Stasi è l’abbreviazione di Ministerium für Staatssicherheit, ossia Ministero per la Sicurezza di Stato, la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio dell’allora DDR (Deutsches Demokratische Republik), genericamente detta Germania Est. Fondato l’8 febbraio 1950, fu attivo fino al 1990. Nel 1989 si stimava disponesse di 91.000 addetti ai quali si aggiungevano 100.000-170.000 informatori. Solo gli scaffali che contenevano le schede di tutte le persone controllate arrivavano addirittura a 120 chilometri. Era onnipresente e fra l’altro controllava i comportamenti ritenuti politicamente scorretti di tutti i cittadini della Germania Est, tuttavia si sa poco delle sua attività, che erano coperte dal segreto di stato. I cani poliziotto furono parte di questo organizzatissimo settore repressivo. La maggior parte dei cani della Stasi, circa 534 nel 1988, veniva impiegata nella guardia delle frontiere dovere, ma ce n’erano 26 particolarmente addestrati alla ricerca, 15 per la tecnica criminalistica e 10 antiesplosivi. I cani venivano addestrati in un centro sottoposto a rigide misure di sicurezza a Pretzsch, vicino a Lipsia.

Dal 1975 i cani cominciarono a essere utilizzati per seguire a distanza i sospettati e si rivelarono molto validi in quanto non si era costretti al pedinamento da vicino, ma da buona distanza. Se la persona seguita gettava un mozzicone di sigaretta o altro a terra, il cane lo individuava e l’agente lo raccoglieva e conservava in quanto era pervaso dall’odore del sospettato. Anche questo andava a finire nella scheda personale, per futuri controlli. Già dal 1973 la Stasi aveva iniziato a raccogliere campioni di odore di moltissimi cittadini, o di altri. A volte si portava un sospettato (o chiunque capitasse) alla stazione di polizia per un normale controllo e lo si faceva sedere per una decina di minuti su quella che sembrava una semplice sedia ma che in realtà aveva uno speciale panno movibile sulla parte superiore. Finito l’interrogatorio e fatta uscire la persona, il panno veniva rimosso e conservato in un barattolo di vetro corredato dalle sue generalità. A volte invece si andava per le spicce e si intimava alla persona di strofinarsi un identico panno sotto le ascelle o anche sotto i pantaloni nella zona inguinale. Il panno in tutti i casi veniva accuratamente preso con pinzette al fine di non contaminarlo con altri odori.

DDR. Niente doveva entrare e niente doveva uscire.

In questo modo si aveva una banca dati/odori con cui, sempre per mezzo dei cani, si controllavano per esempio volantini ritenuti eversivi e pericolosi o altri oggetti. Finché non lo capirono, i dissidenti che stampavano o distribuivano di nascosto i volantini furono spesso individuati proprio con questa tecnica, oltre che con le impronte digitali. In un caso, la Stasi fece senza successo un controllo a 51 persone cercando di abbinarle alle impronte digitali lasciate su un volantino, però un cane riconobbe l’odore di una persona che aveva dichiarato di non essere in città nei giorni della distribuzione del foglio. Si consideri che l’odore individuale di una persona è come un’impronta digitale ed è costituito da più di 400 componenti. La biologa e specialista in odore del corpo umano Elisabeth Oberzaucher dell’Università di Vienna dichiarò: “I cani addestrati a riconoscere una persona ci riescono in oltre il 90 per cento dei casi”. C’è da dire che anche i cani hanno difficoltà a distinguere fra loro l’odore dei gemelli monozigoti. La Stasi nel 1982 iniziò a sviluppare un “aspiratore di odore”, che solo anni dopo, nel 1998, fu brevettato negli Stati Uniti.

La BBC nel maggio 2007 riportò che la polizia tedesca aveva una banca degli odori umani per monitorare i manifestanti potenzialmente violenti in occasione di un vertice del G8. E un gruppo di esiliati cubani riferì che Cuba dalla fine del 1980 aveva adottato le stesse tecniche della Stasi, creando anch’essa una struttura con un archivio dati/odori, mentre i cani Pastori Tedeschi e Cocker Spaniel erano stati reperiti nella Repubblica Ceca, Bulgaria e Ungheria.

Ecco qualche dato su quei cani della DDR, controllati da un’apposita struttura che sovrintendeva scrupolosamente all’allevamento, selezione e addestramento per fini polizieschi e militari, senza immissioni esterne (occidentali) di sangue. Venivano impiegati soprattutto Pastori Tedeschi, grandi, robusti, dalle spalle larghe e grandi toraci, testa grossa, schiena non inclinata, zampe dritte. Ma nel contempo molto atletici, resistenti agli elementi naturali, dallo sguardo intimidatorio e “che mordevano forte”. Insomma, non erano Pastori Tedeschi da show e neppure i moderni e più leggeri Pastori Tedeschi da lavoro, i cosiddetto grigioni. La selezione era molto rigida, e i cani non perfetti venivano scartati. Si controllavano le fattrici insieme alle cucciolate, verificando in tutti i piccoli che fossero corretti i denti, orecchie, pelo, aspetto complessivo, temperamento. Durante l’addestramento i cani dovevano superare test severissimi. Nel 1946 l’Unione Sovietica, per il controllo della propria area a Berlino e nella Germania comunista, formò la polizia di frontiera (Grenzschutz Polizei), con l’incarico di vigilare e proteggere circa 1.378 chilometri del confine tedesco orientale e responsabile anche del pattugliamento di 165 chilometri del muro di Berlino. Alla fine del loro primo anno gli agenti erano circa 3.000. Nel 1951 fu cambiato il loro nome in Deutsches Grenz Polizei, e di nuovo nel 1974 in Grenztruppen. Ogni battaglione Grenztruppen aveva 100-160 cani addestrati.

L’apparato faceva capo al diensthundefuehrer, responsabile della cura e addestramento dei cani da pattuglia di confine e dei loro gestori. Il 50% della loro addestramento veniva fatto durante la notte, poiché quello per i non autorizzati (praticamente la stragrande parte della gente…) era il momento più favorevole per varcare i confini, di norma in uscita o meglio dire in fuga. Il capo delle unità cinofile doveva avere anche competenze veterinarie ed era al comando di diversi sottufficiali e dei gestori – con tre livelli di specializzazione differenti, con tanto di mostrine sulle divise – dei cani. I cani erano ovunque. Non solo al Check Point Charlie di Berlino visto in tanti film ma lungo tutta la frontiera. Solo a Berlino, nella zona del Muro, c’erano sempre in servizio 200-250 cani. Quelli legati a una lunga catena, che grazie a un anello scorreva per centinaia di metri, venivano alimentati una volta ogni dieci giorni per aumentarne l’aggressività. Tutti i cani erano addestrati all’attacco e c’erano gruppi cinofili speciali con cani specializzati nell’individuare le persone in fuga nei boschi e negli edifici abbandonati.