“L’essere più bello di tutta la creazione”, così il pilota tedesco barone Manfred Albrecht von Richthofen – asso dell’aviazione nella Prima guerra mondiale, famoso come Barone Rosso – definiva il suo cane Moritz. Lo stesso barone nel suo libro The Red Battle Flyer raccontò: “L’essere più bello di tutta la creazione è il vero segugio danese, il mio cagnolino, il mio Moritz. L’ho comprato a Ostenda da un coraggioso belga per 5 marchi. Sua madre era un bellissimo animale e anche uno dei suoi padri era di razza pura. Ne sono convinto. Potevo sceglierne uno della cucciolata e ho scelto il più bello”. Da notare che von Richthofen non indica il cane come un Alano o Mastino Tedesco, ma come segugio tedesco e infatti è differente da quei cani dell’epoca.

Manfred von Richthofen e Moritz.

Continua il Barone Rosso: “Zeumer (fu il tenente Georg Zeumer ad addestrare von Richthofen, morì abbattuto nel 1917 N.d.R.) prese un altro cucciolo e lo chiamò Max. Tuttavia Max ebbe una fine improvvisa; fu investito da un’auto. Moritz fiorì straordinariamente. Ha dormito con me nel mio letto e ha ricevuto un’istruzione eccellente. Non mi ha mai lasciato mentre ero a Ostenda e ha ottenuto tutto il mio affetto. Mese dopo mese Moritz crebbe e gradualmente il mio tenero cagnolino divenne una grande bestia colossale”.

Manfred e Moritz.

Manfred Albrecht von Richthofen fu assegnato come alfiere al 1º Reggimento Ulani “Imperatore Alessandro III” a Ostrovo, a pochi chilometri dalla frontiera russa e nel 1912 fu nominato sottotenente. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale compì diverse azioni sul fronte orientale e poi a Verdun, dove passò mesi in trincea: non c’era niente da fare per gli Ulani in quel periodo di forzata inattività e Manfred si annoiava, ma evidentemente non così tanto visto che fu decorato con la Croce di Ferro. Chiese e ottenne di entrare nella Luftstreitkräfte, l’aviazione tedesca, prima come osservatore aereo, con il primo combattimento, senza vittime da ambo le parti, il 1º settembre 1915 contro un apparecchio inglese.

Divenuto pilota, ottenne incredibili successi, venendo definito “l’asso degli assi” grazie alle 81 vittorie ufficialmente accreditate. Il barone von Richthofen, ormai soprannominato “Il Barone Rosso” dal colore del suo aereo, era leale col nemico, anche quando il comando ordinò di sparare con le mitragliatrici ai piloti nemici abbattuti ma ancora vivi, cosa inaudita essendo ritenuta non cavalleresca. Per via del suo comportamento Il Barone Rosso era rispettato anche dai nemici, che ovviamente però cercavano di ucciderlo quanto prima.

Tornando a Moritz, il suo padrone gli era molto legato (e viceversa) e l’affetto del cane era importante per von Richthofen. Serviva anche a distrarsi dalla morte sempre in agguato nei cieli. Racconta: “Una volta l’ho persino portato con me. È stato il mio primo osservatore (ossia il secondo aviatore, addetto a questo compito sull’aereo. Ovviamente von Richthofen scherzava N.d.R.). Si è comportato in modo molto ragionevole. Sembrava molto interessato a tutto e guardava il mondo dall’alto. Solo i miei meccanici erano insoddisfatti quando dovevano pulire l’aereo. In seguito Moritz fu molto allegro. Moritz ha più di un anno ed è ancora un cucciolone, come se fosse ancora adolescente. Gli piace molto giocare a biliardo. In questo modo ha distrutto molte palle da biliardo, e in particolare molte tele da biliardo”.

Una stretta di mano tra amici.

Pluridecorato, a von Richthofen era stato assegnato il comando della Jasta 11 (abbreviativo di Jagdstaffel, squadriglia da caccia), che in seguito sarebbe diventata nota come il “Circo Volante” sia per via dei vivaci colori degli aeroplani sia per l’abilità dei piloti, scelti attentamente da Richtofen. Tra di essi c’erano il fratello Lothar e il cugino Wolfram, nonché Hermann Göring, in seguito capo della Luftwaffe e uno dei massimi gerarchi nazisti.

Dove c’era il padrone c’era anche Moritz. Racconta ancora nel libro von Richthofen: “Ha una grande passione per la caccia. I miei meccanici sono molto soddisfatti delle sue inclinazioni sportive perché ha catturato per loro tante simpatiche lepri. Non approvo molto le sue propensioni alla caccia. Di conseguenza viene preso a pugni se lo prendo (anche qui von Richthofen scherzava N.d.R.). Ha una strana particolarità. Gli piace accompagnare gli aerei al decollo. Spesso la morte del cane di un pilota è la morte per l’elica. Un giorno si precipitò davanti a un aereo che era stato avviato, l’aereo lo raggiunse e una bellissima elica andò in pezzi. Moritz ululò terribilmente e fu presa una misura che fino a quel momento avevo omesso. Mi ero sempre rifiutato di fargli tagliare le orecchie, ma ora una delle sue orecchie era stata tagliata dall’elica. Un orecchio lungo e un orecchio corto non vanno bene insieme.

Manfred e Moritz alla base. Il cane attendeva sempre lì il padrone.

Il cane aveva il suo carattere, come spiega il padrone: “Moritz ha avuto una visione molto ragionevole della guerra mondiale e dei nostri nemici. Quando nell’estate del 1916 vide per la prima volta i civili russi – il treno si era fermato e Moritz veniva portato a fare una passeggiata – inseguì la folla russa con un forte abbaiare. Non ha una grande opinione dei francesi anche se, dopotutto, è belga. Una volta, quando mi ero stabilito in un nuovo alloggio, ho ordinato di pulire la stanza, ma quando sono tornato la sera non era stato fatto nulla. Mi sono arrabbiato e ho chiesto al francese di venire da me. Quando aprì la porta, Moritz lo salutò piuttosto bruscamente. Immediatamente ho capito perché non era stata fatta alcuna pulizia…”.

Il 21 aprile1918 Il Barone Rosso – da lì a undici giorni avrebbe compiuto ventisei anni –  stava combattendo contro degli aerei inglesi quando si trovò sopra le trincee nemiche, cosa che aveva sempre evitato di fare. Fu colpito dal tiro antiaereo, riuscì ad atterrare ma morì subito dopo. Il nemico, rispettoso, gli fece il funerale con l’onore delle armi. Un caccia inglese lasciò cadere sul campo-base tedesco di Cappy il seguente messaggio:”AL CORPO D’AVIAZIONE TEDESCO. Il capitano barone Manfred von Richthofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari”.

Il funerale di von Richthofen celebrati dal nemico.

Le sue spoglie furono ospitate nel cimitero del villaggio di Bertangles, vicino ad Amiens. Finita la guerra, nel 1919 furono traslate nel Cimitero Militare Tedesco di Fricourt, sulla Somme. Il 16 novembre 1925 il feretro del Barone Rosso fu accolto da una folla raccolta a Kehl, gli furono tributati grandi funerali di Stato e fu seppellito insieme ai più grandi eroi tedeschi nell’Invalidenfriedhof a Berlino. Nel 1976 la famiglia chiese e ottenne la traslazione delle spoglie a Wiesbaden, nella cappella di famiglia, vicino a sua madre e sua nonna.

E Moritz? Il cane, che non si dava pace non vedendo più tornare l’amato padrone, fu adottato dal tenente Alfred Gerstenberg, un ex pilota della Jasta 11, che lo portò nella sua fattoria. Il fedele Moritz morì di vecchiaia lì molti anni dopo, che aveva passato guardando in cielo e attendendo il ritorno del padrone.

Moritz, quadro di Heinrich Johann von Zügel (1850-1941)

L’amicizia tra il barone Manfred Albrecht von Richthofen e Moritz non è mai stata dimenticata, e si perpetua tuttora. Persino con i soldatini.