di Antonio Cuppone*

Ritengo importante iniziare questo articolo con una premessa. Tutto ciò che segue non ha lo scopo di essere esaustivo dei temi trattati, che spaziano su diversi aspetti riguardanti lo Staffordshire Bull Terrier (d’ora in poi abbraviato in SBT) , ma ha la speranza di essere utile come spunto di riflessione per tutti coloro che avranno voglia di leggere, approfondire e ricercare successivamente. Lo SBT , in Italia ha iniziato a conoscere una veloce diffusione come dimostrano i dati Enci circa le registrazioni :

 

ANNO      SOGGETTI REGISTRATI E.N.C.I.

2008         431

2009         434

2010         593

2011         618

2012         819

2013         999

2014        1166

2015        1363

2016        1597

2017        1629

Nel 1990 i soggetti registrati erano n.0, nel ’91 n.10, nel ’92 n.3, nel ’93 n.28 e nel ’94 n.37.

Associato alla crescente domanda/offerta, il contesto sociale odierno è un aspetto da tenere in forte considerazione anche in ambito cinofilo. Oggi, attraverso il massivo utilizzo dei social network, la possibilità di leggere informazioni e fake è alla portata di tutti, così come esprimere liberamente il proprio pensiero. Se da un lato la velocità di circolazione delle informazioni è da intendersi un fattore positivo, dall’altro porta in sé delle problematiche tutte nuove, difficili da affrontare e risolvere. Molto spesso ci si può imbattere in discussioni virtuali che non portano al confronto ma, troppo spesso, allo scontro fine a stesso e alla mancanza di crescita culturale. Proprio questa mancanza di confronto, diretto e personale, fa venir meno la possibilità di capirsi/intendersi, non potendo cogliere quelle sfumature del tono della voce, della gestualità e di tutto ciò che concerne il trovarsi faccia a faccia e avere il tempo necessario per esprimere meglio concetti e chiarire incomprensioni nel merito e sui temi che si affrontano. Ormai siamo figli del scrivo un commento e se non vi piace andate a farvi benedire. Si tende a diventare branco social con chi ci lusinga, ci dà ragione e mette i like a tutti i miei post, ricambiando a nostra volta e in egual misura, sostenendo a prescindere ciò che viene scritto facendo venir meno quel confronto utile a comprendere principi e nozioni magari sconosciute.

Estratto di un vecchio articolo di Bill Boylan: “Nel 1933, gli Staffordshire Bull Terrier furono menzionati in Our Dogs dopo un articolo di John Bull sui cani da combattimento dei minatori. Una lettera apparve in questo giornale su questi cani che non avevano pedigree scritti. Era la fine del 1934 quando una vera e propria smossa avvenne grazie a una lettera di Stewart Poole di Tipton apparsa in Our Dogs, il quale chiese a chiunque fosse interessato alla formazione di un club di Staffordshire Bull Terrier di contattarlo. Io lo feci, ma sfortunatamente lui ricevette solo nove risposte, quindi decise di aspettare un po’ e usare Our Dogs per enfatizzare i miglioramenti di questa meravigliosa razza che aveva preso molte bastonate a causa della cattiva pubblicità dei periodi in cui combatteva. Circa tre mesi dopo, Joe Dunn vide Joe Mallen al lavoro e gli chiese se volesse aiutarlo nella formazione di un Club e nell’organizzare un incontro che si tenesse presso The Cross Guns e di sondare il terreno con un piccolo numero di persone locali e farle diventare membri per 5 scellini. Mallen acconsentì e la riunione fu prontamente organizzata e alla quale erano presenti in nove o dieci, a uno dei quali la signora Mallen prestò i 5 scellini per l’iscrizione! Ho questi nomi: tre del gruppo erano Fred Silvers che possedeva l’originale Queenie, Jack Shaw che possedeva Jim the Dandy e Harry Pegg che possedeva Fearless Joe. Il primo Cradley Club Show si è tenuto in seguito a questo evento e si è svolto nove settimane dopo, il 17 agosto 1935, con il signor H. N. Beilby come giudice. Erano presenti tutti i cani importanti di quell’epoca, come im the Dandy da cui era tratto principalmente lo standard originale, Cross Guns Johnson che sei mesi dopo ottenne il primo premio come Best of Breed al Crufts, Fearless Joe, suo figlio Vindictive Monty’ e il mio Game Lad. Nelle femmine, c’erano Brave Nell, Queenie, Nord, e Leonessa…”.

Seppur in un percorso a oggi molto breve, ciò che mi ha aiutato a capire, approfondire e ricercare sono state le dirette esperienze e i confronti avuti con cinofili diversi tra la loro. Iniziato un percorso espositivo con la mia prima SBT, ebbi la fortuna di essere ospite, nel 2014, presso la casa della famiglia Santoni. In quell’occasione – con la mente piena di dogmi espositivi e gli occhi capaci di guardare tecnicamente il cane solamente come imparato nel mondo dello show – ebbi l’occasione di vedere dal vivo un soggetto di nome Tito (Giafra Amaranto Old Style) di proprietà di F. Marchi.

Nelle due foto, Giafra Amaranto Old Style, aka Tito.

Osservare dal vivo uno SBT completamente diverso da ciò che ero abituato a vedere e valutare, abbinato a diverse ore di informazioni e nozioni a me sconosciute, oltre a provocarmi un gran mal di testa mi portò a una decisione, ossia iniziare ad avere un approccio più aperto. Avendo avuto la possibilità di “toccare con mano” una spalla mobile e morbida (funzionale) che fino a qualche ora prima significava per me “sgomita, ergo difetto”, ciò mi portò a iniziare una ricerca di vecchie foto di SBT. Altrettanto importante è stato approcciare un percorso di attività sportive che mi ha portato a comprendere e valutare aspetti del cane che mai avrei potuto sfiorare, se mi fossi fossilizzato in unico ambito. Molte caratteristiche di razza, in ottica di ciò che era la funzionalità dello SBT, risiedono in aspetti e qualità morfologiche che, oltre a valutarle o farle valutare in via potenziale come avviene in un ring espositivo, hanno necessità di essere valutate mettendo all’opera il cane. Quello che era un aspetto fondamentale come la gameness, oggi non più testabile essendo ovviamente illegale. Molte altre qualità è invece possibile e opportuno testarle come, a esempio,  l’integrità fisica, respirazione, morso/presa, tenacia, forza, agilità, spinta del posteriore, ecc , tutte caratteristiche utili al suo originario impiego.

Una valutazione morfologica abbinata al “fare” può dare moltissime indicazioni utili all’allevamento ed alla selezione di uno SBT che rispecchi, il più possibile, ciò che è stato e che andrebbe preservato. Comprendere cosa vuol dire cani con buona respirazione (salute!!) o vederli muovere nel coursing valutandone le diverse parti anatomiche in azione, non è possibile in un contesto statico. Far valutare alcuni aspetti morfologici ad altra persona preparata sulla razza è utile, come è utile qualsiasi confronto che aiuti a crescere e ad accrescere il proprio bagaglio personale. L’attività espositiva è un modo per avere una valutazione morfologica rispetto a uno standard, comunque potenziale di ciò che la struttura di quel cane potrebbe fare. Attività come quelle sportive ci dicono invece cosa esprime la struttura di quel cane e quali pecche eventuali ci sono rispetto a salute e funzionalità. Una cosa non esclude l’altra e i confronti, nel merito, sono o possono basarsi su contenuti diversi e riferiti ad ambiti altrettanto diversi che fanno, però, parte dello stesso filo comune: lo S.B.T.

Tra le caratteristiche di razza ci sono tanti aspetti che dovrebbero essere tenuti in considerazione e salvaguardati come il temperamento e la rusticità richiamati dallo Standard. Cercherò quindi di partire da un breve cenno sulla storia dello SBT passando dallo Standard di razza per finire con delle interviste di esperienze dirette che, mi auguro, possano essere utili a comprendere alcuni aspetti di questo bull-dog (che è un termine generico sul tipo e non relativo a una specifica razza).

Storia della razza

Sulle origini dello SBT ci sono molte credenze e altrettante convinzioni. Alcune di queste vogliono che, nel creare lo SBT, sia certa l’immissione di sangue terrier nel bull-dog al fine di ridurne la taglia. Personalmente non ritengo veritiera tale credenza. Sapere con certezza cosa fecero gli allevatori nel XVIII e XIV sec. è impossibile, così come escludere categoricamente l’immissione anche di terrier nei bull-dogs, ma non credo affatto, in base alle ricerche e ai testi studiati, a un serio programma selettivo utile a crossare terrier e bull-dogs per poi fissarne chissà quali caratteristiche. Tanti documenti, scritti e iconografici, rappresentano diversi tipi di bull-dog selezionati per taglia in base a funzioni diverse (bull-baiting, badger-baiting, ratting e pit) già nel 1700. In aggiunta alla letteratura e alla iconografia, le recenti ricerche scientifiche sul genoma canino di diverse razze confermano la pressoché ininfluente presenza di “sangue” terrier nello SBT. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17916641/

Bull baiting with dogs, di Henry Alken, 1903. Necessitavano cani agili per svolgere tale attività.

Studiando ciò che era la società inglese, e in particolare le classi sociali che detenevano i bull-dog/bull and terrier al fine sportivo/ricreativo, si può tranquillamente capire come i bull-dog di taglia più contenuta fossero adatti alle condizioni economiche ed alla funzione cui erano destinati (pit, ratting e badger-baiting). Dopo il 1835, con la messa al bando di qualsiasi combattimento tra animali – a eccezione del ratting – era opportuno e necessario poter avere bull-dog da gestire (e portare via o nascondere) in maniera agevole anche in caso di intervento delle autorità, pertanto continuare a selezionare tali bull-dog era una naturale conseguenza. Di seguito riporto alcuni estratti degli scritti che mi hanno convinto della teoria del bull-dog.

Prima, però, mi corre l’obbligo di fare un’ultima considerazione. Il sito ufficiale dell’Enci, per quanto riguarda la storia dello SBT, recita testualmente: “Non esiste una nutrita biografia per questa razza e poche in effetti sono le informazioni sulla sua nascita e conseguente selezione. Alcuni autori riportano che i primi Staffordshire dovrebbero essere nati tra accoppiamenti di Manchester Terrier e Bull Terrier. Solamente nel 1935 fu creato il primo club di razza e da quel momento nacque la vera selezione di questa bellissima razza”. Tuttavia, di testi sulla razza ne esistono diversi, elaborati anche da soggetti che concorsero alla stesura del primo standard. Credo non sia giusto credere e affermare, anche solo storicamente, che il Bull Terrier abbia concorso alla creazione della base genetica dello SBT, tuttalpiù potrebbe essere l’esatto contrario. A tal proposito:

Charles Darwin (Naturalista e biologo britannico, “padre” teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale): “In una razza che si sia incrociata una volta soltanto con un altra razza diversa, la tendenza a riacquisire un qualsiasi carattere derivante da tale incrocio diventa, si capisce, sempre minore via via che, col passare delle generazioni, la qualità di sangue estraneo va riducendosi. Invece, quando non vi sia stato incrocio con una razza differente e in entrambi i genitori vi sia la tendenza a riacquisire un determinato carattere, perduto in una generazione precedente, tale tendenza può trasmettersi inalterata per un numero indefinito di generazioni. Molto spesso i trattati sull’eredità confondono questi due casi ben distinti”

Joseph Dunn (Allevatore nonché fondatore e primo segretario dello Staffordshire Bull Terrier Club): “Lo SBT ha origini antiche e discende dal Bull-Dog e dall’antico English Terrier del XVII sec. ; i primi tempi ci si riferiva ad esso con i termini Bull and Terrier, o Pit-Dog. A quei tempi il cane veniva usato principalmente per lo sport, come ad esempio il dogfight, rat killing, bull baiting e badger baiting. Lo SBT ha ricevuto questa denominazione solo nel 1928. Prima era conosciuto fuori dal Black Country come Fighting Terrier, Bull and Terrier e Pit-Dog. Nei distretti circostanti il Black Country era comunemente conosciuto come Stafford o Bull and Terrier. Senza dubbio è una della razze inglesi più antiche, e ci sono tracce dal XVIII sec. fino alla generazione attuale”.

Crib e Rosa (articolo scritto per la rivista Cani da Presa da M. Salvador, 2012): “Il dipinto originale ad olio datato 1817 attribuito (dagli esperti della casa d’aste Christie) ad Abraham Cooper raffigurante due bull-dog da fattoria dei quali la femmina in primo piano risulta essere la madre del soggetto più in alto. Nella didascalia originale del quadro, oltre alla parentela tra i due soggetti, viene indicato anche il loro lignaggio, il nome dei proprietari e il luogo di provenienza di Rosa che, guarda caso, è lo Staffordshire. Apro una piccola digressione per ricordare che, secondo alcuni cinotecnici minoritari, l’antico bull-baiting dog avrebbe potuto essere un mastino alleggerito da innesti di levriere (All about dogs, C. Burger 1962). Questa tesi è definitivamente caduta con le più recenti indagini del genoma canino che hanno confermato la sostanziale “purezza” dello show-bulldog moderno (no plug blood) e l’inconsistenza di innesto terrier nello staffy-bull (no terrier blood)”.

Dipinto di A.Cooper (1787-1868). Ne esistono altre versioni: una, ad esempio, attribuita a Samuel Raven (1775-1847) allievo di Cooper ma da ritenersi un caso di omonimia con John Samuel Raven (1829-1877), plausibile quindi che l’allievo fosse lui e non un coetaneo di Cooper come nel caso del primo Raven; altra versione è dell’incisore John Scott (1774-1828). Entrambe le versioni raffigurano soggetti estremamente diversi, nella raffigurazione della testa, rispetto a quelli rappresentati da Cooper.

Mauro Salvador (Working bulldogs): “Dopo che nel 1835 vennero ufficialmente proibiti i combattimenti tra cani e tori e, più in generale, tutte le forme cruente di divertimento, in molte contee inglesi incluso lo Staffordshire, i bull dog furono dichiarati razza pericolosa e qui ne fu severamente proibita la detenzione. I numerosi amanti della razza, non volendo rinunciare ai loro preziosi ausiliari, li “mascherarono” facendoli passare per terrier specializzati nell caccia in tana, compito nel quale del resto questi bull dog eccellevano. Gli allevatori inglesi, seguendo questa ottica, selezionarono dei cani che presentavano una mole più ridotta rispetto agli antichi bull dog che lottavano contro i tori. Da questi cani trae origine l’attuale Staffordshire Bull Terrier, il cui peso va dai 13 ai 17 kg”.

Daniele Santoni: “Se prima del 1835, nei combattimenti con il toro e l’orso, erano preferiti i soggetti di taglia medio grande (30-40 kg), con l’entrata in vigore delle nuove leggi e la sopraggiunta clandestinità delle competizioni, si preferì utilizzare i soggetti più piccoli e maneggevoli, soggetti che d’altro canto già erano selezionati da lungo tempo parallelamente ai loro più grandi parenti. Altra necessità che spinse gli allevatori a incrementare l’allevamento di questi piccoli Bulldog fu quello di allevare soggetti contenuti nelle dimensioni corporee per ridurne i costi di mantenimento e poterne allevare in buon numero pur con limitate disponibilità di spazio. Sono convinto che il termine Bull and Terrier provenga inizialmente da una contrazione linguistica del termine Bulldog of a terrier size usato non per descrivere il frutto di un incrocio generalizzato con i terrier, ma bensì riferito ai soggetti dalla taglia di un terrier e utilizzati per gli sport minori quali il ratting o il badger baiting”.

W. Drury, 1903 (da The staffordshire bull terrier in history and sport di M. Homan): “Il Bulldog di oggi è totalmente differente, sia mentalmente che fisicamente, dal Bull Dog di 50 anni fa (1850) ; infatti questo era alto sulle gambe, terrier like (simile ai terrier), attivo, rozzo e con un istinto al combattimento attentamente ricercato e selezionato”.

R.H.Voss, articolo del 1933, ristampato nel 1989 sulla rivista Cowdog Magazine : “Le nuove regole del bull baiting, in vigore dopo il 1686, favorirono l’utilizzo di un cane più attivo, di statura e peso più contenuti. Il grande bull dog da 90 libbre che era in voga quando il bull baiting era lo sport dei re, non era più richiesto. Il popolino, che adesso aveva nelle mani i destini di questo sport, non poteva permettersi mastodontici animali. Negli anni dal 1686 al 1735 fu selezionato un tipo di bull dog più piccolo, pesante dalle 50 alle 60 libbre. Il cane del 1735 aveva il cranio più piccolo del bulldog inglese moderno (1933), aveva il muso più lungo, era più leggero nell’ossatura e nel corpo e non aveva caratteristiche esagerate”.

*Autore di questo servizio è Antonio Cuppone, appassionato dello Staffordshire Bull Terrier. Dal 2015 a livello amatoriale alleva e seleziona Staffords con alla base un progetto che prevede, per cani e proprietari, un percorso utile a testare alcune qualità attraverso le attività sportive svolte dallo Sbt Sporting Club Italia, il Masor-test tana IKC , il P.U.C. (protezione utile del conduttore) del centro Special Training Dogs  e valutazioni morfologiche da parte allevatori esperti e preparati sulla razza. Attualmente ricopre  la carica di segretario dello Sbt Sporting Club Italia. Negli ultimi anni ha investito tempo e risorse per approfondire, tramite testi storici anche del ‘700 , tematiche legate alla razza, alle sue origini e al suo sviluppo.