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Il romanzo Zanna Bianca fu pubblicato nel 1906 e racconta la vita alla fine del XIX secolo di un ibrido lupo/cane nel territorio canadese dello Yukon. Ottenne successo mondiale e rese ricco il suo autore Jack London che in precedenza, nel 1903, aveva pubblicato un altro romanzo abbastanza simile e cioè Il richiamo della foresta, di cui furono vendute ben 6.500.000 copie solo citando quelle in lingua inglese. Ma a London la casa editrice pagò una cifra irrisoria, diritti compresi, mentre con Zanna Bianca – tradotto in 89 lingue e che ha avuto trasposizioni cinematografiche e televisive – le cose andarono diversamente. Il californiano Jack London prima di diventare uno scrittore famoso e ricco (in tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 libri, da cui sono stati tratti ben 47 film e serie televisive) ebbe una vita decisamente avventurosa: strillone di giornali, pescatore, bracconiere, lavandaio, vagabondo senza fissa dimora, cacciatore di foche, giornalista (fu anche corrispondente di guerra nel conflitto russo-giapponese), agente di assicurazioni, pugile, agricoltore.

Jack London a 9 anni, con il suo cane Rollo (1885)

Fu anche cercatore d’oro nel Klondike, fra Canada e Alaska, nella famosa “Corsa all’oro”, alla fine della quale si trovò con solo pochi grammi d’oro in un sacchettino. Tuttavia quella dura esperienza in zone ostili gli fornì le basi per scrivere Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. London morì nel 1916 a soli 40 anni per un’overdose di antidolorifici che assumeva per lenire i lancinanti dolori derivanti da una grave malattia. Per capire la fama planetaria (in questi casi postuma) di Jack London basti pensare che nell’episodio Cuori nello Yukon del fumetto Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa, l’antenato del papero più ricco del mondo incontra in quei luoghi un giovane che gli confida di volere scrivere un romanzo chiamandolo Il richiamo del papero. Non solo, London appare – anche qui giovane e ancora non scrittore – pure nell’episodio Un mistero dal passato (Time’s Arrow), della serie televisiva Star Trek: The Next Generation. Le esperienze rese tanto affascinanti da London purtroppo contribuirono all’avventata decisione di Christopher McCandless, ragazzo statunitense che nel 1990 volle provare a vivere da solo nella natura selvaggia dell’Alaska, morendo purtroppo di fame. Questa triste vicenda è raccontata nel film Into the Wild – Nelle terre selvagge, diretto da Sean Penn.

Jack London con la seconda moglie, Charmian Kittredge.

Sopra abbiamo pubblicato una foto di Jack London nel 1885. Ebbene, quello stesso anno nel Maine nasceva Laurence Norwood Trimble, poi divenuto attore, scrittore e regista di film muti. Il suo primo lavoro come regista fu il cortometraggio Her Mother’s Wedding Gown (1910) realizzato per lo studio cinematografico American Vitagraph Company, acquistato da Warner Bros. nel 1925. L’inizio della collaborazione è veramente curioso e merita di essere raccontato: l’anno prima Trimble aveva proposto a un giornale una serie di articoli che avrebbero spiegato come si realizzavano i film e così chiese un appuntamento alla Vitagraph, a New York. Durante l’intervista al produttore Albert E. Smith venne a sapere che la loro intenzione sarebbe stata quella di fare un film con un cane, ma che fosse veramente addestrato a comando, però non ne trovavano. Trimble, cresciuto in una fattoria, era fin da bambino amante dei cani e successivamente raccontò: “Volevo un cane più di ogni altra cosa, ma la mia famiglia non poteva permetterselo. Negli anni però ne ebbi alcuni, solitamente erano cani con una cattiva reputazione e che nessuno voleva ma io li ho amati e ho imparato da loro”.

Tornando al colloquio alla Vitagraph, a quel punto Trimble chiese a Smith se avessero un cane e quello gli disse che c’era un randagio che si nascondeva nel garage e girava sempre intorno in cerca di rifiuti. Trimble allora lo andò a cercare, lo trovò e impiegò un’ora per farlo uscire dal suo nascondiglio visto che il povero animale era diffidente e spaventato. Per guadagnarsi la sua fiducia impiegò un’altra mezz’ora. Dopo un po’ – nella stessa giornata (cosa che ci lascia dubbiosi N.d.A.) – andò da Smith, il quale esterrefatto vide il cane eseguire l’azione richiesta dalla sceneggiatura! Comunque, Smith disse che quel cane era eccezionale ma troppo piccolo perchè sarebbe stato impossibile vedere un piccolo cane nei campi medi, una delle innovazioni cinematografiche della Vitagraph. Trimble non ebbe problemi e rispose che avrebbe adottato quel randagio, ma che il giorno dopo gli avrebbe portato il cane adatto, ossia la suo Collie scozzese Jean. E così nacque Jean, the Vitagraph Dog, il primo cane ad avere un ruolo di primo piano nel cinema. Il regista dei relativi film (cortometraggi) fu sempre Trimple.

Helene Costello e Jean in The Church Across the Way (1912)

Quando Jean morì, nel 1916 all’età di 14 anni, si mise alla ricerca di un altro cane da addestrare. L’anno dopo, mentre infuriava la Prima guerra mondiale, nell’allevamento privato di R. Niedhart di Quedlinburg, in Germania, nasceva il Pastore Tedesco Etzel von Oeringen. La Germania fu la prima dell’epoca a dotarsi di cani militari e di polizia, addirittura lo Stato Maggiore nel 1888-1889 incentivò la nascita di molte società civili di selezione e addestramento di cani per fini militari fra cui, in seguito, la Verein für deutsche Schäferhund, associazione per il cane di pastore tedesco che nel 1914 arrivò a oltre 4.000 aderenti in Germania ed in Austria, e a più di 150 filiali. Si organizzavano ovunque manifestazioni e gare di cani addestrati per compiti di difesa e polizia, e per capire quanta scrupolosa pianificazione ci fosse (per il futuro uso bellico), si consideri che i responsabili di ogni associazione cinofila di questo tipo erano sempre ufficiali dell’esercito. Inoltre, ogni associazione cinofila aveva un elenco segreto nel quale venivano indicati tutti i cani, le relative valutazioni e il tipo di addestramento. Non solo, per incrementare ancor più il numero di cani e di appassionati in Germania e Austria fu attuata una vasta e capillare campagna di propaganda attraverso i giornali, conferenze con proiezioni cinematografiche, volantini e manifesti. Si acquistarono anche cani pagandoli 20-50 marchi l’uno, persino in Olanda (finché gli olandesi non ne vietarono l’esportazione) e in Svizzera (alla fine anche gli svizzeri lo vietarono).

Germania, 1915

Allo scoppio della guerra, negli stati occupati tutti i cani adatti furono requisiti e inviati al grande canile militare di Trepow, vicino a Berlino, o in diversi altri a Metz, Colonia, Düsseldorf, Monaco e altrove, dove si procedeva a una seconda selezione e poi all’addestramento grazie a personale cinofilo professionalmente abilitato, buona parte del quale già facente parte delle forze dell’ordine. Pertanto, allo scoppio della Prima guerra mondiale, gli altri stati avevano pochissimi cani addestrati, mentre l’esercito tedesco ne aveva ben 6000 – come paragone, la Francia nel 1914 aveva ufficialmente, in tutto, 20 cani da guardia e 6 da collegamento, saliti a 250 nell’agosto dello stesso anno – e per di più erano pronti all’utilizzo anche quelli della polizia (P.H-Polizeihunde), da ricerca (Z.H-Zuchthunde) e da collegamento (M.H-Meldehunde). Anche Etzel fu addestrato come cane della polizia in servizio a Berlino.

Finita la disastrosa guerra, Niedhart constatò che non poteva permettersi di mantenerlo e così lo vendette a Bruno Hoffman, uno stimato allevatore di cani da polizia degli Stati Uniti. Era un cane grande e possente e pure bello – perché allora non c’era certo l’assurda distinzione fra cani da lavoro e di bellezza – tanto che a tre anni di età si aggiudicò il terzo posto all’esposizione dello Shepherd Dog Club of America del 1920. Proprio quell’anno Trimble, come abbiamo detto alla ricerca di un cane per i suoi film, si accordò con Hoffman di andare a vedere l’esemplare al canile di White Plains, New York. Il regista/addestratore però evidentemente non doveva sapere bene cosa fosse un Pastore Tedesco addestrato dalla polizia di uno stato che era senza dubbio il più valido al mondo in questo campo. E difatti, accompagnato da Jane Murfin della Vitagraph (nonché sua moglie), non suonò il campanello ma trovando il cancello non chiuso a chiave si limitò ad aprirlo e ad entrare nel cortile. Risultato, Etzel von Oeringen sfondò i vetri di una finestra e corse loro incontro ringhiando. Trimble ebbe il buonsenso di gridare “Alt!” e nel contempo di rimanere fermo, dicendo alla terrorizzata moglie di fare lo stesso. Questo bastò per bloccare momentaneamente l’addestratissimo Etzel, anche se la situazione fu risolta dall’arrivo trafelato di Hoffman. Trimble e la moglie decisero comunque di acquistare il cane, con cui in seguito socializzarono alla grande.

Jane Murfin ed Etzel von Oeringen.

Su suggerimento del dipartimento pubblicitario della casa di produzione in seguito al cane fu cambiato il nome, ribattezzandolo Strongheart. In effetti, come fa capire il nome, non aveva paura di nulla (era anche temuto dalle varie troupe per il carattere duro e schivo derivante dall’addestramento) e pure molto grande pesando – secondo i dati della IMDb, la bibbia del cinema mondiale – ben 125 pound, ossia 57 kg. Dicono che mangiasse 4,5 kg di carne al giorno durante le lavorazioni e circa un kg nei giorni di riposo. Tutti dati a nostro parere molto, molto dubbi, corroborati anche dal fatto che secondo la IMDb Etzel von Oeringen sarebbe rimasto ferito nella Seconda battaglia di Ypres della Prima guerra mondiale, cosa impossibile in quanto quella battaglia avvenne nel 1915, mentre Etzel nacque due anni dopo. L’addestramento del cane rappresentava comunque un problema e anche una volta risolto il problema Strongheart si comportò a volte in modo aggressivo verso determinate persone estranee che poi – si dice – si rivelarono sempre malintenzionati o altro. Insomma, era rimasto “sbirro”…

Trimble capì che l’addestramento del cane sarebbe stato molto utile per girare scene di azione, ma che nel contempo le vittime sarebbero state vere perché Etzel in quelle situazioni non scherzava affatto e applicava il protocollo d’intervento“. Probabilmente il Pastore Tedesco non aveva mai giocato e neppure sapeva cosa fosse il gioco. Si doveva procedere a un difficile “contro addestramento” e per farlo Trimble dovette stare a stretto contatto col cane per diversi mesi, tutti i giorni, insegnandogli a giocare. Cominciò mettendosi a quattro zampe, adeguatamente protetto con una pesante tuta che gli proteggeva anche testa e mani, spingendo il cane al gioco. Gradualmente, quando il cane cominciò a capire che in quelle situazioni l’uomo non rappresentava una minaccia, Trimble gli diceva “Gioca!”. Fu un processo lento, ma Trimble raccontò che nel corso del tempo Strongheart cominciò a giocare con lui come un cucciolo, anche se “un cucciolo sgraziato”

Strongheart e Laurence Trimble, 1921 circa.

Dopo alcune settimane Trimble gli presentò un gattino, cercando di fare capire al cane che non doveva fargli del male. Sapeva che i gatti sono ben pronti a reagire/fuggire in casi di necessità, ma indubbiamente c’erano dei rischi. Quando un giorno il gattino diede una zampata sul naso di Strongheart – che non gradì affatto ma non reagì –, il rapporto fra i due animali si fece più fiducioso e iniziarono a giocare. Il passaggio successivo fu quello di liberare dei conigli in un recinto, incitando il cane a giocare. Si divertiva a farlo, e nessun coniglio fu mai afferrato o ucciso. La fase seguente fu quella, classica, del prendere e riportare la palla. In questo modo Trimble insegnò a Strongheart ad attaccare le persone nei film, ma giocando e stando bene attento a non fare del male. Poteva fare a brandelli gli abiti, ma nessun attore o controfigura riportò mai neppure un graffio. Eccolo in azione in The Return of Boston Blackie (1927). https://www.youtube.com/watch?v=v8rEpXcAG0E

Strongheart fu l’interprete – principale, per inciso – fra gli altri, di The Silent Call (1921), Brawn of the North (1922), The Love Master (1924) e appunto di White Fang (1925, Zanna Bianca). Tutte le copie di questi film sono andate perse, tranne The Return of Boston Blackie, visibile fra l’altro su You tube. La fama di Strongheart – che precedette l’oggi più famoso Rin Tin Tin – lo rese la star con i maggiori incassi di Hollywood fino alla sua morte, avvenuta il 24 giugno 1929 a causa di un tumore sviluppatosi a seguito delle gravi ustioni provocate da uno dei faretti del set. Strongheart (come Lassie e Rin Tin Tin) ha una stella sulla Hollywood Walk of Fame, a Los Angeles, California. La si può trovare a 1724 Vine Street. Per quanto riguarda invece Trimble, dopo la morte del suo cane abbandonò il mondo del cinema e si dedicò con grandi risultati all’addestramento di cani per non vedenti.

Dopo un altro film statunitense sul tema, ossia White Fang (1936) diretto da David Butler, fu la volta dei sovietici con Belyy klyk (1946, Zanna Bianca) diretto da Aleksandr Zguridi e che come attore a quattro zampe usarono pure loro un cane che si era distinto nella Grande guerra patriottica, come i russi chiamano la Seconda guerra mondiale. Il Pastore Tedesco utilizzato fu niente di meno che il celeberrimo Djulbars, l’unico cane sovietico decorato al valore militare (il 21 marzo 1945) e che, solo dal settembre 1944 al 1945, individuò ben 7468 mine e più di 150 bombe di altro tipo, buona parte delle quali erano state appunto utilizzate dai tedeschi per minare, prima del loro ritiro, palazzi storici e monumenti non solo a Praga e Vienna ma anche in tanti altri luoghi della Romania, Cecoslovacchia, Ungheria e Austria.

Djulbars su un’autoblindo sovietica.

Djulbars – che da cucciolo di primo acchito non doveva essere stato molto rappresentativo – era stato scelto dall’addestratrice cinofila del 37° Battaglione Sminatori della 9a Armata, Dean Solomonovna Volkats. Il capo del dipartimento della famosa scuola centrale militare cinofila Stella Rossa l’aveva guardata dubbioso e le aveva detto: “Non sei riuscita a trovare un cane peggiore? Posso chiederti su quali basi l’hai scelto? E lei: “Con gli occhi”.

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Dean Volkats.

La ventenne Dean Volkats, poi divenuta moglie del famoso addestratore Alexander Mazover nonché allora comandante del 37° Battaglione Sminatori, da civile aveva studiato recitazione ma era da sempre una grande appassionata di cani, tanto da essere già a 17 anni istruttore presso il club cinofilo Osoaviahima della sua città natale di Kharkov. Gli sminatori dell’Armata Rossa durante la guerra bonificarono 303 città tra cui Kiev, Kharkov, Lvov e Odessa e neutralizzando circa quattro milioni di mine, di cui molte migliaia individuate dai cani e la maggior parte con i metal detector essendo metalliche. Tuttavia i tedeschi sovente ponevano le mine anticarro non solo sottoterra ma pure all’interno di cassette di legno, rendendole non individuabili per le attrezzature dell’epoca, specie sotto lo strato di neve ghiacciata. Solo i cani le percepivano, ed erano altamente motivati a farlo poiché non venivano alimentati prima del servizio, ricevendo il pasto solo dopo avere trovato una mina.

Dean Volkats, nominata tenente e comandante degli addestratori cinofili, era particolarmente abile ed esperta, tanto che in due anni di guerra il 37° Battaglione perse solo dieci sminatori, cifra che magari parrà alta ma che in guerra e in quell’attività è invece bassa. Si sa, purtroppo, che gli artificieri sbagliano una sola volta. Nell’autunno 1943 la Volkats – venendo conseguentemente insignita dell’Ordine della Stella Rossa riuscì ad addestrare il suo cane a portare e depositare una bomba sui binari davanti a un treno in arrivo e a tirare un cavo (fuggendo subito e salvandosi) che poco dopo fece esplodere l’ordigno. Poco prima della fine della guerra Djulbars era stato ferito e quindi, benché la sua presenza fosse stata già decisa, non poteva partecipare alla parata per la vittoria sulla Piazza Rossa di Mosca.

Fu proprio Stalin che, facendo scorrere la scaletta della parata, notò il nome e chiese chi fosse mai questo soldato Djulbars. Glielo spiegarono e allora Stalin si tolse il suo cappotto e ordinò che il cane venisse portato su quello alla parata del 24 giugno 1945. Difatti il cane, per un tratto, fu portato in parata sulle braccia del maggiore Alexander Mazover. Djulbars si riprese e anzi divenne attore, tanto che lo si vede nel film Belyy klyk del 1946. Allora aveva 15 anni.

Sminatore e cane sovietici.