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*Di Alessio Nisticò

“Donne e buoi dei paesi tuoi”, vecchio detto che ha sempre avuto alcuni buoni fondamenti, almeno un tempo. Dovremmo però anche aggiungere “cani”, in quanto è indubbio che una razza o tipo di cane da lavoro selezionata ed evolutasi in un dato territorio è la soluzione migliore per le caratteristiche e problematiche di quell’ambiente. Ciò vale pure per il Cane da pastore delle Alpi Apuane, antica razza da conduzione del bestiame autoctona dell’alta Toscana e del versante ligure orientale. Prenderò la cosa alla lontana, sperando abbiate un po’ di pazienza.

L’addestratore cinofilo e studioso Vittorino Meneghetti ha ipotizzato che il Cane da pastore delle Alpi Apuane – comunemente chiamato anche pastore apuano – come altre razze di cani conduttori dell’Arco Alpino discenda direttamente dal cosiddetto Pastore delle Alpi, raffigurato nei graffiti di 4000 anni fa della popolazione dei Camuni, sulle Alpi dell’Alta Lombardia. Ora, di questo antichissimo progenitore canino sappiamo poco, tuttavia doveva esserci senza alcun dubbio e per diversi motivi, il primo dei quali è che l’uomo addomesticò alcuni lupi, poi divenuti il cane, ben prima di qualsiasi altro animale domestico. Solo dopo migliaia di anni dal cane, l’uomo addomesticò la capra, pecora, maiale, vacca, cavallo, gatto e così via. Pertanto, quando l’uomo pensò di allevare pecore aveva già a fianco il cane, sapendo che l’avrebbe aiutato anche in quello. Appena il termine dell’ultima glaciazione lo permise e lo scioglimento dei ghiacci iniziò a rendere abitabili vaste zone alpine, l’uomo vi arrivò cacciando e poi anche allevando. Di sicuro Ötzi – così fu chiamato dopo il ritrovamento nel 1991 del suo corpo mummificato sul ghiacciaio del Similaun, nelle Alpi Retiche – era un pastore o comunque apparteneva a una tribù di pastori poiché aveva indumenti fatti di pelle di capra. Forse si trovava lassù, fra il 3300 e il 3200 a.C., ossia nell’Età del rame, proprio per portare la mandria al pascolo durante uno degli spostamenti stagionali. Difficile pensare che non fosse accompagnato da almeno un cane. Di sicuro Ötzi non morì né di freddo né di stenti, ma a causa della freccia scoccata da un nemico.

Ricostruzione di Ötzi, in base alla mummia e ai relativi reperti ritrovati.

In seguito, nell’Età del ferro, in zona arrivarono altre popolazioni, come i Reti e i Camuni, con ogni probabilità dotati anch’essi di cani. Così vale per i Liguri Apuani che si stanziarono in parte dell’Appennino ligure e tosco-emiliano e sulle Alpi Apuane, in un territorio che a grandi linee corrisponde con le attuali province di La Spezia, Massa Carrara e parte di quella di Lucca. E’ qui che si sviluppa quello che è il pastore apuano. Il territorio non era dei più piacevoli, per chi dovesse viverci a quei tempi, in quanto le Alpi Apuane sono ben diverse dal vicino Appennino settentrionale essendo più aspre e ripide, poco adatte all’agricoltura.

Basti pensare che lo storico romano Strabone scrisse : “Questa regione non ha niente che meriti di essere descritto, a parte il fatto che gli abitanti vivono sparsi in villaggi, arando e zappando una terra aspra, o piuttosto, come dice Posidonio, tagliando sassi”. Non che ai liguri apuani importasse molto zappare, perchè erano allevatori e soprattutto razziatori, come specifica ancora Strabone: “Facevano infatti razzie per terra e per mare ed erano tanto forti che la strada era a stento praticabile con grandi forze militari (…) I Pisani erano esasperati dai Liguri che, più bellicosi dei Tirreni, vivevano al loro fianco come cattivi vicini (…). Gli abitanti sono resistentissimi alla fatiche e, per il continuo esercizio fisico, vigorosi; giacché ben lontani dall’indolenza generata dalle dissolutezze, sono sciolti nei movimenti ed eccellenti per vigore negli scontri di guerra (…) compiendo un furto, sfuggono così ai cani da guardia: ungono di grasso la parte che sta sopra i lombi, ingannando l’acuto odorato dei cani”. Tito Livio invece scrisse che i legionari fra quella popolazione avrebbero trovato armi e solo armi e un popolo che nelle armi aveva riposto ogni speranza.

I Liguri Apuani, paragonati agli Etruschi, erano meno evoluti, vivevano in capanne di pietre a secco ed erano divisi in gruppi o tribù praticamente distinte e separate le une dalle altre a causa della conformazione del terreno, con monti aspri solcati da profonde vallate che rendevano difficili i contatti fra i vari insediamenti. A parte la scarsa agricoltura, praticavano su larga scala la pastorizia particolarmente col sistema dell’alpeggio e cioè facendo pascolare il bestiame sui monti nella bella stagione e poi ritiravandosi con gli armenti in luoghi più riparati ai limiti della zona prativa ma sempre erti e fuori mano, in fortificazioni dette castellari. Questo stile di vita servì loro durante la guerra contro i romani, mettendoli anche a dura prova e infliggendo loro gravi sconfitte. Tuttavia alla fine Roma li debellò, deportando diverse decine di migliaia di sopravvissuti nel Sannio e costringendo gli irriducibili, finché durarono, a rifugiarsi in zone ancora più alte e inospitali.

Orbene, vi sarete chiesti il perchè di questa lunga parentesi storica. Ecco la spiegazione: come avrete capito sia per le caratteristiche dei luoghi sia per lo stile di vita i liguri quelle genti avevano bisogno di cani, ma che fossero svegli, efficienti e fisicamente in grado di operare senza problemi e velocemente in luoghi ripidi e selvaggi. Questi cani erano validi sia per la conduzione del bestiame sia, evidentemente, per la guardia dai ladri e dai piccoli predatori.

Alpi Apuane

Sarebbe interessante condurre una ricerca sui cani impiegati in quell’area per proteggere il bestiame dai grandi predatori come l’orso e il lupo (con probabile presenza pure della lince, indubbiamente esistente nella zona alpina e prealpina fino al XIX secolo e oggi in lento ritorno), il primo presente su quelle montagne almeno fino al XVIII secolo e il secondo invece mai estintosi e anzi in questi decenni tornato numeroso. Del resto c’è da dire che esistono altri tipi o razze di cani dell’Arco Alpino funzionalmente analoghi come il Cane pastore di Oropa, il Cane pastore della Valchiusella, il Pastore della Lessinia e del Lagorai (per non dire del Lupino del Gigante e gli altri paratori appenninici), oltre ovviamente al Pastore Bergamasco che attualmente è l’unica razza ufficialmente riconosciuta dalla FCI. Tutti cani mediamente dai 17 ai 35 kg e alti al garrese 50-60 cm o poco più; le uniche due razze da montagna e da protezione autoctone sono il Maremmano Abruzzese e il Pastore della Sila, non considerando il pur valido Cane Corso che è soprattutto bovaro e comunque non selezionato per operare sui pascoli in zone montane e gelide.

Come accennavo prima, millenni di utilizzo sul campo hanno forgiato il Cane delle Alpi Apuane, che fino a non molti anni fa (come altre razze o tipi similari) era però in procinto di scomparire. Questo – motivato fra l’altro dalla generale diminuzione della pastorizia – pure a causa di una non conoscenza di una parte dei pastori anche locali, erroneamente attratti da altre razze canine famose ma che nulla hanno a che fare con territori come le Alpi Apuane e gli stessi Appennini. E’ il caso del pur ottimo, ma in altri contesti, Border Collie, razza relativamente recente (XVII secolo) utilizzata in Gran Bretagna, che in pratica è un enorme pascolo quasi privo di alberi e con dolci declivi, per di più privo di predatori selvatici, in cui si allevano principalmente ovini da carne, che nulla hanno a che fare con la pastorizia praticata nelle nostre montagne. Appare ovvio pertanto che immettere, come si è fatto in alcuni esemplari, sangue di Border Collie nel Cane delle Alpi Apuane sia un grossolano errore. Non solo, il pastore apuano – che a seconda dei paesi assume nomi diversi quali ad esempio: lupino apuano, lupo lunigianese, pastore garfagnino e pastore nostrale – viene da sempre impiegato nel lavoro a fianco di razze ovine e caprine autoctone (e con esse si è evoluto), come le Zerasche, Massesi, Pietrasantine, Panine, Pontremolesi, Vagline, Barghigiane, Fornesi, oltre alle Cornelle e Pavullesi del versante emiliano e alle capre Apuane e Garfagnine.

Inoltre il Cane delle Alpi Apuane fu selezionato, come già detto, per operare sulle montagne ripide, nei boschi e foreste, ed è figlio stesso della cultura millenaria ligure apuana tanto che Silvano, un dio associato alla foresta e agli alberi, nelle antiche raffigurazioni è a volte nudo o coperto con una pelle di capra, un rustico mantello legato sulla spalla, calzari da pastore, una corona di pigne sul capo e un falcetto o un pennato (lama uncinata) nella mano destra. E al suo fianco si vede sempre il cane che lo guarda: un fedele compagno ed ausiliario indispensabile nella pastorizia e che nell’area qui trattata possiamo indicare come il pastore apuano.

Il dio Silvano, Museo Nazionale Romano, Roma.

Proprio per salvaguardare gli esemplari puri, pochi per la verità ma fortunatamente oggi in aumento, Vittorino Meneghetti circa cinque anni fa si mise alla ricerca di soggetti tuttora impiegati nel lavoro presso aziende agricole e zootecniche, in particolare come conduttori di ovini e caprini, procedendo nel contempo a un attento studio storico e creando l’Associazione Culturale Antichi Mestieri Pastorali (ACAMP) a Bagnone (MS), dotata di una sede attrezzata come un vero e proprio “laboratorio pastorale” (con pecore, capre, asini, oche e galline) in cui verificare le attitudini connesse con la “memoria di razza” anche nei cani che vivono in contesti cittadini e che non svolgono mestieri pastorali. Il progetto ha beneficiato del grande impulso determinato dalla consulenza degli esperti giudici ENCI Walter Residori, Maurizio Baria e Arianna Giorgi, che con grande passione hanno messo a disposizione la propria competenza per supportare le rilevazioni biometriche finalizzate alla proposta dello Standard da adottare ufficialmente per la razza.

Walter Residori e Vittorino Meneghetti (sulla destra), durante la rilevazione dei parametri cinometrici dei Cani delle Alpi Apuane.

Per quanto concerne il carattere e le attitudini, il Cane delle Alpi Apuane è principalmente un cane da conduzione, capace anche di un’ottima vigilanza e protezione da piccoli predatori come le volpi, e dall’uomo. Se correttamente socializzato ha indole docile ed equilibrata, con nervi mediamente saldi e tempra malleabile, sebbene in certi soggetti si noti una naturale diffidenza con gli estranei tipica dei cani da pastore. Lo spiccato istinto predatorio nei confronti degli animali (basilare per la conduzione degli armenti), il senso del gioco con gli oggetti in movimento e la facilità di apprendimento rendono il pastore apuano un cane particolarmente addestrabile per qualunque lavoro pastorale e per diverse discipline cinofile sportive. Come pastore conduttore è in grado di eseguire con naturalezza anche comandi complessi, a esempio separare le pecore con prole da quelle senza agnelli al seguito, dividere il gregge in diversi gruppi, condurre il gregge al pascolo al mattino (meglio se coadiuvato da cani guardiani) e rimanere in attesa del fischio del padrone al tramonto per riportare il gregge nell’ovile. Altro caratteristico comportamento istintivo è lavorare sui confini per tenere ordinatamente il gregge, sia sulle strade urbane che sui confini dei pascoli con i campi coltivati, per evitare pericolosi sconfinamenti. Un solo cane è in grado di controllare anche 300 capi. Tutto questo è il risultato della pressione selettiva realizzatasi nei secoli attraverso il territorio, il clima, il tipo di bestiame con cui è stato impiegato, che ha dimostrato come sia il lavoro a determinare il tipo morfologico e il comportamentale del cane.

Splendido cucciolo di pastore apuano.

I pastori apuani sono cani di aspetto lupoide, di taglia media in entrambi i sessi. Essendo principalmente un trottatore come tutti i conduttori del gregge, ha una costruzione che tende al rettangolo sebbene poco allungato, con la spalla e la coscia sulla stessa linea. La coda è di media lunghezza, non molto grossa se non all’attaccatura, generalmente portata allegra in movimento. Nel suo insieme il cane dà un idea di grande energia e robustezza. Il muso è piuttosto affilato ma mai eccessivamente lungo, lo stop (salto naso-fronte) poco pronunciato. La chiusura dei denti è a forbice o a tenaglia. Le orecchie, di media lunghezza e di forma triangolare, sono erette e ben aperte. Gli occhi normalmente sono di colore nocciola, ma si possono trovare anche due colori dei quali uno azzurro o gazzuolo, o tutti e due azzurri nei soggetti merle. Il pelo è ruvido al tatto, con sottopelo molto fitto che lo protegge dalle intemperie. La maggior parte dei soggetti sono pezzati, con un colore di fondo dominante. Normalmente sono inserite molte macchie piccole o grandi, spesso più scure dello sfondo stesso. Per quanto riguarda il colore di fondo prevalgono il grigio piombo, grigio argento, fulvo chiaro (rossiccio) o maculato. Le pezzature sono generalmente nere, grigio scuro, grigio argento. È abbastanza diffuso anche il colore nero solido, mentre nei soggetti merle non è desiderabile un’elevata percentuale di colore bianco.

Oggi sta prendendo finalmente corpo il progetto di riconoscimento ufficiale da parte dell’ENCI, per il quale è stato costituito il Club Italiano Cane delle Alpi Apuane, che ha prodotto la documentazione necessaria a supportare la richiesta di iscrizione nel Registro Supplementare Aperto (RSA), completando le attività già avviate nel 2010 dall’Associazione Culturale Antichi Mestieri Pastorali. Il piano di lavoro ha richiesto estese ricerche di documentazione storica sulla razza nel territorio, rilievi tecnici biometrici e comportamentali, coinvolgimento di allevatori e imprenditori agricoli, censimento dei migliori soggetti non imparentati tra loro, prelievo del DNA (diversi campioni sono già stati forniti a fini di studio alle Università Veterinarie di Milano e Bologna), presentazione della proposta di standard, organizzazione di raduni e giornate di studio del comportamento dei cani con il bestiame, partecipazione a eventi ed esposizioni cinofile nei quali promuovere la conoscenza della razza anche al di fuori del territorio di origine.

Una curiosità: a differenza di quanto si potrebbe pensare, il termine “Apuano” non deriva dalle omonime Alpi (denominate così successivamente dal romano Strabone) ma dalla città di Apua, antico nome di Pontremoli. Se noi tracciassimo sulle coste dell’Appennino una linea spezzata che unisse le cime più alte dell’odierno Appennino pistoiese a quello ligure, passando per quello tosco-emiliano, avremmo le linee baricentriche del territorio apuano.

Foto storica di Cane da pastore delle Alpi Apuane.

Un’altra curiosità, relativa al proliferare di altri possibili tipi di cani da conduzione delle nostre montagne, che in buona parte invece originano tutti dallo stesso ceppo e utilizzo: i cani dei Liguri Apuani finirono, e di certo in buon numero, in Campania e precisamente nel Sannio, nell’odierna provincia di Benevento. Difatti i romani nel 180 a.C. decisero di spostarli forzatamente dalle loro zone in cui tanto li avevano combattuti, inviandoli in Meridione in un’area prima appartenuta ai Taurasini e che oggi fa parte del comune di Circello. E non erano certo pochi: 40.000 uomini (più le famiglie) nel primo trasferimento a opera del console M. Bebio Tamfilo, tanto che da questi presero il nome di Liguri Bebiani; e successivamente altri 7.000 uomini (più le famiglie) a opera del console P. Cornelio Cetego, che da quest’ultimo presero il nome di Liguri Corneliani. Bene, i romani non solo misero a loro disposizione quelle terre meridionali facenti parte dell’ager publicus e già suddivise in poderi, ma organizzarono scrupolosamente l’esodo (forzato), provvidero alle spese del trasporto in nave e gli versarono 150.000 denari d’argento affinché potessero acquistare cose di prima necessità nelle nuove sedi. Dobbiamo ritenere che i Liguri abbiano portato con loro parte del bestiame e anche i loro cani. Come mai allora in quelle zone oggi non vengono comunemente usati i cani conduttori come il pastore apuano? Non lo sappiamo, comunque nel meridione d’Italia i cani conduttori sono rari. E i Liguri Bebiani e Corneliani furono lentamente assorbiti dai Sanniti, che avevano un diverso tipo di pastorizia.

Si sta facendo molto per far conoscere e tutelare questi cani: un giusto tributo al suo valore è presente nell’Oasi di Campocatino presso il comune di Vagli Sotto (LU) in Garfagnana, dov’è stato eretto nel 2006 un monumento dedicato al pastore, rappresentato vestito con gli abiti tradizionali di inizio secolo, accanto al quale siede il fedele e indispensabile ausiliario del suo lavoro. Si tratta ancora una volta di un cane da pastore di taglia media e di aspetto lupoide, lo stesso che guardava il dio Silvano nelle raffigurazioni degli antichi Liguri-Apuani.

Il monumento nell’Oasi di Campocatino, a Vagli Sotto.


Alessio Nisticò è project manager di professione, blogger cinofilo per passione. Ha seguito un percorso formativo che lo ha portato a conoscere più contesti di lavoro del cane. Già responsabile comunicazione e stampa di RSV2000 (società a tutela del Pastore Tedesco autorizzata VDH) e di ACAMP, é attualmente vicepresidente del Club Italiano Cane delle Alpi Apuane e supporta le iniziative di riconoscimento di altre razze canine autoctone italiane. Collabora dal 2015 con l’organizzazione de I Cani in Guerra, la più grande rassegna d’Europa dedicata ai cani da lavoro, e dal 2017 con K9 Uomini e Cani. Tra i suoi progetti più riusciti si segnalano il sito Cane di Famiglia, punto di riferimento per la gestione quotidiana del cane, Cani da Lavoro, la Terra dei Pastori.


Bibliografia minima essenziale:

  • Vittorino Meneghetti: “I cani da pastore”, edito dall’Associazione Culturale Antichi Mestieri Pastorali (2015)

  • Michele Armanini: “Ligures Apuani. Lunigiana storica, Garfagnana e Versilia prima dei romani”, Libreria Universitaria edizioni (2014)

  • Stefano Pucci: “Alpi Apuane incisioni rupestri. Epifania del pennato. Mito, storia, cultura, tradizioni”, Pezzini editore (2014)

  • Maria Luisa Cocozza: “Un cane in famiglia”, Sperling & Kupfer edizioni (2014)

  • Lucia Giovannetti: “La storia nel paesaggio. Economia nell’Appennino lucchese dal Medioevo all’età moderna”, Pacini Fazzi editore (2005)

  • Lorenzo Marcuccetti: “Saltus Marcius. La sconfitta di Roma contro la Nazione Ligure-Apuana”, Petrartedizioni (2002)

  • August Reifferscheid: “Sulle immagini del dio Silvano e del dio Fauno” (1866)

  • Pozzoli, Noel, Romani, Peracchi: “Dizionario d’ogni mitologia e antichità” vol 5 (1824)
  • Celestino Massucco: “Dizionario portatile delle favole per l’intelligenza de’ poeti, delle pitture, delle statue, delle sculture, delle medaglie, e degli altri monumenti spettanti alla mitologia” vol 2 (1804)

Parlano di noi:

DogJudging – il mondo della letteratura cinofila (articolo di Vittorino Meneghetti del 13/12/2012)

http://www.dogjudging.com/2012/12/13/contaminazione-e-purezza-delle-razze-canine

Agronotizie – portale e newsletter per l’agricoltura (articolo di Vittorino Meneghetti del 07/02/2013)

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/2013/02/07/alla-scoperta-del-cane-pastore-apuano/17376

L’Arca di Noè – Mediaset (puntata del 13 ottobre 2013, girata il 7 luglio in occasione del primo raduno)

http://www.video.mediaset.it/video/l_arca_di_noe/full/413526/puntata-del-13-ottobre.html

La Nazione – cronaca (articoli di Andrea Luparia del 12 marzo e del 29 ottobre 2016)

http://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/il-lupo-lunigianese-punta-al-riconoscimento-di-razza-1.1970883

http://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/domenica-il-raduno-del-cane-delle-alpi-apuane-1.2636558

Workdogs Cani Utili n° 268/2016 – Edizioni Cinque (articolo di Giovanni Todaro e Alessio Nisticò)

http://edizionicinque.it/workdogs-cani-utili/312-n-268-2016.html