Il sessantunenne Kevin Michael Costner non è solo un bravo attore ma pure produttore, musicista e cantante. Non solo, come regista ha vinto due Oscar con il bellissimo Balla coi lupi (1990, Dance with wolves), film di enorme successo anche al botteghino visto che costò 22 milioni di dollari e ne incassò al mondo oltre 424. Costner è un grande amante degli animali e in particolare di cani. Ha diversi Labrador Retriever, che porta con sé spesso. Fra i vari “personaggi” di Balla coi lupi c’è Due Calzini, il lupo che socializza con il tenente John Dunbar, interpretato da Kevin Costner e girato soprattutto in South Dakota. Due Calzini in realtà non era uno ma due esemplari addestrati, Buck e Teddy – però avevano le zampe di colore uniforme e quindi furono appositamente colorati – che sul set diedero qualche problema.

Una scena del film

Per esempio, in una scena si vede il tenente Dumbar mentre tenta di allontanare il lupo che vuole invece seguirlo fino all’accampamento sioux. Quello che si vede inizialmente però è l’addestratore camuffato, solo che nell’allontanare il suo lupo addestrato – che evidentemente come tutti i lupi aveva sue proprie idee su quello che doveva o non doveva fare – l’animale si spazientì e lo azzannò a una coscia. La scena fu pertanto ripetuta dallo stesso Costner, che però di nascosto lasciava cadere continuamente pezzetti di carne per distrarre il lupo ed evitare che il fatto si ripetesse. Nella scena del carro, in cui Due Calzini viene ucciso dai soldati, si vede invece stranamente il lupo andare avanti e indietro attorniato dagli sbuffi dei proiettili. Questo perché il lupo era legato in quanto era spaventato e non voleva proprio saperne di stare lì. Buck e Teddy, che erano veri lupi, furono forniti dalla Working Woldlife di Steve Martin (da non confondere con l’omonimo attore). Il film fu costantemente sotto il controllo e le verifiche dell’American Humane Association ( AHA ), ente no profit che tutela gli animali utilizzati nel cinema e televisione statunitensi. https://www.youtube.com/watch?v=ahW9jOS0-pY

Spettacolare la scena della grande caccia al bisonte – girata nei 55.000 ettari del Triple U Standing Butte Ranch, a Fort Pierre, e che impegnò tutti per ben otto giorni, anche se nel film la scena dura solo quattro minuti – per la quale furono utilizzati tutti quelli viventi allo stato selvatico in zona, ben 3.500 esemplari. E pensare che prima della colonizzazione nel nord America ne vivevano fra i 60 e i 100 milioni di capi. Quando una mandria, composta da centinaia di migliaia di bisonti, sfilava per giorni e giorni in un punto, lasciava un’enorme striscia di terreno calpestato visibile a chilometri. Proprio come si vede nel film, solo che, dal momento che i bisonti usati erano comunque troppo pochi, per farla si dovette colorare il terreno. Due curiosità: proprio nella scena della caccia, un ragazzo indiano viene caricato da un bisonte ferito. Il bisonte durante le riprese corre veramente verso la telecamera, ma solo per raggiungere subito un mucchio di biscotti marca Oreo, di cui era ghiotto. In effetti, alcuni bisonti erano addomesticati, come i due messi a disposizione dal cantante Neil Young, grande appassionato. E quando Costner (in maniche di camicia per esigenze sceniche, ma faceva talmente freddo che tutta la troupe indossava i cappotti) lo uccide con il suo fucile a ripetizione Henry 1860 – in realtà una perfetta replica appositamente realizzata dalla rinomata ditta italiana Aldo Uberti S.p.A. di Gardone Val Trompia – e insieme ai pellirosse ne mangia il fegato crudo, sappiate che si trattava di una mousse di mirtillo. https://www.youtube.com/watch?v=h9kQtd4_WcU

Gli attori Robert Pastorelli e Wes Study in una pausa sul set di Balla coi lupi.

L’altra curiosità è che i bisonti uccisi durante questa caccia non erano veri, ma animatronic (ne furono realizzati e utilizzati ventitre) costati in totale 250.000 dollari. C’è una scena straziante, dove si vedono decine di carcasse di bisonti uccisi, spellati e abbandonati dai cacciatori bianchi nelle praterie. Bene, erano fatte di lattice. La società di produzione, in rispetto alla riverenza dei nativi americani per l’aquila, addirittura non usò vere penne di questo rapace. Le fece riprodurre apposta, e false. Circa un quarto dei dialoghi del film è in lingua sioux, che buona parte degli attori pellirosse non conosceva affatto. Fu necessario fargliela insegnare, almeno in parte, da un “esperto” ma il risultato fu che quando il film venne visto da un gruppo di sioux che quella lingua la parlavano fluentemente, si misero a ridere in quanto quella sentita era la variante usata dalle donne sioux e non dagli uomini. Il cinema è finzione e tutto quello che si vede potrà sembrare del tutto vero, ma non è così. Questo per merito del regista, delle varie figure professionali che collaborano e ovviamente degli attori che, se bravi, rendono credibile il tutto. Come in questa spettacolare e cruenta scena di Balla coi lupi. https://www.youtube.com/watch?v=9hW4nTYNSEA

Diego Luna, Abraham Benrubi e Chester in una scena di Open Range.

Altro western diretto, co-prodotto e interpretato da Kevin Costner è Open Range (2003), con Robert Duvall, Annette Bening, Michael Gambon e Michael Jeter. Decisamente ben fatto e interpretato alla grande, è stato un successo sia al botteghino sia per la critica. Una curiosità: il direttore della fotografia è James M. Muro, che aveva lavorato come cameraman in Balla coi lupi. In Open Range si vedono due cani: il primo è Tig, di Charley (Costner), “interpretato” da un terrier di razza mista di nome Chester. Viene ucciso durante un attacco di banditi e Costner ammise che per lui fu difficile fare quella scena essendo “un grande amante degli animali, dei cani in particolare”. L’utilizzo degli animali fu costantemente sotto il controllo e le verifiche dell’American Humane Association, basti pensare che quando si vede Chester su un carro in movimento, in realtà era in una sede appositamente costruita e per di più assicurato con un guinzaglio trasparente trattenuto da un addetto fuori campo. E quando lo si vede vicino al fuoco del campo sappiate che il rogo era fatto con finti rami e con un fornelletto a propano controllato a distanza. La stessa cura è stata applicata alla vicinanza col bestiame e i cavalli, addestrando preventivamente il cane. Persino la scena in cui Tig, ormai morto, viene portato sulle braccia da Charley fino al luogo di sepoltura è stata attentamente valutata. Difatti quello che viene portato è un finto cane, costruito tale e quale Tig/Chester.

Il secondo cane del film in realtà…sono due, in quanto non li si voleva stancare e infreddolire troppo. Durante una pioggia torrenziale le strade del villaggio diventano impetuosi torrenti e un cagnolino, Mack, viene trascinato via. Fortunatamente Charley lo salva. Ebbene, sul set la pioggia era provocata ad arte, grazie a un grande serbatoio nascosto e alle pompe che emettevano, anche a pioggia, ben 32.000 litri d’acqua al minuto. Acqua fredda? Niente affatto, a 64° per non intirizzire I cani (e speriamo anche gli attori…). Come scritto sopra, Mack era interpretato da due cani identici o quasi che gli addestratori fuori campo attiravano a comando. Uno chiamava e un altro lo afferrava, questo perché una scena spesso dev’essere girata più volte e a lungo, anche se quello che noi vediamo nel film dura pochissimo. E proprio perché non si voleva lasciare un solo cane a lungo in acqua e al freddo (la scena era comunque girata all’esterno) si decise di usarne due.

https://www.youtube.com/watch?v=Z80nLzkhJ3U&feature=youtu.be

Nel film se si guarda bene nel villaggio si vedono altri cani vaganti e tutti furono messi in campo dagli addestratori – alcuni dei quali in costume – e accuratamente tutelati. Erano tutti meticci e si chiamavano (i cani) Maggie, Cardo, Arnold, Coco e Tango. Anche qui l’attenzione per il benessere animale erano scrupolosissima: il pollame esposto nel negozio del paese era finto; i cavalli al pascolo sotto la pioggia? Era acqua calda emessa dalle pompe e inoltre durante le riprese i cavalli venivano sostituiti, asciugati e alimentati; gli speroni che gli attori indossano erano di gomma, mica di ferro; tutti i sentieri percorsi dai cavalli sono stati preventivamente controllati per verificare che non ci fossero grossi sassi o buche, e se c’erano sono stati tolti o riempite; erano presenti veri mandriani in costume; per la scena finale della sparatoria sono stati utilizzati cavalli da caccia, già abituati agli spari e comunque fucili e pistole, a salve e caricati con un quarto della polvere da sparo solitamente usata, erano sempre lontani dai cavalli; quando le munizioni a salve dovevano essere caricate con la normale quantità di polvere da sparo, ai cavalli vicini venivano messi tappi alle orecchie; i cavalli che si spaventano e si imbizzarriscono lo facevano su comando degli addestratori; durante le riprese i cavalli venivano sostituiti, abbeverati, nutriti e portati all’ombra; in una scena di conflitto a fuoco alcuni cavalli sembrano morti o feriti, ma ovviamente era tutto finto e un cavallo zoppica solo perché gli era stata metta una larga fascetta trasparente a una zampa e allora l’animale zoppicava solo perché infastidito da qualcosa di estraneo che non conosceva (ma dopo poco aveva capito e non zoppicava più, quindi bisognava sostituirlo); il sangue che si vede è finto e così pure il cavallo morto. Le stesse attenzioni sono state rivolte ai 225 bovini utilizzati nel film. https://www.youtube.com/watch?v=2YKFVGPUskg