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Fin dalla preistoria l’uomo ha temuto e ammirato il lupo. A parità di dimensioni è più forte di un cane o nel caso di alcune razze è alla pari, ma è più resistente, agile, fulmineo nelle reazioni. Sempre a parità di dimensioni, ha la testa più grande, e i canini sono più lunghi e grossi. Da predatore qual è vive uccidendo, è astuto e intelligente. Se l’uomo volesse avere un animale da guardia e persino da guerra, superlativo, perfetto – questa è stata la considerazione di molti, ieri come oggi – dovrebbe utilizzare il lupo. Errore.

In tal senso, il cane è invece molto superiore al suo progenitore selvatico. Naturalmente secondo il punto di vista umano, perché secondo quello lupino il cane sarebbe pazzo. Dal lupo discendono tutti i cani, dal Carlino al San Bernardo, tanto che la specie è la stessa, Canis lupus. Per definire il cane, ossia la varietà addomesticata del lupo, lo si è chiamato Canis lupus familiaris (e non Canis familiaris, come tanti scrivono). Insomma, il cane è un lupo ammansito e addomesticato. Dimensioni e aspetto a parte, ciò che differenzia il lupo dal cane è la mentalità, il carattere. Qualsiasi lupo a seconda delle occasioni potrà essere il più grande coraggioso oppure il più grande codardo. Ciò che gli conviene lo fa, altrimenti no. Un cane, invece, fa anche ciò che non gli conviene. Non ha il problema di evitare di essere ferito, col risultato di non poter cacciare e quindi alimentarsi, magari finendo per morire di fame. C’è l’uomo che comunque lo sfama, lo ospita, lo cura, lo protegge. Non valuta che, se pesa pochi chili, non può affrontare un uomo che pesa venti volte di più e cavarsela. Però, se necessario o in difesa del padrone, lo fa. Certo, tanti cani non difendono affatto il padrone, ma altri sì, e di loro iniziativa.

Se si riuscisse a ottenere il meglio del lupo, pensarono alcuni – e altri lo pensano anche oggi –, e il meglio del cane, si otterrebbe il campione da sogno. Vero in teoria, ma non in pratica, perché ci sono difetti e pregi (secondo il nostro punto di vista) da togliere e lasciare, e se si è continuato a selezionare il cane per parecchie migliaia di anni un motivo ci sarà. Il cane e il lupo sono diversi, perché devono vivere diversamente. Contrariamente a quel che si crede, neppure gli indiani d’America e gli eschimesi incrociavano i cani, inclusi quelli da slitta, con il lupo. Quando il famoso biologo Erik Zimen fece l’esperimento di provare ad addestrare un gruppo di lupi puri, nati e allevati in cattività, a tirare una slitta, constatò che tendevano a ignorare i comandi ed erano molto più inclini dei cani a lottare fra loro. Altri prima di lui tentarono l’esperimento con lupi e coyote, con pessimi risultati, come Joe LaFlame a Gogama, Ontario, nel 1923.

Joe LaFlame.

Il lupo ha un morso devastante – due-tre volte più forte di quello di un cane delle stesse dimensioni – in grado di rompere la zampa di un alce o di un bovino in un attimo. Se si unisse il coraggio del cane, che non teme l’uomo, alla letale efficacia del lupo, ecco che si avrebbe un’animale di cui avere paura. E difatti, gli incroci fra cane e lupo hanno sempre avuto, checché se ne dica, quella finalità.

Molte persone sono giustamente affascinate dai lupi, e ne vorrebbero magari detenere uno. Fortunatamente la legge lo vieta e allora sempre più spesso si propende per razze o tipi nati dall’incrocio fra cani e lupi. Attenzione a quelli non selezionati da allevatori professionali, ossia i cosiddetti “ibridi”, spesso si rivelano – all’improvviso e magari dopo anni di totale docilità, specie se sono di prima o seconda generazione – pericolosi e persino letali, specie verso i bambini, come più volte avvenuto in America. Se da tali incroci sono state ottenute razze affidabili, com’è accaduto, ciò si è verificato con un lavoro lungo e serio e anche con una buona dose di fortuna. Ma poi non si dovrebbero più “rimescolare gli ingredienti” inserendo nuovo sangue di lupo, perché quei discendenti semplicemente non si sa prima o poi come si comporteranno. In pratica, si ritorna indietro vanificando quel che si è fatto nei secoli e millenni.

E’ il caso di alcuni allevatori di Cani Lupi Cecoslovacchi che hanno riaccoppiato questa razza con il lupo, e addirittura con quelli enormi canadese e siberiano. Vengono chiamati “Mutara”. Anche recentemente ci sono stati sequestri in Italia e attendiamo i relativi processi penali per saperne di più. Di sicuro le persone responsabili di questi atti giocano e lucrano sul desiderio, parimenti irresponsabile, di persone che credono: credono di saperne, credono di essere gestori capaci, credono di poter detenere in sicurezza animali potenzialmente pericolosi e inaffidabili. Insomma, credono ma non sono né sanno. Più l’esemplare sembra un lupo – e fino alla quarta generazione ossia F4, per la legge lupi lo sono a tutti gli effetti e pertanto non detenibili da privati – e più sono disposti a pagarlo. Anche 5.000 euro. Lo stesso discorso vale pure per gli esemplari ancora più lupini detti genericamente wolfdogs e provenienti dagli Stati Uniti e Francia. In Italia ce ne sono già alcuni, anche a Roma, e non hanno assolutamente nessun utilizzo pratico. Sovente, parlando con questi proprietari, si ha l’immediata sensazione che fra loro e l’ibrido che detengono, il più savio sia proprio quest’ultimo. Di norma sono convinti di essere degli eletti e i loro gruppi, anche su Facebook, sono più inaccessibili del Sancta Santorum.

Wolfdog americano

Le razze ben selezionate – ripetiamo, se ben selezionate – come il Cane Lupo di Saarloos, il Cane Lupo Cecoslovacco e il Cane Lupo Italiano (quest’ultimo non riconosciuto dall’ENCI ma direttamente dallo stato italiano) sono affidabili, anche perché ormai sono a tutti gli effetti cani. Queste razze molto lupo-simili, e altri tipi non riconosciuti ufficialmente in Italia o altrove, sono state testate per gli usi di pubblica utilità, inclusi quelli militari e di ordine pubblico, ma sarà bene anticipare che sono risultate tutte molto inferiori alle razze adibite ovunque a questi compiti, come il Pastore Tedesco, Pastore Belga e Pastore Olandese. Vediamo perchè.

Il Cane Lupo di Saarloos o Saarlooswolfhond senza dubbio è il più inadatto. Il creatore della razza, l’allevatore olandese Leendert Saarloos, voleva creare un cane forte e coraggioso, una versione migliorata del Pastore Tedesco. Nel 1921 usò un esemplare maschio di questa razza, che è quasi sempre “l’ingrediente base” in siffatti accoppiamenti, e una femmina di lupo grigio euroasiatico (Canis lupus lupus) di provenienza estera. Scelta obbligata, visto che l’ultimo lupo in Olanda fu ucciso nel 1897. I discendenti di questo accoppiamento man mano che crescevano divennero senza alcun dubbio grandi, forti, atletici e belli, alti al garrese anche più di 75 cm e pesanti fino a 45 kg, simili al lupo selvatico nell’aspetto ma, purtroppo, anche nel temperamento. Eccessivamente diffidenti, a volte persino paurosi, privi della tempra necessaria per farne dei cani da guardia attiva e meno che mai per fini militari. Le truppe tedesche, durante la Seconda guerra mondiale, nelle nazioni occupate sterminavano sistematicamente tutti i cani che potessero servire per fini militari. Non lo fecero con il Cane Lupo di Saarloos semplicemente perché un ufficiale tedesco, giunto all’allevamento con i suoi soldati, esplose un colpo di pistola per testare quei cani, che fulmineamente fuggirono tutti da ogni parte. L’ufficiale allora non li considerò degni neppure di essere abbattuti.

Cani Lupo di Sarloos

Saarloos cercò di selezionare i migliori esemplari per mezzo di ulteriori accoppiamenti con Pastori Tedeschi ma il “Cane Lupo Europeo”, così aveva chiamato la sua creazione, rimaneva sempre con gli stessi problemi. Saarloos morì nel 1969. Il Kennel Club olandese riconobbe la razza nel 1975, ribattezzandola Saarlooswolfhond in suo onore. Nel 1981 venne anche il riconoscimento della Federazione Internazionale Cinofila (FCI). Anche se alcuni esemplari furono addestrati come cani guida per ciechi e da salvataggio, l’utilizzo è rimasto quello di cane da compagnia, pur con tutti i limiti descritti. Amano molto il padrone, e sono ancora più felici se li si tiene in coppia e in spazi aperti. Ma l’idea di farne una versione migliorata del Pastore Tedesco – superlativo cane da guardia e anche da guerra – fallì.

Nel 1950, con le stesse finalità alla base degli accoppiamenti descritti sopra, in Cina fu creata la razza del Cane Lupo Cinese o Cane Lupo Kunming. I cinesi non hanno una storia di utilizzo militare di “cani lupo”, se non nella veste di vittime. Si sa infatti che durante l’invasione giapponese i nipponici utilizzarono contro di loro Pastori Tedeschi addestrati per essere molto aggressivi, forniti dalla Germania nazista (circa 23.000, oltre a 2000 fra Dobermann e Airedale). Che i cinesi non avessero esperienza di cani militari, perlomeno negli ultimi secoli, lo farebbe pensare anche il fatto che nel 1944 dovettero avvalersi di un reparto di 21 militari addestratori cinofili della Guardia Costiera statunitense, accompagnati dai loro Pastori Tedeschi e comandati da tre ufficiali. La missione era quella di insegnare a 500 soldati cinesi a divenire addestratori cinofili.

Neppure sei anni dopo – vuoi per avere una loro razza nazionale di tal tipo, vuoi per evidenziare i progressi fatti – si cimentarono nell’impresa assolutamente più ardua e cioé la selezione di un “supercane” (la fissa di tutti coloro che si gettano in questa impresa) accoppiando cani e lupi. Almeno, questo è quel che si sa, e se furono veramente usati anche dei lupi (che esistono in Cina) o degli incroci locali di tal tipo già esistenti non c’è assoluta certezza. Pare comunque che questi esemplari – riconosciuti come razza in Cina nel 1988 – furono creati inizialmente per l’utilizzo in Yunnan. La selezione iniziò nel 1950 a Kunming, con 50 esemplari scelti nella zona, ai quali se ne aggiunsero altri 40 provenienti dalla zona di Guiyang, provincia di Guizhou. Da questi 90 esemplari ne furono scelti 20, ai quali nel 1953 si aggiunsero 10 “cani lupo” fatti arrivare da Pechino e 10 Pastori Tedeschi provenienti dalla Germania. Da tutti questi venne selezionato il Kunming, utilizzato dall’esercito cinese e dalla polizia.

La razza poi divenne un cane da guardia usato anche per usi civili e privati, però praticamente sconosciuto fuori dai confini. Probabilmente alcuni di questi cani hanno accompagnato le truppe cinesi in operazioni militari come l’invasione del Vietnam e quella del Tibet. Morfologicamente assomigliano moltissimo ai primi Pastori Tedeschi dell’inizio del XX secolo (hanno la schiena dritta, così come lo sono le zampe posteriori), pelo corto con muso e schiena nera o scura. Ce ne sono anche con il colore di fondo giallognolo o color ruggine. L’apparenza è quella di un cane lupoide atletico, orecchie dritte, alto 65-68 cm al garrese e pesante 30-38 kg.

Cani Lupo di Kunming

Nel 1955 fu la volta del Československý vlčiak, il Cane Lupo Cecoslovacco, selezionato in ambito militare da Karel Hartl presso l’allevamento delle Guardie di Confine di Libejovice. I primi accoppiamenti fra Pastori Tedeschi e lupi euroasiatici (dei Carpazi) iniziarono appunto nel 1955, nell’allora Cecoslovacchia. La finalità era sempre quella di ottenere una razza che avesse il temperamento, l’affidabilità e l’addestrabilità dei primi, uniti alla struttura, forza e resistenza dei secondi. Un animale quindi ideale per affiancare i militari e le altre forze dell’ordine nei pattugliamenti lungo le frontiere dello stato. La selezione si allargò nel 1968 all’allevamento della Polizia a Bychory nel 1968 e nel 1970 a quello di Malacky, della sezione di Bratislava sempre delle Guardie di Confine.

Il risultato fu una razza – riconosciuta dalla Cecoslovacchia nel 1982 e dalla FCI nel 1999 – che probabilmente è la più bella fra tutte quelle derivanti dagli accoppiamenti fra cani e lupi. Le dimensioni sono praticamente le stesse del Cane Lupo di Saarloos. Atletico, armonioso, agile, intelligente e affettuoso. Ha però la caratteristica, specie i maschi, di necessitare di un padrone che sappia imporre il ruolo di leader, con affetto e persuasione, ma in modo chiaro. Il problema vero infatti per quanto riguarda questa razza non è il cane, ma molti padroni che ne vengono in possesso senza neppure avere la minima idea delle difficoltà che incontreranno – nei fatti, non teoricamente – man mano che il tempo passa e che l’animale cresce. La conseguenza, ma solo in questi casi, è la convivenza con un cane che non accetta completamente il suo ruolo e che cerca di divenire dominante in famiglia e in casa.

Spettacolare Cane Lupo Cecoslovacco.

Nonostante la selezione e l’allevamento in ambito militare, il Cane Lupo Cecoslovacco non ha assolutamente superato e neppure si è avvicinato alle qualità caratteriali e di addestrabilità del Pastore Tedesco. Certo, il risultato è ben superiore a quello del Cane Lupo di Saarloos, tanto che per questa razza la timidezza è motivo di squalifica nelle esposizioni cinofile. Tuttavia, ci si trova comunque di fronte a esemplari, tranne casi eccezionali, che nel ripetere gli stessi esercizi – cosa basilare nei cani militari al fine di ottenere un cane sempre e perfettamente funzionale al compito assegnatogli – perdono presto interesse. Un altro problema è che questa razza si affeziona moltissimo al padrone e gli rimane legato per tutta la vita in modo particolare, pertanto non è adatto (a meno di soffrirne veramente tanto e di rendere molto poco) a cambiare più conduttori come può capitare in ambito militare. Lo si utilizza come cane da ricerca e salvataggio con discreti risultati, ma certo non è neppure ipotizzabile l’utilizzo in scenari bellici, sui campi di battaglia, come fanno il Pastore Tedesco o il belga Malinois. Per tutti questi motivi l’utilizzo militare e nelle forze dell’ordine del Cane Lupo Cecoslovacco, tranne casi isolati, è stato abbandonato nello stessa nazione di origine, ormai divisa in Repubblica Ceka e Slovacchia, e si utilizza soprattutto il Pastore Tedesco, ma anche Briard, Rottweiler, Dobermann e pastore belga Malinois.

Unità cinofila della Repubblica Ceka, con Pastore Tedesco.

Incroci fra Pastori Tedeschi e lupi furono utilizzati anche dalla South African Defence Force (SADF) e dalle forze dell’ordine, soprattutto durante l’Apartheid, la segregazione razziale. Naturalmente i lupi con l’attuale Africa c’entrano poco – tranne il lupo etiope e un’esigua popolazione in Egitto (e forse su tutta la catena dell’Atlante, nel Nord Africa) di una sottospecie di piccole dimensioni – ma li si utilizzò, ed erano grandi lupi grigi degli Urali, per dare doti fisiche e sensoriali superiori ai loro cani.

Come scritto, anche lì la base fu il Pastore Tedesco. Gli accoppiamenti furono fatti sotto la supervisione di un genetista di origine tedesca, il professore Peter Geertshen, del Roodeplaat Breeding Enterprises, vicino a Pretoria. Il primo di questi incroci fu Jungle (quindi un F1), un maschio nato nel 1978 e fatto accoppiare con successo con Pastori Tedeschi. Questi incroci furono fatti accoppiare con altri cani della stessa razza in quanto si appurò che l’ideale erano quelli con circa 6,5% di sangue di lupo (F4), e al limite col 12,5% teorico (F3). Con gli F1 (50% di lupo) e F2 (25% di lupo) i risultati erano del tutto negativi. Jungle difatti era feroce – o lo avevano reso tale – e poco o nulla disposto ad accettare ordini dagli addestratori, tanto che quando all’allevamento giunsero due giornalisti del Mail & Guardian l’animale, nonostante avesse 11 anni, si mostrò così aggressivo che ci vollero tre uomini per trattenerlo. Il professore Geertshen orgogliosamente diceva che Jungle si comportava così perchè era stato addestrato nell’esercito ma che comunque tutti i loro cani erano addestrati ad attaccare chiunque, “neri, bianchi e donne”.

1986, Soweto, Sud Africa. Cani contro i dimostranti

Geertshen ammise tuttavia che Jumgle, rimasto in servizio fino al 1989, era infine diventato troppo pericoloso. Gli esemplari ottenuti dimostrarono di essere cinque volte più resistenti alle malattie e alla fatica di un normale Pastore Tedesco, esenti da displasia, con maggiore olfatto e agilità, denti più lunghi e grossi, un morso terribile e una grande resistenza nella corsa. Avevano però i piedi morbidi, non adatti ai suoli duri e sassoni, e pertanto quando uscivano di pattuglia gli venivano messe apposite scarpette imbottite.

Probabilmente, la ricerca di esemplari di questo tipo risentì dell’esperienza fatta durante la prima fase della Guerra di indipendenza della Namibia (1966-89). Per contrastare le attività dei guerriglieri il governo sudafricano istituì un’apposita unità di polizia, nota come Koevoet, che pattugliava il territorio a cavallo o in motocicletta fuoristrada, avvalendosi anche di 800 cani addestrati. Il fatto è che una parte dei guerriglieri faceva uso di droghe, sembra anfetamine, allo scopo di avere un’eccezionale resistenza durante la fuga, correndo anche per due giorni di seguito con solo brevissime soste, in zone impervie impraticabili per cavalli e motociclette. Servivano cani con maggiore resistenza e allora si pensò di incrociarli con i lupi. Un altro vantaggio derivante dal lupo era – come riferito dagli addestratori sudafricani – che avevano un morso talmente potente da penetrare “come un coltello nel burro” anche le normali imbottiture con cui ci si ripara nelle prove d’attacco. Difatti li si usava come cani d’attacco. Questi erano i pregi. C’erano però anche i difetti: erano meno prevedibili e affidabili dei normali cani e degli stessi lupi, ululavano – il cane militare invece dev’essere silenzioso –, erano molto aggressivi (anche contro bambini, fuori dal servizio) e, cosa gravissima, una volta che attaccavano non obbedivano più all’alt del conduttore. Il lupo se non provocato non è, in genere, pericoloso per l’uomo ma incrociandolo con il cane i discendenti perdono molta dell’atavica paura dell’uomo. E la selezione sudafricana mirava appunto a esemplari aggressivi.

Non solo, si rivelarono ben presto pericolosi anche per gli stessi conduttori, situazione non auspicabile per chi con quegli animali doveva stare a contatto tutto il giorno. Si badi bene, non bisogna pensare che fossero sempre così, perché si affezionavano ai conduttori, ma certo non si poteva essere sicuri che, l’attimo dopo, l’animale non cambiasse improvvisamente atteggiamento. L’istinto può prevalere sulla ragione. Il problema è che i lupi sono sempre in competizione e ogni esemplare cerca di andare al comando se il capobranco pare indebolito. Lo stesso facevano questi cani lupo e se il conduttore zoppicava o aveva anche solo un raffreddore diventava sfidabile e quindi potenzialmente battibile. Alla fine si constatò che il progetto non aveva dato tutti i risultati sperati e il loro utilizzo cessò nel 1988.

Migliore risultato ottenne il Kафедры кинологии Пермского института внутренних войск, ossia il Dipartimento Cinofilo dell’Istituto Perm del ministero degli Interni russo. Ciò fu possibile grazie all’eccezionale docilità e totale mancanza di paura dell’uomo della lupa caucasica Naida e alla supervisione di VM Kasimov, professore di biologia di Perm. Naida, giunta all’istituto nel 1999, non rientrava inizialmente in alcun progetto di ibridazione in quanto si era perfettamente al corrente che l’incrocio fra cane e lupo produceva sì esemplari di grande forza fisica e resistenza, ma pure inaffidabili e ancora più paurosi dei lupi puri. Difatti, 200 ibridi precedentemente prodotti erano stati eliminati proprio all’Istituto Perm .

Comunque sia nel 2001 Naida si accoppiò con un Pastore Tedesco Nero di nome Baron, forte e molto equilibrato, di proprietà del capitano DS Kiselev, dando vita a una stirpe di cosiddetti ibridi, tutti allevati a livello militare. Anche qui però molti esemplari si rivelarono inadatti. La situazione migliorò quando si decise di affidare i Volkosoby, così vengono chiamati, a conduttori non solo esperti nell’addestramento di razze come il Pastore Tedesco, Husky, Pastore del Caucaso e dell’Asia Centrale, ma persino di veri lupi. Insomma, se l’addestratore non è eccezionalmente competente, capace e motivato i risultati sono molto ridotti. Il pro di questi cani è la grande forza fisica, la resistenza alle malattie e agli sforzi, il fiuto (possono seguire una pista vecchia anche di tre giorni) e l’istinto predatorio – nelle prove hanno individuato e bloccato il figurante nascosto in circa 20 secondi, a fronte dei 4 minuti dei Pastori Tedeschi – nonché l’assenza di displasia, la potenza del morso e la grandezza dei denti.

Volkosoby. Notare la dentatura

Il contro è che, a causa dei non infrequenti scarti dovuti a carenze comportamentali, nel tempo di selezione e addestramento di ogni esemplare valido si possono ottenere e addestrare molti più Pastori Tedeschi appena poco inferiori fisicamente, cosa che ovviamente ha la sua importanza. I Volkosoby vengono utilizzati dall’esercito e dalla Polizia di Frontiera lungo i confini, soprattutto nelle aree dal clima molto rigido come quelli con la Mongolia e la Cina, con funzioni di cani da pattuglia, attacco e ricerca di esplosivi e droghe.

Volkosoby

Leggermente più piccolo del Cane Lupo Cecoslovacco, in media, è il Cane Lupo Italiano, ottenuto da Mario Messi grazie ad alcuni accoppiamenti avvenuti dal 1966 fra Pastore Tedesco e lupo appenninico. E’ una razza, anche se non accettata dall’ENCI, in quanto riconosciuta nel 1988 direttamente dalla Presidenza della Repubblica italiana e allevata e selezionata sotto il controllo dello stato. Ciò evita che il Cane Lupo Italiano possa essere allevato, e modificato, com’è avvenuto per altre ottime razze. Fra l’altro non è in vendita e ne esistono al mondo poche centinaia di esemplari. Questa razza, utilizzata soprattutto dal Corpo Forestale dello Stato, è valida in vari ruoli, dalla ricerca di persone alla difesa e attacco.

Cane Lupo Italiano

Di straordinaria agilità, resistenza, olfatto e forza, ha il difetto – come altre razze similari – di affezionarsi morbosamente a una sola persona e quindi di non essere adatto a lavorare con conduttori diversi. Un altro pregio è quello di non cercare di assumere la leadership nella famiglia in cui vive e di non essere mordace, se non a comando una volta addestrato. A oggi, non si sono mai verificati casi di aggressione immotivata all’uomo, neppure a bambini, anche se una basilare regola, per qualsiasi razza, è quella di non lasciarli mai da soli con loro in quanto anche involontariamente potrebbero fargli male. Il difetto invece – senza dimenticare una certa percentuale di esemplari eccessivamente timidi e quindi inutilizzabili operativamente – è che il Cane Lupo Italiano dev’essere adottato in giovanissima età e tenuto sempre insieme alla famiglia e alla gente. In caso contrario crescerà troppo diffidente, selvatico, pauroso e operativamente inservibile e una volta assunto è ben difficile che questo comportamento cambi.

Un incrocio fra cane e lupo – almeno, così dicono gli allevatori – è il North American Indian Dog o NorthAid, incrocio selezionato nel 1986 da Mark Klemperer (sono iscritti al Continental Kennel Club dal 1990 ma non riconosciuti in Europa) negli Stati Uniti e di cui alcuni esemplari sono già arrivati in Italia. Difatti, sarebbero tutti almeno di settima generazione, quindi senza più accoppiamenti col lupo e pertanto non soggetti a particolari divieti (ricordiamo che gli incroci fino a F4 sono considerati lupi e ne è vietata la detenzione). Nell’incrocio con il cane – e francamente guardandoli la componente del cane domestico non si nota… – sono stati utilizzati i grandi lupi nordamericani e difatti i NorthAid possono essere enormi. Gli esemplari furono selezionati da Klemperer, il quale dichiara di avere utilizzato solo quelli più mansueti e meno dominanti, ma anche più simili al lupo. In pratica, usando solo cani sarebbe riuscito, con una selezione al contrario durata pochi decenni, a riportare il cane alle origini, quando per fare la cosa opposta ci sono voluti migliaia di anni e gli sforzi e selezioni di miriadi di persone di almeno un paio di continenti. A dire il vero la cosa ancora più curiosa – vogliamo usare questo termine – è che in questo processo all’indietro il risultato sia un animale del tutto simile ai lupi nordamericani, che però non sono mai stati addomesticati dall’uomo (i cani discendono da altri lupi).

NorthAid

Comunque sia, si tratta di animali bellissimi ma molto timidi. Tuttavia ai privati acquirenti dei cuccioli è fortemente consigliata la sterilizzazione fin quasi da subito per evitare gli effetti della sindrome Winter Wolf e cioè l’irritabilità maschile e femminile nel periodo del calore (uno l’anno, come nei lupi).

Non sappiamo quanto siano affidabili in famiglia e con i padroni e quali cautele si debbano prendere per viverci insieme costantemente. Di certo non sono utilizzabili per scopi di pubblica utilità di qualsiasi genere – meno che mai militari, ovvio – e pertanto sono assimilabili, molto alla lontana, a cani da compagnia. Possono essere totalmente bianchi o neri o grigio-fulvi.

Come abbiamo visto, il Pastore Tedesco è spesso uno dei due fondamentali “ingredienti” per la creazione dei cosiddetti “cani lupo”. Ma il Pastore Tedesco, a prescindere dal fatto che discenda come tutti i cani dal lupo, deriva da accoppiamenti con il lupo? Sì, ma molto lontani e ormai infinitesimali. Il capostipite della razza Hektor von Linksrhein, poi chiamato Horand von Grafrath, discendeva dall’accoppiamento, avvenuto tre generazioni prima, fra una cagna e un lupo. L’incrocio avvenne nel 1881 al Giardino zoologico di Stoccarda. Parrebbe che nella storia del Pastore Tedesco in totale ci siano stati quattro accoppiamenti con il lupo, ma la tesi è dibattuta. Certo la cosa pare strana oggi, osservando gli attuali Pastori Tedeschi tanto lontani dalla razza creata da Max Emil Friedrich von Stephanitz, ma è così.

Pastore Tedesco, 1902: Peter v. Pritschen (Horand v. Grafrath x Lotte v. Klosterfeld).