il lupo in Belgio fu estinto dall’uomo nella prima metà del XIX secolo. Che un tempo ce ne fossero, e tanti, è testimoniato dai toponimi. Per esempio, nella provincia di Hainaut esiste la città di Louvière, il cui nome significa “Tana del lupo”. La città, come Roma (se sia una reminiscenza dell’antica dominazione romana o no, non si sa), ha la leggenda di una lupa che allattò un neonato, anche se Louvière fu fondata nel XII secolo. Resta il fatto che tutta quella zona dai fitti boschi veniva chiamata Menaulu, che in francese antico significa “Tana del lupo”. Insomma, sempre lupi. Questo significa che il cane da pastore belga, così come lo conosciamo oggi, allora non esisteva affatto. Il motivo è semplice: con i suoi 30 kg circa sarebbe stato troppo piccolo per affrontare un lupo (e meno che mai i grandi lupi del Nord Europa).

Inoltre, con quelle fattezze così lupine avrebbe spaventato le pecore, come sa ogni pastore che viva in zone in cui ci sono lupi. Senza dubbio, all’epoca i cani da pastore di questo tipo, ossia da conduzione e non da protezione del gregge, erano morfologicamente diversi e anche più piccoli in quanto erano affiancati dai grossi cani da pastore. Erano questi ultimi, se necessario, a intervenire. In Italia i pastori dell’Appennino centro-meridionale indicano ancora oggi i cani che conducono il gregge col termine “tenitori” o “toccatori” (perchè devono mordicchiare senza ferirle le pecore, per costringerle a muoversi), mentre i grandi e forti cani da pastore vengono chiamati “paratori” (perché devono “parare” i predatori selvatici, lottandoci anche, con morsi di ben diversa potenza). Per fare solo un esempio: un Bovaro delle Fiandre sarebbe un paratore, un Malinois o un Tervuren un tenitore. Su queste definizioni ci sono diverse scuole di pensiero, con la maggioranza che indica i cani da protezione del gregge, quelli grandi e forti, come “tenitori” e quella da conduzione come “paratori”. Bene, io non la penso così, confortato anche dall’etimologia della lingua italiana.

A proposito delle fattezze, basti pensare che il pastore belga più antico è il Laekenois, che pur avendo le stesse dimensioni degli altri pastori belga – Tervuren, Malinois e Groenendael – a un lupo certo non somiglia. Il raro Laekenois, dal fitto pelo che lo fa sembrare più un piccolo Bovaro delle Fiandre che altro, anche se il muso è lungo, fu creato (basandosi tuttavia su esistenti cani locali da gregge) presso il Castello di Laeken, sede ufficiale della famiglia reale belga. Fino ai primi anni del 1900, le quattro varietà Tervuren, Malinois, Laekenois e Groenendael venivano accoppiate fra loro (le uniche varianti genetiche riguardano la lunghezza del pelo) senza problemi. A volte nascono Laekenois ma a pelo corto, che vengono genericamente chiamati Malinois.

Con la scomparsa del lupo, i grossi cani del Belgio non servirono più e quelli utilizzati ancora furono solo i bovari e quelli da tiro. A questo punto, il pastore belga continuò a svolgere la funzione di conduttore, aumentando un poco le sue dimensioni visto che ora non c’era da spartire il cibo con i più grandi compagni. Anche gli esemplari dalle fattezze lupine venivano ora allevati dai pastori, perché tanto le pecore non conoscevano più i lupi. Anche se la paura per il lupo è istintiva, è ben diversa dal terrore causato da un’effettiva e costante presenza e predazione. Se ci si pensa, è la stessa cosa che avvenne in Inghilterra con il Collie e Border Collie dopo il XV secolo, quando i lupi furono sterminati. Anche musi appuntiti e lupini come quelli dei Collie andavano bene, per le stesse ragioni citate prima. E sempre il fatto che il lupo sia estinto da così tanto tempo in Inghilterra fa capire il perché non ci siano colà oggi razze di grandi cani da pastore. Fra un grosso cane da pastore, che deve aspettare che accada qualcosa per intervenire, e un piccolo cane da pastore che invece deve continuamente muovere le pecore, riunirle e obbedire immediatamente agli ordini dell’uomo, quanto a prontezza e addestrabilità c’è la stessa differenza fra il giorno e la notte. E’ per questo motivo che i cani di queso tipo, che fossero pastori belga, Collie o altro, in epoca moderna sono stati sempre usati per fini militari, e con risultati straordinari.

Nel 1880 alcuni cinofili europei decisero di indicare come “cani da pastore continentali” quelli tedesco, francese, olandese e belga. A quanto parrebbe, l’Italia, che vanta cani da pastore da tempi immemorabili, non avrebbe fatto parte del continente europeo. E questo vale anche per altri stati come la Spagna, Portogallo o Grecia, dove le pecore si allevano da millenni. Ma tant’é…

Nonostante l’inserimento d’ufficio nell’elitaria e campanilistica cerchia dei “cani da pastore continentali”, in Belgio in realtà non si sapeva neppure se ci fossero esemplari tipici di quel tipo e così l’anno dopo, nel settembre 1881, fu creato il Club du Chein de Berger Belge (Club del Pastore Belga) il cui scopo, appunto, era far luce sulla questione. Due mesi dopo, sotto la direzione del professore di veterinaria Adolphe Reul, a Cureghem, alla periferia di Bruxelles, si esaminarono i cani da pastore utilizzati in varie zone. Risultarono Collies, Old English Sheepdogs, Beauceron, Briards, Bovari delle Fiandre e Pastori Tedeschi (antico pastore tedesco). Il professor Reul e gli altri della commissione notarono anche una tipologia di cani di medie dimensioni che, a parte le differenze del pelo, erano simili. Analoghi esami in altre parti del Belgio dettero lo stesso risultato. Nel 1892, sempre sotto la direzione del professor Reul, fu stilato lo standard del Pastore Belga, suddiviso in tre varietà a seconda del pelo (lungo, corto e ruvido).

Prima metà XX secolo, malinois con carretto.

Prima metà XX secolo, malinois con carretto.

I pastori belga, già allora ottimi cani, furono i primi a essere utilizzati dalle forze di polizia belga, anche se a volte li si utilizzava a coppie miste, insieme con un Mastino Belga o un Bovaro delle Fiandre. Strano, perché le dimensioni di quegli esemplari erano sufficienti a fargli svolgere egregiamente il proprio ruolo, in quanto erano grandi più o meno come quelli attuali, che sappiamo funzionano. Nel marzo 1899 la città di Ghent assegnò alla polizia tre pastori belgi. Il Tervuren Jules du Moulin, con il suo addestratore M. Tedesco (probabilmente di origini italiane), partecipò ai campionati del mondo fra le varie forze di polizia munite di cani, che già allora si facevano, e vinse il titolo per quattro anni consecutivi (1908-11). Pochi anni dopo scoppiò la Prima guerra mondiale e i Pastori Belga, così come i mastini e i bovari, finirono al fronte. Furono impiegati come cani da guardia, sentinella, portaordini e da soccorso. Forse in casi rari persino come cani da traino, visto che in Belgio li si usava anche per questo (seppur neppure paragonabili quanto a forza e prestazioni al Mastino Belga).

Finita la guerra e tornati a casa i sopravvissuti, si decise di incrementare il Malinois, visto che il pelo corto lo aveva favorito in scenari bellici costellati da barriere di filo spinato, che provocava maggiori problemi agli esemplari a pelo lungo. Dal 1920 al 1930 ne furono allevati moltissimi. Ne furono esportati in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti, dove però l’American Kennel Club ne riconobbe solo due varietà, il Groenendael (di qualsiasi colore, quindi includeva il Tervuren) e il Malinois. I pastori belga furono utilizzati anche nella Seconda guerra mondiale, in Vietnam e in altri conflitti, sempre con grandi risultati. Il loro impiego per quanto riguarda il Malinois oggi è aumentato in modo esponenziale.

belga3Anche gli altri pastori belga hanno le stesse qualità del Malinois, ma non vengono usati perché troppo rari come il Laekenois oppure per via del pelo troppo lungo nel caso del Groenendael e del Tervuren, che certo negli attuali scenari bellici afgani e iracheni soffrirebbero troppo il caldo. Difatti, se è vero che in Afghanistan può fare molto freddo in inverno e in montagna, bisogna considerare che i soldati statunitensi e gli alleati ben difficilmente si spingono in quelle aree. I Pastori Tedeschi e i Malinois impiegati in Iraq, dove la temperatura può raggiungere i 50°, in questo caso vengono coperti con speciali giubbotti refrigeranti.

Le forze armate statunitensi hanno usato pochi Tervuren, ma che abbiano grandi qualità venne dimostrato da Barry, comprato in Belgio al costo di 3.500 dollari e che dopo l’addestramento alla Lackland Air Force Base ne valeva oltre 75.000. Servì nell’United States Air Force, e anche all’estero, dove aveva il delicato compito di ricercare eventuali ordigni esplosivi nascosti dentro autoveicoli e caseggiati nei punti in cui dovevano passare o recarsi i presidenti Bill Clinton e George W. Bush e il vicepresidente Dick Cheney. Barry aveva un punteggio (relativo alla capacità di individuare una bomba) addirittura del 98%. Dopo aver lavorato con ben nove conduttori, questo veterano cessò il servizio e fu adottato da uno di questi, venendo accolto in seno alla sua famiglia.


spot2