Benché non sia affatto vero che i cani da protezione del gregge non possano mai uccidere un lupo in uno scontro uno a uno, è vero che ciò accade raramente, anche se il cane è ben più grande. Se il cane è in difficoltà di norma non ha scampo, se è invece il lupo ad avere la peggio di solito, se non gravemente ferito, riesce a fuggire, anche grazie alla sua maggiore velocità e agilità. Sarà quindi il caso di spiegare il perchè, ed è abbastanza semplice: il cane da pastore ben raramente combatte a morte, mentre il lupo lo fa quasi ogni giorno per cibarsi e sopravvivere, è un assassino seriale selezionato dalla natura per fare quello e che, oltre ai canini più grandi e lunghi e un morso molto più potente dei cani, ha dalla sua una incredibile velocità, accuratezza e precisione del morso, direttamente in punti letali.

Il morso del lupo viene portato nella regione retromandibolare del corpo della vittima (terzo superiore del collo) esercitando una violenta compressione, con lacerazione dei tessuti profondi, in un’area interessata dalla presenza di importanti strutture neurovascolari: la carotide interna e le strutture neurovegetative ad essa connesse, il nervo vago e i barocettori presenti nella parete del vaso arterioso. Spesso anche la trachea è sede di lesioni causate dal violento morso, con frattura degli anelli tracheali sottostanti l’area del morso. Nei mammiferi, uomo incluso, all’interno di quest’arteria – in corrispondenza del seno carotideo, una piccola dilatazione dell’arteria carotide interna, situata subito dopo il punto in cui l’arteria carotide comune si divide in carotide esterna ed interna – sono presenti dei barocettori, o recettori di pressione, che vengono stimolati dalla distensione della parete dell’arteria.

A seconda delle variazioni della pressione sanguigna all’interno del lume arterioso, i relativi neuromediatori (adrenalina o noradrenalina) possono presentare un aumento o una diminuzione della frequenza di scarica. L’effetto è una stimolazione dell’attività del centro vasomotore e cardioregolatore. Nel caso di un brusco aumento di pressione nel lume vasale, come avviene in seguito a un morso violento con compressione del vaso, si ha un aumento della secrezione dei neuromediatori i quali, da un lato inibiscono l’attività tonica del centro vasocostrittore, dall’altro eccitano il centro nervoso cardioinibitore.

Effetto del morso di un lupo. Questo cane da pastore grazie alle cure è sopravvissuto.

 Dai barocettori carotidei originano impulsi che risalgono lungo il piccolo nervo di Hering o nervo del seno, ramo distinto del glossofaringeo e gli impulsi quindi raggiungono il nucleo del tratto solitario del midollo allungato. Ne risulta una vasodilatazione generalizzata con conseguente ipotensione, bradicardia e diminuzione della gittata cardiaca. La contemporanea stimolazione compressiva del nervo vago, che decorre nella doccia giugulare e nella stessa area anatomica, accentua la bradicardia, che, determinando una diminuzione della gittata cardiaca, determina l’arresto cardiaco. L’associazione di queste due violente stimolazioni provoca nella preda un collasso cardiocircolatorio pochi secondi dopo il morso. Il morso alla gola comporta anche una notevole compressione della trachea contro le strutture osteoarticolari e muscolari del collo e infatti, nella carcassa, si possono evidenziare spesso gli anelli tracheali fratturati. La rapidità della morte spiega anche l’assenza dell’edema polmonare, presente invece negli animali che muoiono per stress dopo un prolungato inseguimento. Risulta quindi evidente che anche con un unico morso nella regione retromandibolare, il lupo vada a danneggiare contemporaneamente più strutture vitali della preda provocandone il collasso in pochi secondi. Questa modalità di aggressione e uccisione è basilare per uccidere la preda con il minimo dispendio energetico e rischio.

Lo stesso morso letale, su una pecora.

Non è solo il lupo ad avere questa precisa tecnica, in quanto è tipica anche del coyote in America. I più piccoli coyote vengono normalmente uccisi dai cani da pastore, ma se sono in gruppo la situazione cambia. I coyote comunque in questi casi azzannano i garretti del cane cercando di tranciare innanzitutto i tendini.

Coyote preda una pecora.