(continua dalla prima parte) Si sarà capito che anche nei Paesi Bassi nel passato la vita non fosse affatto facile e che si faticasse ogni giorno per “portare a casa la pagnotta” sotto forma di prodotti agricoli quali cavoli, patate e altro. Tutti vegetali commestibili gustosi che le pecore avrebbero divorato preferendoli di sicuro all’erica. Pertanto i cani del gregge stesso furono addestrati a tenerle lontane, visto che orti e coltivi di norma non erano recintati.

Herder in cirkel mangaan, di Johannes en Henderkien. Si noti il cane.

Dovevano essere attenti, svegli, intelligenti, veloci e agili, non serviva che fossero grandi poichè come già scritto alla fine del XIX secolo i lupi erano ormai scomparsi. Rimanevano i lupi “a due zampe” e cioè i ladri umani, ma per quelli un cane determinato delle dimensioni del Pastore Olandese (e vale pure per il similare Pastore Belga) era più che sufficiente. Non dimentichiamo che i cani, Pastori Olandesi inclusi, venivano utilizzati pure per il traino di carretti, allora un comune mezzo di locomozione e lo stesso si verificava in Belgio e altrove.

Un Pastore Olandese dell’ASD Rock the Dog.

Nel 1874 per la prima volta a una mostra cinofila, ad Amsterdam, comparve il nome “Pastore Olandese”, come citato nel catalogo di questa stessa mostra pubblicato in seguito, nel 1878. L’esemplare si chiamava Wolf e apparteneva al signor Gollberg di Amsterdam, che lo aveva acquistato con 25 fiorini. Tra il 1874 e il 1898 solo dieci Pastori Olandesi furono registrati nelle mostre cinofile. Fortunatamente un gruppo di dodici appassionati nel maggio 1898 si riunì e infine domenica 12 giugno 1898 alla prima riunione plenaria di Utrecht nacque il Nederlandse Herdershonden Club.

Tra i primi membri c’erano M. Kessler e J Steijns, due dei tre fondatori nel 1907 della futura Koninklijke Nederlandse Politiehond Vereniging (KNPV) o Associazione Reale Olandese dei cani poliziotto. I Pastori Olandesi erano adatti a questo utilizzo, tanto che il succitato Steijns notò uno di questi cani e il pastore glielo vendette per poco più di due fiorini e con piacere, definendolo stupido. Frits, così si chiamava, fu addestrato in sole sei settimane nell’utilità e difesa e nel 1908 vinse il primo premio in un concorso internazionale di lavoro a Saarbrucken, in Germania.

Giovane ma già determinato, ASD Rock the Dog.

Anzi, per via del crescente interesse per l’impiego dei cani nella polizia, alcuni allevatori volevano selezionarne di più grandi e così non solo si procurarono Pastori Belga tigrati di grosse dimensioni allevandoli come Pastori Olandesi (tanto erano praticamente identici) ma tra il 1910 e il 1916 utilizzarono negli accoppiamenti anche Pastori Tedeschi, sempre di maggiori dimensioni degli Olandesi e Belga ma allora comunque a loro molto più simili di oggi. Attualmente semmai si sta assistendo all’opposto, con Pastori Tedeschi grigioni tanto leggeri e performanti da sembrare Pastori Olandesi o Belga Malinois. Comunque sia, ancora oggi i membri della KNPV selezionano Pastori Olandesi per le loro capacità lavorative e non in base al pedigree.

Il club cominciò a preoccuparsi dell’aspetto di questi cani tanto simili – se non identici – ai Pastori Belga. C’era molta confusione in quei primi anni: alle fiere dell’agricoltura, proprio come in Belgio,  era possibile fare partecipare a una mostra un cane che poteva essere iscritto come Pastore Belga o  Pastore Olandese, tanto erano simili. Nel 1914 ci furono molti cambiamenti nello standard di razza: le sei varietà di pelo accettate si ridussero a tre, pelo corto, lungo e ruvido; le femmine dovevano avere un’altezza minima di 50 cm, i maschi di 55 cm, e le dimensioni minime per le varietà a pelo corto e ruvido furono aumentate di circa 5 cm, e un po’ meno per la varietà a pelo lungo; sempre tigrati, con tutti i colori ammessi tranne il bianco.

Pastori Olandesi in servizio militare, 1925. Quello a sinistra è a pelo duro.

Il desiderio di creare una razza che si distinguesse chiaramente dal Pastore Tedesco e Belga però causò la perdita di molto materiale genetico disponibile in quanto per anni i cuccioli non corrispondenti allo standard furono soppressi. In Belgio, tuttavia e per fortuna, non c’era alcuna restrizione del bianco e quindi i Pastori Olandesi fulvi con macchie bianche potevano essere iscritti come Pastori Belga Malinois, mentre i Belga tigrati potevano essere accettati come Pastori Olandesi.

Loon op Zand, 1910 circa, donna con Pastore Olandese. All’epoca nelle mostre cinofile furono presentati solo circa venti di questi cani, sebbene un numero ben maggiore continuasse a lavorare nelle campagne.

Nel 1928 si notò infine che la base genetica del Pastore Olandese era ormai ridotta e che molti ottimi esemplari erano stati esclusi a causa dei vari cambiamenti di colore e struttura e quindi fu permesso di nuovo un po’ di bianco, e nel 1934 altri colori per gli esemplari a pelo corto, mentre quelli a pelo lungo non subirono variazioni di colore.

Castello di Loon op Zand, Brabante settentrionale, 1930. Il cane è un Pastore Olandese a pelo duro.

Nella Prima guerra mondiale i Paesi Bassi si erano dichiarati neutrali e questa fu sostanzialmente rispettata, cosicché la guerra ebbe solo conseguenze di carattere economico legate all’afflusso di profughi dal Belgio e all’interruzione di molte rotte commerciali, che rese difficoltosi il commercio e l’approvvigionamento di cibo. Ma nella Seconda guerra mondiale, nonostante la neutralità ancora dichiarata, i Paesi Bassi furono occupati dalla Wehrmacht dopo soli cinque giorni di guerra. Le Waffen-SS naziste si concentrarono contro gli ebrei, deportandone e uccidendone quasi 200.000, mentre la popolazione ebbe un diverso trattamento rispetto alle popolazioni di altre nazioni occupate in quanto parlava una lingua germanica. Non solo, se è vero che la resistenza dei partigiani fu attiva, è anche vero che circa 60.000 olandesi si arruolarono nelle Waffen-SS.

Questa situazione, benchè oggettivamente difficoltosa, relativamente ai cani, e nel nostro caso al Pastore Olandese, non provocò la consueta strage da parte dei tedeschi i quali appena conquistavano una nazione provvedevano a sterminare tutti i cani che potenzialmente sarebbero potuti essere utilizzati a livello militare. Una curiosità: ciò non accadde però con i Cani lupi di Saarloos, pure loro razza olandese, per il semplice motivo che il tenente della Wehrmacht giunto con i suoi uomini al canile prima di farli uccidere dai suoi soldati volle sincerarsi sulla loro tempra. Li fece liberare e poi sparò un colpo di pistola in aria. I Saarloos si diedero tutti alla fuga saltando persino il muro e il tenente decise allora che era inutile ucciderli in quanto di sicuro non avevano sbocchi a livello militare (segue nella terza parte).