L’organizzazione a tutela della sicurezza e benessere degli animali, anche sul set.

Il primo film a indicare nei titoli di coda la frase “No Animals Were Harmed”, in pratica “Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questo film”, fu The Doberman Gang (1972) diretto da Byron Chudnow e seguito da The Daring Dobermans (1973) e The Amazing Dobermans (1976). Nel film un gruppo di malviventi addestra alcuni dobermann a fare una rapina in banca, e quelli la fanno veramente! Il film vale poco o niente e i migliori attori sono proprio i cani, tuttavia ebbe buon successo al botteghino e diede fama (nel bene e nel male) a questa razza canina facendo anche la gioia di un sacco di allevatori – pochi seri, gli altri pessimi – che fecero soldi a carrettate, finché il boom non finì come capitò prima e dopo anche ad altre razze. Nonostante quel che si potrebbe pensare, nessun cane o persona fu minimamente maltrattato o ferito durante le riprese, effettuate alla presenza dell’American Humane Association che poi rilasciò l’autorizzazione a indicare, appunto, “No Animals Were Harmed” nei titoli di coda. Lo fa pure oggi, anche se praticamente nessuno lo nota in quanto in televisione i titoli di coda li si si taglia mentre al cinema la gente se ne va appena fanno capolino.

L’American Humane Association (AHA) fu fondata nel 1877 per garantire la sicurezza e il benessere degli animali – anche se allora si chiamava The Humane Association, ma cambiò nome appena l’anno dopo – riunendo 27 organizzazioni di tale genere presenti negli Stati Uniti. Durante la Prima guerra mondiale, esattamente nel 1916, accettando l’invito del Dipartimento della Guerra l’associazione fondò la Red Star Rescue Relief allo scopo di salvare i cavalli feriti o ammalati dell’esercito (ricordiamo che in quella guerra morirono circa dieci milioni di cavalli e muli) mentre nel 1997 creò, con notevole fantasia ci pare, The Front Porch Project avente lo scopo di prevenire gli abusi sui minori e nel 2000 l’Animal Farm Services, un sistema di etichettatura a garanzia del benessere degli animali utilizzati per i prodotti alimentari. Si tratta di un’organizzazione no-profit, anche se a dire il vero ha un bilancio di oltre 13 milioni di dollari e la presidente percepisce quasi 300.000 dollari l’anno e promuove e vende i suoi, ripetiamo i suoi, libri sul sito dell’American Humane Association… Dal 1940 l’American Humane Association ha in esclusiva la tutela degli animali utilizzati sui set televisivi e cinematografici degli Stati Uniti. L’associazione interviene anche all’estero, essendo dotata di una flotta di veicoli di pronto intervento specifici per aiutare gli animali in caso di disastri nonché di particolari attrezzature di ricerca e soccorso degli animali.

L’American Humane Association è un paletto che tanti produttori e registi non gradiscono ma sono costretti ad accettare obtorto collo perché questa ha aderito alla Screen Actors Guild-American Federation of Television and Radio Artists (SAG-AFTRA) ossia il sindacato che rappresenta circa 160.000 attori, registi e altri operatori del settore e che a sua volta fa parte della AFL-CIO, la più grande federazione di sindacati negli Stati Uniti. Per via di questo meccanismo i produttori di film (quelli iscritti al sindacato, cosa del resto basilare operativamente) in fase di pre-accordi devono accettare la presenza sui set dell’American Humane Association e concordare preventivamente con questa tutto ciò che coinvolge animali di qualsiasi genere.

A dire il vero questa decisione fu colpa del regista Michael Cimino che nel suo film western I cancelli del cielo (1980, Heaven’s Gate) fece maltrattare o uccidere diversi animali, provocando anche la morte di cinque cavalli. Questo non c’entra, ma in preda a delirio artistico fece spese pazze arrivando a 44 milioni di dollari (il film in tutto ne incassò 3), che oggi equivalgono a circa 130, mandando al dissesto economico la casa cinematografica. Si scoprì persino che i terreni in cui fu girato il film, dall’affitto iperbolico, erano… dello stesso Cimino! Comunque sia, le proteste per i maltrattamenti furono tali che la Screen Actors Guild da quel momento impose il controllo diretto dell’American Humane Association. L’Associazione aveva iniziato il suo lavoro nel cinema già nel 1940 (ma non era vincolante) dopo un incidente verificatosi sul set del film Jess il bandito (1939, Jesse James) diretto da Henry King e durante le cui riprese un cavallo era precipitato in un burrone profondo oltre 20 metri. Insomma, l’AHA sembra meritoria, tutta via non pochi hanno dubbi poiché hanno avuto il classico riconoscimento – ossia la famosa dichiarazione “No Animals Were Harmed”– pure i film The Hobbit: An Unexpected Journey (27 animali morti durante le riprese) e Life of Pi, con la tigre che stava morendo affogata in una piscina. Il fatto però fu mantenuto riservato, finché nel 2013 non se ne accorsero i giornalisti di Hollywood Reporter. http://www.hollywoodreporter.com/feature/