Prendiamola alla lontana, come spesso facciamo. Quelle della prima fotografia sono le Alpi Giapponesi (Nihon Arupusu), serie di catene montuose che suddividono per il lungo l’isola di Honshu, poco più grande della Gran Bretagna. Queste montagne superano i 3.000 metri e grazie al clima umido continentale hanno grandi boschi selvaggi, nonostante il fatto che Honshu conti oltre 103 milioni di abitanti (inclusi quelli di Tokyo). Un tempo ovviamente era molto più boscosa e ricca di selvaggina (ma i cervi anche oggi sono moltitudini, visto che il lupo è stato estinto) e questo è il motivo per cui tutti i cani giapponesi sono da caccia, a parte il molossoide Tosa Inu che è relativamente recente.

Le montagne di Honshu, Giappone.

Quelle della seconda fotografia sono invece le montagne della Columbia Britannica (Canada), un poco più alte di quelle giapponesi, parimenti coperte di enormi foreste, dal clima umido e piovose, con pesanti nevicate invernali intervallate da fitte nebbie. Qui la natura è rimasta immutata e anche la fauna è abbondantissima. In queste zone montane semmai è l’uomo a essere raro.

Le montagne di Stikine, Columbia Britannica, Canada.

Torniamo al Giappone, in cui vivrebbero circa 12.000-19.000 orsi neri asiatici della sottospecie Ursus thibetanus japonicus che vive sulle tre isole principali del Giappone: Honshu, Shikoku e Kyushu. Non sono generalmente molto grandi, pesando 40-120 kg (ma a volte se ne trovano di parecchio più grossi). Tutti gli orsi neri asiatici sono molto più aggressivi dei nostri orsi bruni e possono attaccare l’uomo anche di propria iniziativa se disturbati. Ogni anno in Asia sono molte le persone ferite gravemente e deturpate (attaccano alla testa). Quattro persone sono state uccise nel 2016 nella prefettura di Akita, in Giappone.

Orso nero asiatico

In Columbia Britannica vive invece il meno pericoloso orso nero americano o baribal (Ursus americanus) 700.000 in tutto il Nord America, in media delle stesse dimensioni ossia circa 130 kg, ma che in casi record può arrivare (come del resto quello asiatico) a 400 e più kg. L’orso nero americano e quello asiatico sono parenti stretti e le due specie si sarebbero separate circa tre milioni di anni fa.

Orso nero americano

Bene, vi domanderete perché abbiamo scritto tutto questo. Ricapitoliamo: clima simile, montagne simili, foreste simili, orsi simili. Visto che l’uomo un tempo cacciava l’orso – e lo fa pure oggi – anche impiegando i cani, viene da chiedersi come fossero quelli di quelle zone giapponesi e canadesi. Lo si può fare nel modo più semplice, ossia con le fotografie, almeno andando indietro nel tempo fin che si può. Bene, la prima foto fu scattata all’inizio del XX secolo a Honshu e il cane è uno Shiba (Shiba Inu, ma “inu” significa cane e pertanto non lo ripetiamo). Lo Shiba è la più piccola razza canina giapponese ma veniva usato per qualsiasi selvaggina, dagli uccelli fino ai cinghiali e orsi.

Shiba Inu con il suo padrone (Giappone, isola di Honshu, inizio XX secolo)

Facciamo idealmente un bel salto fino ad un altro continente, l’America, ed eccoci appunto nel nord della Columbia Britannica (Canada), intorno a Telegraph Creek, Dease Lake e Iskut, nella zona di Stikine. I tahltan (anche chiamati nahanni), una tribù di pellirosse di lingua athabaska che viveva e vive tuttora lì, cacciavano l’orso – e non solo, come nel caso dello Shiba – con un cagnetto apparentemente inadatto. Eccolo nella foto, insieme a una donna anziana della tribù.

Anziana tahltan a fianco del suo cane (Canada, 1931).

Simili, se non identici! La funzione fa il tipo, specie se le analogie sono notevoli come nel nostro caso. Il cane americano addirittura aveva un nome specifico, Cane da Orso Tahltan. Si dice venissero usualmente portati dai cacciatori fin nella zona adatta dentro sacchi appesi sulle spalle, affinché non si stancassero e fossero freschi per l’inseguimento. Non crediamo assolutamente a questa tesi, poiché qualsiasi cane funzionale, anche piccolo come il Tahltan, ha resistenza e velocità superiori a quelle di qualsiasi uomo, fosse anche un atleta. E se doveva inseguire l’orso a lungo e raggiungerlo, in zone montagnose e disagevoli, doveva per forza di cose avere queste qualità al massimo grado. In effetti, è documentato che alcuni pellirosse di varie tribù cacciassero a piedi all’inseguimento delle grosse prede, come cervi e alci, e che mantenendo un ritmo regolare fossero in grado di sfiancare questi animali. Per stessa ammissione dei pellirosse, solo due specie animali hanno maggiore resistenza dell’uomo nella corsa e cioè il lupo (da cui discende il cane) e per l’appunto l’orso. Inoltre, non crediamo proprio che i nativi americani – di norma – fossero così disponibili e amorevoli con i loro cani fino al punto di portarseli in spalla per chilometri.

Una spiegazione però potrebbe esserci e a mio parere sarebbe in relazione al fatto che i Tahltan fossero furiosi abbaiatori. Facevano così anche quando stavano negli accampamenti – sempre a fianco dei loro padroni, anche nelle tende, al punto che un gesuita del XVII secolo riportò che “non potevo dire se all’interno era peggio il fumo o le pulci dei cani” –, tanto che intorno al 1930 a Telegraph Creek fu emessa un’ordinanza che consentiva di sparargli a vista proprio a causa del loro continuo abbaiare. Dobbiamo quindi assimilare il Tahltan a uno di quegli iracondi cagnetti sempre sul chi va là e che avvertivano i loro padroni di qualsiasi cosa anomala accadesse. Siffatti cani, pertanto (o quantomeno, alcuni esemplari particolarmente chiassosi), non potevano essere lasciati liberi durante la fase iniziale della caccia, poiché abbaiando avrebbero messo sull’avviso gli animali, che sarebbero fuggiti prima che gli uomini potessero avvicinarglisi abbastanza. Credo che solo quando l’animale cacciato era ritenuto sufficientemente vicino si liberassero i Tahltan, che lo raggiungevano, molestavano e confondevano anche con i loro continui latrati, basilari per segnalare la loro posizione agli uomini. Difatti, è anche vero che gli uomini potevano seguire la traccia, specialmente sulla neve, ma questa a causa dell’inseguimento poteva diventare un continuo zig zag avanti e indietro lungo e faticoso da seguire. Molto più facile dirigersi direttamente verso i latrati dei cani.

In questa stampa del 1896 si vedono dei pellirosse a caccia dell’orso con cani di media grandezza.

Sospettiamo che ci sia anche un’altra motivazione, e cioè quella dei lupi. Questi predatori vedono i cani, di qualunque tipo siano, come potenziale preda ma anche come cospecifici invasori dei propri territori di caccia, che difendono ferocemente. Il problema esiste anche oggi, come ben sanno soprattutto i cacciatori di orsi (in altri stati, non in Italia) che usano i cani per le battute, al punto che esistono delle cartine indicanti gli eventuali branchi di lupi presenti in una determinata zona, con tanto di presunti confini territoriali, corredate da consigli che in pratica sottolineano il pericolo a cui vengono esposti i cani. Ogni anno in Canada e Stati Uniti sono parecchie decine i cani da caccia sbranati dai lupi (e questo capita anche in Italia), che li percepiscono proprio in base al loro continuo abbaiare. Fanno lo stesso anche con i coyote e con i lupi estranei, e al primo segnale tutto il branco accorre per eliminare immediatamente, e definitivamente, quella che ritengono una grave minaccia. Supponiamo che forse i tahltan avessero questo timore e preferissero non rischiare di perdere i loro preziosi compagni di caccia proprio portandoseli addosso, almeno finché l’animale cacciato non fosse ragionevolmente vicino. In quel caso gli eventuali lupi avrebbero percepito anche la presenza dell’uomo e si sarebbero allontanati. I tahltan prima della caccia organizzavano una cerimonia durante la quale graffiavano leggermente i cani con l’osso del perone di un lupo o di una volpe, ritenendo che questo gli desse più resistenza, forza e astuzia. Se invece si cacciavano puma o linci, i graffi venivano fatti con l’artiglio di uno di questi animali. Ma la vera forza di questi cani erano le piccole dimensioni e il peso ridotto, ossia 8-10 kg al massimo, che gli permettevano di non sprofondare nella neve durante le battute invernali (e non solo, visto il clima di quelle zone).

Difficile credere che cani simili fossero prerogativa dei soli tahltan, e in effetti sono descritti anche presso le tribù dei tlingit, kaska e sekani. Non solo, esemplari dello stesso tipo ne esistevano anche in Asia, e questo è dimostrato dal fatto che gli stessi giapponesi secoli fa usassero cani simili, ossia l’attuale Shiba Inu. Rammento che i cani giapponesi discendono da esemplari giunti millenni orsono dall’Asia, com’è avvenuto anche in America. Insomma, il ceppo o quantomeno la selezione parallela potrebbe essere la stessa. Il Cane da Orso Tahltan e lo Shiba Inu avevano (il primo è estinto) moltissimo in comune: 8-10 kg di peso (anche se in passato per entrambi ci potevano essere esemplari un po’ più grandi); venivano usati per la caccia all’orso e non solo a quello; erano forti, agili, tenaci e coraggiosi nonostante le dimensioni; erano abbastanza leggeri da non sprofondare troppo nella neve; la loro funzione era esclusivamente quella di rintracciare la preda e infastidirla in modo tale che rallentasse o si fermasse, permettendo agli uomini di raggiungerli in quanto dotati di racchette da neve.

I Cani da Orso Tahltan venivano utilizzati per cacciare qualsiasi animale, inclusi i castori, ma è evidente che nel caso di grandi e pericolose specie come l’orso o l’alce ne venissero utilizzati contemporaneamente diversi esemplari. Con ogni probabilità i cani grazie al loro fiuto venivano impiegati in inverno anche per rintracciare i covi in cui gli orsi si rifugiavano, in quanto questi animali a quelle latitudini vanno in letargo e non si muovono per mesi. E’ solo occasionalmente, se le temperature calano sufficientemente, che alcuni di questi plantigradi possono uscire dalle tane per brevi escursioni.

Naturalmente, non bisogna ritenere che questi fossero gli unici cani da orso allevati dai nativi americani, poiché ce n’erano di vari tipi e grandezze. Gli orsi venivano, e vengono, cacciati con i cani perché grazie al fiuto li rintracciano e poi li infastidiscono, rallentandoli. L’orso fa fronte ai cani, spesso ignorando gli stessi cacciatori, in quanto li ritiene strani lupi, ossia dei pericolosi avversari. Di norma i branchi di lupi evitano gli orsi, e specialmente gli aggressivi orsi bruni come i grizzly, ma nel caso degli orsi neri in alcune località occasionalmente li cacciano e uccidono, quantomeno i giovani e le piccole femmine. Per gli orsi è quindi istintivo il fermarsi a fronteggiare i cani, ritenuti lupi. Questo permetteva agli uomini di avvicinarsi per colpirli con frecce e lance e oggi, con molto meno rischio, con i fucili.

Questi cani canadesi avevano una fisionomia simile fra loro, ma non bisogna ritenere che fossero tutti identici in quanto i cani dei nativi americani si accoppiavano liberamente. Non esisteva la razza e ovviamente chi li impiegava non badava all’aspetto ma all’efficacia. E’ chiaro però che i requisiti fondamentali – piccole dimensioni, resistenza anche al freddo, coraggio e istinto venatorio – portassero sempre a una selezione sul campo verso il tipo ottimale. Tuttavia, con la decadenza del modo di vita originario dei nativi americani a causa della colonizzazione, questi cani (come la stessa tribù tahltan) si ridussero molto e si incrociarono con cani giunti al seguito della civilizzazione. Pare che il Tahltan fosse frequentemente nero con macchie bianche, con la corta e folta coda portata sempre eretta.

John Blakiston Gray, sergente della Provincial Police a Telegraph Creek con due giovani esemplari di Tahltan Bear Dogs (collezione W.S. Parsons)

Il primo europeo che li descrisse fu l’ambientalista John Muir, che nel 1880 ne portò con sè uno in un viaggio nella zona di Fort Wrangel, seguito dall’etnografo James Teit, il quale nel 1915 stante il loro ormai ridotto numero ne predisse la scomparsa entro il 1930. A suo parere nella zona di Telegraph Creek ne esistevano sì e no ancora due o tre, ma si sbagliava. Difatti, grazie agli sforzi di due agenti di polizia della Columbia Britannica, TWS Parsons e Constable JB Gray, nel 1939 il Canadian Kennel Club riconobbe la razza, seguito alcuni anni dopo dall’American Kennel Club. Ma il loro numero continuava a calare. Ne furono portati alcuni esemplari altrove, forse persino in California, ma pare che i Tahltan non potessero sopravvivere al di fuori del loro ambiente naturale. Ultime roccaforti dei Tahltan furono il villaggio di Atlin, in Columbia Britannica, e Carcross, nello Yukon. Si arrivò al punto che, dopo ben 26 anni durante i quali non ci furono più registrazioni, la razza fu dichiarata estinta nel 1974. Oggi alcuni allevatori di Whitehorse e Carcross, nello Yukon, propongono cani simili definendoli Cani da Orso Tahltan, ma si tratterebbe di un tentativo di selezione moderna.