Sir Edwin Landseer.

Sir Edwin Landseer.

Edwin Landseer nacque a Londra il 7 marzo 1802, figlio dell’incisore e scrittore John Landseer. I tre fratelli di Edwin invece percorsero la strada professionale del padre e, anzi, negli anni furono molto utili anche a Edwin poiché produssero molte incisioni delle sue opere rendendole accessibili pure ai meno ricchi. Le incisioni infatti costavano parecchio meno di un quadro. Edwin era appassionato di animali, tanto da farne oggetto della maggior parte dei suoi quadri. Quando capitava qualche circo in città – lo Zoo di Londra non esisteva ancora, essendo stato aperto al pubblico nel 1847 – andava ad ammirare gli animali e li osservava attentamente, scrutandone anche la postura e i movimenti. Insieme con il padre faceva pure lunghe passeggiate in campagna e nei boschi, realizzando schizzi di ciò che vedeva. Non solo, il padre poi lo mandò a studiare sotto diversi artisti, fra i quali il pittore Benjamin Robert Haydon che lo incoraggiò a fare anche dissezioni al fine di comprendere appieno la muscolatura e la struttura scheletrica degli animali.

Era talmente bravo che a soli 11 anni d’età fu premiato dalla Society of Arts per aver realizzato il miglior disegno di animali. Già l’anno dopo dipingeva con colori ad acqua od olio (visibili al South Kensington Museum di Londra) e a 13 anni due suoi dipinti a olio furono esposti alla Royal Academy Exhibition di Londra. In special modo i cani venivano raffigurati da Edwin in modo perfetto, ossia non solo a livello morfologico ma denotavano persino il carattere e una piena funzionalità. Insomma, erano “vivi”. A 16 anni divenne noto dopo avere dipinto la tela a olio Fighting Dogs Catching their Breath, oggi esposta al Louvre, a Parigi. Benché ancora giovanissimo, oltre a studiare le opere di Raffaello e di altri grandi artisti, realizzò illustrazioni che furono pubblicate nei libri per bambini. Era ambidestro e talmente abile da disegnare o dipingere due diversi soggetti contemporaneamente, ognuno con una sola mano. Per capire, con un pennello nella mano sinistra faceva la testa di un cavallo, con l’altro nella mano destra la coda. La sua formazione artistica continuò alla Royal Academy, alla quale fu ammesso a soli 15 anni, dove fu nominato professore associato nel 1826, ad appena 24 anni (e professore ordinario a 29).

Fighting Dogs Catching their Breath.

Fighting Dogs Catching their Breath.

Nel 1820 dipinse il quadro Alpine Mastiffs Reanimating a Distressed, incorrendo in una inesattezza che purtroppo perdura ancora oggi. Strano, perché era attentissimo ai temi da raffigurare. Molto probabilmente credette a qualcuno che gli disse che i cani del San Bernardo avessero al collo una botticella di liquore per rianimare i dispersi nella neve. Ovviamente non era vero, anche perché l’alcol provoca la dilatazione dei vasi sanguigni, con conseguente aumento del flusso di sangue e pertanto la rapida dispersione e diminuzione della temperatura del corpo. Alias assideramento e morte. Fatto sta che il quadro divenne famoso e da lì in poi l’errore si divulgò (anche artatamente, fino ai giorni nostri) persino per mezzo del cinema.

Alpine Mastiffs Reanimating a Distressed.

Alpine Mastiffs Reanimating a Distressed.

Già due anni prima, nel 1824, si era recato in Scozia, dove aveva visitato Sir Walter Scott nella sua tenuta di Abbotsford House, vicino a Melrose, sulla sponda sud del fiume Tweed. Scott aveva diversi cani e viveva in un’area in cui la caccia al cervo era molto diffusa. La sua cagna preferita era appunto la Deerhound Maida, raffigurata proprio da Landseer nel quadro A Scene at Abbotsford. Quando Maida morì, nel 1824 e quindi proprio nell’anno della visita di Landseer, Sir Walter Scott fece costruire un monumento nel parco di Abbotsford House, dove la cagna riposa tuttora.

Una curiosità per chi non fosse molto ferrato in letteratura: Sir Walter Scott fu un grande scrittore, poeta e romanziere scozzese, ancora oggi famoso per alcune sue opere letterarie e liriche, fra cui i romanzi Rob Roy e Ivanhoe, ambedue base di film hollywoodiani e serie televisive. Ai meno giovani di voi, cari lettori (come nel mio caso), questo spezzone ricorderà qualcosa. https://www.youtube.com/watch?v=7b43ee9sxyo

Edwin Landseer era un bel giovanotto, già professore, famoso e pure buon conversatore, brillante, divertente e amabile. Insomma, una brava persona, faceva vita sociale e piaceva. E così quando aprì il suo studio nella St. John’s Wood Road, questo divenne un punto d’incontro anche per ricchi nobili che volevano farsi fare un ritratto, o farlo fare ai propri animali. Nel 1828 la casa editrice Waverley gli commissionò le illustrazioni per i romanzi di Sir Walter Scott. Quando poi prese a frequentare la corte e fare ritratti ai reali d’Inghilterra, la fama divenne mondiale.

Edwin Henry Landseer, opera di George Hayter, 1825, British Museum, Londra.

Edwin Henry Landseer, opera di George Hayter, 1825, British Museum, Londra.

Ecco che arriviamo al Newfoundland, ossia al cane Terranova, oggi di colore nero, marrone o bianco e nero (denominato “tipo Landseer”), ma lo era anche prima. Dal 1960 la Federazione Cinofila Internazionale ha registrato una nuova razza, ossia il “Landseer tipo europeo continentale”, che però secondo il Kennel Club inglese e l’American Kennel Club non esiste affatto, trattandosi a loro parere sempre del Newfoundland. In effetti pure nei secoli passati i grandi cani di Terranova, anche se bianchi e neri, venivano sempre e solo chiamati Newfoundland, come quelli marroni e neri. Come si capirà, erano cani da lavoro, non da esposizione (fra l’altro allora inesistenti, in quanto le stesse federazioni cinofile nacquero negli ultimi anni del XIX secolo). Questi cani dovevano essere grandi e forti per il traino, di sana e robusta costituzione, ottimi nuotatori, con pelo grasso per resistere meglio all’acqua e avere piedi palmati. Tutte cose che hanno sia i Newfoundland sia il “Landseer tipo europeo continentale”. Oggi si spiega – secondo la tesi della FCI – che i “Landseer tipo europeo continentale” sono più atletici, più alti e validi anche per la guardia. Il fatto è che erano così anche gli altri Newfoundland, solo che la selezione degli allevatori li ha poi parzialmente modificati.

Newfoundland nero, 1890.

Newfoundland nero, 1890.

Anzi, in certi casi il termine “parzialmente” è riduttivo. Il peso di un Newfoundland maschio non superava i 45-50 kg, mentre ora sovente è quasi doppio, e a volte di più. La testa era potente ma relativamente lunga, mentre l’immissione eccessiva di sangue molossoide ha ridotto alcuni esemplari quasi a lenti e grevi mastini inglesi o napoletani pelosi, ma col collo da giraffa, le zampe corte, il corpo a botte, con la testa apparentemente bombata, le labbra cadenti e la canna nasale troppo corta. Visto che il naso serve anche a riscaldare l’aria gelida prima che arrivi al cervello, o a raffreddarla in climi molto caldi, mi domando come potrebbero questi esemplari da show superare l’inverno all’aperto nell’antica isola d’origine.

Edwin Landseer dipinse cani Terranova anche neri, come accadde per il quadro Hours of Innocence ma, forse perché gli piacevano di più o perché il manto bianco e nero risaltava meglio nei dipinti, prese a raffigurarne soprattutto di questi colori. Ricordiamoci però che Landseer ritrasse anche persone, paesaggi e moltissime specie animali esotiche e no. Nel 1824 realizzò l’olio su tela Newfoundland Dog Called Lion e il cane che si vede era quello di William H. de Merle. Questi cani furono rappresentati anche da altri pittori, come Arthur Batt, George Earl, Samuel West, John Emms, e George Stubbs.

Newfoundland Dog Called Lion, Victoria & Albert Museum, Londra, Regno Unito.

Newfoundland Dog Called Lion, Victoria & Albert Museum, Londra, Regno Unito.

Sempre del 1824 è Neptune, cane di proprietà del signor Gosling e che per il padrone doveva essere molto importante oppure che era un cane particolarmente combattivo e coraggioso. Forse è per quest’ultimo motivo che il proprietario fece fare la cornice utilizzando parte del fasciame del vascello di seconda classe da 98 cannoni HMS Temeraire, che combatté nella battaglia di Trafalgar nel 1805. Fra l’altro la HMS Temeraire era della classe Neptune, stesso nome del cane. Glosling, se non era stato un marinaio, doveva comunque avere contatti particolari con la Marina Britannica perché la HMS Temeraire nel 1824 era ancora in servizio, visto che fu demolita nel 1838. Ovviamente la cosa potrebbe essere diversa e magari Neptune era invece un cane dal carattere ribelle.

Neptune.

Neptune.

In tal caso si potrebbe pensare che la scelta del fasciame della HMS Temeraire per fare la cornice fosse un riferimento alla ribellione e pertanto all’ammutinamento di parte dell’equipaggio della nave nel 1801, con successivi arresti e impiccagioni com’era allora la prassi. Comunque sia, il Terranova Neptune morì, probabilmente avvelenato, poco prima della fine del quadro. Una curiosità, Neptune fu messo all’asta da Christie’s nel dicembre 2013 e acquistato per 927.500 dollari. Tre anni dopo Landseer dipinse il quadro Off to the Rescue, su commissione del conte di Dudley il quale era patito del suo Bashaw. Landseer alludendo alle capacità del cane lo raffigurò in riva al mare, sul punto di entrare in azione. Questo conte di Dudley amava tanto il suo cane da commissionare nel 1831 una statua a grandezza naturale allo scultore Matthew Coates Wyatt. Il problema però fu che il conte passò a miglior vita nel 1833 e Wyatt non aveva percepito neppure un anticipo… Altro bellissimo quadro di Edwin Landseer è Favourites, the Property of H.R.H. Prince George of Cambridge, esposto al Yale Center for British Art. Datato 1834-35, raffigura il pony bianco Selim, il Terranova Nelson, lo Spaniel Flora e i falchi del figlio maggiore del duca di Cambridge, il principe George. All’epoca Landseer era ormai tanto famoso da avere una lista d’attesa di tre anni.

Favourites, the Property of H.R.H. Prince George of Cambridge.

Favourites, the Property of H.R.H. Prince George of Cambridge.

Come avrete notato abbiamo scritto Terranova (ossia Newfoundland) in quanto allora la razza del Landseer non esisteva affatto. E ripetiamo che per il Kennel Club inglese e l’American Kennel Club non esiste manco oggi, aggiungendo – perché non si sa mai, meglio ripetere – che la vera e originaria struttura del Terranova (fosse bianco e nero, marrone o nero) era quella dell’attuale razza del Landseer, mentre il Terranova di oggi caratterialmente e atleticamente è uno scherzo rispetto al passato. Fatto sta che i clienti del pittore Landseer, e non solo loro, notando la predilezione dell’artista per questi specifici esemplari bianchi e neri prese a chiamarli come lui, ossia Landseer. Un po’ come i Collie chiamati comunemente Lassie dopo lo straordinario successo mondiale di Torna a casa Lassie! (1943, Lassie Come Home) e della serie di film e telefilm omonimi. Da allora molti conobbero l’inesistente razza del Lassie e non quella vera del Collie. Anzi, a chiamarli con il vero nome spesso si veniva guardati come ignoranti al massimo grado.

Forse il più famoso quadro di Landseer raffigurante questi cani è The Distinguished Member of the Humane Society, esposto nel 1838. Il cane, poi chiamato Bob, pare fosse naufragato per ben due volte insieme al padrone. La prima volta era riuscito a salvarlo nuotando per ben tre chilometri, la seconda no, tanto che divenne per l’appunto un randagio orbitante per ben 14 anni sempre nella zona del porto di Londra, dove comunque istintivamente salvò altre persone. Vista la sua utilità ed efficienza Bob fu adottato dalla Royal Humane Society, che lo mantenne in servizio di soccorso. Almeno 23 persone cadute in acqua gli dovettero la vita.

The Distinguished Member of the Humane Society.

The Distinguished Member of the Humane Society.

Tuttavia Landseer non usò Bob come modello ma Paul Pry, un Terranova allevato da Phillip Bacon e appartenente alla cugina di Landseer, di cognome Smith e vivente a Londra. Il cane aveva dignità e non era bene provocarlo – un marinaio lo aveva stuzzicato con un remo dalla sua barca e allora il cane aveva addentato il remo e fatto cadere in acqua lo sventurato, però tuffandosi e salvandolo subito dopo –, tuttavia trattandolo con le buone fu un modello perfetto e paziente. Fu messo su un tavolo nella posizione che si vede nel quadro, con uno sfondo semplice, e aspettò con grande fiducia e disponibilità che Landseer finisse il suo lavoro. The Distinguished Member of the Humane Society fu lasciato in eredità alla Tate Gallery (oggi Tate Britain) da Newman Smith nel 1887 ma nel 1928 fu danneggiato dall’acqua, però successivamente perfettamente restaurato.

Edwin Landseer fece ritratti anche presso la corte reale. La regina Vittoria inizialmente gli commissionò di dipingere vari animali domestici, poi parenti (spesso con cani) e infine un suo ritratto da regalare al futuro marito, il principe Alberto. Nel 1850, a 48 anni, Landseer fu nominato Sir. In seguito dipinse quadri raffiguranti la regina Vittoria, il principe consorte Alberto e i loro figli. Notevole il quadro Princess Mary of Cambridge with Nelson, a Newfoundland dog, con la principessa Maria Adelaide di Cambridge a fianco del cane preferito di suo padre, il principe Adolfo, duca di Cambridge. Purtroppo – ma questo non c’entra nulla col tema – la graziosa ma già paffuta Maria da adulta fu soprannominata in modo poco lusinghiero La Grassa Maria. Fu la bisnonna della regina Elisabetta II.

Princess Mary of Cambridge with Nelson, a Newfoundland dog, 1839.

Princess Mary of Cambridge with Nelson, a Newfoundland dog, 1839.

Altro famoso quadro di Landseer è Saved, esposto alla Royal Academy nel 1856. Anche questo cane visse veramente e si chiamava Milo, anche se qualcosa non collima. Infatti Milo (incrocio Terranova-San Bernardo) sarebbe stato il cane di George Taylor, guardiano del faro di Egg Rock, isoletta di tre acri a meno di un chilometro e mezzo a nord-est di città Nahant, Massachusetts. Le acque circostanti Egg Rock a causa degli scogli erano pericolose, tanto che nel 1843 erano morte cinque persone in un naufragio. Si dice che Milo, in aggiunta alla luce del faro, con la fitta nebbia abbaiasse forte, forse per avvertire eventuali navi in transito. Avrebbe anche salvato dall’annegamento diversi bambini. Tuttavia (siamo andati a controllare la documentazione storica dell’United States Coast Guard) risulta che il faro fu costruito proprio nel 1856 e pertanto pare strano che Milo abbia fatto tutto ciò che si dice, che Landseer lo abbia presto saputo, che abbia dipinto il quadro e che la Royal Academy l’abbia esposto. Tutto questo nel 1856.

Nel 1858 il governo britannico incaricò Landseer di realizzare quattro enormi leoni da porre alla base della già esistente Colonna di Nelson a Trafalgar Square, Londra. Le sculture sarebbero poi state fuse in bronzo dal torinese nazionalizzato francese Carlo Marochetti, che aveva una fonderia a Kensington. I lavori furono resi complessi dai problemi di salute di Landseer, il quale già dalla fine degli anni ’30 era soggetto ad attacchi di malinconia, ipocondria e fasi di depressione, spesso aggravate da alcol e droghe. Fra l’altro i rapporti col partner Marochetti erano difficili. I famosi leoni in bronzo comunque furono posizionati nella loro sede finale nel 1867. Due anni prima, nel 1865, Landseer era stato eletto presidente della Royal Academy, ma la sua salute e le capacità erano molto in declino e pertanto rifiutò.

Saved.

Saved.

Negli ultimi anni della sua vita la stabilità mentale di Landseer peggiorò ancora, e su richiesta della famiglia fu dichiarato pazzo nel luglio 1872. Morì l’1 ottobre 1873 e grande fu il cordoglio in Inghilterra: i negozi abbassarono le saracinesche, le case chiusero le imposte, le bandiere degli edifici furono calate a mezz’asta, ai famosi leoni di bronzo della Colonna di Nelson furono appese corone e grandi folle assieparono le strade di Londra al passaggio del corteo funebre che portò la salma di Sir Edwin Landseer alla Cattedrale di St. Paul, dove fu sepolto. Secondo il suo desiderio, tre quadri non terminati furono completati dall’amico John Everett Millais.

Edwin Landseer, 1865, di John Ballantyne, National Portrait Gallery, Londra.

Edwin Landseer, 1865, di John Ballantyne, National Portrait Gallery, Londra.

Come andò a finire? Che il Newfoundland nero in America ed Europa soppiantò quello bianco e nero, che divenne talmente raro da rischiare di sparire del tutto. Fortunatamente esistevano degli allevamenti in Germania, Olanda e Svizzera, ma fu in queste ultime due che il Newfoundland bianco e nero trovò maggiore fortuna. Nel mondo della cinofilia da show il Newfoundland fra i vari manti riconosciuti include il cosiddetto “tipo Landseer”. Attenzione, è solo un fattore di colori e sarà bene non badare a chi dice che sono Landseer, che è tutt’altra cosa. Per farvi capire meglio ecco un Landseer e un “tipo Landseer”. E subito dopo il Newfoundland (sempre Terranova) com’era un tempo e com’è oggi. Tuttavia sarà bene precisare che anche gli attuali Terranova sono validissimi nel soccorso in acqua di persone e che ogni anno ne salvano tantissime. Quello che non si capisce bene semmai è il perché la razza sia stata così modificata se anche precedentemente svolgeva egregiamente le stesse funzioni. Ma questo rientra nel mondo dello show, che è cosa a se stante.

Landseer

Landseer

"Tipo Landseer"

“Tipo Landseer”

Newfoudland prima

Newfoudland prima

Newfoundland dopo.

Newfoundland dopo.

landsrIl Landseer rispetto al Newfoundland o Terranova è decisamente più atletico, con zampe e canna nasale più lunghe. Tuttavia l’acquaticità non ne risente (e come potrebbe, essendo morfologicamente quello usato da secoli?), tanto che all’estero viene impiegato per il soccorso in acqua. Pure il carattere è quello del tipo originario, docile con i padroni e non inutilmente aggressivo con gli estranei, però anche valido cane da guardia, da non sottovalutare assolutamente. Ricordiamo che il Newfoundland, e quindi pure il Landseer (e così il Labrador Retriever), discendono dai cani che i portoghesi importarono nel 1521 a Terranova e Nova Scotia per la sorveglianza degli avamposti e del bestiame. Questi cani erano i progenitori degli attuali Cão de Água Português, Cão de Castro Laboreiro, Cão da Serra da Estrela, e Rafeiro do Alentejo. Il primo con grande acquaticità, il secondo con buona tempra e gli altri due di grandi dimensioni (il Rafeiro do Alentejo presenta il manto spesso bianco e nero e il Rafeiro do Alentejo anche completamente nero).