A l’Aquila ci sono i lupi. Non è un modo di dire, si trovano proprio nel territorio della città capoluogo regionale poiché Bagno – che tratteremo qui – fu comune autonomo fino al 1927 ma poi divenne una frazione del Comune dell’Aquila, dal cui centro storico dista solo 7 km. Piero Tomei vive a Bagno, in frazione Bagno Grande, e vive, insieme ai suoi cani e pecore, una sorta di “pace armata” con i lupi. Eppure non nutre disprezzo od odio per questi predatori, perché ognuno fa il suo lavoro e tira a campare. Tutto qui. Naturalmente ciò non significa che non ci siano scontri e vittime, perché questa è la vita, ed è così da migliaia di anni.

Piero ha 26 anni e non è “figlio d’arte”, non è figlio di pastori, perché suo padre faceva la guardia giurata al consorzio di bonifica di Pratola Peligna e la madre l’operaia. Ma fin da bambino Piero era affascinato dalle pecore tenute in un recinto vicino all’asilo e andava a guardarle ogni volta che poteva. Poi, quando ebbe 8 anni, i genitori vollero accontentarlo cedendo a questa sua passione e così suo zio lo portò da un pastore della zona di Campo Felice, che è un altopiano carsico tra i territori dei comuni di Lucoli e Rocca di Cambio, nella catena del Velino-Sirente e in parte all’interno del Parco regionale naturale del Sirente-Velino. “Ho iniziato facendo il servo pastore, che svolge molte incombenze nella gestione del gregge. Le pecore erano tante, ben 3500, protette da 17-18 cani Pastore Abruzzese e accompagnate da 5 toccatori, ossia lupetti a pelo liscio o ruvido detti della varietà bassa. Ricordo due Abruzzesi, Serpente e Ugo, erano super cani, grandi, pesanti, dalla testa grossa, cattivi con i lupi. Allora c’erano tanti cani buoni, efficienti e coraggiosi”.

Quella vita gli piaceva a tal punto che Piero si mise in proprio nel 2014 e oggi ha una cinquantina di pecore che porta al pascolo nei ventidue ettari che ha in concessione. Non è agevole la vita lassù, a 1300 metri d’altezza, col caldo e il freddo e la grandine e la pioggia, che ombrello e impermeabile non riescono a bloccare quando tira vento. Ma sono i fulmini a fare paura, peggio della minaccia dei lupi al bestiame. “A volte, quando il tempo è proprio brutto mi riparo sotto qualche albero, anche se so che non bisogna farlo” – racconta Piero – “In questa zona il terreno è inframmezzato da grossi sassi e macigni bianchi, che sembra li attirino i fulmini. Una volta uno ha colpito un sasso proprio davanti a me, ad un’ottantina di metri, e ha provocato un buco nel terreno”.

Fulmini in montagna.

Stando al pascolo si ha tempo di osservare la natura, che lassù è grandiosa e ti fa sentire piccolo piccolo. Per fortuna oggi c’è il cellulare per rompere la solitudine e chiacchierare con gli amici, con Internet e pure Facebook. E per sentire la fidanzata Maddalena, che sta nelle Marche e studia all’università. Si vedono un paio di volte al mese e pensano al domani e a una futura vita certo non agevole. Ma Maddalena sa cosa significa, perché è figlia di pastori. “Ora ho una cinquantina di pecore, ma quando ne avrò 150 potrò guadagnare abbastanza da mettere su famiglia e vivere dignitosamente. Certo, di più sarebbe meglio, potrei badare anche a 1000, e da solo”. Piero si sveglia ogni mattina alle 5, munge a mano le pecore che hanno il latte, di solito la metà del gregge, e ne ricava una decina di litri di latte, che si tramutano in poco più di due chilogrammi di formaggio. Lo vende al mercato senza difficoltà, perché la richiesta è alta. La lana invece non ha più valore, appena 30-35 centesimi al chilo.

Piero Tomei

Piero deve solo, si fa per dire, proteggere il suo capitale e cioè le pecore. Lassù si aggira anche l’orso, ma non si è mai avvicinato al suo bestiame. Però l’ha visto. “Si grattava la schiena contro un pino e pareva molto soddisfatto. Era grande, senza dubbio un maschio, e a quattro zampe era circa 120 centimetri al garrese, forse due quintali. Gira in questa zona e ogni tanto lo si vede, ma non fa danni”.

Orso bruno.

I cani comunque sono sempre vigili. Ma anche quando lo sono, può verificarsi il disastro. I lupi sono in zona, che li si veda o no, e spesso durante la notte lasciano tracce e feci intorno alla stalla, che a dire il vero non è certo una fortezza, essendo stata costruita con legname e rete da recinzione. Si trova dentro il bosco, proprio nella zona di passaggio dei lupi. Si dice che in zona vaghino diversi branchi, uno di 16 esemplari, uno di poco meno, un altro di 9 e infine uno da 7. Ma forse sono tutti di uno stesso branco, che a volte si separano.

Il disastro accadde due anni fa e Piero, che non era lì durante la notte, se ne accorse al mattino. La stalla in linea d’aria si trova a circa 500 metri dalle case della frazione di Bagno Grande, ma per arrivarci a piedi sono circa 3-4 chilometri. I lupi dovevano essere stati parecchi. Il giorno prima l’intero branco aveva attaccato il gregge di un pastore vicino e ucciso 76 pecore su 210. C’erano i cani, due Pastori Abruzzesi adulti e due cuccioloni, ma erano fuggiti. Per quanto riguarda invece Piero, aveva rinchiuso il gregge insieme ai cani abruzzesi, come al solito. Erano Ulisse, un maschio di 4 anni molto grosso, circa 75 kg e alto oltre 70 cm al garrese, e Satana, femmina di tre anni un poco più bassa e pesante circa 55 kg. Insieme a loro due cuccioloni di circa 8 mesi, che furono sbranati dentro il recinto. Ulisse e Satana dovevano avere contrattaccato. Ulisse venne trovato a una settantina di metri dal recinto, sgozzato e sventrato. Era però riuscito a uccidere uno dei lupi, nonostante non portasse il vreccale (un collare metallico irto di lunghe punte che protegge il collo del cane), e a ferirne gravemente un altro staccandogli una zampa. Corre voce che questo lupo menomato sia stato abbattuto a fucilate da qualcuno nei giorni successivi. Anche Satana era stata uccisa e fu ritrovata decapitata e parzialmente divorata. I lupi avevano ucciso anche 40 pecore e ferito altre 10 gravemente, tanto che le si dovette sopprimere.

Lupi appenninici.

Per Piero fu un colpo duro, 50 pecore, del valore ognuna di 120 euro. Le stava ancora pagando, anzi, ne aveva già pagate 20. Il pastore che gliele aveva date ottenne il rimborso per la predazione e gli ridiede le pecore, però solo quelle che aveva pagato. Piero si rimboccò le maniche e ricominciò daccapo. Oggi, come scritto, ha altre 50 pecore, e pure buoni cani: quattro Pastori Abruzzesi (ricordiamo però che il nome ufficiale della razza, finché le cose non cambieranno e se cambieranno, è solo Cane Pastore Maremmano Abruzzese), un cucciolone di 8 mesi incrocio Abruzzese/Cane da montagna dei Pirenei e due lupetti toccatori molto coraggiosi ma pure saggi: quando arriva il lupo gli mordono da dietro le zampe, per fuggire subito dopo, e facendo così lo disorientano, dando il tempo ai meno veloci Abruzzesi di arrivare. Piero sa che i cani, specie da protezione, sono fondamentali se ci sono lupi in zona. Fare senza sarebbe pazzia, e andrebbe contro una saggia e millenaria tradizione provata sul campo. Per mantenerli in forze e salute li alimenta con un pastone di siero di latte e pane duro, corredato quando ci vuole da mangime a crocchette.

Vipera e Jack, i due lupetti toccatori.

In zona qualche pastore aveva cominciato a provare altre razze di cani, come i Pastori del Caucaso. “Sono più grossi e molto aggressivi, anche con le persone sconosciute e questo non va bene” – ci racconta – “perché diventano pericolosi. Non so gli altri di questa razza, io parlo di quelli che ho visto. E poi la maggior parte sta vicino al pastore, invece di stare attorno alle pecore. Inoltre quando vedono un lupo gli corrono dietro per ammazzarlo, allontanandosi dal gregge e a volte facendosi uccidere”. I lupi infatti adottano questa tattica, ben ragionata perché sono animali intelligenti. Uno si fa inseguire dal cane o dai cani – che tanto non lo raggiungerebbero mai – e a quel punto altri lupi, che erano nascosti, si gettano sul gregge ormai privo di protezione. Oppure il lupo inseguito non fa altro che portare il cane in un punto in cui il resto del branco è in agguato. E per il cane è la fine. Capita che anche i Pastori Abruzzesi giovani, inesperti e temerari finiscano così.

I lupi sono affascinanti, animali belli e intelligenti. Ma letali. “Non contro le persone” – spiega Piero – “perché non mi hanno mai neppure minacciato, eppure ci sono stato vicino, intendo ai lupi. Si capisce che non vogliono farlo. Scappano anche davanti a dei buoni cani, se sono in svantaggio numerico. Io per fortuna ho un cane super, Leone”. Questo esemplare, potente ma non enorme quanto si potrebbe pensare poiché pesa circa 55 kg con un’altezza di una settantina di centimetri al garrese, ha avuto molti scontri con i lupi. Ne ha uccisi, in diversi occasioni, quattro nel 2016: due vecchi maschi e due giovani, un maschio e una femmina. Leone non è un cane che va a cercarsi rogne e non si allontana. In tutti i casi citati sono stati i lupi ad attaccare. Due lupi sono invece stati uccisi una volta da Leone aiutato da un altro maschio, Brigante, e un’altra volta da Leone e Caronte insieme. Il tutto davanti al recinto delle pecore e a pochi metri da Piero. “I lupi che ho visto io sono più piccoli di un Pastore Abruzzese e molto più magri, snelli. Alcuni possono essere alti quanto un maschio di Abruzzese, ma sempre meno pesanti, forse 30-35 kg. Si vedono però degli esemplari, credo ibridi perché sono un poco diversi, più grossi di un lupo puro”.

Piero racconta che anche altri pastori della zona hanno ottimi cani, ma che attaccano il lupo, se costretti, solo in gruppo, mordendolo in particolare sulla sommità del collo. Leone invece, sempre protetto al collo dal vreccale, lo fa da solo e azzannando da sotto, alla gola. Gli altri cani di Piero non hanno il vreccale, e questo è un problema, perché il lupo ha una precisione e velocità di esecuzione fantastica. I suoi riflessi sono incredibili, e i canini più lunghi e grossi di quelli di qualsiasi cane.

Il morso del lupo. Questa volta è andata bene.

Il lupo ha però lo svantaggio, dettato dall’istinto di sopravvivenza, di dovere evitare ferite che potrebbero invalidarlo e persino condurlo alla morte per fame. Per questo motivo se può evita lo scontro con cani combattivi. Non è un assassino, cerca solo di sopravvivere, e lo fa da lupo. “Non ce l’ho con loro” – spiega Piero – “perché hanno diritto di vivere come me, basta che stiano lontani dalle pecore e dai cani. Di prede selvatiche come i cinghiali ne hanno quante ne vogliono”. Ma ogni tanto, e ultimamente con una certa frequenza, vengono attirati dal gregge.

I Pastori Abruzzesi di Piero Tomei nella stalla insieme alle pecore.

“L’ultima volta hanno scavato sotto la rete per entrare, ma a dire il vero il danno l’hanno provocato i miei cani, che stavano come al solito dentro con le pecore. Infatti i cani inferociti hanno abbattuto la porta e hanno inseguito due lupi, e a quel punto un terzo è entrato e ha afferrato una pecora portandola via. Attenzione, senza ucciderla. Il lupo l’afferra al collo ma stringendo appena il necessario, costringendola a camminare nella direzione che vuole lui. A quel punto una mia femmina, Belle, se n’è accorta e l’ha inseguito per parecchio, facendogliela lasciare dopo avere lottato, tanto che Belle aveva una ferita alla testa. L’ho ritrovata nel giardino di una casa, a tre chilometri di distanza, e con lei ci stava pure la pecora praticamente incolume. Belle è rimasta anche lì al suo fianco, vigilando senza mai abbandonarla, e dire che è intervenuta abbandonando i suoi cuccioli. Sono cani che hanno un incredibile attaccamento con le pecore, ci stanno sempre insieme, nascono, crescono letteralmente in mezzo a loro”.

Belle.

Come si intuisce, la vita del pastore è fatta da lunghi periodi di calma e persino noia, inframmezzati da momenti adrenalinici. La preoccupazione però c’è sempre. “Finora, in questi due anni, i lupi sono arrivati in pochi, tre o quattro al massimo. Il branco intero no, e non so spiegare perché. Ma se accadesse, anche con i miei bravi cani non ci sarebbe nulla da fare. Non posso tenere trenta cani per badare a cinquanta pecore. Se accadesse con me presente interverrei solo a bastonate, perché il lupo è specie protetta, ma spero che non capiti mai”.

Abruzzo, terra splendida e selvaggia, dove pastori, cani e lupi convivono e si fronteggiano da migliaia di anni, ma senza che nessuno, né uomo né animale, si estingua. Un insegnamento da non dimenticare, e anzi da diffondere.