– servizio unico, in esclusiva mondiale –

di Angelo Anselmi*

In ambito FCI, sia in Italia che in Europa continentale, le corse canine (racing e coursing) stanno avendo un periodo di grande sviluppo. Il levriero non è più solo un cane da esposizione e l’impiego sportivo anche in ambito amatoriale è considerato affascinante ed appassionante. Bisogna precisare che le corse canine amatoriali che vengono organizzate in Italia sotto tutela dell’Enci, sono lontane anni luce dall’orribile mondo professionistico anglosassone (Irlanda, Inghilterra, Australia, USA etc.) dove l’interesse economico (scommesse) è enorme e dominante su tutto: solo nel 2006 il volume d’affari nella sola Irlanda è stato di circa 15 milioni di euro.

I nostri levrieri, che si cimentano in coursing e racing, sono soprattutto animali da compagnia, che ci seguono, ci amano e che noi adoriamo. Gli piace correre e noi adoriamo vederli sfrecciare in un cinodromo o in un pascolo con i loro simili. È vero, anche a noi piace che il nostro cane “si comporti bene”, che vinca, ma il nostro ardore è quello di un genitore appassionato che vede il proprio piccolo cimentarsi in una attività sportiva: mai è presente nel proprietario-allenatore quella “cattiveria”, quella voglia di vincere ad ogni costo che è tipica del professionista. Noi li facciamo correre tutti. Tutte le tredici razze levriere hanno la possibilità di confrontarsi con i loro simili in queste vere prove attitudinali. Dai sofisticatissimi e selezionati Greyhound e Whippet agli Irish Wolfhound e persino i Piccoli Levrieri Italiani.

Nel mondo professionistico il proprietario il più delle volte non gestisce personalmente il proprio cane, ma viene sempre dato in gestione ad allenatori professionisti. Il cane che corre in pista, infatti, è un animale selezionato che affronta una prova sempre al limite delle proprie possibilità fisiologiche, che si tratti di corsa, derby o semplice allenamento. Per questo motivo, è fondamentale che anche il proprietario-amatore conosca i “limiti fisiologici del proprio cane” per evitare spiacevoli, assai dannosi, e spesso evitabili, inconvenienti.

Il presente articolo ha proprio questo intento: dare al proprietario gli strumenti di base (informazioni e consigli) necessari per diventare il “personal trainer” del proprio levriero-atleta. L’intento è assolutamente divulgativo: ci si rivolge sia ad appassionati neofiti che si avvicinano per la prima volta al mondo delle corse amatoriali canine, sia a persone più esperte che vogliano avere un quadro corretto e omogeneo che integri le proprie conoscenze cinotecniche su come si gestisce un levriero atleta.

Lavoro muscolare: metabolismo anaerobico-aerobico.

La contrazione muscolare avviene mediante un complesso sistema fisiologico. Generalizzando in maniera abbastanza grossolana, potremmo dire che la contrazione muscolare avviene mediante l’uso di una particolare fonte di energia: l’ATP. Questa molecola si forma mediante complesse reazioni biochimiche più o meno efficienti utilizzando come fonte energetica il glicogeno, uno zucchero accumulato all’interno delle cellule muscolari oppure acidi grassi. In base al tipo di sforzo muscolare (per intensità e durata) intervengono diversi meccanismi fisiologici:

  • Metabolismo anaerobico (alattacidico): utilizza scorte sempre pronte di ATP presenti nella cellula muscolare. È un sistema di immediato impiego, utilizzo e di brevissima durata (pochi secondi). Il ripristino delle scorte avviene in modo molto veloce (pochi minuti).
  • Metabolismo anaerobico lattacidico (glicosi anaerobia): utilizza zuccheri (glicogeno) di scorta all’interno della cellula senza l’uso di ossigeno. Utile per sforzi intensi di breve durata (massimo 2 minuti). Altissima produzione di scorie (acido lattico, ioni H+) che vengono smaltite in poche ore.
  • Metabolismo aerobico (ossidazione): utilizza zuccheri e grassi in presenza di ossigeno per ottenere energia. Interviene dopo il primo minuto di sforzo veloce. Produce pochissime scorie.

Le scorte si ricostituiscono lentamente, almeno 48 ore dopo. Durante uno sforzo, seppure breve, dobbiamo precisare che non funziona un solo tipo di metabolismo in maniera esclusiva. Anche in un Greyhound che pratica uno sforzo breve e intenso (30 secondi) il 25% dell’energia è di origine aerobica. Il tipo di metabolismo è legato infatti sia all’intensità e durata dello sforzo, sia al tipo di fibra muscolare (bianca veloce, rossa lenta) impiegata.

La prestazione sportiva del cane da corsa (performance)

La prestazione di un cane atleta è il risultato di differenti componenti che interagendo insieme concorrono all’ottenimento della migliore “perfomance”. Queste componenti sono di origine genetica (Ereditarietà) ed extra genetica (Conduzione)

Ereditarietà

La velocità è un carattere ereditario e si trasmette di generazione in generazione come qualsiasi carattere fenotipico (colore, altezza etc.) secondo le conosciute leggi di Mendel. Questo carattere è sicuramente determinato da innumerevoli geni, cioè poligenico (contrariamente, per esempio, al carattere di trasmissione del colore), per cui di complessa trasmissione. Un cane è veloce perché è ben conformato, proporzionato e angolato, perché ha un carattere sicuro, con un forte istinto predatorio, e soprattutto perché le sue fibre muscolari sono formate in massima parte da fibre a contrazione veloce (sprinter) rispetto a quelle a contrazione più lenta.

È fondamentale conoscere la potenzialità del proprio cane. È la chiave di tutto e per far ciò occorre una grande esperienza. Spesso il primo anno di attività agonistica se ne va senza essere riusciti a individuarla. È compito del conduttore-trainer cercare di ottenere la massima prestazione possibile dal proprio cane in rapporto alle sue potenzialità. Un buon allenatore deve proprio fare questo, conoscere i limiti del proprio atleta e se possibile raggiungerli.

Conduzione extra gara

Per conduzione extra gara si intendono quelle componenti che il conduttore-trainer può modificare per ottenere la migliore prestazione. Se ben sviluppate portano a ottenere lo “stato di forma” ottimale del proprio cane atleta. Le più importanti sono:

  1. Alimentazione
  2. Allenamento
  3. Allevamento

Conduzione pre-gara

Per conduzione pre-gara intendiamo tutti quegli accorgimenti che il conduttore deve attuare in prossimità della gara, per evitare che il proprio cane atleta sia esposto a inutili e spesso dannosissimi rischi dovuti a stress legati a variazioni climatiche improvvise, lunghi viaggi di spostamento, disidratazione, somministrazione di cibo errata, calendario agonistico esagerato, etc. Nell’ambito delle corse professionistiche la conduzione pre-gara ha minore importanza rispetto alla conduzione extra gara. Il professionista infatti segue regole ben precise di gestione, si sposta raramente dal proprio cinodromo, è uno specialista. L’amatore, allenatore per hobby, si sposta spesso, tende a improvvisare e deve gestire il proprio cane atleta facendo combaciare altre esigenze (famiglia, lavoro, etc..).S oprattutto, nella maggior parte dei casi, ha un’esperienza limitata.

Alimentazione del levriero sportivo.

Un cane che pratica un’attività sportiva ha un fabbisogno energetico superiore rispetto a un cane che conduce una vita sedentaria. Questo surplus energetico, che occorre integrare con una dieta mirata, spesso è difficilmente quantificabile. Esistono diverse pubblicazioni scientifiche riguardanti l’alimentazione del cane sportivo, in particolare riferite al Greyhound utilizzato nelle corse professionistiche del circuito anglo-sassone. Consideriamo però che il nostro cane non svolge un’attività intensa da professionista e che lo sforzo che noi gli chiediamo è molto differente. Nel circuito professionistico un Greyhound corre una sola volta ogni settimana con due allenamenti settimanali, i cani che corrono nel circuito amatoriale FCI vengono impiegati due (nel coursing) o tre volte (nel racing) nella stessa giornata.

Quantificare la dieta corretta per un cane sportivo rappresenta uno degli aspetti più importanti e che spesso fanno la differenza per ottenere la migliore prestazione. Occorre quindi, molto spesso, partendo da basi scientifiche precise, appoggiarsi a nozioni empiriche e di esperienza che possono integrare e migliorare le nostre convinzioni. Un Greyhound di circa 30 kg che conduce una vita sedentaria consuma approssimativamente 1800 kcal\d. I fabbisogni energetici di un cane sottoposto a un’ora di lavoro risultano superiori del 10% mentre l’aumento è stimato del 40-50% se il lavoro intenso si protrae per alcune ore nel corso della giornata. La richiesta energetica di un Greyhound che svolge una corsa in pista (circa 30″) supera del 4% il fabbisogno di mantenimento.

La prima considerazione che viene fatta è che non è necessario aumentare la razione prima della gara. È sconsigliabile aumentare il tenore energetico della dieta. Evitiamo assolutamente tutte le diete che, erroneamente, sono vendute con la dicitura “performance – cane sportivo” (acidi grassi 23-30%). Esse sono invece indicate per cani che svolgono lavoro intenso aerobio e prolungato. Evitiamo perciò di intossicare il nostro levriero con carichi di acidi grassi superiori a 15%. Condizioni di stress termico possono influire sul fabbisogno energetico. Un abbassamento della temperatura ambientale, per esempio da 15° a 8°, comporta un aumento del fabbisogno energetico di circa 25% di Energia Metabolica (EM). Ma anche il caldo è estremamente costoso; esso determina infatti un grande consumo delle scorte di glicogeno. Il levriero ha costi di termoregolazione molto alti.

La dieta deve essere di ottima qualità, deve contenere scorie in minima quantità, deve sviluppare energia con il minimo dispendio digestivo e avere il minimo rischio di intoppo metabolico. Di conseguenza la dieta del cane levriero deve avere soprattutto un’alta percentuale in carboidrati, una buona percentuale di proteine (di buona qualità) e un tenore di grassi abbastanza basso. In Italia non esistono, contrariamente al resto d’Europa, mangimi industriali per cani levrieri. Considerando le varie formule vendute nel nostro Paese, si avvicinano molto i mangimi venduti per cani “Senior” (pochi grassi, alto contenuto di proteine di buona qualità, alta % di carboidrati). Ovviamente occorre che il proprietario intervenga e controlli sulla qualità e quantità necessaria per il proprio cane. Ricordiamoci che cambi repentini dell’alimentazione non hanno alcun effetto positivo (occorrono almeno 15 giorni per permettere al metabolismo di adattarvisi) e spesso, invece, per fenomeni di dismicrobismo abbiamo problemi di diarrea sgradevoli e assai controproducenti per un cane atleta in prossimità della gara.

Non bisogna mai cambiare le abitudini alimentari il giorno prima della gara. La quantità deve essere regolata in base al peso forma del cane. Mentre i cani da slitta in allenamento giungono a consumare 3-4 volte la quantità di alimento rispetto a quella di mantenimento, il levriero necessita quote necessariamente inferiori. Inoltre deve essere minimo l’ingombro gastrico e intestinale e deve essere appetibile (il cane stressato riduce l’apporto alimentare). Dalla letteratura e dalla osservazione sul campo emerge che gli allenatori si orientano grosso modo su due tipi di regimi alimentari:

  • Misto umido, carne + miscele di mangimi
  • Esclusivamente secco

Individuare e mantenere il peso forma del proprio levriero è un obbiettivo di fondamentale importanza per il proprietario-allenatore. Somministrare una dieta non bilanciata può portare ad un aumento del peso in maniera assai repentina. Pesate i vostri cani molto spesso, perché, viceversa, diete drastiche in prossimità della gara sono assai controproducenti.

Allevamento- adattamento.

È fondamentale, sin dall’acquisizione del cucciolo e per tutta la durata dell’addestramento e dell’attività sportiva, la prevenzione nei confronti di ambienti stressanti attraverso il fenomeno di “adattamento”. Questo consiste nel presentare al cane, fin da cucciolo, gli ambienti che dovrebbe incontrare nella sua vita, al fine di farli riconoscere come ambienti conosciuti e non ostili. Esso deve cominciare dal canile (architettura, pulizia, rispetto delle abitudini comportamentali del cane), e proseguire attraverso il comportamento dell’uomo, che deve adattarsi al carattere del cane e non il contrario.

Nel mondo professionistico, i cuccioli di Greyhound trascorrono il loro primo anno di vita in campagna, in ampi recinti, stretti e lunghi, in compagnia di coetanei. Il rapporto con l’uomo è stretto. L’addestramento ha inizio dopo l’anno. Durante la prima fase, che nel Greyhound dura circa un mese, si stimola con passeggiate il tono muscolare e si ambienta il cane. Progressivamente e lentamente, si effettuano test su distanze brevi e mano a mano si prosegue con carichi (vedi lunghezza del percorso) sempre più lunghi. È molto importante il contatto costante con l’uomo e la gestione dei carichi di allenamento e del ritmo di vita con equilibrio e con assenza di fattori stressanti. Nell’ambiente amatoriale il nostro cane convive nella maggior parte dei casi con il padrone, o comunque in un ambiente umanizzato. È ad ogni modo importante abituare il cane sin dai primi mesi di vita alla frequentazione di campi di gara, dove incontrerà e socializzerà con i suoi simili.

Dobbiamo considerare che eventi stressanti che il nostro cane potrebbe subire nella sua vita (canile lager, aggressioni, paure etc..), rimarranno ben impressi nella sua memoria. Un attacco ricevuto in pista durante le prime corse o allenamenti (schooling), una caduta in pista, un violento body-checking, possono arrecare un gravissimo stress e un danno emotivo incalcolabile per tutta la carriera. Nell’ambito delle corse amatoriali, contrariamente al mondo professionistico, facciamo correre tutte le tredici razze levriere, non solo i Greyhounds. Alcune di queste razze hanno un equilibrio psichico molto labile e sofisticato e in questi casi occorre un’attenzione maggiore. Occorre evitare di essere troppo superficiali, sia portando il cane non al meglio della forma fisica, sia affiancandolo con cani appoggio non sicuri, sia iscrivendolo subito dopo l’ottenimento della licenza a corse troppo numerose e impegnative. Si deve programmare con attenzione la stagione agonistica. È importante che il cane cominci l’attività gradualmente, non solo per quanto riguarda lo sforzo fisico, ma anche per l’adattamento psichico allo stress della gara.

Allenamento del cane da lavoro che compie uno sforzo breve.

L’allenamento specifico alla corsa veloce è mirato a :

  • Abituare le cellule muscolari a essere più efficienti, a sviluppare maggiore velocità con meno acido lattico, a sopportare meglio l’acidosi.
  • Abituare i tessuti osseo, tendineo, cuore, polmoni e sistema nervoso a essere più efficienti e a sopportare lo stress fisico.
  • Sviluppare le vie metaboliche maggiormente coinvolte, aumentare le capacità di recupero e smaltimento scorie.

Contrariamente a quanto ancora si ritiene troppo spesso, una qualunque attività fisica richiesta al cane non costituisce per forza un allenamento. Infatti il carico di lavoro applicato richiede non soltanto una certa intensità, ma anche una certa durata d’applicazione. Prima di impostare un programma di allenamento serio, occorre conoscere la principale fonte di energia utilizzata nell’attività in corso (ossidazione dei lipidi per lo sforzo prolungato, glicolisi anaerobica per lo sforzo breve, o combinazione di entrambi). Rammentiamo che in un levriero da corsa che pratica uno sforzo molto intenso che non supera i trenta secondi, circa il 25% dell’energia è di origine aerobica. Occorre quindi proporre un programma che permetta di sviluppare al meglio l’utilizzo di dette fonti di energia.

Generalmente si consigliano tre giorni a settimana dedicati al lavoro veloce, alternati a passeggiate.

Proponiamo come esempio di allenamento, specifico per un cane che debba svolgere un lavoro breve e intenso, un programma standard utilizzato nel mondo professionistico anglosassone per un Greyhound che deve correre in cinodromo. I primi galoppi su pista vengono effettuati su distanze brevi (350 m), ogni sette giorni. Nell’intervallo vengono fatti scatti su linea retta ogni due giorni. Viene proposto questo intervallo per permettere all’organismo di operare le necessarie modificazioni. Con il miglioramento della forma fisica il galoppo in pista aumenta a 500 m. Le giornate di lavoro aerobio vedono l’impiego, possibilmente variato, di passeggiate di otto km al giorno a 4 km/h. Si possono usare tread mills. È ottimo pure il nuoto, anche se non ha alcun beneficio sul treno posteriore. Periodi di sospensione dell’allenamento sono altamente sconsigliati. Se indispensabili consideriamo che un periodo di riposo di 1-2 settimane modificano poco la perfomance. Bisogna evitare di affaticare il cane le 24 ore precedenti la corsa.

Monitoraggio dell’allenamento.

Non è facile rendersi conto precocemente degli errori in allenamento. Il primo giudice dovrebbe essere il cronometro: ogni scostamento in peggio dai tempi normalmente ottenuti da ogni levriero deve essere verificato e si deve ricercarne la causa. Gli allenatori professionisti reagiscono a variazioni di poche decine di centesimi di secondo.

Troppo lavoro lento:

Il muscolo ha notevoli capacità di adattamento a ciò che gli chiediamo, migliora nella direzione nella quale lo impieghiamo. Quando il lavoro lento dura a lungo “stanca” le fibre “veloci”, vengono allora impiegate quelle “lente” che si sviluppano, diventano più aerobiche e adatte allo sforzo lento richiesto. Questi cambiamenti migliorano la capacità aerobica e il recupero dopo la corsa, ma i tempi in pista aumentano.

Troppo lavoro veloce:

Troppi sprint possono causare una serie di lesioni muscolari difficilmente diagnosticabili. Il cane sente un diffuso indolenzimento. Molto spesso il cane non zoppica a basse andature e inganna l’allenatore inesperto che vede solo un peggioramento dei tempi. Spesso i levrieri passano ad una forma di sindrome da stress che si presenta in varie forme.(surmenage).

Poco lavoro veloce:

Produce conseguenze più evidenti con i tipici cedimenti alla fine della gara ma è pericolosissimo perché proprio in questo momento si verificano le lesioni traumatiche più gravi dovute alla stanchezza muscolare e all’incoordinazione che ne consegue (fratture, lussazioni, tendinite, cadute etc…). Il trainer attento deve integrare le proprie nozioni basandosi su parametri che devono diventare strumento quotidiano di lavoro:

  • Frequenza respiratoria dopo la gara
  • Tempi di recupero cardiaco dopo sforzi intensi ( normalmente dopo 10 minuti la frequenza cardiaca ritorna normale), andamento delle prestazioni a cronometro, condizioni generali del soggetto (elasticità cute, lucentezza mantello, peso, condizioni psichiche, appetito, quantità e qualità deiezioni)
  • Esame ispettivo e palpazione del levriero prima e dopo ogni allenamento/gara per la diagnosi precoce di lesioni muscolo tendinee

Il conduttore-allenatore deve instaurare un rapporto fiduciario con il proprio veterinario. Con il suo aiuto è possibile effettuare test ed esami di routine durante la stagione agonistica, necessari per monitorare lo stato della forma del cane atleta.

Stress ossidativo cellulare.

Le reazioni chimiche che avvengono all’interno di un organismo animale, nelle quali viene liberata energia (immagazzinata sotto forma di molecole di ATP), avvengono in presenza di ossigeno mediante fenomeni di ossidazione. I metaboliti (scorie) generate da queste reazioni (chiamati ROS, specie reattive dell’ossigeno o radicali liberi), possono creare dei danni a carico delle cellule tissutali. Questi metaboliti si formano naturalmente e costantemente all’interno dell’organismo . Essi stessi sono utili per la lotta contro l’invasione per certi tipi di batteri. La loro produzione può essere accelerata in maniera anomala in seguito a sforzo fisico intenso o in ambiente stressante. In questo caso si parla di “stress ossidativo cellulare”. Paradossalmente se da una parte l’ossigeno è essenziale per il normale metabolismo dell’animale, dall’altra diventa pericoloso per il suo stato di salute a causa delle numerose reazioni di ossidazione incontrollata (auto-ossidazione). Questi composti tossici (radicali liberi – ROS), sono una specie di micro-meteoriti dalla vita estremamente breve (qualche millisecondo) ma responsabili di distruzioni cellulari che si possono rivelare molto intense, sino a portare in casi estremi alla morte del cane senza alcun sintomo (“sindrome della morte improvvisa”) in assenza di supplemento nutrizionale adeguato. Le ricerche condotte durante questi ultimi anni hanno chiaramente dimostrato che questi radicali liberi sono implicati in numerose affezioni riguardante il cane da lavoro ( patologie muscolari, articolari, digestive, cardiache…) e pertanto è assai consigliato l’utilizzo di sostanze antiossidanti (Vit E- Vit A, Vit C, selenio, etc) nell’integrazione quotidiana del cane da lavoro.

La disidratazione.

Consiste nella perdita di acqua e di sali minerali. Queste alterazioni metaboliche possono condurre anche a gravi conseguenze quali diminuzione del magnesio ematico, diminuzione dei bicarbonato, aumento del sodio ematico correlato a un aumento dell’acido lattico, diminuzione del potassio (fatto più grave). Le conseguenze vanno dalla semplice riduzione della performance all’acidosi, alle patologie muscolari (crampi, rabdomiolisi). Sono possibili, in casi estremi, sindromi tetaniche post-sforzo, collasso e ischemia renale. Una volta cessate le cause scatenanti e provveduto ad una corretta terapia reidratante (fluidoterapia)questi valori tornano alla normalità entro due ore. In ambito professionistico si è visto che alcuni soggetti molto agitati possono subire un calo di peso (spesso oltre 1 kg) nell’intervallo tra il loro arrivo in cinodromo e la corsa (2-6 ore dopo). Questi cani vengono esclusi dalla loro batteria.

Le cause della disidratazione nei levrieri, dove l’impatto fisico della prova rispetto all’endurance è meno importante, sono quasi sempre associate a cattiva gestione dei soggetti come :

  • Mancato apporto di quantità sufficienti di acqua. Durante l’esercizio fisico le perdite idriche con la respirazione possono aumentare di 10-20 volte. Questo è importante soprattutto per gli sport di corsa prolungata, ma nei nostri cani si verifica soprattutto per termoregolarsi per iperventilazione e salivazione mentre sono nei canili d’attesa.
  • Dieta sbilanciata che conduce a diarrea, in gesta troppo voluminose che chiamano acqua nel lume intestinale.
  • Stress associato a diarrea, eccesso di urinazione, iperventilazione scialorrea.
  • Cattivo management: lavoro protratto al caldo, lunghe attese prima della corsa, inadeguatezza dei luoghi d’attesa, ipereccitazione nei pressi della partenza.

Attenzione a non somministrare integratori salini per equini (o peggio umani)). La termoregolazione del cavallo e dell’uomo è affidata alla sudorazione). Integratori ricchi di sale (Na Cl) aumentano la diuresi, e la sete, con aumento della disidratazione e della respirazione. Inoltre spesso determinano diarrea. Anche l’integrazione di bicarbonato di sodio va fatta con misura, secondo alcuni autori infatti conduce a squilibri ionici con esagerata perdita di potassio con le urine, inoltre gli unici studi eseguiti nel cane ci dicono che l’aggiunta orale di bicarbonato di sodio due ore prima della corsa in dose non superiore a 400mg/kg p.v. ha dato sulla perfomance risultati incostanti.

Rabdomiolisi da sforzo o mioglobinuria

La rabdomiolisi da sforzo è presente oltre che nel cane, anche in altri animali quali il cavallo e l’uomo (malattie da marce forzate). Nei casi acuti si manifesta durante o subito dopo una corsa con i seguenti sintomi: dolore alla palpazione dei muscoli dorsali e degli arti posteriori, andatura rigida, impossibilità a flettere correttamente gli arti posteriori, difficoltà a coricarsi o alzarsi, minzione frequente e di colore scuro. I soggetti colpiti dalle forme più gravi della malattia se non curati muoiono per blocco renale, gli altri si riprendono ma spesso sono necessari lunghi periodi di riposo e a volte i muscoli restano danneggiati in maniera permanente. La lesione muscolare è rappresentata dalla distruzione di cellule muscolari “bruciate” dalla temperatura e dall’acidità esagerate. Gli squibri ionici asociati alle alterazioni della microcircolazione locale lisano (ossia distruggono) le pareti cellulari. Le scorie di queste cellule muscolari (mioglobina SPT) vengono trasportate dal sangue nei reni dove “intasano” il filtro renale causandone il blocco.

La terapia deve essere il più possibile immediata e intensa, il veterinario valuterà di volta in volta i medicamenti del caso che di solito comprendono: fleboclisi a volte a base di sostanze alcalinizzanti, miorilassanti, antiinfiammatori, riequilibratori delle funzioni biochimiche cellulari. Nei casi subclinici naturalmente i sintomi sono molto meno evidenti sino alle forme di miosite (infiammazione del muscolo) associata alle rotture localizzate delle pareti cellulari che si notano in 48-72 ore dopo lo sforzo e spesso sfuggono al proprietario distratto o impreparato. La malattia si può prevenire agendo sui fattori predisponenti, che sono:

  1. Mancanza di allenamento rispetto all’esercizio fisico richiesto. È necessario monitorare l’allenamento cui sottoponiamo il cane valutandone i parametri oggettivi, quali ad esempio la valutazione periodica della potassiemia, valutazione periodica di enzimi muscolari (CPK-LDH) esame dell’acidità urinaria dopo otto ore da un pasto standard, eventuale biopsia muscolare.
  2. Eccitazione prima della corsa. Questa causa, troppo spesso sottovalutata, è invece di primaria importanza nei nostri levrieri. L’eccitazione pre-gara, ma anche durante gli allenamenti, si manifesta con respirazione affrettata, abbai, guaiti, iperattività e tremori, e questo causa una perdita di anidride carbonica con il respiro a cui segue una perdita di riserva alcalina, per fatti biochimici compensatori si verificano gravi squilibri ionici che portano alla rottura della parete cellulare muscolare. Diminuisce la capacità dell’organismo di far fronte all’acidità che sarà causata dall’acido lattico durante la corsa. Sono questi di solito i casi più gravi: se non si instaura una terapia energica entro dodici ore la mortalità può raggiungere il 25%. Quindi limitare le occasioni di eccitazione è indispensabile, ad esempio evitare di tenere il cane a bordo campo nell’attesa di partenza.
  3. Condizioni ambientali. Durante il trasporto e gli intervalli spesso questi fattori si associano ai precedenti (vedi punto 2). I nostri cani vengono custoditi ai margini del campo gara o in appositi canili o purtroppo in autovettura. Se il levriero è tenuto in ambiente con scarso ricambio d’aria o eccesivo calore presto l’aria si saturerà dall’umidità del fiato soprattutto in presenza di soggetti eccitati che ansimano o abbaiano. Questo impedice la naturale traspirazione del cane attraverso il cavo orale causando un aumento della temperatura corporea del levriero (40-41°). Tale situazione induce il cane ad aumentare ulteriormente la frequenza respiratoria cui spesso si associa notevole emissione di saliva aggravando la situazione. Il levriero arriverà alla corsa surriscaldato, disidratato e in acidosi. L’effetto finale è quello analizzato nel punto 2.
  4. Surmenage – attività agonistica troppo frequente. Trattasi in questi casi di forme più leggere, i sintomi sono meno evidenti e probabilmente dovuti a una carenza di potassio nel muscolo. Il cane appare un po’ legato o leggermente più lento del solito. Una leggera dolorabilità ai muscoli si manifesta dopo 24-48 ore e non ha solitamente conseguenze.
  5. Predisposizione. La mioglobinuria da sforzo ha frequenza e risvolti diversi: di facile riscontro e gravemente manifesta nelle razze da pista come Greyhound e Whippet, soggetti eccitabili, di gran massa muscolare e che sviluppano alte velocità: molto più rara e diversa nelle razze lente e dal gran fondo come Afgani, Borzoi, che oggi raramente sono sottoposte a lunghe e pesanti battute di caccia.

Condizioni meteorologiche e attività sportiva del cane da corsa.

Spesso, nell’ambito dell’attività sportiva, si è portati a considerare il cane e l’uomo soggetti simili da un punto di vista fisiologico. Il conduttore considera “condizioni metereologiche avverse” per il proprio cane le stesse che considera negative per sé. Niente di più sbagliato! Infatti, il cane rispetto all’uomo regola relativamente male la propria temperatura corporea, non disponendo a tale scopo che del proprio respiro: la dispersione del calore avviene attraverso l’aria espirata; il raffreddamento del corpo avviene attraverso l’aria inspirata tramite i turbinati nasali che giocano un ruolo di radiatore. La traspirazione, che nell’uomo si manifesta con la sudorazione e ha un ruolo molto efficace nel meccanismo del raffreddamento corporeo, nel cane è limitata alla zona anatomica degli spazi interdigitali. Di conseguenza il cane resiste bene al freddo e se ben allenato può lavorare anche a temperature molto rigide (come nello sleddog).

È il caldo il vero nemico del cane da lavoro! L’attività muscolare genera calore: il 75% dell’energia utilizzata dal cane al momento della contrazione muscolare si accumula sotto forma di calore nocivo, che deve essere dissipato. Infatti, in condizioni ambientali ottimali, dopo un intenso sforzo (racing o coursing) la temperatura corporea di un cane sano e ben allenato può raggiungere i 40-41°C. Ne consegue che, lavorando a temperature elevate, cresce nel cane il rischio di patologie correlate all’aumento del calore corporeo. La neutralità termica, in cui il cane si termoregola in maniera ottimale, è di circa 20°C. I 25°C ambientali si considerano per il cane una temperatura critica, oltre la quale si devono valutare altri fattori aggravanti, o per lo meno favorenti l’insorgenza di patologie correlate all’ipertermia, come:

  • Umidità ambientale elevata, che ostacola gli scambi termici per via respiratoria.
  • Eccessiva attività muscolare.
  • Condizioni fisiche scadenti: eccesso ponderale, disidratazione, mancanza di allenamento rispetto all’esercizio fisico richiesto.
  • Ansia (eccitazione pre-gara): il Greyhound che assiste a otto corse a bordo pista può subire una disidratazione fino al 10%! L’eccitazione si manifesta con respirazione affrettata, abbai, guaiti, iperattività e tremori.
  • Età.
  • Stress da trasporto.
  • Razza: sono più predisposte le razze da pista (Greyhound e Whippet), soggetti eccitabili e di gran massa muscolare che sviluppano alte velocità. Sono meno sensibili le altre razze levriere.

La gestione preventiva dei problemi legati al caldo consiste in:

  • Climatizzare e ventilare i veicoli da trasporto durante il viaggio.
  • Non tenere i cani sul campo di gara in gabbie o ambienti (van) non ventilati o con scarso ricambio d’aria.
  • Accertarsi che a bordo pista ci sia sempre un’ampia zona ombreggiata.
  • Lasciare a disposizione del cane acqua e sali minerali.
  • Raffreddare e bagnare il cane regolarmente durante la giornata e, dopo lo sforzo, se possibile immergerlo in una vasca d’acqua.

 

La cattiva gestione del cane da corsa in condizioni ambientali sfavorevoli può portare nei casi più eclatanti (non rari) a patologie gravi o gravissime: mioglobinuria, miosite iperacuta, colpo di calore, shock, morte improvvisa da sforzo. Più frequentemente si instaurano patologie croniche (miositi, rabdomiolisi cronica o ricorrente) che predispongono l’animale a infortuni o a cattivo rendimento.

Spesso, l’intervento tempestivo di un veterinario esperto sul campo di gara può salvare la vita dell’animale, o preservarne l’attività agonistica.


*Il dott. Angelo Anselmi è medico veterinario libero professionista e svolge l’attività a Castano Primo, provincia di Milano. Grande appassionato ed esperto di levrieri, è titolare dell’affisso Adelchi.