Facciamo una carrellata sui cani “made in USA” – di razze oppure tipi non riconosciuti ufficialmente ma magari esistenti da molto tempo – che da noi difficilmente vedremo perché troppo rari oppure perché di difficile gestione in Italia, in quanto i nostri territori per loro sono troppo angusti o abitati. Come forse si sarà capito intendiamo i cani da caccia, e solo quelli utilizzati in muta. Negli Stati Uniti la caccia è un’attività molto diffusa e ha anche una sua concreta importanza in quanto permette di procurarsi carne da mangiare. Poiché gli Stati Uniti sono vastissimi e con territori molto diversi fra loro, è ovvio che esista una grande varietà di cani da caccia, alcuni dei quali praticamente sconosciuti in Europa. Questo anche perché là si possono cacciare specie animali che da noi sono giustamente e fortunatamente protette oppure non esistono proprio. Basti pensare all’orso bruno e nero, al puma, lupo, coyote, lince, bobcat, procione, tasso, opossum, alce, wapiti, caribù e così via. Per questo motivo molti dei cani statunitensi non hanno utilizzi altrove.

Inoltre, negli Stati Uniti è comunissimo selezionare e usare cani in determinate aree, spacciando poi queste progenie come razze o quasi, quando in realtà sono solo incroci funzionali. Relativamente antico è il segugio American Foxhound, oggi razza riconosciuta e discendente dai cani importati dalla nobiltà inglese al tempo delle colonie americane e incrociati con Foxhound francesi, Grand Bleu de Gascogne e Irish Foxhound. Di American Foxhound esistono diversi ceppi, frequentemente non poco differenti uno dall’altro. Sono veraci cani da caccia in muta, nel senso che hanno un alto istinto predatorio, necessitano di parecchio movimento quotidiano essendo molto atletici, non sanno cosa sia fare la guardia ma sono chiassosi oltre ogni dire. Ergo, non sono cani casalinghi da condominio.

American Foxhound

Esiste una variante non riconosciuta, il più piccolo Trigg Hound selezionato nel Kentucky e frutto di decennali incroci basati su carattere e funzionalità piuttosto che su morfologie standardizzate. Magari ottimi sul campo, ma meri incroci. Difatti, come scritto sopra, negli Stati Uniti non pochi appassionati cacciatori hanno idee del tutto particolari sui cani. Chiunque ne abbia voglia e tempo fa accoppiamenti con razze diverse, e ancor più frequentemente con ceppi teoricamente della stessa razza ma fra loro molto dissimili, e inventa al massimo grado.

Gli American Foxhound erano e sono ottimi segugi da volpe, ma quando venivano e vengono impiegati per la caccia ad altri animali ecco arrivare i problemi. Difatti si sa che le volpi non si arrampicano sugli alberi e per l’appunto i cani erano abituati a inseguirle a terra e tutto andava bene (non per la volpe). Solo che molti altri animali negli Stati Uniti – orsi, puma, linci, opossum, procioni e così via – notoriamente hanno la malacreanza di rifugiarcisi sopra e allora i segugi perdevano la pista e non sapevano più che fare. Soprattutto di procioni ce n’erano – e ce ne sono – tanti e la loro caccia era divertente (non per i procioni) nonché valida perché questo animale pesante qualche chilogrammo è gustoso, tanto che ogni anno ne vengono abbattuti alcuni milioni di esemplari. Servivano nuovi cani e fu così che furono selezionati i segugi “coonhound”, di cui esistono vari tipi e razze. Procione in inglese è “raccoon”, ma normalmente viene chiamato in modo abbreviato, appunto “coon”.

Furono creati unendo le qualità dei cani da caccia citati prima a quelle del Bloodhound, dal fiuto insuperabile, ottenendo così esemplari agili, resistenti, capaci di non perdere la pista della preda cercata neppure se si arrampicava sugli alberi, spesso dotati persino di dita palmate per superare durante l’inseguimento fiumi e paludi, tanto tenaci da mantenere la preda bloccata sul suo riparo e così abbaiatori da segnalare la loro posizione ai cacciatori anche da distanze considerevoli. Infatti, con queste razze l’uomo non doveva partecipare all’inseguimento in velocità come accadeva con gli American Foxhound, ma bastava che arrivasse quando il selvatico ormai era bloccato. In pratica facevano, e fanno, tutto questi cani. L’uomo doveva solo uccidere la preda ormai priva di vie di fuga, se non lo facevano i cani stessi, da soli o più spesso in piccole mute. La selvaggina prediletta per queste cacce era appunto il procione, che non manca di furia combattiva se messo alle strette.

Caccia al procione

Una di queste razze, riconosciuta dall’American Kennel Club nel 1945, è il Black and Tan Coonhound, di notevoli dimensioni in quanto può superare i 45 kg e i 70 cm d’altezza al garrese. Fu selezionato incrociando Bloodhound e Black and Tan Virginia Foxhound. Durante la caccia emettono latrati di diverso tipo che consentono ai loro padroni non solo di riconoscerli uno ad uno ma persino di capire che animale hanno scovato, se si è fermato a combattere o no e così via.

Black and Tan Coonhound

Molto popolare negli Stati Uniti, il Black and Tan Coonhound (così chiamato anche per il colore nero focato e marrone) è un cane risalente al XVIII secolo, affettuosissimo con il padrone e la sua famiglia, intelligente e di costituzione robusta. Tende ad andare d’accordo con altri cani – essendo una razza creata per lavorare in muta – e apparentemente fa persino la guardia, ma solo perché è grosso e robusto e quindi intimidatorio. Di mordere estranei o persino minacciarli senza un motivo più che pressante non se ne parla neppure. Ha naturalmente dei lati negativi, sbavando spesso e abbaiando e ululando a lungo e frequentemente così come deve ben fare quando va a caccia. Inoltre ha bisogno di parecchio movimento tutti i giorni.

Il Bluetick Coonhound è originario della Louisiana e del Tennessee, nato da accoppiamenti fra Bleu de Gascogne, English Foxhound, American Foxhound, Black And Tan, Virginia Foxhound e cani “cur” (ossia meticci da lavoro). Sono indubbiamente bei cani di media grandezza, agili e muscolosi e in proporzione hanno piedi più grandi degli altri cani. Intelligenti, affettuosi con i padroni e la famiglia, non sono però molto affidabili con gli altri animali domestici di piccole dimensioni. Inoltre a volte sbavano, abbaiano e ululano frequentemente, trovano subito (grazie all’eccezionale fiuto e all’ottima vista, anche notturna) e frugano con pignola dedizione nell’immondizia. Hanno grande bisogno di molto movimento giornaliero e anche un vasto giardino non è adatto a questi cani da caccia molto energici.

Bluetick Coonhound

Il Redbone Coonhound fu selezionato in Tennessee incrociando Foxhound e Bloodhound. Sono validi sia in montagna sia in zone paludose, dove in piccoli gruppi vengono usati anche per la caccia al bobcat, al puma e all’orso. Originariamente, il Redbone aveva la schiena nera, ma la selezione li portò ad avere dall’inizio del XX il manto rosso, anche se sono tollerate piccole quantità di bianco sul petto, tra le gambe o sui piedi, che sono palmati. A prescindere dal peso, questa razza deve sempre essere armoniosa, atletica, muscolosa, agile e scattante per poter affrontare battute di caccia in territori nient’affatto facili e in qualsiasi condizione meteorologica. Il Redbone Coonhound è un buon cane anche in famiglia ma come tutti i coonhound è chiassoso, irruente, bisognoso di grandi spazi e molto movimento. In caso contrario può diventare molto distruttivo in casa. Spesso testardo, ha un forte istinto predatorio – specie verso i gatti – e non dovrebbe essere mai tenuto senza guinzaglio fuori casa in quanto, attirato da moltissimi odori che noi umani neppure immaginiamo quanti siano, potrebbe allontanarsi, sordo ai richiami del padrone, per via dell’istinto di caccia e tornare dopo ore o giorni. E’ molto veloce – anzi, il più veloce fra i coonhound –, agile e resistente. Quasi sconosciuto al di fuori degli Stati Uniti, è rarissimo vederlo anche lì nelle manifestazioni cinofile, essendo utilizzato esclusivamente sul campo.

Redbone Coonhound

L’American English Coonhound, un tempo chiamato English Fox and Coonhound e oggi anche Redtick Coonhound, nonostante il nome non è inglese e non sempre è rosso. Discende da accoppiamenti fatti negli Stati Uniti del sud-est fra Foxhound americani e inglesi e vari altri tipi di cani locali. Dimensioni, pregi e difetti sono gli stessi degli altri coonhound, così come il Plott Hound, selezionato nella zona occidentale del North Carolina da Henry Plott, il cui padre Johannes era un tedesco emigrato nel 1750 e che aveva con sé due cani da caccia tedeschi per l’orso e il cinghiale. Questa famiglia non solo diede il nome a questa razza di cani, ma persino alle Plott Balsams, una catena montuosa di quello stato.

English Coonhound

I cani di Henry erano ottimi e divennero famosi per la caccia all’orso, visto che all’epoca il cinghiale non era ancora stato introdotto negli Stati Uniti. I Plott Hound sono di medie dimensioni e vengono impiegati anche per la caccia ad animali più piccoli, come i procioni. Hanno i piedi palmati e sono fra i preferiti negli Stati Uniti, tuttavia li si vede praticamente solo fra i cacciatori, non essendo cani da show. Non sono assolutamente cani che potrebbero vivere, almeno felicemente, in Italia, e meno che mai in un appartamento. Bisogna considerare che tutti questi tipi o razze di cani negli Stati Uniti hanno a disposizione spazi immensi e pertanto possono scorrazzare per decine di chilometri e tornare a casa finalmente stanchi insieme ai cacciatori. Il tutto, non dimentichiamolo, in zone in cui praticamente tutti sono cacciatori e quindi eventuali situazioni provocate dai cani sarebbero tollerate, essendo comuni. Possiamo solo immaginare i problemi che causerebbero, anche ai loro stessi padroni, simili cani in Italia, in territori costellati da case e cascine con pollame, gatti e altri animali domestici, nonché aree protette e un’opinione pubblica non così schierata a favore della caccia.

Plott Hound

Stesse caratteristiche le ha il Treeing Walker Coonhound discendente dai Foxhound inglesi importati in Virginia nel 1742 da Thomas Walker e accoppiati intorno al 1800 con cani chiamati localmente “Tennessee Lead”, di cui nulla si sa. La razza, prima inclusa fra gli English Coonhound, fu riconosciuta nel 1946. E’ un cane veloce, resistente, grande cacciatore il cui impeto fa sì che riesca persino ad arrampicarsi – fino a un certo punto, ovvio – sugli alberi. Il colore preferito del Treeing Walker Coonhound è un tricolore bianco, nero e marrone. Non dev’essere mai rosso. Le dimensioni sono quelle degli altri coonhound, fra i 20 e i 30 kg. Sono certamente bisognosi di grandi spazi e movimento, tuttavia non sono immuni dal piacere della vicinanza con il padrone e la sua famiglia. Anche le comodità casalinghe, una volta conosciute, diventano un obiettivo costante, tanto che è dura – se concessogli anche una sola volta – tenerli lontani da poltrone, divani e persino letti. In pratica, sono cani furbi, attenti, pronti a imparare (specialmente quel che gli conviene), molto intelligenti e pensano con la propria testa.

Lo stesso accade con il più piccolo Treeing Tennessee Brindle, coraggioso, con ottimo fiuto ed estremamente mobile ma pure particolarmente sensibile col padrone. Se maltrattato si offende e deprime e in tali casi stenta a ridare subito la sua famosa abnegazione nel lavoro. Molto agile, gran abbaiatore con toni diversi a seconda di come vada la caccia, emette un tipico e diverso latrato quando la preda è bloccata su un albero senza potersi più allontanare. Nei confronti delle persone estranee è pericoloso… per le leccate che elargisce a profusione. Non è ancora riconosciuto come razza.

Treeing Walker Coonhound

Esistono i cani cosiddetti “cur”, descritti nel 1790 da Thomas Bewick: “Il cane Cur è un fidato e utile aiutante per l’agricoltore e l’allevatore e, anche se non è indicato come razza distinta dai naturalisti, è comunemente utilizzato, soprattutto nel nord dell’Inghilterra (…) sono più grandi, più forti e più feroci dei cani da pastore (…) mordono molto forte, attaccano sempre ai garretti e i bovini non hanno alcuna difesa contro di loro: in questo modo sono più che una sfida per le vacche, che ben presto costringono a correre”. Il cur selezionato negli Stati Uniti però non solo è un cane da lavoro ma anche da caccia. Spesso sono molto differenti un tipo dall’altro, con l’unica peculiarità dell’efficienza sul campo.

Il Black Mouth Cur è riconosciuto dal 1998 dall’United Kennel Club ma non da altre associazioni cinofile. E’ un cane atletico, forte e funzionale a pelo corto di colore rosso, giallo, tigrato, fulvo e a volte anche bianco o nero. Il nome Blackmouth Cur gli deriva dal muso (quasi) sempre nero. Anche le gengive e l’interno della bocca, lingua esclusa, sono nere o scure. I piedi sono grandi, con dita palmate. A seconda del sesso e delle diverse linee (difformi a seconda degli stati) le dimensioni differiscono non poco, andando dai 40 ai 64 centimetri al garrese e dai 20 ai 45 kg. Come già accennato, il Blackmouth Cur era il versatile cane dei pionieri, rustico e utilissimo nelle fattorie. Sa fare bene tutto o quasi. Rintracciare, seguire e nel caso affrontare fisicamente la preda a caccia, fare la guardia, condurre con le buone o le cattive bovini e maiali, fare dignitosamente il cane da pastore. Inoltre è intelligente, obbediente, affidabile e attaccatissimo alle persone della famiglia. Negli Stati Uniti lo si usa non solo per la caccia a scoiattoli, procioni e opossum ma anche per il tasso, lince, orso e puma. In pratica ha lo stesso ruolo che un tempo aveva il nostro Cane Corso – pur non avendo il Blackmouth Cur le stesse dimensioni e potenza –, usato anch’esso per la guardia alle case, per guidare e contenere bovini e maiali e per la caccia al tasso, lince, cinghiale e orso. La grande differenza è che, rispetto al nostro molosso meridionale, il Blackmouth Cur non può assolutamente adattarsi a vivere in appartamento o in un piccolo recinto, avendo bisogno di molto movimento ogni giorno. Se costretto in tale situazione, oltre a soffrirne lui, di solito fa soffrire anche i vicini con i continui latrati e ululati, nonché i suoi stessi padroni fuggendo (sono grandi scavatori e saltatori di recinzioni) o distruggendogli la casa per via dello stress.

Black Mouth Cur

Un Black Mouth Cur è l’eroe del film Disney di grandissimo successo Old Yeller (1957), diretto da Robert Stevenson e che tratta le vicende di una famiglia di pionieri negli anni dopo la Guerra Civile americana. Lo si può vedere anche su You tube. Qui una scena. https://www.youtube.com/watch?v=SnPmBCIParY Un cane simile, seppur più piccolo e molto più raro, è il Mountain Cur, selezionato prima in Virginia, Kentucky e Tennessee, poi anche Arkansas e Oklahoma. Dal carattere duro, deciso, privo di paura anche davanti a orsi, puma, cinghiali e tori, bisognoso di un padrone esperto e dominante, questo cane ha il colore del corto pelo che varia da tigrato, bianco e tigrato, marrone scuro, nero e giallo. Nelle sue vene scorre anche sangue di terrier, importati dai coloni inglesi, e forse anche di Beauceron, i forti cani da pastore giunti con i francesi in America.

Mountain Cur

Di cani cosiddetti “cur” ne esistono moltissimi, a volte indistinguibili uno dall’altro ma comunque sempre più che validi,come i Treeing, Stephens, Florida Cracker, Kemmer, Camus, Parnell’s Carolina, Henderson e così via. Ce ne sono anche fuori dagli Stati Uniti, come il Canadian Cur. Uno dei più famosi cur americani è il Catahoula Leopard Dog, anche detto Catahoula Cur. Prende il nome dalla zona in cui fu selezionato, Catahoula Parish, in Louisiana. Alcuni studiosi e appassionati ritengono, a mio parere con troppa fantasia, che potrebbe discendere dai cani da guerra al seguito del conquistadore Hernando de Soto, perduti o abbandonati dagli spagnoli e incrociati dai nativi locali con i loro cani domestici. Ritengo più probabile discendano dall’accoppiamento dei cani locali con quelli, probabilmente progenitori dei Beauceron e Briard, dei coloni francesi stabilitisi nel XVIII secolo in Louisiana. Nonché da quelli importati dalla Normandia (era stato diplomatico a Parigi) da Thomas Jefferson – in seguito terzo presidente degli Stati Uniti – per la sua tenuta di Monticello, presso Charlottesville, in Virginia, dove allevava pecore. C’è da dire che i cani francesi fatti arrivare a più riprese da Jefferson furono la sua disperazione in quanto le pecore, più che proteggerle, erano i primi a sterminarle e divorarle.

Catahoula Leopard Dog

Come per le altre razze o tipi di cani da lavoro allevati negli Stati Uniti, i Catahoula Leopard Dog (razza per il solo United Kennel Club) quanto a dimensioni possono variare parecchio a seconda della linea di sangue. La selezione sul campo non privilegia l’aspetto ma la funzionalità e il carattere. Un estimatore della razza fu il presidente degli Stati Uniti Teddy Roosevelt, accanito cacciatore, che li utilizzò spesso nelle sue battute in Louisiana. Nel 1979 il governatore Edwin Edwards con un atto legislativo riconobbe questa razza ufficialmente come patrimonio dello stato della Louisiana, in considerazione della sua importanza storica. Un vecchio detto recita: “Devi essere pronto a educare un Catahoula. In caso contrario, si mangerà la casa. Il Catahoula non ti farà dimenticare di avere un cane”. Sono molto affidabili, gran lavoratori, protettori della famiglia e di tutte le sue proprietà – dalla casa al bestiame ai bambini – e naturalmente cacciatori, con tanto di piedi palmati utilissimi per il nuoto. Tutto va bene, che siano maiali selvatici, scoiattoli, cervi, procioni, leoni di montagna oppure orsi neri. Cacciano spesso in silenzio, iniziando ad abbaiare solo quando sono a contatto con la preda. Hanno solo un difetto, non riescono a stare da soli. Anzi due, perché chi ne sceglie uno non dev’essere una persona sedentaria.

Alcuni appassionati hanno creato un tipo più massiccio, ossia il Catahoula Bulldog con immissioni di sangue American Bulldog, e altri il più alto e snello American Leopard Hound, non adatto alla pastorizia e precedentemente chiamato Leopard Cur. Sono coraggiosi ma pure prudenti poiché hanno il salutare istinto di schivare quanto più possibile gli attacchi portati dagli animali cercando di non farsi ferire.

American Leopard Hound

Il Blue Dog Lacy nel marzo 2005 fu dichiarato “cane ufficiale del Texas” dal senato di quello stato, a firma del governatore Rick Perry. Sono forti e rapidi ma non grandi. A dispetto del nome, non sono sempre blu ma ve ne sono anche con parti di varie gradazioni bianche e rosse. Sono cani da caccia, ma nel caso anche da pastore. Furono selezionati nella contea di Burnet, in Texas, quando i fratelli Lacy – ossia Frank, George, Ewin ed Harry – vi si trasferirono dal Kentucky, nel 1858. Secondo la famiglia questo cane nacque incrociando Enghlish Shepherd, coyote e lupi, ma sarà bene non crederci minimamente, anche perché allora, nel Far West, i cowboy facevano a gara a chi le “sparava” più grosse. Insomma, da sempre negli USA si privilegiano cani da caccia funzionali, coraggiosi e veloci con cui procacciarsi le tanto amate bistecche ed eliminare gli animali predatori e quindi competitori. Anzi, il ritorno del lupo là ha creato notevoli problemi ai cacciatori, in quanto uccidono spesso i cani che durante le battute di caccia invadono i loro territori.

Famoso fu Ben Lilly, il quale dalla seconda metà del XX secolo cacciò, praticamente per tutta la vita, nella zona del fiume Mississippi, nel Nuovo Messico e in Messico. Diceva di avere ucciso in vita sua 600 puma e 500 orsi. Gli piaceva molto la carne e soprattutto quella del puma, essendo convinto che lo rendesse forte e coraggioso. I suoi cani erano tutti ottimi, per la semplice ragione che quelli che non lo soddisfacevano li ammazzava a fucilate pure loro. Eppure ad alcuni si affezionò, come al segugio Crook. Quando morì lo seppellì nei pressi di un torrente, lasciando pure un epitaffio inciso a fianco della fossa: “Qui giace Crook, un cane che fin dal 1914 mi ha aiutato a uccidere 210 orsi e 426 puma”.

Ben Lilly con alcuni dei suoi cani

Si consideri che di persone come Lilly, morto nel 1936, ce ne dovettero essere almeno migliaia. Per esempio Aaron Hall, il quale in Pennsylvania selezionò un tipo di cane tanto grande e potente – si dice – da affrontare, in coppia, il puma nella lotta corpo a corpo. Si trattava del Panther Dog, incrocio di Bulldog, Terranova, mastini vari e Bloodhound. Erano così grandi e forti che un funzionario dello State Game (l’ufficio per la caccia), certo CK Sober di Lewisburg, salì in groppa a uno di questi cani e ne fu trasportato senza problemi. E’ ovvio che questi cani avessero comunque bisogno dell’intervento risolutore dell’uomo armato di fucile, visto che erano addestrati ad afferrare le orecchie del felino contemporaneamente, da entrambi i lati (cosa francamente poco credibile). Fatto sta che, quando Hall morì – dopo avere ucciso in questo modo una cinquantina di puma – i Panther Dog non furono più allevati e in breve scomparvero. Intorno al 1970 alcuni appassionati cercarono vanamente di creare un cane simile, ossia il Canis Panther, incrociando Alani, Labrador Retriever, Dobermann e Staffordshire Terrier. Ma è un cane da guardia, e non riconosciuto. La realtà dei cani statunitensi, e persino dell’intero continente, è affascinante ma poco conosciuta. Cercheremo nel tempo di svelarvela.