Questo numero del nostro giornale è molto ricco, e uno dei motivi è che dopo faremo la consueta pausa estiva. Quindi vi attendiamo agli inizi di settembre. Abbiamo pertanto inserito ben quattro speciali, in modo da lasciarvi una certa scorta da leggere durante l’attesa.

Il primo speciale è dedicato all’inglese Otterhound, un grosso cane da caccia alla lontra, talmente specializzato che quando questo mustelide fu dichiarato specie protetta – ma ormai è tornato numeroso e praticamente ovunque in Gran Bretagna – non serviva più. Ora che ne sono rimasti al mondo solo poche centinaia di esemplari, l’Otterhound è vicinissimo lui all’estinzione, e non la sua preda di un tempo. Peccato.

Nello speciale successivo affrontiamo invece l’Airedale Terrier, che proprio dall’Otterhound discende in parte. Grandissima e gloriosa razza, è anche questa oggi poco utilizzata sul campo, nonostante non abbia perso nulla né fisicamente né caratterialmente. Per farvi capire le sue potenzialità tratteremo la razza nell’ambito del cosiddetto big game, la caccia grossa, poiché sono stati messi in campo persino per la caccia al puma, leone, orso, cinghiale e alce. Vi sveleremo anche la creazione di una variante, l’Oorang Airedale, venduta – finché durò – negli anni Venti dello scorso secolo in decine di migliaia di esemplari grazie anche a una promozione sfrenata attuata anche nei campi da football americano. Questa è anche la storia del forse più fantasioso e geniale “cagnaro” della storia dell’umanità. Una storia finita male e che lascia l’amaro in bocca.

Lo speciale successivo è dedicato invece a una sorta di Airedale Terrier in miniatura, ma con una grinta comunque spaventosa, ossia il Deutscher Jagdterrier: molti non sanno che la razza ebbe un forte supporto da parte di due nazisti, Lutz Heck direttore dello Zoo di Berlino e Hermann Göring, potente Maresciallo del Reich nonché appassionato di caccia. Anzi, i primi Fox Terrier da cui discende il Jagdterrier li mise a disposizione proprio Heck. Anche il Deutscher Jagdterrier veniva, e viene tuttora, utilizzato nella caccia di specie animali selvatiche molto pericolose.

L’ultimo speciale è dedicato agli ibridi intraspecifici tra cane e lupo, dal Cane Lupo Cecoslovacco – che però è una razza riconosciuta e seriamente allevata da quasi tutti – fino ai cosiddetti e giganteschi meticci american wolfdog, questi ultimi decisamente richiesti da una platea di appassionati ancora ridotta, ma in aumento. In attesa che chi di dovere intervenga per regolare non questi ibridi, che non hanno colpa, o i loro allevatori se seri, ma chi li produce, vende e acquista in modo disinvolto e senza avere le basilari conoscenze e neppure spazi adeguati per quelli che vengono definiti cani. Ma che nei fatti sono quasi lupi, con tutto il potente e legittimo anelito di libertà tipico della specie. Mortificato però dai recinti ristretti in cui molti trascorrono praticamente tutta la vita.

 Buona lettura.

                                                                                                  Giovanni Todaro