La vicenda dell’orsa Kj2, recentemente abbattuta, ha suscitato un incredibile dibattito fra coloro che volevano che non le accadesse nulla lasciandola dov’era e altri che ne chiedevano la cattura oppure l’abbattimento essendo concretamente pericolosa. Fra i primi hanno spiccato, e nel modo peggiore, gli animalisti più estremisti, non pochi dei quali hanno addirittura augurato la morte alle persone aggredite dall’animale. Purtroppo, e non solo in questo caso, possiamo dire che spesso è fin troppo labile il confine fra forte passione e follia, fra amore e odio, fra accesa partecipazione ed estremismo, fra determinazione e cinismo. Fra l’altro una parte della fazione a favore dell’orso ha veicolato, e persino artatamente  inventato di sana pianta, particolari aventi solo il fine di travisare i fatti e portare a sé l’opinione pubblica.

Di attacchi o falsi attacchi da parte di orsi in Trentino Alto Adige ce ne sono stati un certo numero, non tutti diventati famosi come invece, per esempio, quelli di Daniza, l’orsa con cuccioli al seguito che il 15 agosto 2014 aggredì un cercatore di funghi sulle montagne di Pinzolo (in quel momento pioveva forte e conseguentemente l’animale forse non aveva udito l’avvicinarsi dell’uomo). Daniza, orsa di 19 anni e di soli 90 kg, era da anni “attenzionata” dagli addetti ai lavori per via delle predazioni sul bestiame e veniva già indicata come problematica o potenzialmente problematica. Per questo motivo dopo il suo attacco all’uomo del 15 agosto era partita la caccia all’animale e ai suoi cuccioli ma col solo intento di catturarli. Successivamente un boscaiolo aveva segnalato che l’animale, sempre Daniza, era entrato in un ovile e aveva ucciso delle pecore. Si sarebbe pure alzata sulle zampe posteriori (Il Fatto Quotidiano dell’11 settembre 2014 scrisse che si era alzato sulle…zampe anteriori, insomma a mo’ di giocoliere!)  con l’intento di osservare meglio e valutare le intenzioni dell’uomo, che però era saggiamente fuggito. Durante un tentativo di cattura – previsto a livello scientifico da un apposito protocollo di gestione a livello internazionale – l’orsa era morta a causa del narcotico iniettatole. I cuccioli riuscirono a sopravvivere in natura.

Un’orsa con due giovani (foto Aurelio Pase)

La prima aggressione di Daniza era stata preceduta da quello di un’orsa – non individuata – il 25 maggio sempre del 2014 in Val di Sole, quando poco sopra l’abitato di Carciato (frazione di Dimaro Folgarida) Sisinio Zanella era andato a controllare una sua catasta di legno, intorno alle 8 di mattina. L’uomo, che aveva con sé un bastone da passeggio, aveva visto improvvisamente un cucciolo d’orso e prima ancora di potere arretrare era giunta di corsa la madre. L’uomo si era difeso a bastonate ma era caduto, fortunatamente qualche bastonata sul muso dell’animale l’aveva fatta desistere. Lo stesso Zanella ammise che l’orsa non aveva fatto altro che proteggere il cucciolo e che non aveva continuato l’attacco, però di sicuro la paura era stata molta. Forse l’aggressione era stata attivata dalla presenza del cane dell’uomo, cosa possibilissima. Insomma, analizzando il tutto questa persona avrebbe fatto due errori fondamentali e cioè farsi accompagnare da un cane e difendersi attivamente dall’orso, come spiega questo filmato che però lascia il tempo che trova poiché l’attacco era stato imprevisto e veloce, a poca distanza dalle case e quindi non nel bosco e infine che il difendersi da un pericolo è cosa istintiva per tutti, animali e uomini. https://www.youtube.com/watch?v=YNlb_WYa-Fk

Cominciamo a esaminare il fattore cani. Nei parchi statunitensi, giusto per fare un esempio, i cani possono essere condotti dalla gente ma solo con un guinzaglio lungo non più di due metri e sulle stradine prestabilite, a eccezione di alcuni punti in cui è del tutto vietato averli al seguito.  In alcuni casi possono essere liberi ma tenuti sotto controllo. Di norma le autorità non scherzano affatto ed è meglio attenersi alle norme. Da noi è la stessa cosa, ma c’è una differenza ossia che da noi non si spara. Negli Stati Uniti se un allevatore si trova in presenza di un predatore aggressivo prende il fucile e gli spara, sapendo bene che il suo operato (se la specie è protetta o non è periodo di caccia) sarà soggetto a un’attenta investigazione, ma che se si appurerà che ha agito legittimamente non avrà alcuna conseguenza legale. In Italia, e nella fattispecie in Trentino Alto Adige, anche se la legittima difesa è contemplata dalla legge potete stare sicuri che lo sventurato che fosse costretto a un simile atto avrebbe comunque un sacco di problemi, senza contare l’orda di animalisti fondamentalisti – e ce ne sono – che lo metterebbe virtualmente alla gogna augurandogli la morte a lui e famiglia fino alla settima generazione in quanto – secondo loro – quella tale specie animale è lì da prima di noi umani e pertanto ha tutto il diritto di eliminare il fastidioso e invasivo essere umano. Anzi, questi animalisti fondamentalisti sperano addirittura nella scomparsa di noi umani, come se loro appartenessero a un’altra specie. Per fortuna c’è stato anche chi, con la consueta arguzia e a prescindere dalle posizioni, ha detto la sua sulla vicenda, come il sito satirico Lercio.

Sarà interessante sapere che anche  la Provincia autonoma di Trento vieta di lasciare vagare i cani, che devono essere tenuti al guinzaglio oppure liberi ma sempre sotto controllo del padrone. Per capirci, chi sta col cane libero nei pressi delle case anche isolate oppure i pastori che certo i cani devono averli ben liberi, possono farlo. Basta che siano sotto controllo. Concetti che, in base al buon senso, sono ben conosciuti e valutati dalle guardie forestali trentine. Tuttavia ogni anno non sono poche le sanzioni elevate per chi eccede e non rispetta le norme. Bisogna considerare che nel territorio del Parco naturale Adamello Brenta ci sono 39 comuni, e ognuno con diverse frazioni più le case e le stalle sparse e non è concepibile che un residente per andare dalla casa alla legnaia accompagnato dal cane lo metta al guinzaglio… Se si va nel bosco o comunque in aree selvagge, il cane invece dev’essere tenuto al guinzaglio prima di tutto per la sua salvaguardia, perché i lupi (ci sono pure loro) non raramente li considerano prede e lo stesso può fare, con cani medio-piccoli, la lince. Ma nessun lupo o lince inseguiranno un cane impaurito che andrà a rifugiarsi dal padrone. Un orso può farlo, anche perché di norma sono i cani ad avvicinarsi, magari provocandoli, ai plantigradi, per poi spaventarsi e correre in cerca di soccorso dal padrone. Con l’orso dietro. Tuttavia non bisogna pensare che gli orsi non siano tolleranti se il caso, come si vede in questo filmato estero in cui però appare chiaro che cane e orso si conoscono. https://www.youtube.com/watch?v=wRdft01Gv6s

Quanto possa pesare il fattore cane nei confronti dell’orso lo si può ipotizzare da quello che si verificò il 14 ottobre 2008 in località Baselga del Bondone quando il proprietario di un campo di mais vi si era recato per verificare i danni fatti da un orso. L’animale però, con i suoi cuccioli, era ancora nelle vicinanze e  rapidamente si avvicinò per ben due volte in quella che era una situazione di rischio poiché erano sommate la difesa del cibo e dei cuccioli. Il plantigrado emise dei rugli al fine di allontanare l’uomo, cosa che avvenne, ma non attaccò. Bene, l’orsa era sempre Kj2, ma non c’era nessun cane e non avvenne alcun attacco.

I cani addestrati, normalmente di razza Laika o Cane da orso della Carelia, utilizzati per i monitoraggi degli orsi, sanno come comportarsi, sono agili e prudenti e agiscono almeno in coppia, per cui se l’orso ne insegue uno, l’altro lo morde da dietro distraendolo e rallentandone l’impeto. Un cane normale, o anche due, non avendone la capacità istintiva né l’esperienza, invece non fanno altro che fuggire senza strategia alcuna. Il Servizio Foreste e Fauna della Provincia autonoma di Trento ha realizzato una brochure, liberamente scaricabile dal suo sito, su come comportarsi in caso d’incontro ravvicinato con l’orso. Questa brochure è basata sulle linee guida della Safety in Bear Country Society, validata da 38 dei maggiori esperti dell’argomento presso l’IBA (International Association for Bear Research and Management). Il testo è stato approvato anche dallo Human-Bear Conflicts Expert Team del Bear Specialist Group dell’IUCN/SSC. Gli orsi bruni europei temono gli uomini e tendono a evitarli, tuttavia sono animali selvatici che possono manifestare comportamenti aggressivi per difendersi, proteggere la prole, se colti di sorpresa o infastiditi.

Ecco i consigli su come comportarsi in questi casi. Innanzitutto bisogna cercare di evitare incontri a distanza ravvicinata e quindi è bene fare sentire la nostra presenza  quando ci troviamo in un bosco frequentato dagli orsi, per esempio usando la voce o battendo le mani. Bisogna però chiarire che ogni animale, orso incluso, ragiona con la sua testa e che non è detto che farà sempre quello che si suppone. Per esempio, il 20 aprile 2014 nella zona del Monte Iron, comune di Ragoli, un motociclista che procedeva su una pista di esbosco notò da breve distanza un orso che stava arrampicandosi su un albero. Subito l’uomo cambiò direzione ma fu inseguito dall’animale per circa 200 metri. Certamente l’orso aveva udito il rumore provocato dalla motocicletta da trial e quindi non si può dire che fosse stato preso alla sprovvista. Tuttavia spesso gli animali non badano ai mezzi a motore e probabilmente neppure notano la presenza del conducente. Ma se il mezzo si ferma, come appunto accaduto, possono a quel punto notare la persona e, vista la breve distanza, reagire e fare un attacco intimidatorio. Sul posto, al fine di capire di quale orso si trattasse, era poi intervenuto il personale della squadra di emergenza con i cani da orso, ma vanamente.

Se invece si va a piedi e l’orso non ci ha notati, ovviamente bisogna andarsene silenziosamente subito. Naturalmente non è così scontato, perché l’animale potrebbe invece essere nella vegetazione, ignaro ma vicino. E bisogna anche avere il cosiddetto “sale in zucca” e agire con prudenza ogni volta, perché il comportamento di un orso può variare a seconda dei periodi, pur rimanendo normale per la specie. Cosa che per esempio non fece – il 17 giugno 2014 in località Priori nel comune di Cavedago – un podista che percorrendo una strada forestale scorse a una distanza di circa 60 metri un orso. Non nuovo a questo tipo di incontri, con buona dose d’incoscienza, continuò la corsa convinto che l’animale sarebbe fuggito ma dopo pochi metri apparve un secondo orso che lo minacciò rugliando e sferrando zampate a terra. Era il periodo degli amori e quel maschio quindi proteggeva la femmina. Se fosse accaduta una disgrazia sarebbe stata colpa del podista e della sua superficialità, anche perché in uno scontro con l’orso abbiamo sempre noi la peggio.

Di norma se l’orso nota la nostra presenza e si alza sulle zampe posteriori per identificarci, bisogna fermarsi e retrocedere lentamente senza gesti inconsulti o urla. Bisogna dire che già questo comportamento non è da tutti, in quanto è istintivo spaventarsi e fuggire. Ancora più difficile è – come spiega sempre la brochure – rimanere fermi, parlare con calma e cercare di fare capire all’orso che non siamo un pericolo se questo si avvicina o si mette a correre verso di noi. Di certo è la cosa più giusta da farsi, ma bisogna riuscirci, anche perché l’orso raggiunge i 50 km/h e quindi percorre 13 metri al secondo, neppure il velocista campione del mondo Usain Bolt potrebbe fuggire. In quegli istanti un uomo non ha letteralmente il tempo né la prontezza di riflessi per valutare il da farsi e attuarlo. Di norma l’orso vuole solo spaventarci e non attaccare veramente. Noi non gli interessiamo, siamo solo degli intrusi.

Ma avere con sé un cane può peggiorare le cose, perché il suo comportamento (paura, aggressività) può provocare l’orso. Intorno alle 17 del 10 giugno 2015 Wladimir Molinari, 45 anni di Cadine, stava facendo jogging su una strada forestale in località Pozza degli Spini, a circa tre chilometri dall’abitato. Aveva con sé il cane Buck, tenuto al guinzaglio. All’improvviso dalla destra della strada spunta un orso, lo raggiunge buttandolo a terra e lo ferisce a morsi e zampate colpendo alla testa (gli stacca pure due denti), alle braccia e al tronco. L’uomo, forte e robusto, cerca di lottare, colpisce vanamente con i pugni il muso dell’animale, infine si svincola e fugge. L’orso – che poi grazie all’analisi del DNA si scoprirà essere la femmina Kj2 – fortunatamente cessa l’attacco. Molinari seppure ferito fugge sulla strada e dieci minuti dopo è soccorso da un ciclista, Fulvio Paissan di Terlago, e neppure lui ha un telefono cellulare. I due percorrono circa tre chilometri a piedi fino a Cadine, dove Molinari viene raggiunto da un’autoambulanza e poi prelevato dall’elisoccorso. Da allora, oltre allo choc subito, ha perso parzialmente l’uso del braccio e non può continuare a fare il suo lavoro e cioè l’imbianchino. Tanto che è stato licenziato.

Secondo le raccomandazioni della brochure succitata, se avviene un attacco con contatto fisico bisogna stendersi al suolo a faccia in giù, con le dita delle mani intrecciate dietro il collo e le braccia a proteggere il capo, restando assolutamente immobili finché l’orso interrompe l’azione e si allontana. Insomma, la persona dovrebbe rimanere stoicamente fermo, sopportare morsi e zampate (come infatti avvenne) e sperare che l’orso la smetta presto. Ottimi consigli, che però  cozzano contro la difesa istintiva che ogni essere tenta quando è in pericolo.

Appena la notizia si propagò ecco gli animalisti che, facendo di supposizione certezza, accusarono l’uomo di essere andato apposta a disturbare l’orsa, cosa non vera; di averla provocata facendo il Rambo, assurdità (l’orso pesava quasi 140 kg); che il cane dell’uomo era libero ed era andato a provocare l’orsa, menzogna in quanto il cane fu poi trovato mentre vagava trascinando il guinzaglio ancora attaccato al collare; che l’uomo avrebbe dovuto fare rumore per farsi udire dall’orso (notoriamente dotato di grande udito), quando un uomo che corre di rumore ne fa più che a sufficienza; che l’orsa se avesse voluto lo avrebbe facilmente ucciso (vero) e che comunque non gli aveva fatto quasi nulla, solo “qualche buffetto” con i suoi artigli lunghi 10 cm e più (che tanto era capitato al povero Molinari, mica a loro…); e infine asserendo che quello è territorio dell’orso e quindi la gente non deve andare in giro, fosse anche (come in questo caso) su una stradina a tre chilometri dalle case, follia pura. Il tutto condito da caterve di spregevoli messaggi su Facebook auguranti all’uomo la morte o almeno la menomazione fisica permanente. Ecco, a questo punto incredibilmente si è arrivati.

Kj2 fu allora catturata, narcotizzata, dotata di un radiocollare e liberata in attesa dell’esame genetico comprovante che fosse proprio lei la responsabile dell’attacco a Molinari. Ma nella primavera 2016  si era sbarazzata del dispositivo facendo perdere le sue tracce e il 12 luglio si rese protagonista (le analisi genetiche lo confermarono) di un finto attacco. L’orsa era accompagnata da due-tre cuccioloni nati nel 2015. Questi cuccioli però furono uccisi da un orso maschio, che è un comportamento tipico in alcune specie di animali (per esempio il leone) e conseguentemente Kj2 si suppone si sia accoppiata nel 2016 durante il periodo degli amori, che cade tra maggio e giugno, cosa che non avrebbe fatto se avesse avuto ancora i cuccioli. Difatti gli orsi si riproducono solitamente a intervalli di 2-3 anni in quanto i giovani vengono allattati saltuariamente fino a circa due  anni di età.

Quindi Kj2, dopo 7-8 mesi di gestazione, avrebbe potuto partorire i cuccioli in inverno e averli quando la stessa orsa il 22 giugno 2017 attaccò ancora, ferendo gravemente a braccia e gambe Angelo Metlicovec, pensionato di 69 anni, tra i boschi di Terlago, mentre passeggiava con il suo cane al guinzaglio. L’uomo, che camminava su una strada sterrata e non su un sentiero nel bosco, fu attaccato alle spalle e azzannato ferocemente e non andò peggio solo perché la sua cagna Kira intervenne distraendo l’animale e dando il tempo a Metlicovec di gettarsi nel vicino dirupo. C’è da sottolineare che magari l’orsa in ambedue i casi fu attratta dal cane, però non attaccò quest’ultimo  ma direttamente le vittime. Dobbiamo precisare che è evidente che Kj2 non volesse uccidere in entrambi i casi, e che se l’avesse voluto sarebbe stata questione di secondi. Ma certo agì da orso e quegli uomini avrebbero potuto morire ugualmente.

La brochure citata prima consiglia in tal caso di non fuggire, non gridare e neppure tentare di colpire l’orso per difendersi, ma non si capisce come possa comportarsi così una persona che voltandosi si trovi un orso in corsa a 3-4 metri di distanza. In pratica, dovrebbe valutare e agire in 1/4 di secondo! Neanche pensare di prendere dallo zaino lo spray al peperoncino (che se anche usato probabilmente sarebbe stato inutile e forse avrebbe peggiorato la situazione) e quindi l’uomo istintivamente alzò il bastone da passeggio a difesa. Questo fatto del tutto ovvio portò all’assurda tesi di parte degli animalisti – e di coloro che gli credono – secondo cui era stato l’uomo di propria iniziativa ad aggredire l’orso di 140 kg, e non viceversa! Il tutto, come già scritto, condito da minacce, insulti e auguri di morte e menomazioni varie sui social, in particolare Facebook. https://www.youtube.com/watch?v=EPoTR-tpM4Y

Di comportamenti scorretti ve ne sono ovunque, e pure da parte di chi cerca maggiori guadagni dichiarando il falso e ancor peggio rischiando di provocare vittime, come nel caso di un negozio di Rovereto che pubblicizzò la vendita uno “spray anti orso e lupo”. Ma si trattava di un normale spray al peperoncino con una gittata al massimo di 4 metri e comunque non tale da bloccare un orso (però qualsiasi spray di tal genere se non viene indirizzato agli occhi e al naso non serve comunque a nulla) ma semmai di farlo inferocire. Affinché uno spray sia effettivamente anti orso e produca un’efficace azione dissuasiva servono contenuti adeguati, volume adeguato (225 ml), una gittata fino a 8-10 metri e infine una durata dello spruzzo di almeno 6 secondi; ciò è stato testato più volte, negli anni, in Nord America. Ma questo “bear spray” è incredibilmente vietato in Italia, anche se la Provincia autonoma di Trento si è fatta parte attiva affinché possa esserne legalizzata la vendita e l’uso. https://www.youtube.com/watch?v=Qm4k6GP4loM

Dopo l’aggressione del 22 luglio Kj2 era stata catturata agli inizi di agosto, dotandola di  un radiocollare, e liberata. Intanto le erano stati fatti dei prelievi di pelo e sangue per capire se veramente fosse lei la colpevole e, una volta appurata la cosa, si è proceduto alla cattura come previsto dal protocollo scientifico internazionale ma l’orsa era morta sabato 12 agosto per un incidente, o almeno così ha riferito la Provincia. Com’era avvenuto per Daniza e bisogna dire quindi che uno strano destino si avvera quando si tratta di orsi che abbiano attaccato l’uomo. Due casi su due. Subito si è verificato un putiferio mediatico, con denunce che vedremo che fine faranno.

A nostro parere la Provincia autonoma di Trento ha agito bene, nel senso che un orso come Kj2 non poteva più essere lasciato in libertà perché pericoloso e nell’interesse della superiore pubblica sicurezza. Meglio catturarla e detenerla a vita in un’apposita area recintata, certo, ma se non possibile era giusto l’abbattimento. Spostarla altrove? E perché mai una volta trasferita non avrebbe potuto attaccare ancora? Nessuno doveva più andare in quella zona dove viveva? Ma gli orsi si spostano di decine di chilometri. Inoltre, la popolazione del luogo non avrebbe più potuto fare passeggiate, andare a funghi e altro? Sarebbe stata una violenza verso la popolazione, e del resto non sarebbe stata concretamente attuabile. La campagna contro l’abbattimento dell’orsa si è avvalsa anche del fattore cuccioli, e tutti erano preoccupati della loro sorte. Ma di quali cuccioli? Non li aveva visti l’ultima persona aggredita e ferita, non li hanno rintracciato i forestali, non erano con l’orsa durante la cattura e, purtroppo, la morte di Kj2. Semplicemente non c’erano e non ne aveva. Invenzione pura.

L’orsa Kj2 dopo l’abbattimento (Fotografia Ansa).

 Poteva essere abbattuta Kj2? Riportiamo testualmente la normativa: un orso problematico può essere sottoposto ad azioni di controllo (per i casi più gravi è contemplata la cattura o l’abbattimento), in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa europea (Direttiva 92/43/CEE – Direttiva Habitat) e nazionale (D.P.R. 357/97, art. 11 comma 1; L. 157/92, art. 19 comma 2; L. 394/91, art. 11 comma 4 e art. 22 comma 6). In pratica, al fine di contenere i conflitti con le attività antropiche nonché per motivi di sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, esiste la possibilità di deroga ai divieti di cattura o abbattimento previa autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), sentito l’ISPRA, a condizione che non esistano altre soluzioni praticabili e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni delle specie oggetto di tutela (D.P.R. 357/97, art. 11.1). Tuttavia, nel caso in cui siano a rischio l’incolumità e la sicurezza pubblica, la cattura o l’abbattimento possono essere disposti anche con ordinanza contingibile e urgente del presidente della Provincia, ai sensi degli articoli n. 52.2 del DPR 31/8/1972, n. 670 e n. 18.2 della L.R. 4/1/1993 n. 1, come espressamente previsto anche dal PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi Centro-Orientali)

Una cosa da considerare, però molti non lo fanno, è che un orso problematico che abbia attaccato delle persone può indurre – anzi induce – alcune persone ad atti di bracconaggio che vanno a colpire tutta la popolazione animale di quella zona, inclusi gli esemplari (praticamente tutti gli altri 50-60) che si sono rivelati elusivi e innocui. Sarebbe ingenuo pensare che tutte le persone della zona non reagiscano, pur illegalmente, a una situazione di potenziale rischio quotidiano. E difatti nel 2013 era stato abbattuto da un bracconiere l’orso M2 in Val di Rabbi, ma con una fucilata (nel 2012 non si era verificata nessuna uccisione da bracconaggio) e che si ipotizza attivata a causa delle predazioni di bestiame. Ma dopo l’attacco di Daniza del 2014 furono trovati, il 28 marzo 2015 nei boschi di Campodenno/Lover in Val di Non, i resti di M6, maschio di 8 anni morto per avvelenamento e questo fattore allarma poiché il veleno uccide tutto, specie se si tratta di stricnina, e inoltre non tutti i cadaveri vengono ritrovati. Tuttavia sarà bene chiarire che, in situazioni normali, il peggiore pericolo per un orso non è l’uomo ma un altro orso. Per esempio, in Val di Tovel e sempre nel maggio 2015 furono ritrovati i cadaveri della femmina di 10 anni BJ1 e dei suoi cuccioli F22 e M33, tutti e tre uccisi e parzialmente mangiati da un orso maschio. Proprio i maschi sono il motivo per cui le femmine con piccoli preferiscono le zone aperte alpine in cui si può individuare da lontano un potenziale pericolo. Questo fra l’altro fa sì che per l’uomo sia difficile incontrare nei boschi femmine con piccoli, ossia la situazione più pericolosa. Nel 2016 gli orsi avvelenati, quelli rinvenuti, furono il doppio e cioè due, il maschio di quasi cinque anni M21 e la femmina di quasi otto F5. Entrambi furono trovati nei pressi di Lover (TN). Sarebbe sbagliato ritenere che se Kj2 non fosse stata abbattuta e quindi rappresentasse ancora un rischio, gli avvelenamenti sarebbero aumentati?

Gli orsi nelle intenzioni del progetto Life Ursus dal luogo di liberazione – non di reintroduzione come si dice, perché lì in effetti non sono mai scomparsi – avrebbero dovuto irradiarsi nel resto della zona alpina, cosa che finora hanno fatto (a quanto ne sappiamo, perché data la loro natura non li vediamo tutti, non sappiamo quanti siano realmente e quali siano già in altre zone) in pochissimi casi. Del resto anche in altri stati le femmine sono relativamente stanziali, fino a una certa densità.  In Italia settentrionale, considerando anche gli spostamenti più lunghi effettuati dai giovani maschi, in base ai dati acquisiti la popolazione di orso delle Alpi centrali si è distribuita nel 2016 su un’area teorica di 20.830 km2 (ma vaste aree di questi non sono idonee o non realmente utilizzate), e all’interno di questo il territorio stabilmente occupato dalle femmine è di soli 1.090 km2 e situato interamente all’interno del territorio provinciale (Trentino occidentale). La densità nell’area occupata dalle femmine è pari a 3,2 orsi/100 km2 (34 esemplari, esclusi i cuccioli dell’anno).

Per i trentini che vivono in quelle zone certamente le abitudini di vita sono cambiate e dovranno cambiare ancora, basti pensare a chi va a caccia o in cerca di funghi. Vale anche per i turisti, perché l’orso merita rispetto e anche, è il caso di dirlo, pazienza. Ma gli enti preposti dovranno fare ancor più di quello fatto – comunque bene – fino a oggi. Considerando che ormai anche i lupi sono tornati in Trentino Alto Adige, seppure autonomamente, e faranno sentire il loro fascino ma anche l’antico timore tuttora percepito in parte della popolazione, nonché la loro attività predatoria sul bestiame. A coloro che a causa della morte di Daniza e Kj2 propongono assurdamente con astio e persino odio di boicottare questa bellissima regione, basterà ricordare che fortunatamente la gente pensa con la propria testa e difatti il numero di turisti dal 2014  non è in calo ma addirittura in forte aumento.

Del resto il Trentino Alto Adige non solo ha, fra l’altro, tutti gli ungulati selvatici ma pure l’orso, l’aquila, il lupo, la lince e persino lo sciacallo dorato e il cane viverrino, questi ultimi due arrivati autonomamente con le proprie zampe. Poche regioni italiane possono vantare una tale presenza faunistica.

Trentino Alto Adige.