E’ stato pubblicato il libro Storie vere di lupi cattivi. Quando la storia diventa leggenda. Ieri, oggi e nel mondo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non è un testo contro il lupo, ma un’analisi storica di fatti realmente avvenuti e che pure avvengono tuttora in alcune aree del mondo e in particolari condizioni sociali. Può piacere o no, ma si tratta di storia, e documentata. Il libro, che riesce a scontentare sia i cosiddetti pro lupo sia gli anti lupo, è frutto di una ricerca ventennale basata su fonti storiche – ma anche attuali – reperite con un certosino lavoro di ricerca documentale in Europa, Asia, Nordamerica e Africa e analizzando fonti in circa venti lingue, dall’arabo al cinese, dall’inglese al francese, dal mongolo al norvegese, dal russo al turco. Inclusi ovviamente il latino e l’italiano.

Il lupo cattivo, come scritto nel titolo, in realtà non è mai esistito nè esiste oggi. Il lupo è un predatore naturale e fa solo il suo “mestiere”. Non è nè buono nè cattivo. Tuttavia, secoli fa le predazioni del lupo sull’uomo avvenivano non raramente e in certe aree persino in modo massiccio. La cosa è evidenziata dal fatto che, ovunque fosse presente, il lupo era temuto. Magari anche rispettato, ma sempre ritenuto più o meno potenzialmente pericoloso. Lo stesso vale oggi in India, Iran, Egitto o Afghanistan, ma pure in Russia, Corea, Alaska o Canada.

Spesso si cita Cappuccetto Rosso, spacciandola come fiaba, come una menzogna del passato. Errore, questa fiaba si basa su vicende storiche reali e diffuse. Cappuccetto Rosso nel racconto è una bambina, mangiata insieme alla nonna dal lupo, ma fortunatamente ambedue salvate dal cacciatore. Ebbene, in Storie vere di lupi cattivi sono citati quasi novecento casi simili nel mondo, con bambini e bambine divorate dai lupi nel bosco, nei pascoli o vicino alle case. Novecento casi trascritti negli atti di morte e nei verbali di polizia e sanitari (redatti da burocrati validi quanto quelli di oggi), con nome, cognome, età, luogo, data e a volte ora dell’attacco, spesso con autopsie e verbalizzazione dei testimoni oculari! E questa è solo una piccola parte di ciò che avvenne e che si conosce attraverso le fonti documentali.

Semplicemente i casi avvenuti sono troppo numerosi per essere trattati in un solo libro. Quanti saranno stati? Non lo sappiamo, però possiamo fare una stima ipotetica. Pensiamo a un’altra specie, la tigre: lo studio più completo sulle morti a causa di attacchi di tigre stima che almeno 373.000 persone siano morte a causa di tali attacchi tra il 1800 e il 2009, e la maggior parte di questi attacchi si sono verificati nell’Asia meridionale e sud-orientale (Human–tiger conflict over time, Academic Press, 2010).  Negli ultimi cinque secoli, si stima che un milione di persone siano state predate dalle tigri. Bene, nell’India Britannica la taglia su un lupo era doppia di quella su una tigre, perchè questi canidi, allora ben più numerosi delle tigri, predavano in India circa mille persone l’anno, limitandoci solo ai dati disponibili. Visto che la tigre vive solo in una parte dell’Asia, mentre il lupo in quattro continenti, dobbiamo pensare che in totale e – considerando solo una parte della storia umana – nel periodo dall’Alto Medioevo a oggi (oltre quindici secoli) le vittime umane del lupo nel mondo siano state come minimo centinaia di migliaia, ma più probabilmente milioni. Certo, nulla se confrontato con miriadi di guerre, carestie, catastrofi naturali e pestilenze, ma capirete che il distinguo non sarebbe gradito da parte delle vittime del lupo, che magari avrebbero voluto vivere di più…

Leggendo, o anche solo sentendone parlare, molti criticheranno Storie vere di lupi cattivi adducendo il fatto che sono cose del passato. Vero. Ma anche le vittime del nazismo o del comunismo appartengono al passato eppure se ne parla ancora – giustamente – per non dimenticare. E allora perchè dovremmo dimenticare le vittime del lupo, che furono soprattutto incolpevoli bambini e donne?

Bene, in tanti oggi dicono che prima o poi capiterà qualche disgrazia e che qualcuno finirà mangiato dai lupi, perchè ce ne sono troppi. Ma non è così e al 99% questo in Italia non accadrà. Scrivo al 99% e non al 100% perchè nella vita non si sa mai… Ma è innegabile che in quasi un secolo in Italia il lupo non abbia più ucciso nessuno, mentre cani, vacche o calabroni di sicuro sì. Tuttavia un tempo i lupi (alcuni lupi, non tutti) predavano anche – sottolineo anche, essendo predatori opportunisti – l’uomo solo in presenza di alcuni fattori concomitanti, che si potrebbero riassumere così: condizioni sociali primitive e/o in grave crisi; grande disponibilità come fonte alimentare di corpi umani abbandonati (a seguito di guerre, pestilenze, catastrofi naturali, carestie) o male sepolti, con la conseguenza che i lupi se ne cibavano e si assuefacevano predando poi i vivi; diffusa presenza nei pascoli di bambini e donne non sorvegliate e protette (pastorelli); perdita di habitat per il lupo o possibilità di incontri frequenti fra lupi ed esseri umani (per esempio nel bosco durante le attività agro-silvo-pastorali); caccia eccessiva da parte dell’uomo e quindi carenza di prede selvatiche per il lupo; perdita di timore dell’uomo da parte del lupo; e soprattutto trasmissione da parte dei genitori alle cucciolate della possibilità alimentare, in quanto potenziale preda, degli esseri umani.

In effetti oggi il lupo è inoffensivo perchè fu fatto una sorta di reset, ossia l’uomo in Europa lo sterminò fin quasi all’estinzione, e senza dubbio eliminò la totalità di quelli che, di generazione in generazione, avevano imparato a cacciare l’uomo. I sopravvissuti erano letteralmente terrorizzati dall’uomo e ne stavano lontani il più possibile. L’opera dei cacciatori – che poi erano i padri, fratelli o amici delle vittime dei lupi – fu quindi altamente necessaria e meritoria, checchè ne pensino i buonisti odierni poco o nulla informati. A parte questo, il lupo oggi fortunatamente non trova più corpi umani abbandonati ovunque e di cui cibarsi e assuefarsi; oggi ha molto più spazio e prede naturali di un tempo, grazie all’abbandono dei boschi e alla reintroduzione di molte sue prede selvatiche oggi numerosissime. Certo, è attirato anche dal bestiame e dagli animali domestici, ma mai dall’uomo. E ha ancora la volontà di stare lontano dall’uomo, anche se ciò sta sempre più svanendo, ed è un segnale inquietante perchè un lupo confidente assolutamente non va bene.

In altre aree del pianeta il lupo attacca ancora l’uomo (India, Iran, Iraq, Egitto, Israele, ecc.) o lo fa raramente o eccezionalmente (Russia, Alaska, Cina, Canada), ma in Italia no. Perchè? Non lo sappiamo. In Israele – solo nelle Alture del Golan sono presenti un centinaio di lupi, lo stesso numero di tutto il Parco di Yellowstone che però è quasi cinque volte più grande – appena aumentati di numero (nonostante gli abbattimenti legali e illegali) i lupi hanno preso ad attaccare i bambini e in questi ultimi anni i casi sono già stati oltre una decina, anche se i soccorritori hanno sempre evitato che ci fossero vittime. In Italia fortunatamente non si verifica, eppure i lupi sono ormai tanti. Come mai no? Ripeto, non lo sappiamo. Probabilmente in Italia il lupo ha più probabilità di morire per indigestione piuttosto che di fame, perchè le prede animali disponibili sono tantissime e ovunque. Anzi, a queste si è ormai aggiunta la nutria, con milioni di esemplari.

Coloro che sono a totale favore del lupo – e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone che non vivono e operano là dove questo animale si aggira, e che quindi non ne hanno alcun danno – negano ostinatamente gli attacchi del passato all’uomo da parte del lupo e probabilmente non conoscono, o fanno finta di non conoscere, i tanti studi in materia, come il monumentale The fear of wolves: a review of wolf attacks on humans pubblicato nel 2002 dal Norwegian Institute for Nature Research (NINA). Tale studio – tra l’altro con meno dati e segnalazioni del più recenteStorie vere di lupi cattivi fu condotto a livello internazionale da noti e specializzati biologi della fauna selvatica e conferma ciò che avvenne nel passato neppure troppo lontano sul tema. In pratica, quando si dice che il lupo non ha mai attaccato l’uomo si erra o si dice una menzogna. Quando si dice che il lupo in Italia non attacca più nessuno da due secoli si erra o si dice una menzogna, e lo stesso vale se si dice che non lo fa più da un secolo e mezzo, perchè gli ultimi attacchi per predazione risalgono alla prima metà del XX secolo. All’estero, come in Asia, invece avvengono anche oggi (l’ultimo descritto in Storie vere di lupi cattivi risale al 2018).

Non pochi ricercatori a livello internazionale, e così gli enti che li supportavano e li supportano economicamente, hanno divulgato informazioni errate o menzognere atte a sviare e confondere l’opinione pubblica. Per esempio, che gli attacchi del lupo quando avvenuti siano stati effettuati da singoli esemplari o da gruppi di animali sempre rabidi. Ma costoro forse non sanno – e sarebbe veramente clamoroso – che gli esemplari rabidi e cioè idrofobi, nella cosiddetta fase furiosa non mangiano nè bevono, e dopo pochi giorni muoiono. Se c’è stato consumo, se una vittima è stata in toto o in parte mangiata, quei lupi pertanto non potevano essere rabidi e quindi affetti da idrofobia e allo stadio terminale. Inoltre, gli esemplari rabidi tendono a isolarsi e non stanno certo insieme ad altri.

In virtù di questi fatti del passato il lupo dev’essere quindi sterminato? Assolutamente no, perchè questo splendido animale è basilare in natura. Certo, non era qui prima di noi come dicono alcuni, perchè si è sviluppato nel Pleistocene così come l’uomo e negli stessi ambienti. Insomma, c’eravamo entrambi nei boschi, con pari diritti. Il lupo è necessario in natura, però così come qualsiasi altro animale selvatico, senza eccezione alcuna. E, se troppo numeroso o dannoso, in certi casi dev’essere limitato anche con la caccia da parte di addetti, su decisione delle autorità anche scientifiche e secondo un severo protocollo se le normali difese (recinti elettrificati, adeguati cani da protezione, presenza del pastore, ecc.) non sortiscono effetti. Naturalmente, i pastori e allevatori che non si attengono a tutte queste strategie di difesa non possono continuare a svolgere tale mestiere, e anzi dovrebbero essere inibiti dal farlo. Perchè il lupo, come l’orso, è una realtà con cui fare i conti e che non si può certo chiudere in recinti.

Nello stesso tempo, i lupi che predano regolarmente il bestiame nonostante le precauzioni, devono essere legalmente abbattuti. Lo si fa in tutti i Paesi del mondo, anche in quelli in cui è stato introdotto ufficialmente dopo l’estinzione come gli Stati Uniti, ma chissà perchè in Italia non si può. Anzi, da noi è stata divulgata ad arte la storiella secondo la quale, nel caso di abbattimenti mirati, se si uccidesse il capobranco, il resto dei lupi si disperderebbe facendo ancora più attacchi e danni al bestiame. Come se anche i capobranco non morissero di malattie, incidenti, lotte intraspecifiche o uccisi dalle loro prede. O come se in seno a un branco non ci fosse già uno o più pretendenti al ruolo e perfettamente in grado di cacciare come tutti gli altri individui…

La caccia di selezione al lupo (e mai l’aborrito bracconaggio!), ove e quando necessaria sarebbe anche una strategia atta a inculcare – ancora? – in questo animale una salutare paura dell’uomo, ristabilendo le antiche e basilari distanze e contrastando i sempre più frequenti avvistamenti e incursioni all’interno degli abitati persino di giorno. Questo si ricollega al tema del libro Storie vere di lupi cattivi. La promiscuità tra le due specie, lupo e uomo, è altamente sconsigliabile e potenzialmente foriera di guai. Il noto esperto David Mech, biologo della fauna selvatica e fondatore del Minnesota Wolf Center International, dichiarò: “Credo che più si mantengano selvaggi gli animali e meglio sia per tutti. Un sistema per fare ciò passa attraverso la caccia. I lupi selvaggi che diventano incauti degli umani diventano dei problemi. Quando insegniamo ai lupi a perdere la paura degli umani o associare gli esseri umani al cibo, le probabilità di conflitto aumentano notevolmente e i risultati possono includere lupi morti e, molto raramente, attacchi alle persone”.

L’autore, Giovanni Todaro, che è anche direttore di K9 Uomini e Cani, sa perfettamente che quello trattato è un tema ostico che porterà critiche, malumori e allontanamenti. Il tema del resto è scottante e arriva al punto – soprattutto da parte di animalisti estremisti, di cui faremmo sinceramente a meno – di augurarsi la morte di altre persone e delle relative famiglie. Ma la Storia è Storia, e pertanto ne vale la pena. Storie vere di lupi cattivi. Quando la storia diventa leggenda. Ieri, oggi e nel mondo analizza e descrive i casi conosciuti dal 498 a.C. fino al 2018 e relativi a Italia, Francia, Spagna, Germania, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Scozia, Irlanda, Inghilterra, Svizzera, Egitto, Arabia Saudita, Israele, Siria, Oman, Turchia, Yemen, Afghanistan, Iran, Iraq, Russia, Giappone, Cina, Caucaso, India, Pakistan, Corea del Nord e del Sud, Canada, Stati Uniti (quindi con Alaska), Mongolia, Kirghizistan, Tagikistan (e gli altri stati dell’Asia Centrale) ecc.  La versione cartacea del libro Storie vere di lupi cattivi. Quando la storia diventa leggenda. Ieri, oggi e nel mondo  sarà acquistabile su Internet alla fine di marzo 2019, ma è acquistabile e scaricabile fin d’ora come eBook (10 euro, 377 pagine) cliccando qui