Questo numero di K9 Uomini e Cani è largamente dedicato al Dobermann, razza che come cane da lavoro è andata sempre più riducendosi soprattutto a causa di due motivi: per via (specie in ambito militare) dell’estremo legame che lo lega al conduttore e pertanto della difficoltà di farlo interagire bene con altri gestori; e secondo, a causa della scelta fatta decenni fa dai club ed enti vari  di privarlo del sottopelo, con conseguenti problemi di utilizzo in climi ostici. La scelta – pare di capire – sarebbe motivata dal fatto che essendo un cane bisognoso della continua vicinanza al padrone, e visto che gli esseri umani di norma stanno al coperto, il sottopelo non serva più. Anzi, è una scocciatura.

Con una scrupolosa ricerca storica, grazie a fonti soprattutto tedesche e russe, abbiamo trattato questa grande razza relativamente alla storia e all’impiego militare e nelle forze di polizia. Crediamo che i servizi di questo lungo speciale possano piacervi e magari fornirvi qualche informazione in più.

Poi pubblichiamo un servizio, con foto molto rare, che evidenzia come un tempo il cane facesse, purtroppo per entrambi, gli stessi durissimi lavori degli umani. Mai visto cani tirare l’aratro? O donne tirare l’aratro? Tutto vero, in tempi in cui per “guadagnarsi la pagnotta” quotidiana si sgobbava, e tanto.

 Infine, passiamo ai cani contaminati di Chernobyl. Sì, contaminati. Giorni dopo il disastro nucleare di decenni fa, la popolazione fu evacuata ma i cani no, finendo abbattuti dai militari o abbandonati. Ancora oggi i discendenti sopravvivono aggirandosi fra città e villaggi ormai in parte ricoperte dalla vegetazione e in cui le zone radioattive letali sono sparpagliate. Ma per fortuna c’è qualcuno che li aiuta.

 Buona lettura.

 

 

Giovanni Todaro