(segue dalla parte quarta) Il pelo veniva addirittura tagliato per dissimulare la realtà animale della specie, modellandolo per essere abbinato al proprietario e persino al suo aspetto. Ricordiamo l’esempio citato prima del taglio del pelo dei cani Barboni affinché la loro testa ricordasse quella degli uomini con parrucca. Gli Yorkshire Terrier avevano un’acconciatura speciale, popolare nelle località della Normandia, che includeva nastrini per legare i ciuffi di pelo della testa, nastrini addirittura dello stesso colore dell’abito del proprietario. Esistevano vari tipi di tagli, quella continental “a leone”, il “taglio inglese” o la forma a spirale detta tonte en macarons, copiato per la prima volta dalla capigliatura della principessa Eugenia, moglie dell’imperatore Napoleone III, e che divenne di gran moda negli anni ’90 del XIX secolo, ispirando il caniche cordé o barboncino cordato. C’era pure il “taglio estivo” chiamato anche “taglio al mare”, il “taglio invernale” o tome la soave. Il cane perfetto per questi era sempre il Barbone, anche se a venire toelettate erano pure altre piccole razze o persino i grandi Terranova, San Bernardo e Cane da montagna dei Pirenei.

Les tondeuses de chiens, 1820, di John James Chalon (1778-1854), Museo Carnavalet, Parigi.

Gli attrezzi usati erano sempre forbici, spazzole, pinzette e similari contenuti in una cassetta, con l’aggiunta di uno sgabello per chi toelettava e magari un altro per il padrone del cane. Visto che si svolgeva tutto all’aperto, i toelettatori più intraprendenti potevano avere un ombrellone per ripararsi dal sole. I prodotti da toelettatura per cani erano praticamente dello stesso tipo di quelli usati per gli umani ed erano intrugli dalle molte ricette. Per esempio per dare brillantezza al pelo si usava una spugna intrisa di aceto mischiato con acqua. Oppure per lo stesso fine il tuorlo d’uovo (impiegato da greci, arabi e latini nella cosmetica per umani fin dall’XI secolo) miscelato e impastato con acqua, o con olio e limone, che veniva spalmato il più possibile sulla cute del cane, lasciato lì per il tempo necessario e poi sciacquato. Si capisce quindi perché questi trattamenti si facessero ai bordi di un corso d’acqua. Tali toelettatori esterni possiamo paragonarli a quelli attuali mobili che svolgono tale mansione itinerante nell’ambito della propria Asl, attività recente ma che non ottiene affatto il successo auspicato.

Riva della Senna, Parigi, 1900. 

Come cita Alfred Barbou (1846-1907) nel suo saggio sui cani parigini del 1883, c’erano due toutous bourgeois particolarmente rinomati e attrezzati – seppure mobili pure loro – che si occupavano di cura dei cani, lavaggio e toelettatura e che svolgevano la loro attività lungo le rive della Senna, nei pressi del Pont des Arts. C’erano anche coppie di coniugi che offrivano una sorta di servizio veterinario unito alla toelettatura, come descritto da Solange Bélin in Une Vie de chien sous I’ancien régime relativamente a un certo Thomas (specializzato in ferite varie e taglio di orecchie) che sotto il Pont Neuf curò Diogène, il cane di Sébastien Mercier, mentre la moglie di  Thomas toelettava lo Spaniel di una dame de condition, ossia una benestante. Naturalmente c’era chi faceva da sé, di norma la domenica, portando il proprio cane sulle rive dei fiumi, insaponandoli e spazzolandoli e poi sciacquandoli nel modo più semplice ossia buttando un bastone in acqua, con il cane che si tuffava per recuperarlo.

Questi addetti facevano trattamenti contro i parassiti esterni dei cani, come pulci e zecche, utilizzando tutta una serie di sostanze e intrugli, spesso efficaci e da usare solo per il pelo in quanto spesso pericolosi e persino letali per il cane se ingeriti (alcuni pericolosi o letali pure per gli esseri umani). Ne citiamo solo alcuni: acqua sulfurea ad alta concentrazione; decotto composto di acqua, rosmarino (le foglie di alcune specie contengono veleno) e foglie di pomodoro (contengono alcaloidi velenosi come la tomatina e soprattutto l’atropina, molto pericolosa se ingerita); altri similari decotti fatti con acqua e semi di mela o di ciliegia (ambedue altamente velenosi, contengono glucosidi cianogeni) pestati o di pesca (quelli di un solo frutto contengono circa 88 milligrammi di cianuro all’interno del guscio) o con noce moscata (contiene miristicina, un naturale insetticida e acaricida però con possibili effetti neurotossici). Per tenere lontane le mosche dai cani, e valeva pure per i cavalli e simili, si usava un decotto di aceto e cipolle. Insomma, come si può notare tutte le fasi della toelettatura erano presenti anche allora, seppure con prodotti (quasi) sempre diversi.

Francia, 1900. Notare gli utensili.

A quanto si sa, la prima toelettatura per cani con sede fissa, un coiffeur pour chiens, fu aperta in una lussuosa sede della Galerie d’Orleans nel Palais Royal di Parigi dalla signora Ledouble, che già nel 1896 produceva e vendeva anche eleganti accessori e “abiti” per cani che includevano capi invernali di pelliccia di zibellino, cincillà ed ermellino, abiti da yacht con ancore ricamate, tute da viaggio, camicie da notte e tutta una serie di assurdità che purtroppo vanno ancora di moda, incluse le unghie laccate e i colori variopinti per i cani, e che nel mondo sono apprezzate da certi individui. La Ledouble pubblicò persino un libro di moda per cani.

Il biglietto da visita di Madame  Ledouble

L’idea della Ledouble fu presto copiata, nel 1896, dalla giovane e intraprendente signora Nugent la quale aprì un lussuoso club alla moda per cani al n°120 di New Bond Street  a Londra. Si chiamava Dogs’Toilet Club e offriva molti servizi agli animali domestici viziati dei ricchi e benestanti, tra cui toelettatura, pet sitter (le donne agiate prima di fare la spesa lasciavano i cani lì), cure veterinarie inclusa la odontoiatria. Per coloro che desideravano vestire i loro cani alle ultime mode, c’era persino una sarta specializzata e tutta una serie di vestitini nelle vetrinette, che potevano essere diversamente profumati poiché, diceva la signora Nugent, altrimenti il cane non li avrebbe accettati…

I cani venivano trattati con vari prodotti, inclusi i già citati tuorli d’uovo e lavati con acqua ragionevolmente calda. Si estraevano pure i denti ai cani o gli si facevano pulire da un addetto specializzato con spazzolino e sale da cucina. Tuttavia, per quei cani che non tolleravano il sale, si usava un “dentifricio profumato”. Lì lavorava anche il rinomato signor WR Brown, definito artista dalla stampa e che toelettando era in grado di creare scene di varia natura, incluse manifestazioni sportive et similia… Del resto per molti proprietari aristocratici era importante avere qualcosa che fosse in grado di competere per qualità e stravaganza. Per i progetti più complessi, alcuni dei quali richiedevano due sedute e tagli di manutenzione ogni mese, il prezzo era di 2 sterline e 2 scellini (pari alla metà del salario mensile di un operaio o allo stipendio di una settimana di un ingegnere).

Da notare che si trattava proprio di un club, in cui si poteva venire accettati o no e nel quale vigeva, non si capisce bene perché, una schedatura tra cani di città (tessera grigia) e cani di campagna (tessera bianca). Non pochi giornalisti, visitando il Dogs’Toilet Club e notando il tripudio di toelettature astruse e giacche da yacht e camicie da notte (ovviamente per cani) furono caustici.

WR Brown con una sua “opera”.

Nel 1900 il Review of Reviews di Londra pubblicò che era istruttivo nel mostrare quanto gli sciocchi nullafacenti possano esserlo, mentre il Saturday Review of Politics, Literature, Science and Art di Londra dichiarò: Abbiamo visitato il Dog’s Toilet Club a Bond Street, e non ci siamo divertiti, ma solo rattristati, conoscendo tutto il mitigabile dolore che si trova nel cuore del mondo. Non si era contro la toelettatura dei cani, necessità e arte millenaria ben più antica di quanto neppure immaginino la stragrande parte degli stessi toelettatori, ma contro l’eccesso, frivolezza e le bizze della moda verso un animale, il cane, che è a fianco dell’uomo da decine di migliaia di anni e che merita non solo affetto ma anche tutto il nostro rispetto.

La sala d’attesa del Dogs’Toilet Club, 1896 (The Strand Magazine).

E in Italia? Si toelettavano i cani nello stesso modo, e certo non dovevano farselo insegnare dai francesi del XVI secolo: non dimentichiamo che, come abbiamo scritto prima, a Roma i cani si toelettavano già da oltre 2.000 anni. Nel 1872 una cronista del settimanale illustrato americano Harper’s Weekly (con sede a New York e che uscì tra il 1857 e il 1926, ebbe tra i suoi collaboratori lo scrittore Charles Dickens) notò sulla scalinata di Trinità dei Monti a Roma una donna anziana con intorno diversi cani, tutti con le zampe legate per evitare che scappassero. Evidentemente chi non aveva il tempo di attendere con il suo cane il proprio turno lo lasciava lì.

La donna, con tanto di occhiali e forbici, lavorava abilmente e alacremente, in quanto la cronista scrisse: Solo Dio sa quanti cani è riuscita a tosare in un giorno, tra lupetti, maltesi, barboncini e cani di ogni tipo che avevano un atteggiamento paziente e stoico. Il disegno della scena non fu fatto dalla cronista ma  dal prestigioso pittore e incisore britannico Basil Bradley. La donna prima lavava i cani, poi li lasciava al sole affinché si asciugassero e infine li tosava. Quando notò che la cronista la stava osservando e l’illustratore disegnando, l’anziana donna fu riottosa ma poi sorrise e lasciò fare.

Toelettatrice di cani alla scalinata di Trinità dei Monti a Roma, 1872 (Harper’s Weekly).

La toelettatura professionale dei cani si diffuse ovunque, inclusi gli Stati Uniti, nel XX secolo e questo comportò un miglioramento degli utensili e strutture che continua anche oggi. Per esempio, i cani nei negozi prima venivano asciugati con panni adeguati ma l’asciugatura non fu mai come quella permessa dal fon o asciugacapelli che grazie al getto d’aria calda disperde nell’aria l’umidità contenuta nel pelo (e nei capelli ovviamente). La cura per i propri animali domestici, in Gran Bretagna dopo le severa epoca vittoriana ma anche altrove, dal 1920 divenne pure un fenomeno di costume derivante dalla emergente consapevolezza della donna e della sua giusta volontà di emancipazione sociale. Le donne ora portavano spesso i capelli corti e c’era la voglia di stupire con il bello, sia per sé sia per i propri cani. All’uopo nacquero parrucchieri per donne e insieme per cani, con tanto di permanenti rese semplici con la disponibilità dell’energia elettrica.

Stati Uniti, 1930. Permanente per due.

Il primo asciugacapelli fu inventato nel 1890 in Francia e consisteva in una cuffia collegata al tubo del camino o di una stufa, cosa fastidiosa e pure rischiosa, mentre nel 1911 negli Stati Uniti fu brevettato l’asciugacapelli con elemento riscaldante elettrico e flusso d’aria meccanico azionato a mano, sempre più migliorato dal 1920 in poi. Poiché non esisteva l’aria condizionata per rinfrescare l’ambiente di toelettatura, normalmente angusto, specialmente nei mesi estivi e con l’impiego negli anni Quaranta dei più potenti asciugacapelli a piedistallo la toelettatura divenne ardua, sia per i toelettatori sia per i cani. Nel decennio successivo negli Stati Uniti ci fu il boom dei cani domestici e pertanto anche il settore toelettatura aumentò moltissimo (oggi negli Usa tali centri sono circa 25.000).

Naturalmente anche i prodotti furono soggetti a continue ricerche e sviluppo. Per esempio lo shampoo – parola risalente al 1792 e derivante dall’hindi chāmpo che significa premere, impastare, lenire – destinato agli animali può contenere insetticidi o altri farmaci per il trattamento della pelle o delle infestazioni da parassiti come rogna o pulci. Ricordando che i cani non vanno lavati troppo spesso poiché in tal caso gli si creerebbero danni anche di non lieve entità, sottolineiamo di non usare mai lo shampoo per gatti sui cani e viceversa, oppure quello per animali sull’uomo e viceversa, è pericoloso! Gli ingredienti principali contenuti negli shampoo per animali domestici possono essere raggruppati in insetticidi, antiseborroici, antibatterici, antimicotici, emollienti, emulsionanti e umettanti, ma ci fermiamo qui in quanto una maggiore descrizione sarebbe lunga e pure noiosa.

Anche perché qualsiasi capace toelettatore, e naturalmente toelettatrice, sa perfettamente cosa si deve o non si deve usare per i nostri amici cani (e altri animali). Perché questo lavoro antichissimo, seppure non riconosciuto ufficialmente come dovrebbe essere, e che rientra persino nell’arte – ma non ci riferiamo certo ai cani toelettati e colorati sino a renderli pagliacci animali, cosa che non meritano –, richiede veri e validi insegnanti, amore per gli animali, talento, grandissima passione e infine maestria nel fare e nel contempo nell’imparare sempre più sulla propria professione.

K9 Uomini e Cani dal canto suo, constatando la purtroppo molto diffusa non conoscenza delle basi storiche di questo lavoro, nel suo piccolo ha cercato di colmare questo vuoto rendendolo disponibile, anche avvalendosi della preziosa collaborazione dei validi toelettatori, toelettatrici e aziende che hanno fattivamente collaborato.