I cani da migliaia di anni vengono utilizzati anche per lo spettacolo. Nelle fiere, nei villaggi, ovunque si potesse chiedere un’elemosina o un’offerta, c’erano girovaghi accompagnati da animali addestrati, soprattutto cani perché erano facili da trovare, intelligenti e addestrabili. Stupivano e divertivano la gente, e tanto bastava. I girovaghi più “ricchi”, veri e propri circensi, portavano nelle piazze, ancora nel XIX secolo, anche scimmie, uccelli e addirittura orsi addestrati e pertanto venivano chiamati Orsanti. Molti provenivano dall’Appennino emiliano-ligure. Era povera gente, accompagnata da bambini loro affidati da famiglie poverissime e quindi ancora più sventurati. Capitava un po’ ovunque e di questo tratta il bel romanzo Senza famiglia (1878, Sans famille) di Hector Malot.

Les Saltimbanques, di Gustave Doré,1874, Museo Roger-Quilliot di Clermont-Ferrand.

I circhi itineranti, che ebbero grande sviluppo e incremento nel XIX secolo, fra le tante attrazioni ne avevano sempre con cani addestrati. I più adatti erano ritenuti i barboni, e in effetti sono molto intelligenti. Venivano addestrati a giocare, contare, ballare, saltare, camminare sulle corde, boxare fra loro muniti di speciali guantoni da pugilato e tanto altro, e a volte lo facevano in costume. In certi casi arrivavano addirittura a dialogare con la gente (se l’addestratore era un ventriloquo, ovvio…). Il celebre addestratore della seconda metà del XIX secolo, Generale Hutchinson, commentò: “E’ difficile immaginare che cosa sarebbe impossibile insegnare a un cane”. A Parigi nel 1891 un gruppo di barboni (medi e giganti, quasi sempre bianchi e tosati) stupì e divertì il pubblico, e soprattutto i bambini, in uno spettacolo in cui ballavano fra loro, in costume, mentre un altro barbone in camicia da notte veniva salvato da un incendio da un gruppo di pompieri. Pompieri-cani, naturalmente. Del XX secolo si ricorda Rols, che a Darmstadt controllava il suo padrone Friedrich Schwartz il quale volutamente ogni tanto stonava cantando delle opere liriche. Il barbone lo percepiva subito e segnalava la “stecca” ululando e abbaiando. Addirittura il direttore dell’Opera di Parigi, Habeneck, insegnò al suo barboncino a cantare (a suo modo…) Mozart, in coro con altri.

Anche se molti addestratori preferivano razze più piccole e a pelo corto come i Fox Terrier o Pinscher perché più facili da trasportare e meno costosi da gestire (soprattutto per la toelettatura), altri usavano i barboni, spesso giganti, per via della grande intelligenza, aspetto insolito e bellezza. Il valore di questi cani era altissimo, anche relativamente agli introiti che facevano ottenere ai proprietari durante gli spettacoli. Un gruppo addestrato poteva mantenere una famiglia di quattro persone per ben quindici anni. Comunque sia, anche cani di altra razza o meticci erano in grado di fare gli stessi spettacoli, a volte peggio e a volte uguale, interagendo anche con altre specie. Non si deve essere tratti in inganno dal fatto che scriviamo al passato, perché oggi si fa ancora tutto questo. https://www.youtube.com/watch?v=JDA0PytYVLk

I cani nei circhi venivano affiancati anche ad altri animali, con cui interagivano senza problemi in quanto di sovente vivevano insieme a loro. Con buona parte degli erbivori non si creavano situazioni pericolose in quanto molto dipendeva non solo dalla specie e dal carattere di ogni esemplare ma anche dall’età. Alcune specie sono relativamente mansuete da giovani, ma col passare degli anni mutano e diventano imprevedibili, pericolose e addirittura letali. Per esempio le scimmie come gli scimpanzé, difatti quelle che vediamo nei circhi e nei film sono esclusivamente giovani. Nel caso di un giovane elefante non ci sono particolari problemi.

I problemi, e grossi, nascevano quando si inserivano nella stessa gabbia specie molto diverse e persino atavicamente nemiche. Lo si faceva per impressionare il pubblico – come tutti gli spettacoli dei circhi, dove tutto è “il più grande”, “il più pericoloso”, “l’unico” e così via, che fosse vero o no (e quasi sempre non lo era) – giocando sul fanciullesco che c’è in ognuno di noi. Il fatto era che il pubblico spessissimo non capiva la difficoltà di ciò che vedeva. Per esempio, a differenza dei felini, gli orsi non danno alcun segnale che intendano attaccare e il domatore non lo capisce finché è tardi. Quella che può sembrare una grande e robusta pantera nera magari non è un leopardo (la specie è sempre quella) ma un giaguaro melanico, ben più potente e pericoloso. Ci furono addestratori che addirittura facevano entrare ed esibire nella stessa gabbia leoni, tigri, leopardi, orsi bianchi e neri, giaguari, puma e…grandi cani, solitamente Alani o similari. I cani naturalmente nulla avrebbero potuto fare per difendersi in quel contesto e si suppone che il pubblico fosse teso e in apprensione proprio per loro, e solo dopo probabilmente per il domatore. Il pericolo per quest’ultimo era che in qualsiasi momento sarebbe potuta scoppiare una lotta per lo stress, senza discernere fra altri animali o uomo. In pratica, pur di fare spettacolo si faceva rischiare la vita una o due volte al giorno ai cani e naturalmente pure agli altri animali rinchiusi nella gabbia. Sarà bene chiarire che è una favola che i cani potessero intervenire in caso di pericolo per difendere il domatore o almeno distrarre gli altri animali dandogli il tempo di fuggire. Non è neppure vero che ogni domatore avesse o abbia un animale preferito a lui particolarmente affezionato, solitamente un leone, che lo aiutasse in caso di guai. Quando è avvenuto è stato solo perché l’aggressione portata da uno ha fatto eccitare anche gli altri, che si sono buttati nella mischia. Fortuna per l’uomo, ma tutto lì.

Oggi tutto questo è anacronistico, e del resto i circhi sono sotto attacco ovunque, con un’opinione pubblica in massima parte contraria, divieti continui e azioni anche legali da parte delle associazioni animaliste (tuttavia in buona parte perse). Il fatto è che i circhi appartengono a un passato fatto di gente che non aveva la possibilità di girare il mondo per vedere animali esotici e cose strane. Non c’erano neppure la televisione e i documentari e manco YouTube. C’erano solo pochi zoo, di cui molti veri lager, e circhi. Il progresso ormai ha fatto passi da gigante. Di recente il grande circo Ringling Brothers Barnum & Bailey ha comunicato la chiusura dopo 146 anni di onorata (e discussa) attività, impotente davanti alla vendita di solo 10 milioni di biglietti l’anno con spese stratosferiche, treni di proprietà per spostarsi, 400 dipendenti, centinaia di animali. Tutti coloro che ci lavoravano dovranno trovarsi un’altra occupazione. Vale anche per tanti altri circhi. Cani inclusi.