Distribuireste oggi agli abbonati un elenco telefonico di 150 anni fa? Credo proprio di no, se non nel caso che tutti quegli abbonati non avessero mai cambiato casa e soprattutto che fossero immortali. Sareste contenti di acquistare un nuovo modello di automobile, dotato però del libretto di manutenzione di un modello di un secolo fa? Non crediamo. Altra domanda: secondo voi un falegname deve conoscere il legno, e un ingegnere la matematica? Diremmo proprio di sì. Un contadino deve conoscere la terra che lavora? Certo. Ma allora perché tanti enti cinofili e una caterva di allevatori e, parrebbe, esperti invece paiono non sapere, a quanto scrivono, che il cane discende dal lupo e che quindi il Canis familiaris non esiste?

Chiariamo subito: il cane domestico è il Canis lupus familiaris, quindi quando si scrive solo Canis familiaris ci si dimentica un basilare lupus. Genere: Canis; Specie: Canis lupus; Sottospecie: Canis lupus familiaris. La conferma scientifica si è avuta grazie alla progressione degli studi genetici, in particolare le indagini riguardanti il DNA mitocondriale che contiene le informazioni antiche sullo sviluppo di ciascuna singola specie, grazie alle quali si è potuto appurare che il Canis lupus familiaris, cioè il nostro cane domestico, deriva inequivocabilmente dal lupo grigio. E da nient’altro. Magari in seguito qualche cane qua e là si sara accoppiato occasionalmente con uno sciacallo, ma senza incidere nella sottospecie. Per un certo periodo si è creduto – incluso il fondatore dell’etologia contemporanea Konrad Lorenz, Premio Nobel nel 1973  – che i cani domestici avessero due linee di sviluppo evolutivo distinte, con alcune razze evolutesi a partire dal lupo, e altre dallo sciacallo. Bene, incluso Lorenz, si sbagliavano, anche perché allora la scienza non aveva le conoscenze e i mezzi di oggi.

Konrad Lorenz con i suoi cani.

Il problema è che ancora oggi c’è una parte della cinofilia, specialmente ufficiale, che ripete cose ritenute (da alcuni studiosi di allora, e non da tutti) serie ipotesi scientifiche nel XIX secolo, ma rivelatesi scientificamente del tutto errate oggi. Forse questi enti, club, allevatori ed esperti sono tanto impegnati in altre cose da non accorgersi che da allora “ne è passata di acqua sotto i ponti”… Bene, facciamo una piccola carrellata. Anche l’ottimo sito Agraria.org, che tratta ampiamente pure il cane (a cura del bravo Federico Vinattieri), inciampa sul tema riportando: Non è facile stabilire da quale canide discenda il Cane domestico e molti naturalisti vi si sono cimentati senza pervenire a conclusione precisa: è probabile tuttavia la discendenza dal lupo o dallo sciacallo.

Nei secoli passati – come del resto pure oggi – anche gli scienziati più esperti potevano prendere vere cantonate. Per esempio, nel XVIII secolo Georges Louis Leclerc, conte di Buffon e responsabile dal 1739 del Jardin du roi (un prestigioso istituto scientifico, oggi Jardin des plantes) – nonché autore della monumentale opera in 36 volumi Storia naturale, generale e particolare, la cui pubblicazione necessitò di ben 40 anni (contiene una serie di misure complete del lupo, incredibile e inarrivabile anche oggi). Bene, Buffon vi scrisse: Il lupo e il cane non sono mai stati presi per lo stesso animale se non dai nomenclatori di storia naturale che conoscono la Natura solo superficialmente. Si riferiva indirettamente al famoso rivale  naturalista e accademico svedese Carl Nilsson Linnaeus, chiamato Carlo Linneo in italiano, il quale invece a ragione nel 1758 classificò il lupo come Canis lupus e il cane – appunto – Canis lupus familiaris. Buffon insomma prese uno svarione scientifico quando nella sua proprietà di Montbard cercò di incrociare una lupa prigioniera con il suo grosso cane, con questo risultato, come scrisse: Anche se più debole, era la più malvagia, ha provocato, ha attaccato, ha morso il cane, che in un primo momento si è solo difeso, ma ha finito per strangolarla. Evidentemente basò le sue convinzioni scientifiche solo su questo triste episodio.

Buffon, ritratto da François-Hubert Drouais.

A quanto pare non pochi club cinofili ufficiali non devono avere ben chiaro che il cane è il Canis lupus familiaris. Per esempio il Club del German Spitz che per le diverse varietà supportate (attenzione, si tratta appunto di varietà della stessa razza e non di diverse razze) scrive ogni volta: “Deutsche Spitze sind Nachkommen des steinzeitlichen Torfhundes Canis familiaris palustris Rütimeyer und späteren Pfahlbauspitzes” (https://www.deutsche-spitze.de/vfdsp_standards.html ) e cioè: “Gli Spitz tedeschi sono discendenti del cane della torba dell’età della pietra Canis familiaris palustris Rütimeyer e in seguito dei Pfahlbauspitzes”. Ancora solo Canis Familiaris? Viene da domandarsi se abbiano scritto questo testo del sito nel XIX secolo e magari qualcuno non abbia ricevuto notizie in tema da un po’… Il bello è che altri club – svedese, croato, slovacco, italiano – sono andati dietro a quel che dice quello tedesco, e così i vari allevatori, senza che nessuno forse notasse o facesse notare che il cane discende dal lupo e che quindi c’era un errore grande quanto un condominio!

Siamo rimasti stupiti della cosa, in quanto riteniamo che un club cinofilo, di qualsiasi razza, debba essere la fonte autorevole a cui rivolgersi per conoscere e sapere dati giusti in merito, inclusi quelli scientifici. La FCI e l’ENCI dichiarano le stesse inesattezze, a dimostrazione del livello della loro autorevolezza e affidabilità storica e scientifica. Anche l’Associazione Tecnica Amatori Volpino Italiano cita nel suo sito questa erronea informazione in ben sei lingue.

Ma chi era questo Rütimeyer citato? Karl Ludwig Rütimeyer (1825-1895) fu uno zoologo, anatomista e paleontologo svizzero, considerato uno dei padri della zooarcheologia. Infatti studiò la fauna estinta della Svizzera. Valente scienziato, certo, ma sempre con i limiti della scienza dell’epoca, basti dire che era un sostenitore dell’evoluzione, ma rifiutava la selezione naturale, cosa che oggi sarebbe fantascienza. Nel 1861 pubblicò Die Fauna der Pfahlbauten der Schweiz https://archive.org/details/Rutimeyer1861sk32Q in cui affronta l’ipotesi – attenzione, la sua ipotesi e nulla di più – sul Canis familiaris palustris Rütimeyer. Per fare capire, nel 1861 c’erano ancora orde di briganti in Italia, nata appunto in quell’anno; il capo apache Geronimo combatteva nel far west contro cowboy e soldati statunitensi; non erano stati ancora inventati il telefono, la radio, l’automobile, ecc., mentre oggi siamo andati sulla Luna e le nostre sonde sono atterrate su Marte, però in cinofilia si fa ancora riferimento e si fanno circolare ipotesi di 150 anni fa e del tutto smentite scientificamente…

Karl Ludwig Rütimeyer.

In quelle che un tempo erano mere ipotesi e oggi sono strafalcioni scientifici, vengono coinvolte altre razze canine, come per il San Bernardo, il cui club italiano ma non solo quello, scrive: “L’origine di questi cani tibetani va ricercata nel mitico Canis molossus, derivato a sua volta direttamente dal gruppo etnico del ‘Canis familiaris inostranzewi’, vissuto da 6.500 a 6.000 anni prima di Cristo”… Da notare che il Canis familiaris inostranzewi scientificamente non è mai esistito e non si hanno reperti né prove.

Non solo, quest’ultimo club continua (sempre saltando a piè pari il basilare Lupus): “Al primo ‘cane’ conosciuto, il Canis familiaris putjani, si aggiunse presto (siamo fra 10.000 e 6.000 anni prima di Cristo), il Canis familiaris palustris, denominato anche dal Ruetimeyer come Cane delle Torbiere (o della torba), antenato degli spitz e di molte altre razze canine. L’Età del Bronzo, che nel bacino del Mediterraneo va all’incirca dal 3.000 al 2.000 a.C., segna un’ulteriore evoluzione del Canis familiaris verso tipologie sempre più definite e fra loro differenziate. In questo periodo, come abbiamo visto, fanno la loro comparsa: il già citato Canis familiaris inostranzewi (antenato di tutti i molossi, sia quelli di tipo più pesante che quelli più leggeri); il Canis familiaris matris optimae, antenato dei cani da pastore (il C.f. matris optimae accompagnerà i popoli asiatici, fabbri e fonditori, che introdussero in Europa gli oggetti, gli utensili e le armi di metallo); il Canis familiaris leineri, antenato di tutti i levrieri e di molte razze da caccia ed infine il Canis familiaris intermedius, antenato di spaniels, bracchi, griffoni, ecc., la cui comparsa coincide con la fine del periodo preistorico”.

Insomma, tutte fantasie di un tempo, senza alcuna attuale valenza scientifica e con nomi dati a reperti incerti o inesistenti e collegandovi chissà come tipologie di cani recenti. Tutto derivante da ipotesi di studiosi, valenti all’epoca ma senza dubbio datati, come il già citato Rütimeyer o lo Studer. Anzi, quest’ultimo sembra non avere nome perché quasi tutti scrivono “secondo lo Studer”, spesso facendo semplici copia/incolla.

Théophil Rudolf Studer.

Bene, Studer si chiamava Theophil Rudolf (1845-1922), era pure lui svizzero come Rütimeyer e fu un medico e zoologo. Nel 1871 divenne membro della Società Svizzera di Scienze Naturali e impiegato presso il Museo di Storia Naturale di Berna come curatore part-time e poi fino alla sua morte nel 1922 come direttore delle collezioni zoologiche del museo. Dal 1876 fu professore di Anatomia Comparata alla Scuola Veterinaria di Berna e poi professore di Zoologia, Storia Naturale Generale e Anatomia Comparata e infine rettore dell’Università di Berna. Pertanto Studer fu un eminente scenziato e nel 1901 pubblicò a Zurigo Die praehistorischen Hunde in ihrer Beziehung zu den gegenwärtig lebenden Rassen, ossia I cani preistorici nel loro rapporto con le razze attualmente in vita. http://publikationen.ub.uni-frankfurt.de/frontdoor/index/index/docId/5947

Questo valente professore fece tutto per bene, con i mezzi di allora, ma in questo ambito sbagliò tutto o quasi. Capita, e ricapiterà. Nel 1901 ipotizzò un Canis ferus e cioè un canide selvatico simile a un dingo da cui presumeva che tutti i cani discendessero (sbagliato e mai esistito). Certo, è vero che in natura vivono da sempre cani selvatici come il dhole o il licaone, ma non sono mai stati addomesticati e non c’entrano niente con il nostro cane. Da questo Canis ferus addomesticato sarebbe nato il Canis poutiantini, il cane originario (sbagliato e mai esistito), da cui si sarebbero sviluppati il Canis leineri, progenitore del levriero e del levriero irlandese; il Canis intermedius, forma ancestrale dei cani da caccia; il Canis matris optimae, progenitore dei cani da pastore; il Canis inostranzewi, incrociato col lupo e forma ancestrale dei cani nordici, del Pastore Tedesco e dei mastini; il Canis palustris, nato dall’incrocio di qualcuno dei presunti e succitati Canis, detto spitz delle Torbiere e progenitore dei Chow Chow, Spitz, Pinscher e Terrier. Questo cane delle torbiere o della torba avrebbe fatto parte di un’amena congregazione animale che viveva intorno alle palafitte umane e includente il bue della torba, la pecora della torba, la capra della torba, il maiale della torba e supponiamo forse anche la gallina e la papera della torba.

Ma tutti i Canis primordiali citati sopra non sono mai esistiti ed è stato stabilito scientificamente che la varietà precoce delle forme nei cani domestici sia una caratteristica dell’addomesticamento e non possa essere ricondotta a determinate linee di razza che possano essere derivate da specie diverse. Pertanto, la sintesi di tipi di cani simili e la loro caratterizzazione come razza originale è ora considerata errata. Le moderne analisi del DNA hanno anche confutato le precedenti derivazioni di cani domestici da specie diverse: secondo questi risultati, tutti i cani domestici discendono dai lupi e quindi si tratta di Canis lupus familiaris e non di Canis familiaris.

Sbagliò in questo il pure acclamato da tanti studiosi cinofili di oggi, Tschudy – pure lui pedissequamente richiamato, con il più feroce copia/incolla, con “secondo lo Tschudy” perché forse si fa troppa fatica a cercare il nome di battesimo, che era Wilhelm –, altro svizzero. Nella sua opera Geschichte des Hundes: Abstammung und Rassendifferenzierung, pubblicata a Berna nel 1926, come progenitore del Bassotto cita il Canis familiaris palustris.

Attenzione, tutti possono sbagliare, ma non deve farlo un’istituzione come l’enciclopedia Treccani, che tuttavia per il cane riporta Canis familiaris L. https://www.treccani.it/enciclopedia/cane_%28Enciclopedia-Italiana%29/  Come mai? Semplice, hanno pubblicato (e nessuno si è mai dato la pena di aggiornare…) un testo pubblicato nel 1930 dall’Enciclopedia Italiana, degli zoologi Oscar De Beaux e Alessandro Ghigi, che a loro volta si erano rifatti a Mivart, Monograph of Canidae, 1890; Flower e Lydekker, Mammals, 1891; Pocock, in Proc. Zool. Soc., Londra 1914, II; Miller, in Un. St. Nat. Mus. Bull., CXXVIII, 1923. Non solo, la Treccani sbaglia citando Canis familiaris L. visto che la L significa Linneo. Infatti Linneo nel 1758 chiamò il cane Canis lupus familiaris.

Le stesse inesattezze, possibili e scusabili un tempo, anacronistiche oggi, le divulgano a volte pure gli addetti ai lavori, basta controllare qui sulla pagina della dottoressa Costanza De Palma, (http://www.costanzadepalma.it/358707136 ) la quale si presenta come laureata in Scienze Naturali all’Università “La Sapienza”, master in Medicina Comportamentale degli animali d’affezione alla Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa, etologa, comportamentalista, bioeticista, partecipante ai più importanti convegni e congressi nazionali e internazionali, con rubriche sui cani all’ENPA e collaborazioni giornalistiche, seminari, ecc.

Peccato per quel suo Canis familiaris che francamente qualche stupore lo suscita, anche perché la dottoressa De Palma senza dubbio è a conoscenza di quanto sopra. Per questo motivo le abbiamo chiesto lumi e così ci ha gentilmente risposto: “Il vostro riferimento riguarda una breve citazione della mia tesi sperimentale di laurea in Scienze Naturali sulla determinazione del temperamento nel cane di canile, molto apprezzata e citata in Italia e all’estero. Essa risale, però, al 2004 e ciò è chiaramente citato sul mio sito e trattandosi appunto di una citazione non può essere modificata. A titolo informativo, la nota veterinaria comportamentalista e giudice ENCI Barbara Gallicchio sul suo celebre libro/manuale Lupi travestiti le origini biologiche del cane domestico cita chiaramente a pag. 95 (sia all’inizio che alla fine della pagina stessa) come gli zoologi fossero divisi sull’utilizzo del nome scientifico Canis Lupus familiaris e Canis familiaris. La scienza ovviamente è andata avanti negli anni… Ma tuttora c’è chi, in tempi odierni, preferisce o uno o l’altro!”.

Abbiamo sentito la gentilissima dottoressa Gallicchio, la quale ha specificato: “Il cane è un lupo addomesticato e la domesticazione porta a una modifica del genoma, tuttavia non ho motivo di classificarlo diversamente dal nome scientifico, che quindi non è Canis familiaris ma Canis lupus familiaris”.