culto di Upuaut nacque nell’antica città di Asyut in Egitto (poi chiamata appunto Lycopolis nel periodo greco-romano, lycos in greco significa lupo), dove furono trovate mummie di lupi. Diodoro Siculo, nel I secolo a.C., scrisse che l’invasione di un esercito etiope in Egitto fu bloccato da branchi di lupi e poi respinto fin oltre la città di Yebu, detta città dell’Elefante (oggi Elefantina), ossia molto più a sud lungo il corso del Nilo. La dea Osiride a Lycopolis era adorata sotto il simbolo di un lupo.

Upuaut.

C’è da dire che anche dalle descrizioni di greci e romani si intuisce che in Egitto fossero presenti sia lo sciacallo sia il lupo. Si scrive sovente che nel V secolo a.C. lo storico greco Erodoto riferì che c’erano lupi in Egitto, descrivendoli come non più grandi delle volpi, ma non è così poiché scrisse non sono molto più grossi delle volpi.  Erodoto, affascinato della cultura egizia, visse per quattro mesi in Egitto. La descrizione dello sciacallo africano come mediamente più grosso delle volpi in effetti ci sta, essendo così, se si escludono i grandi maschi di volpe del Nord Europa con peso fino a 10 kg e quelle gigantesche (di selezione “naturale” recente) britanniche anche di 17 kg. Quindi ammettiamo che Erodoto si riferisse allo sciacallo nordafricano oggi indicato come lupo Canis anthus. Da notare che nel greco antico gli sciacalli, pur animali molto comuni, venivano chiamati θως, genericamente “bestia feroce” (seppure inoffensivi per l’uomo), ossia  thos, fino all’arrivo degli ottomani e dell’uso del nome τσακάλι/tsakali (dal turco çakal). Nell’Iliade, cioè nell’VIII secolo a.C., sono descritti agili, veloci, fulvi e che in gruppo inseguono, raggiungono e divorano gli animali feriti dai cacciatori, se non compare un leone (il leone fu presente in Grecia fino al I secolo d.C.). Da sottolineare che in Grecia gli sciacalli sono sempre esistiti, visto che i più antichi fossili di sciacallo dorato in Europa sono stati trovati proprio a Delfi e Kitsos, in Grecia, e risalgono al 5.000-4.500 a.C. Anzi, questi canidi, seppure sterminati dall’uomo, in Grecia sono tuttora circa 1.500.

Abbiamo riportato tutto questo per fare capire che i greci conoscevano lo sciacallo e quindi pure Erodoto, che visse sia in Grecia sia in Egitto. E pertanto non paragona lo sciacallo egiziano al più grande  lupo, che pure viveva in Grecia, ma alla volpe: non più grandi delle volpi. Un secolo dopo però Aristotele, greco pure lui, scrisse che gli sciacalli egiziani erano invece lupi, sebbene più piccoli dei lupi viventi in Grecia. Attenzione, i lupi della Grecia non sono più piccoli di quelli viventi in Italia, pertanto c’è una notevole differenza nel descrivere degli animali non più grandi delle volpi e poi  più piccoli dei lupi viventi in Grecia. Erodoto e Aristotele descrivevano forse due canidi diversi presenti in Egitto?

Anzi, il romano Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. fece di più, scrivendo a proposito dei lupi nella Naturalis Historia [VIII, 80-84]: L’Africa e l’Egitto li generano piccoli e inerti, la zona più fredda feroci ed aggressivi. Ergo, cita lupi e non sciacalli e inoltre specifica Africa (quella parte conosciuta dai romani) e non solo l’Egitto. In pratica anticipò duemila anni fa quello che alcuni ricercatori odierni descrivono come una scoperta attuale!

Sul tema abbiamo chiesto lumi a un grande esperto, il dr. Spartaco Gippoliti, che insieme al dr. Luca Lupi ha fatto appositi studi. Così ci ha risposto: “Che lupo vive in Africa? Da un decennio, grazie principalmente a ricerche genetiche, si è arrivati alla conclusione che lo sciacallo dorato Canis aureus Linnaeus non è presente in Africa come invece sostenuto dal 1951. Si è aperto quindi un capitolo nuovo – o quasi – della ricerca mammalogica africana che per più di mezzo secolo aveva praticamente ignorato la questione. L’altra evidenza è che lo ‘sciacallo dorato’ africano mostra affinità spiccate con il lignaggio del nostro lupo anziché con lo sciacallo dorato euroasiatico ed anche con gli altri sciacalli africani – lo sciacallo dalla gualdrappa e lo sciacallo striato, trasferiti da poco nel genere Lupulella. Ma come si chiama questa specie? Per gli zoologi non è tanto importante se decidiamo di chiamarlo lupo dorato africano piuttosto che sciacallo dorato africano o lupoide dorato ma piuttosto quale sia il suo binomio scientifico. Nessun dubbio che si tratta di un membro del genere Canis, si è però creato un dibattito tra chi sostiene debba chiamarsi Canis anthus Cuvier, 1820, oppure Canis lupaster Hemprich et Ehrenberg, 1832. Uno dei presenti autori (S.G.) sostiene che Canis anthus abbia priorità e sia perfettamente riconoscibile come un Canis dell’Africa occidentale, mentre – stranamente – il Canid Specialist Group della IUCN/SSC propende per Canis lupaster sostenendo che l’identificazione dell’olotipo di Canis anthus è problematica. Apparentemente si tratta solo di una diatriba nomenclatoriale come ve ne sono tante nelle scienze biologiche, ma nella realtà forse è sottintesa una questione assai più complessa e se vogliamo interessante. Siamo sicuri che esista una sola specie di lupoide in Africa? Come evidenziato in un articolo di Simone Farina e Lorenzo Vanni, del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, già le prime ricerche egittologiche di Jean-Francois Champollion (1790-1832) e di Ippolito Rosellini (1800-1843) evidenziarono la presenza di raffigurazioni diverse per uno sciacallo (il dio Anubi) e per un più robusto lupoide. Purtroppo l’esemplare pisano raccolto da Raddi in Egitto nel 1828-29, mancante del cranio forse ancora nella pelle montata, non ha potuto fornire dati definitivi atti alla sua identificazione ma ha confermato la complessità della questione”.

Lupi egiziani, zoo di El Fayoum, Egitto (foto di Hatem Moushir).

Si scrive che il lupo arabo (Canis lupus arabs) in Egitto esista solo in una piccola area della Penisola del Sinai, nell’Egitto nord-orientale ma non è affatto vero. Sono presenti (almeno) anche nella zona di Sohag, sulla riva occidentale del Nilo – dove il 14 dicembre 2016 un lupo fu ucciso durante il tentativo di predazione su alcuni bambini nel villaggio di Al-Ezba, nei pressi di Dar es Salaam – e in quella di Luxor (circa 230 km più a sud), nella Valle del Nilo, Egitto meridionale. Quello che sembrava essere stato l’ultimo esemplare responsabile fu ucciso a bastonate dall’agricoltore Mahmoud Maabad, che nel 2017 ne uccise un altro – non così piccolo come si potrebbe pensare – che parrebbe essere un lupo arabo. Se non sono già arrivati lì, in Israele – che confina con l’Egitto  – sono presenti altre due sottospecie di lupo più grandi, il lupo indiano (Canis lupus pallipes) e il lupo del Mar Caspio (Canis lupus campestris). Ovviamente sono ipotizzabili accoppiamenti fra le varie sottospecie. In Israele il lupo è specie protetta (pur con campagne legali di limitazione del numero degli esemplari) e nelle zone del Negev e Arava era aumentato a circa 150 esemplari. Tuttavia il numero è ulteriormente aumentato – si suppone a circa 500 esemplari, in un’area tutto sommato limitata – e si stanno irradiando negli stati confinanti.

Il secondo lupo ucciso da Mohammed Abdullah Sayed.