Che si tratti di cucinare i cani, modificarli, venderli o spacciarli per quello che non sono, i cinesi – o meglio una parte – sono maestri in materia. Per esempio, chi mai fra noi occidentali avrebbe minimamente pensato alla creazione di un ferocissimo cane da manica? In pratica, i cortigiani imperiali tenevano dei cani pechinesi – piccoli e terribili, evidentemente – dentro le larghe maniche degli abiti e se qualcuno li attaccava, li facevano balzare fuori come saette digrignanti! Non solo, ne avevano, di pechinesi tipo arma tascabile, di diverso colore, in modo da abbinarli agli abiti. Attenzione, non ce lo stiamo inventando. Ecco qui il testo: “Though the Pekingese was developed as a companion dog, it was originally bred in China specifically as an ornamental accessory for Emperors and courtiers in the Forbidden City of Imperial China as well as a personal guard dog. The smaller ones, that is. The smallest ferocious ones, called “Sleeves,” were carried in the large sleeves of garments and served as the ancient Chinese version of mace to defend and scare off anyone threatening the courtiers. The ancient Chinese standard refers to Pekingese having specific colors to match certain wardrobes. This suggests that Pekingese were literally an extravagant fashion accessory in a society and culture known for exotic excesses and lavishness. The Pekingese remains excessively exotic and lavish today”.

Sapete dov’è scritto? Nel sito del The Pekingese Club of America, che tutela appunto il Pechinese e che nella home page sottolinea pure che è membro dell’American Kennel Club fin dal 1909. Che possiamo dire? E questi signori, che credono a tali fole, sarebbero la fonte autorevole di dati e informazioni sulla razza…

Questi però nella manica non ci stavano…

Ma non basta. Saprete che il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) allo stato selvatico vive esclusivamente in Cina e ne rimarrebbero un paio di migliaia e altri 400 circa negli zoo del pianeta. Ritenuto dalla stessa popolazione un essere superiore, è senza dubbio bello, cosa che però non ha evitato che finisse mangiato dai bracconieri, che ne vendevano anche la preziosissima pelliccia. Oggi è protetto a tal punto che il codice penale cinese per i bracconieri e i contrabbandieri di pellicce di questi animali prevede una condanna che va da un minimo di 10 anni di carcere fino alla pena capitale, oltre alla confisca di tutti i beni. Il panda gigante è bello sicuramente, ma sotto quella sua magnifica pelliccia bianca e nera si cela comunque un orso, che può arrivare a 160 kg e che ha un carattere, appunto, da orso. Insomma, non è un peluche. Ma quanto sarebbe bello averne uno…

Femmina di panda gigante con cucciolo.

Niente paura, ci pensano i cinesi. Partiamo dall’inizio. Dovete sapere che la razza canina del Chow Chow (Chao in cinese, e si pronuncia “Ciao”) un tempo era ben diversa da quella di oggi in quanto era un cane da caccia, da pastore e da guardia e con un carattere non poco mordace. Insomma, era del tutto funzionale. Ne esistevano a pelo corto e pelo lungo.

Chow Chow a pelo corto e lungo, 1897.

Quando il cane cominciò a essere conosciuto ed esportato in Occidente, cominciarono i guai, a partire dai primi decenni del XX secolo. Gli allevatori, scrutando bene il nuovo arrivato, cominciarono a pensare che era bello di sicuro ma che forse con un’aggiustatina qui, una modifica là e un ritocco lì, sarebbe stato meglio. Insomma, il solito mondo dello show si diede da fare e, con l’ovvio supporto degli enti cinofili – vale pure per l’Italia –, si arrivò a quello di oggi. Se i Chow Chow di oggi potessero guardarsi allo specchio (gli occhi ormai sono quasi coperti) non crediamo ne sarebbero contenti.

Il Chow Chow oggi.

Bene, ora che sembra quasi un orsetto (e qualcuno arriva a dire che è frutto di un antico incrocio fra cane e orso, assurdità estrema!) si potrebbe fare ancora qualcosa. Perché non presentarlo come una sorta di panda gigante facendo contenti certi tipi di persone che pagherebbero e pure tanto? Il problema però è il colore, come fare? Tranquilli, quattro mani di vernice ed è pronto in un paio d’ore, che siano adulti o cuccioli di pochi mesi. Certo, il colore rimane solo per circa sei settimane, ma basta riportarlo al negozio e si rifà tutto, no problem. La povera Hsin Ch’en, proprietaria di un negozio di animali nella città di Chengdu, provincia di Sichuan (che è proprio l’area in cui vivono selvatici i veri panda giganti), dice che deve fare i salti mortali per soddisfare l’enorme domanda. E il risultato eccolo. https://www.youtube.com/watch?v=N2CMMTEvj2k

Gli zoo riescono solo raramente a ottenere dalla Cina dei panda giganti e se accade devono versare a quello stato un milione di dollari l’anno a esemplare, che verrebbe utilizzato per la tutela di questi ursidi allo stato selvatico. Ma nel dicembre 2014 la gente credette che l’Orfei Circus attendato a Brescia ne avesse ben due, che metteva in posa per le fotografie con il pubblico. Peccato però che il controllo degli agenti del Corpo forestale dello stato appurò trattarsi solo di due cuccioli di Chow Chow di provenienza ungherese e con il pelo tinto di bianco e nero. Risultato, denuncia per  maltrattamento di animali e truffa ai danni degli spettatori. Riteniamo che solo tali rischi giudiziari frenino coloro che vorrebbero tali cani posticci pure da noi, perché di desiderosi italici supponiamo non ne manchino. Come in Cina. https://www.youtube.com/watch?v=_IfQ8Zj146Q