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 Quando la realtà supera la fantasia.

Le colline hanno gli occhi (2006, The Hills Have Eyes) è un film horror diretto da Alexandre Aja e la cui trama verte sulla presenza di un gruppo di umani mutanti che uccide e mangia la gente. Il film è il remake di quello omonimo del 1977, diretto da Wes Craven. https://www.youtube.com/watch?v=_7II3rn8rnk

Ambedue sono ambientati nel deserto del Nuovo Messico, negli Stati Uniti. Nel film del 2006 (lo fanno passare per quello americano ma in realtà la location fu il deserto marocchino) gli sventurati di turno sono accompagnati da due cani Pastori Tedeschi: uno finisce mangiato (i mutanti seppur cannibali sono evidentemente di bocca buona…) e l’altro allora si mette ad ammazzarli appena ne trova uno. Il tema fu ripreso anche da Wrong Turn – Il bosco ha fame (2003, Wrong Turn), diretto da Rob Schmidt e che si svolge sempre negli Usa ma in zone prevalentemente boscose. Anche Wrong Turn ebbe successo tanto da essere diventato quasi una saga (dopo hanno fatto il 2, 3,4,5,6 ecc.).

Una scena di Le colline hanno gli occhi del 2006.

Bene, sappiate che tutti i film citati sopra, e anche altri, prendono spunto dalla storia, perché la vicenda è vera, anche se non sappiamo quanto nei particolari poiché si verificò nel XV secolo, in Scozia. Allora, prima di tutto capiamo il contesto in cui agì Alexander Sawney Bean (1370-1435): La Scozia una ventina di anni prima della sua nascita era stata devastata dalla terribile peste nera, che in Europa si stima abbia fatto circa 50-60 milioni di morti in pochi anni, ossia il 50-60% della popolazione. Tuttavia questa epidemia, detta la Morte Nera, si ripresentò in più periodi, con il decesso di circa il 10-20% della popolazione ogni volta. Lo stesso accadde in Scozia, per esempio nel 1369, riapparendo nel corso dei decenni successivi, a livello regionale o nazionale, a intervalli di cinque a dodici anni. Poi, nei decenni da 1430 a 1480, la malattia tornò furiosa, sempre con un tasso di mortalità fra il 10 e il 20%. La malattia era così fulminante che si poteva essere infettati oggi e morire domani. Vi starete chiedendo perché abbiamo scritto questi dati. Lo capirete dopo.

La Scozia, come tutta l’Europa (e altrove) in quei secoli, a causa di guerre e carestie, era percorsa da bande di briganti assassini e malfattori di ogni sorta. Non solo, i lupi erano un problema diffuso, trovando e divorando i cadaveri umani sepolti oppure attaccando e divorando anche i vivi. Per proteggeri i viandanti durante la notte in Scozia, così come in Inghilterra e altre zone d’Europa, si costruivano lungo le strade delle case dette spittals. I lupi in Scozia si estinsero nel XVIII secolo, e forse dopo. Perché abbiamo scritto anche questo? Aspettate ancora un po’.

Bene, arriviamo ad Alexander Sawney Bean. Nacque, pare nel 1370, in un villaggio a est di Lothian, una quindicina di chilometri da Edimburgo. Figlio di contadini, povero, ribelle, disinteressato dal lavoro, a un certo punto incontrò una donna di nome Agnes Douglas e dalla pessima fama. Che non significherebbe nulla oggi, ma allora c’erano la caccia alle streghe e i roghi. Per l’appunto Agnes era ritenuta una strega, anzi la gente di quei luoghi la chiamava la strega scura di Lothian ed era accusata di avere fatto sacrifici umani. Ovvio che a un certo punto Bean e la Douglas abbiano prudentemente pensato di andarsene. In realtà cominciarono a compiere rapine nella zona ma a causa delle voci che si erano sparse, e dei relativi controlli, non potevano muoversi lungo le strade e neppure acquistare viveri nei villaggi. In questa fase, dopo un’uccisione, avrebbero iniziato a diventare cannibali. Agnes, come detto, non sarebbe stata nuova a questa pratica. I resti degli uccisi venivano abbandonati in modo che si pensasse all’azione di lupi. E spesso i lupi realmente trovavano questi resti.

Allora la zona aveva ancora fitti boschi, e pure oggi l’area è selvaggia. Le Galloway Hills fanno parte del Galloway Forest Park, un’area di circa 800 km2 in gran parte disabitata. In quella zona si nascose Robert the Bruce – re di Scozia dal 1306 fino alla sua morte nel 1329 – con un manipolo di seguagi, venendo attivamente ricercato dai soldati inglesi di re Edoardo I, che gli diedero la caccia anche con i cani come fosse un animale. Gli inglesi i cani li utilizzarono pure per cercare il patriota scozzese William Wallace (quello interpretato da Mel Gibson nel film Braveheart del 1995), alleato di Robert the Bruce. La parte costiera invece ha radure e zone brulle ed è battuto dalle onde del Mare d’Irlanda. Perché abbiamo scritto anche questo? Vedrete che un motivo c’è.

La costiera di Galloway

Nel loro girovagare in cerca di bottino, in una vita certamente dura e in un clima molto piovoso, i due fuggiaschi cercavano anche un rifugio sicuro, e un giorno lo trovarono in una zona isolata. Una grotta fra Lendalfoot e Ballantrae, con una stretta apertura e proprio alla base della scogliera. Profonda alcune centinaia di metri, all’interno saliva gradualmente, tanto da avere spazi asciutti anche quando la marea la inondava. Infatti durante l’alta marea l’ingresso si trovava sotto la superficie del mare. Quello fu il loro covo per ben 25 anni e da lì entravano e uscivano durante la bassa marea per le loro bestiali gesta e per approvvigionarsi di cibo. Ormai non erano più esseri umani, ma predatori antropofagi.

L’ingresso della grotta

I due mangiatori di uomini – possiamo ormai chiamarli così – agivano silenziosamente. Uscivano dalla caverna quando il mare si era ritirato, si appostavano nel punto migliore e attendevano l’arrivo di una vittima isolata. Una volta uccisa veniva portata nella caverna e macellata. La carne che non consumavano subito la conservavano nella salamoia. Sulle prime la gente non si accorse di nulla, perché le vittime erano viandanti e quindi una volta partiti dai villaggi vicini nessuno ci pensava più. Chi era atteso e non arrivava a destinazione veniva invece creduto morto per una delle tante disgrazie possibili al tempo. Le stesse che abbiamo citato prima: pestilenza o altre malattie, incidenti, assassinati dai briganti o mangiati dai lupi.

La gente cominciò a preoccuparsi quando furono trovati resti umani in mare, ma li si collegò a eventuali naufragi avvenuti chissà dove, con i corpi mangiati in mare da squali o altri pesci e portati fin lì dalle correnti. Del resto, era possibile. Visto però che li si trovava lì, in una zona ristretta, e non altrove, si cominciò a pensare a qualcosa di sovrannaturale in zona, una belva sconosciuta oppure i mitici esseri chiamati goblin del folklore scozzese e che si diceva fossero i responsabili delle sparizioni. Non bisogna stupirsi, perché siamo fra medioevo e rinascimento, il periodo delle streghe e delle credenze demoniache. Comunque la gente della zona cominciò a definire la zona come maledetta e a percorrerla solo se costretti e con mille precauzioni.

Ad un certo punto Bean e Agnes ebbero dei figli, e quando arrivarono a otto maschi e sei femmine il cibo doveva essere cercato più spesso. Lo facevano in gruppo o isolatamente, proprio come si vede nel film Le colline hanno gli occhi. Nessuno riusciva a scampare. Dopo gli omicidi non rimaneva alcuna traccia sul terreno. I corpi venivano subito trasportati nella grotta. Gli stessi figli e figlie, ormai cannibali e divenuti peggio delle bestie come i loro genitori, cominciarono ad accoppiarsi incestuosamente e a mettere al mondo altri come loro.

La gente del luogo cominciò ad avere sempre più paura e chiese l’intervento delle autorità locali, che fecero più volte perlustrazioni nella zona alla ricerca dei corpi oppure di sospetti. Nulla. Si cominciò allora a sospettare degli albergatori, gli unici a sapere quando sarebbero ripartiti i viandanti giunti in zona e quindi in grado di fargli agguati lungo la strada per appropriarsi dei loro averi. Alcuni albergatori capirono per tempo che la loro situazione si faceva pericolosa, altri meno lesti furono invece catturati dai soldati, interrogati (con la tortura si confessa qualsiasi cosa) e giustiziati nelle piazze. Ma la gente continuava a sparire da quasi venticinque anni e le autorità della zona da tempo avevano iniziato a contare i viandanti che passavano su quelle strade, prima e dopo quel preciso punto. Circa 1000 persone che erano passate dal primo punto di controllo, non erano arrivate a quello successivo! Si trattava sempre di persone isolate o coppie. Le autorità si convinsero che non poteva trattarsi di semplici briganti nascosti nella foresta – perché li avrebbero già trovati in tutti quegli anni – ma che i responsabili erano misteriose persone abitanti del luogo che al momento propizio agivano senza tradirsi. In un certo senso avevano ragione.

Era l’anno domini 1435 quando un uomo e sua moglie percorsero a cavallo la strada sterrata lungo la scogliera a Bannane Head, nel Galloway (ora chiamato Ayrshire Meridionale). Non sappiamo se siano stati avvertiti del pericolo e abbiano voluto ignorare la cosa. Era ancora buio quando furono attaccati da un gruppo dei cannibali di Bean, che li disarcionarono: la moglie fu uccisa lì e parzialmente mangiata mentre l’uomo, pur difendendosi con la spada, non riusciva a soccorrerla. Fortunatamente arrivò un gruppo di viandanti che procedevano sulla stessa strada – in gruppo perché era più sicuro – e i cannibali si dispersero, scomparendo letteralmente nel nulla. Forse il numero ormai alto (intanto erano diventati ben 48!) dell’orda cannibale di Bean li costringeva a ricerche sempre più frequenti di vittime, e probabilmente a una minore cautela.

Dopo aver raccolto i resti della moglie, l’uomo e il gruppo di soccorritori tornarono immediatamente indietro e informarono le autorità locali. Ma un tempestivo controllo, effettuato dai soldati a cavallo, non diede nessun risultato. Nulla. Ma questa volta non ci si arrese, anche perché c’erano finalmente delle prove. Servivano più uomini e allora fu informato re Giacomo I di Scozia, che non solo inviò 400 uomini armati, ma pure i suoi segugi. Cani da pista dello stesso tipo di quelli che gli inglesi avevano usato per cercare il secolo prima, in quella stessa zona, Robert the Bruce e William Wallace “Bravehearth”. Segugi addestrati alla caccia all’uomo.

Giacomo I di Scozia (The Scottish National Portrait Gallery, Edinburgo)

Una volta giunti i rinforzi, i soldati e gli addetti ai cani ispezionarono attentamente il punto dell’attacco, arrivando fino in basso lungo la scogliera, al mare le cui onde s’infrangevano contro gli scogli sollevando violenti spruzzi. I cani tiravano decisi perché col loro eccezionale olfatto avevano subito trovato una pista pesante (i cannibali, ormai più bestie che uomini, dovevano avere un odore molto forte) e andavano verso le onde spumeggianti, ma i soldati ritenevano che certo quei mostri umani non potevano venire dai flutti. Loro non trovavano nulla, i cani non demordevano e gli addetti, che conoscevano le capacità dei loro animali, erano dubbiosi. E così il tempo passava. E la marea calava, metro dopo metro.

Sulla pista col segugio, Le livre de chasse, XV secolo, Gaston Phebus, (Bibliotheque Nationale, Parigi)

Fu quando l’ingresso della grotta apparve, che i cani tirarono ancora più forte. E persino i soldati sentirono il terribile odore di putrefazione che ne usciva. Una volta entrati in massa alla luce delle torce trovarono alcuni cadaveri appesi e per terra monete, gioielli e tanto altro appartenuto alle vittime e che per i cannibali non aveva alcuna utilità. Tutti quelli che erano rintanati nella grotta, ed erano 46, si arresero senza combattere e furono portati a Edimburgo in catene. La punizione fu terribile. Le donne e i bambini furono lasciati in vita, ma appesi a dei pali, in modo che fossero costretti a vedere i membri del loro gruppo torturati, poi squartati e lasciati morire per dissanguamento e infine bruciati. Poi furono uccisi pure le donne e i bambini.

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Si dice che durante l’intera esecuzione neppure un membro della famiglia Bean abbia mostrato alcun segno di paura o rimorso e anzi sembravano belve. Alexander Sawney Bean fino all’ultimo urlò: “Non è finita, non sarà mai finita”. Forse si era accorto che erano stati catturati in 46 e quindi che due erano sfuggiti… Alcuni in zona credono che i sopravvissuti della famiglia Bean si siano salvati, ricreando il gruppo di cannibali che ancora oggi sarebbe nascosto da qualche parte, magari in un’altra delle grotte sommerse della zona. Da allora sono passati secoli e la vicenda è diventata una manna turisticamente poiché arrivano visitatori da ogni parte. Ci sono pure i tour guidati e la cucina tipica, ovviamente la specialità è la carne al sangue. Una cosa, se vorrete andarci, rimanete in gruppo e non aggiratevi nella zona della scogliera…